New York Times: l’Ucraina non può vincere

“Senza obiettivi chiari, Biden mette a rischio l’Europa”. Sembra di ascoltare Alessandro Orsini e invece è il New York Times. Il titolo di un articolo del comitato editoriale del prestigioso quotidiano, pubblicato il 18 maggio, è lapidario: “La guerra in Ucraina si sta complicando e l’America non è pronta”. […]

(DI SALVATORE CANNAVÒ – Il Fatto Quotidiano) – Sembra di ascoltare Alessandro Orsini e invece è il New York Times. Il titolo di un articolo del comitato editoriale del prestigioso quotidiano, pubblicato il 18 maggio, è lapidario: “La guerra in Ucraina si sta complicando e l’America non è pronta”.

Avendo gli Stati Uniti deliberato uno degli aiuti più consistenti a una nazione in guerra, l’opinione pubblica vuole capire quale sia la strategia della Casa Bianca. “Avril Haines, il direttore dell’intelligence nazionale, scrive il New York Times, ha recentemente avvertito la commissione per i servizi armati del Senato che i prossimi mesi potrebbero essere instabili”. Il conflitto tra Ucraina e Russia potrebbe prendere “una traiettoria più imprevedibile e potenzialmente di escalation”. Altro che vittoria ucraina.

Ma alla fine, “non è ancora nel migliore interesse dell’America lanciarsi in una guerra totale con la Russia”, anche se, continua il Nyt, “una pace negoziata potrebbe richiedere all’Ucraina decisioni difficili”.

L’invito è quello di chiarire gli obiettivi di lungo periodo. “Gli Stati Uniti, ad esempio, cercano di porre fine al conflitto attraverso un accordo che consentirebbe un’Ucraina sovrana e una qualche relazione tra gli Stati Uniti e la Russia? O stanno cercando di indebolire la Russia in modo permanente?”. Sappiamo che questo dilemma alimenta due linee all’interno dell’Amministrazione Biden. “Senza chiarezza su queste questioni, la Casa Bianca non solo rischia di perdere l’interesse degli americani nel sostenere gli ucraini – che continuano a subire la perdita di vite umane e mezzi di sussistenza – ma mette anche a rischio la pace e la sicurezza a lungo termine nel continente europeo”.

Ancora più chiaro l’articolo sullo svolgimento della guerra sul campo: “Si è tentati di vedere gli straordinari successi dell’Ucraina contro l’aggressione russa come un segno che con un sufficiente aiuto americano ed europeo, l’Ucraina è vicina a respingere la Russia nelle sue posizioni prima dell’invasione”. Da qui la strategia dell’invio di armi come unica strategia. “Ma questo è un presupposto pericoloso” avverte il quotidiano. Anzi, il giudizio e ancora più secco: “Una vittoria militare decisiva per l’Ucraina sulla Russia, in cui riconquisti tutto il territorio che la Russia ha conquistato dal 2014, non è un obiettivo realistico”.

È quello che il generale Mini scrive dall’inizio della guerra su queste pagine e che gli è valso l’epiteto di putiniano. Forse lo è anche il Nyt quando scrive che “la Russia rimane troppo forte e Putin ha investito troppo prestigio personale nell’invasione per fare marcia indietro”. Non si tratta di fare il tifo, quanto di comprendere che “aspettative irrealistiche” potrebbero trascinare Usa e Nato “sempre più in profondità in una guerra lunga e costosa. La Russia, per quanto maltrattata e inetta, è ancora in grado di infliggere distruzioni indicibili all’Ucraina ed è ancora una superpotenza nucleare”.

Il quotidiano progressista non si arruola dunque nella campagna di Biden per l’escalation fino alla vittoria e avverte che “l’affermazione del presidente Biden secondo cui Putin ‘non può rimanere al potere’, il commento del segretario alla Difesa Lloyd Austin secondo cui la Russia deve essere ‘indebolita’ e la promessa del presidente della Camera, Nancy Pelosi, che gli Stati Uniti sosterranno l’Ucraina ‘finché la vittoria non sarà conquistata’, possono essere proclami di sostegno travolgenti, ma non avvicinano ulteriormente i negoziati”.

