Dell’Utri e Cuffaro: l’eterno ritorno

Eterno ritorno e “politici scafazzati”. Dell’Utri e Cuffaro sponsorizzano il candidato sindaco del centrodestra ma a nessuno interessa. Nei quartieri domina ancora il voto di scambio. Con il tono di voce basso e lo sguardo rassegnato, nel video pubblicato su Facebook, Liborio Martorana li chiama “politici scafazzati’’: si riferisce ai seguaci […]

(DI GIUSEPPE LO BIANCO – Il Fatto Quotidiano) – Con il tono di voce basso e lo sguardo rassegnato, nel video pubblicato su Facebook, Liborio Martorana li chiama “politici scafazzati’’: si riferisce ai seguaci di Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri che affollano a Palermo le liste elettorali, ed è l’unico, tra i 771 candidati al Consiglio comunale, a denunciare pubblicamente l’attivismo clientelare nelle borgate di galoppini e mediatori impegnati nell’eterno voto di scambio: consegne di “sacchi della spesa’’ e promesse di lavoro attraverso fantomatiche cooperative che “una volta preso il potere (dai ras delle clientele, ndr) lavoreranno con il Comune’’.

È la denuncia stanca di una campagna elettorale trasformata in un carnevale triste (“che altro aggiungere?’’, conclude sconsolato nel video) che a 30 anni dalle stragi di Falcone e Borsellino intercetta la stanchezza di una parte di città abituata a convivere con il culto del potere dentro la tragedia mafiosa, perennemente inceppata, che non riesce a scuotersi neanche quando al capolinea di un trentennio gravido di fatti e bisognoso di bilanci si trova a fare i conti con l’elezione potenziale di un sindaco sponsorizzato da due condannati per mafia, possibilmente a pieno titolo presente, dunque, alla seconda delle due commemorazioni, il prossimo 19 luglio.

Annegata in fiumi di retorica antimafia e circoscritta agli appelli indignati degli addetti ai lavori (Luigi PatronaggioAlfredo MorvilloGiuseppe Di Lello, la sorella del giudice Falcone, il centro Pio La Torre e l’onorevole Adriana Laudani, che del deputato comunista ucciso 40 anni fa fu il braccio destro), a Palermo la questione morale anti-mafiosa scompare definitivamente dai radar della politica, da destra a sinistra, cancellando anche ogni dibattito sulla qualità di programmi e candidature: i primi assenti, i secondi alcune centinaia distribuiti in 20 liste, a sostegno di sette candidati alla poltrona più ambita.

Tra questi, sostenuto da Cuffaro e Dell’Utri, Roberto Lagalla, medico radiologo di fama nazionale, con un passato da amministratore meno luminoso. Alla guida dell’Università di Palermo dal 2008 al 2015 riuscì a nominare un direttore generale solo al terzo tentativo: sia l’avvocato Vincenzo Petrigni che il manager Gabriele Cappelletti abbandonarono l’incarico da 200 mila euro all’anno dopo un mese trascorso a esaminare le carte di una spesa del tutto fuori controllo. E se il secondo denunciò pressioni (“mi hanno sollecitato a firmare atti poco trasparenti’’), il primo, già vicedirettore del carcere dell’Ucciardone, dopo avere invano richiamato gli amministratori a un cambio di rotta andò via adducendo pubblicamente “motivi personali’’.

L’endorsement di Cuffaro e Dell’Utri non scompone l’ex rettore per il quale si è messa in moto la “macchina del fango’’, espressione coniata oltre 30 anni fa per marchiare a fuoco le denunce contro un modo di gestire il denaro pubblico che dalla Dc di Salvo Lima e Vito Ciancimino a quella di Cuffaro presenta un’evidente e sciroccosa continuità. A prescindere dalla candidatura nelle otto liste presentate ieri (ad ascoltare Cuffaro decine di persone e lunga fila all’ingresso) di professionisti stimati sul piano nazionale, come la dottoressa Nunzia Albano, primo medico legale donna in Italia, o come l’imprenditrice Valeria Grasso, autrice di numerose denunce contro il racket, che su Facebook ha incassato persino l’endorsement del colonnello Sergio De Caprio, il “Capitano Ultimo” che arrestò il boss Totò Riina il 15 gennaio 1993.

