I disonesti si perdonano. I poveri no

La propaganda delle destre ha ripreso a cannoneggiare il Reddito di cittadinanza, cavalcando la balla che le imprese non trovano impiegati.

PRIMO GIORNO PER LE RICHIESTE DEL REDDITO DI CITTADINANZA

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Visto che la Giustizia non tira, e a parte Berlusconi e un po’ di gente che non dorme serena vedremo quanti andranno al referendum, la propaganda delle destre ha ripreso a cannoneggiare il Reddito di cittadinanza, cavalcando la balla che le imprese non trovano impiegati in quanto i giovani preferiscono fare la bella vita col sussidio.

Ovviamente si tratta di una fesseria sesquipedale, perché il piccolo accredito mensile fa concorrenza solo al tozzo di pane che si getta pure agli schiavi, ma è fondamentale per oltre tre milioni di italiani senza null’altro per curarsi e mangiare.

Al netto degli abusi, che rientrano in una soglia fisiologica nonostante ci raccontino il contrario, questa misura è la più capillare forma di welfare mai realizzata nel Paese, importantissima quando le politiche liberiste delle destre e di Renzi – cioè la stessa cosa – facevano salire fino a cinque milioni gli italiani in povertà assoluta, e adesso ancora di più per gli effetti economici di guerra e pandemia.

Eppure dalla Meloni a Calenda tutti indicano nel Reddito di cittadinanza un errore, evidentemente supportati dai sondaggi sul gradimento che raccoglie una simile battaglia. Un gradimento che vediamo in quell’area politica ed economica abituata a sfruttare i lavoratori, e per cui è irrilevante persino un dato drammatico come quello appena fornito da Save the Children sull’ignoranza in crescita nelle classi sociali deboli.

Ma in un Paese in cui è più grave essere poveri che disonesti, non va di moda sostenere chi è rimasto indietro. Anzi, per le destre e un pezzo di sinistra non lo è stato mai.

9 replies

  1. E POI ARRIVA LUI, BELLO BELLO… Viviana Vivarelli

    Bello il tiro al bersaglio contro il reddito minimo di cittadinanza, con Renzi che fa il suo secondo tentativo di referendum per abolirlo (il primo abortì per mancanza di firme)! Ma, come d’abitudine, anche questa volta Renzi giura che se fallisce si ritira dalla politica (ormai non gli crede più nemmeno il cane!)
    Davvero onorevole per un Paese che ritiene di essere europeo e non fa nemmeno l’aggiornamento richiesto dall’Europa di un catasto che non è aggiornato da 30 anni e ha 1,2 milioni di immobili non censiti, abusivi, censiti in maniera non corretta, o edificabili ma accatastati come agricoli! Solo nel 2018 l’evasione relativa all’IRPEF fu di 38 miliardi di euro (ovvero il 41 per cento del totale delle imposte evase), nel 2019 fu di 98 miliardi, nel 2020 la base imponibile sottratta alle imposte sulle persone fisiche fu di 285 miliardi, dei quali 200 miliardi dovuti all’evasione e 85 a regimi fiscali agevolati
    Bella anche la proroga vergognosa delle concessioni balneari fino al 2023, fortemente voluta dalla destra, che pagano 115 milioni all’anno ma hanno un giro d’affari da 15 miliardi e sono in arretrato di 235 milioni, in cui 3 su 4 pagano meno di 5mila € all’anno
    in media 1,28 € a mq!
    Ma il problema è il reddito minimo di cittadinanza, mi raccomando!

    Piace a 4 people

  2. La religione capitalista non sopporta i poveri…sono la cartina di tornasole di un utopia fallita miseramente!!
    8 persone detengono la ricchezza di 3 miliardi di persone!! Che è sta porcheria??Vi sembra sostenibile se non buttarla in una caciara pseudo religios fatalista?
    Ma quando qui saranno dieci milioni e improvvisamente si incazzeranno ci vorrà un nuovo bavabeccaris con i cannoni puntati sui poveracci… E il solito coro d infami dirà che sti poveri fancazzisti han rotto i coglioni e se lo meritavano