Meglio lasciare più autonomia all’Ucraina: “Alla fine, sono loro che combattono, muoiono e perdono la casa a causa dell’aggressione russa, e sono loro che devono decidere come potrebbe essere la fine della guerra. Se il conflitto porterà a veri e propri negoziati, saranno i leader ucraini a dover prendere le dolorose decisioni territoriali che qualsiasi compromesso richiederà”. In ogni caso sarebbe meglio che Biden spieghi a Zelensky che non si può andare avanti a oltranza, che ci sono dei limiti “a quanto gli Stati Uniti e la Nato possono spingersi per affrontare la Russia, e limiti alle armi, al denaro e al sostegno politico che può raccogliere. Può essere doloroso, “ma non è pacificazione”, è ciò che i governi sono tenuti a fare, conclude il New York Times: non inseguire una “vittoria illusoria”.

11 replies

  1. E questi sarebbero i poveri ucronazi?
    “L’Ucraina tornerà e distruggerà tutti
    Nelle repubbliche del Donbass e nella regione di Kharkiv, è necessario sradicare il concetto di “russo”, ha affermato Mikhail Podolyak, consigliere del capo dell’ufficio del presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky.

    “Sono favorevole a dimenticare completamente la parola “russi” nella regione di Kharkiv. Sono favorevole a dimenticare la parola “russi” nelle regioni di Luhansk e Donetsk”, ha affermato.

    Podolyak ha anche chiesto ai rappresentanti delle autorità delle Repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk di “non essere fisicamente presenti”.

    Inoltre, ha affermato che per lui era importante che le truppe ucraine liberassero le regioni di Kherson e Zaporozhye “il più duramente possibile”.

    “Abbiamo bisogno delle acque del Mar d’Azov. Decisamente!” – ha detto il consigliere al capo dell’ufficio presidenziale.”

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  2. Tutte le persone con un minimo di raziocinio sapevano che l’Ucraina non può vincere, a meno di un intervento diretto della Nato. Ma così si rischierebbe un conflitto mondiale/atomico.

    Da questo presupposto nasce la convinzione dei cosiddetti “pacifisti” che sia meglio non inviare armi che otterrebbero solo l’effetto di aumentare i giorni di guerra, la distruzione e i morti in entrambi gli schieramenti.

    Considerando che l’Ucraina non è quel paradiso democratico che molti fan finta di credere, una firma di Zelensky per lo statuto speciale alle regioni di Crimea e Donbass, più la promessa di non entrare nella Nato (cosa che pare abbia già accettato), non sarebbe stata una tragedia per la quale vale la pena di combattere la Russia fino a che non muoia l’ultimo soldato ucraino.

    Se Putin una volta ottenuto ciò si rimangiasse la parola, attaccando PER PRIMO l’Ucraina occidentale per una improbabile fame di terre da conquistare, anch’io sarei tra quelli del “+ armi!”.
    Ma non si può ragionare sul da farsi ora come se fosse certo che Putin in realtà vuole tutta l’Ucraina e poi tutti gli ex Stati sovietici. Questa è un’ipotesi campata per aria che gli atlantisti hanno spacciato per certezza col fine di convincere l’opinione pubblica della bontà delle loro scelte, che in realtà servono solo per isolare la Russia dall’U.E. e indebolirla economicamente. Stessa cosa faranno con la Cina. E quei fessi degli ucraini si fanno usare come esche dallo zio Sam, convinti che questo voglia loro tanto bene.

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  3. Anche l’intervento diretto della Nato non avrebbe avuto esito positivo, visto cosa hanno combinato in AFGANISTAN e considerando l’inutilità delle armi nucleari spendibili da ambo le parti. I soldati russi sono molto più motivati dei nostri che sono poco più che dei mangi e dormi. I proclami unilaterali servono ad autoconvingersi di risultati irragiungibili e per aizzare il popolino contro il nemico facendogli digerire il caro prezzo della guerra in termini di rovine ,miseria e lutti ma , la realtà è tutt’altra cosa .