“Sembra di essere tornati a trent’anni fa come se nulla fosse successo’’, dice l’ex giudice del pool antimafia, Giuseppe Di Lello, ed è anche la sensazione offerta dalla lettura di alcuni dei nomi proposti dall’ex rettore per la sua giunta: dal medico Antonello Antinoro, già deputato regionale ex fedelissimo di Cuffaro e ras delle preferenze, processato per corruzione elettorale e “salvato” dalla prescrizione, all’ex presidente dell’Ars Francesco Cascio, indagato dalla Procura di Palermo in un’inchiesta su una loggia massonica di Castelvetrano, il paese del superlatitante Matteo Messina Denaro, a Pippo Fallica, uomo di fiducia di Gianfranco Miccichè, oggi candidato con la Lega, che già vent’anni fa non godeva di grande considerazione da parte di qualche compagno di partito.

In un’intercettazione del 13 agosto 2002, Carmelo Scelta, poi amministratore della Gesap, l’azienda che gestisce i servizi a terra dell’aeroporto Falcone Borsellino, rivelò a un interlocutore rimasto sconosciuto: “Mi racconta un certo arch. Salamone che (Miccichè, ndr) gli dice: bisogna dare uno stipendio a Pippo… Vabbè, mandami un curriculum (arrivò, ndr) un foglio bianco. Sai come è finita? Che Salamone, ricco di famiglia, gli passava 2 milioni e mezzo al mese senza fargli fare niente. Mi ha detto: ho preferito pagarli io piuttosto che rischiare (l’intervento, ndr) della Corte dei conti’’.

Metodi clientelari emersi anche recentemente dal sequestro dello smartphone dell’ex rettore (poi restituito) nell’ambito di un’inchiesta dei magistrati di Trapani, che hanno trovato numerose segnalazioni per esami e concorsi nelle sue chat che non turbano la campagna elettorale dei candidati impegnati a contendersi, anche lessicalmente, l’ultimo voto: in molti hanno scoperto la facoltà prevista dalla legge di specificare il proprio cognome con l’acronimo “detto’’: così Ferrandelli (Fabrizio, candidato sindaco) si è “allungato’’ in Ferrantelli, Ferrarelle, Fernandel e altri cinque simil cognomi per coprire l’arco dei possibili errori, Sergio Ebundea detto Stratosferik vuole stupire gli elettori con un “effetto speciale”. Ha esagerato Giuseppe Giammone, detto “Giambrone”, detto “Orlando” per una sorta di malintesa transitività: il sindaco e il suo ex vice (Giambrone) si sono rivolti al Prefetto chiedendo un intervento.

Ora tutto è pronto per le celebrazioni all’albero Falcone, dove cinque anni fa il regista Franco Maresco portò la fotografa Letizia Battaglia, recentemente scomparsa, per intervistarla per il suo film Belluscone: “L’atmosfera era quella delle feste di piazza dei neo melodici, le melodie uguali a quelle di Gianni Celeste, cambiano solo le parole: Giovanni, Paolo, vi ameremo per sempre. Palloncini che volano, i presentatori sono uguali a quelli che hanno come modello i reality show: è una dimensione agghiacciante. Le dico: forse non saremmo dovuti venire. Con la sua faccia di una bambina di 82 anni mi risponde smarrita: “Non pensavo che questo potesse accadere. Ho vissuto tanto per vedere questo?’’.

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2 replies

  1. Non è che a volte ritornano, questi non se ne sono mai andati! Vasa vasa e santuzzo l’affiliato, e al senato la Craxi……direi che siamo messi molto bene, ci sono i migliori presupposti per un nuovo radioso futuro di restaurazione.
    Prossimo Presidente della Repubblica? Paolo Cirino Pomicino!

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