    Piace a 1 persona

  3. OT (Non so dove metterlo)

    PATRIZIA BEDORI
    Continua la distrazione di massa
    Chiedo scusa in anticipo per il post un po’ lungo, ma non sono riuscita a sintetizzare.
    A proposito delle concessioni balneari di cui si parla tanto, sono andata a vedere cosa succese nella vicina Francia.
    Innanzitutto in Francia rispetto alla superficie dell’area demaniale interessata, un minimo dell’80% della lunghezza del litorale e della spiaggia deve rimanere libera da qualunque struttura, equipaggiamento o installazione, il ché significa che le concessioni agli stabilimenti balneari francesi sono rilasciate per un massimo del 20% della superficie. 80% delle spiagge sono libere.(art 2 del Code de l’environnement)
    Sono concessi solamente equipaggiamenti e strutture amovibili, trasportabili, nessuna struttura in cemento, e dopo 6 mesi ritorno dell’area allo stato iniziale.
    È troppo se dico che i francesi tutelano l’ambientale demaniale marittimo e lo rendono accessibile a tutti?
    La durata delle concessioni per le spiagge non supera i 12 anni.
    In Francia tutte le concessioni, con le relative tariffe, vengono aggiornate ogni anno.
    Italia
    Tutti insieme, i quasi 27 mila concessionari delle spiagge italiani pagano, secondo l’ultimo rapporto dell’Autorità per la Concorrenza, 115 milioni l’anno.
    Secondo un centro studi autorevole come Nomisma il giro d’affari però è di 15 miliardi di euro l’anno, quasi l’1 per cento del Pil, cioè il costo della concessione vale meno di un euro ogni cento di fatturato.
    Le concessioni balneari, per l’esattezza, sono in tutto 26.689, ma di queste ben 21.581 (circa il 70 per cento) ha un valore inferiore ai 2.500 euro all’anno, pari a 200 euro al mese. Tutto senza gara e in continua proroga. Con l’aggiunta di una segnalazione che arriva direttamente dall’Agenzia delle entrate: due gestori su tre non dichiarano al fisco il dovuto dei loro incassi. Ma va? E chi se lo aspettava.
    Secondo un rapporto di Legambiente, le concessioni coprono più del 42 per cento dei nostri 3 mila chilometri di coste. Ma è un numero ingannevole. In Campania, Liguria, Emilia Romagna, regioni ad alta densità turistica, la quota di spiagge requisite dagli stabilimenti arriva al 70 per cento, in Toscana e nelle Marche si oscilla fra il 50 e il 60 per cento. Ma anche questo, se si considerano parchi e porti, non dice tutto. Sui 30 chilometri di coste della Versilia, il 90 per cento è occupato dagli stabilimenti. Sulla riviera romagnola si va dall’83 per cento di Riccione, secondo i calcoli di Legambiente, al 100 per cento di Gatteo Mare. A Ostia, per tre chilometri e mezzo di seguito, il mare, semplicemente, non si vede.
    In Liguria il turista paga dai 30 ai 65 euro al giorno per un lettino a Balzi Rossi (dai 3 agli 11 anni pagano un ingresso di 15 € a testa, bontà loro)
    Sulla spiaggia di un hotel a Porto Cervo, un ombrellone e due lettini possono arrivare a costare 400 euro al giorno, dice Legambiente. Tuttavia, ancora nel 2019, i concessionari della Costa Smeralda pagavano in media al demanio 312 euro per tutto l’anno
    Flavio Briatore per lo stabilimento balneare più costoso d’Italia, da 300 a 1.000 euro al giorno il Twiga beach di Marina di Pietrasanta, paga allo Stato la bellezza di un canone annuo di 17.169 euro. Poi si lamenta che non trova il personale perché quei fannulloni dei giovani percepiscono, se vivono in famiglia, 85 euro al mese e se vivono da soli 375 più 280 € di contributo di canone di locazione di reddito di cittadinanza.
    Il Papeete paga 10mila euro a fronte di 3,2 milioni di ricavi nel 2019, ricordate il mojito di Salvin? L’amico proprietario è stato eletto al parlamento europeo con la Lega. Per dire.
    Le stanze dell’albergo di Cala di Volpe in Sardegna (categoria super lusso) costano 2mila euro a notte, per la suite, una sola notte il costo è di 35mila euro. L’utilizzo della incantevole e iconica spiaggia in esclusiva a favore dei propri clienti, la società Smeralda Holding di proprietà dell’emiro del Qatar paga allo Stato circa 500 euro l’anno.
    Il comune di Arzachena sempre in Sardegna, in cambio della firma di ben 59 concessioni incassa appena 19mila euro l’anno.
    È evidente che occorre un allineamento tra canoni attuali riscossi dallo Stato e valori degli stabilimenti balneari, come è altrettanto evidente che la legge deve prevedere norme contro la possibile privatizzazione a favore di grandi imprenditori, fondi finanziari, banche o multinazionali.
    Ha ragione Mario Tozzi
    “Solo il 29% delle coste italiane è intatto …Canoni irrisori per privatizzare un bene di tutti e lucrare sul patrimonio pubblico: non mi parlate di balneari che mi suscitate parole con due effe…
    Dopo che hanno lucrato per decenni sul bene demaniale, rendendo difficile l’accesso e spesso usando cemento e costruendo strutture non temporanee, ora vorrebbero pure l’indennizzo. Si offendono se chiediamo la restituzione della refurtiva?”
    Lo stanno facendo passare come un esproprio ma non è mica roba loro.
    Più che concessioni, non so perché, a me paiono privilegi.
    Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e compagnia cantante sono affacendati a distrarre gli italiani con questa questione e in tutto questo non sento né leggo nulla da parte dei loro signori sulla nuova ondata di privatizzazioni di beni comuni fondamentali acqua, energia, rifiuti, trasporto pubblico locale, sanità, servizi sociali e culturali, porti e telecomunicazioni contenuti nello stesso ddl concorrenza.
    Beni comuni fondamentali, altro che la difesa della lobby dei balneari.

    Piace a 4 people

    • È tutta colpa del Reddito di Cittadinanza!!!!! Loro hanno queste agevolazioni per procurarsi un Reddito milionario dalla nostra Cittadinanza a un canone fisso e rinnovabile (quindi sono pure green!) da Burkina Faso.

      In Italia non succederà mai la rivoluzione necessaria a bonificare parassiti e consorterie, si mena su minoranze e sui più deboli, sugli ultimi, sugli schiavi e sulle periferie. E il popolo si piega disciplinatamente e crede, fortemente crede, fedele cane da chiesa, a qualsiasi fantasiosa narrativa, e collabora a mantenere sgherri, puttane e profittatori.

      "Mi piace"

  4. Molti si rifiutano di accettare che il RdC è una misura osteggiata non solo dai ricchi ( che sono pochi) che cercano schiavi, ma anche e soprattutto da moltissimi che lavorano con paghe di fame e che non sopportano il pur piccolo aiuto pubblico ad altri più sfortunati. Peraltro, i destinatari del RdC hanno dimostrato di NON votare il m5s; al contrario, quelli dalle paghe da fame sono dispostissimi a votare per i partiti che li tengono per i …

    "Mi piace"