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  4. E’ arrivato a stretto giro di posta il “contr’ordine kompagni” della gnoccona filandese che ha mandato in brodo di giuggiole il nostro Loquasto…

    Nato, il delirio scandinavo diventa farsa
    Date: 22 Maggio 2022Author: ilsimplicissimus 2 Comments

    Sarebbe un esperimento interessante misurare il livello di durezza della testa delle elite finlandesi e svedesi: benché non siano davvero qualcosa di prezioso si ha l’impressione che raramente i pensieri possano scalfirle e si fa fatica a pensare che siano anche le terre di Bergman, Strindberg o persino di Stieg Larsson. Ma l’l’aspirazione alla stupidità del mondo contemporaneo è troppo forte. Infatti solo dopo tre settimane dall’annuncio dai toni isterici di voler far parte della Nato queste stesse elite sono state colte da un dubbio atroce: ma perché adesso la Russia comincia a schierare sul confine finlandese le batterie dei suoi missili ipersonici con testate nucleari? C’è da non credere che i massimi responsabili di questi Paesi abbiano detto di voler al più presto entrare nell’alleanza atlantica senza considerare che questo significa schierare sul loro territorio le bombe nucleari americane e che dunque la Russia non può fare altro che adeguarsi. ” Non si può più parlare di uno status di denuclearizzazione per la [regione] baltica”, ha affermato Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, mentre Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha aggiunto che Putin aveva già ordinato ai militari di potenziare le sue forze di fronte all’Europa.

    A questo punto i neuroni del primo ministro finlandese Sanna Marin si sono brevemente risvegliati dalla narcolessia e così il premier ha dichiarato giovedì scorso “che Helsinki è contraria al dispiegamento di armi nucleari da parte della Nato o alla creazione di basi all’interno della Finlandia se si unisce all’alleanza militare”. Anzi per aggravare il devastante quadro neurologico di questo premier per caso ha anche detto che non pensava che ci fosse molto interesse nella NATO per gli schieramenti nucleari o le basi permanenti all’interno della Finlandia. Da parte sua Il primo ministro svedese Magdalena Andersson ha anche affermato che la Svezia non prevede di ospitare armi o basi nucleari della Nato . Ma davvero? Allora cosa pensavano che significasse far parte della Nato, organizzare feste campestri dove cantare Santa Lucia con le candele in testa e fare scorpacciate di aringhe? Non posso pensare che questi due governi ci abbiano messo tre settimane a comprendere che aderendo alla Nato Svezia e Finlandia , quest’ultima distante su strada 380 chilometri da San Pietroburgo (che ha più abitanti della Finlandia stessa, diventano necessariamente il primo obiettivo dei missili ipersonici russi in una guerra nucleare, senza che peraltro la Nato possa dare la possibilità a questi due Paesi di difendersi da armi non intercettabili: sarebbero solo piattaforme di attacco, altamente sacrificabili. Forse pensavano che gli Usa avrebbero messo solo qualche piccola base convenzionale, non si capisce bene a far cosa visto che per le operazioni di controllo sono già presenti nell’estremo nord della Norvegia e per il resto poche migliaia di uomini non potrebbero fermare un’avanzata in forze della Russia. Oltretutto gli Usa non ne hanno nemmeno l’intenzione: vogliono fare come nei due precedenti conflitti mondiali: intervenire quando gli avversari sono già fiaccati o distrutti perché sono troppo vigliacchi per giocare ad armi pari. L’unica ragione per cui gli Usa vogliono Finlandia e Svezia è proprio la possibilità di piazzare missili nucleari ai confini con la Russia, sono in sostanza un’Ucraina di riserva.

    E’ sconvolgente che alcuni governi occidentali siano talmente sprovveduti da non aver valutato subito le conseguenze delle loro dichiarazioni di sviscerato “natismo” o talmente servili da porre le premesse della propria distruzione. E tuttavia con questa mossa delirante hanno dilapidato in un attimo il patrimonio di una posizione neutrale che bene o male aveva portato loro non pochi vantaggi nei quasi 80 anni passati dalla seconda guerra mondiale. D’altronde la goffa e ridicola marcia indietro che stanno facendo non può certo convincere la Russia ad abbassare la guardia e a fermare il rafforzamento militare e nucleare del fronte scandinavo per così dire, anche perché il fatto stesso che possano in qualsiasi momento atterrare nei due Paesi aerei con bombe nucleari o arrivare missili rende impossibile tornare indietro. . Forse più scemi di loro sono solo quei giornalisti ormai consacrati alla rozzezza che parlano di scelta coraggiosa invece che delirante. Quindi Stoccolma e Helsinki hanno fatto solo fatto un passo verso e la perdita di sovranità e la possibile rovina. Grazie a due modestissime bancarie

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  5. Written by Brett Redmayne-Titley

    The UK government is funding a Nazi regime in Ukraine rather than prioritizing its domestic national interests.

    Britain’s parliamentary warlords have to date gladly provided £2.1 Billion to fund the Ukrainian war effort rather than budgeting to fix the UK’s gutted NHS, declining educational system, historic poverty or ever-increasing homeless population. With the deplorable state of the UK in mind, why does the British public continue to ignore this national decline in favour of Ukraine’s factual allegiance to neo-Nazism?

    Answer: the lies of the British media.

    It is high time to factually challenge the British media cover-up of Ukraine’s neo-Nazi connection by exposing the inconvenient truths regarding its allegiance to Nazi-inspired Ukrainian leader Stepon Bandera, the Ukrainian Right Sector, and the Azov Battalion whose swastikas are steeped in the blood from the slaughter of 14,000 eastern Ukrainians.

    The origin of the war in Ukraine and its propagation of neo-Nazism can be traced back to the 2014 Ukrainian “Orange Revolution” that saw America help overthrow the legitimately elected president Viktor Yanukovych and create the terror of Maidan Square. Months before, Assistant US Secretary of State Victoria Nuland had publicly stated that the US had spent US$5 Billion to support US-style democracy in Ukraine. When that “democracy” spiralled into predictable national violence much to the dismay of European leaders, Nuland famously stated, “Fuck the EU.” A three-word synopsis for US democratic diplomacy then and now.

    Regionally and culturally Ukraine is divided East to West, on either side of the Dnieper River with the capital, Kyiv at the north end. Eastern Ukraine is primarily culturally Russian and has been for centuries. The 1939 Molotov/ Ribbentrop Pact divided Ukraine along new borders and today western Ukraine is far more aligned culturally and politically with western Europe and the US. For these reasons, western Ukraine has great animosity towards the East, hence the 2014 election was very close and violent.

    Yanukovych was from the Donbas of far eastern Ukraine and until the 2014 election, the people of the city regions of Luhansk (LPR), Donetsk (DPR), and the Donbas had little to fear from the Ukrainian government. These regions are the important industrial, manufacturing and mining centres of Ukraine while the western half is far more agrarian. Regardless, east and west lived in relative harmony post-1939 until 2014. On Feb 20 that year pro-democracy snipers murdered in cold blood forty-nine innocent Ukrainians and four policemen in one night during the US-backed post-election protests against Yanukovych at Maidan Square.

    The murders- falsely blamed on Russia- had the intended effect of sending Ukraine into a tailspin of East vs. West anti-Russian ultra-violence. Yanukovych abandoned the presidency and went to Russia and the parliament installed Arseniy Yatsenyuk as temporary president until new elections brought to power Petro Poroshenko who was aligned with US interests and did nothing to restrict the growing influence of the neo-Nazi Right Sector or Azov Battalion.

    Thus began the Ukraine war.

    https://southfront.org/ukraines-nazi-connection-and-the-british-national-cover-up/

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  6. Quello che succede realmente (negoziati, influenze, promesse, maneggi vari…) non lo sapremo mai.
    A noi solo propaganda, da una parte e dall’ altra.
    Molto utile tra l’ altro a non farci “percepire” i nostri guai: presenti e futuri.

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