Giorgia non si Lega

Caos in Forza Italia, il piano di Salvini e Berlusconi per frenare Meloni. Il vertice di Arcore non ha accorciato le distanze tra gli alleati, anzi. Berlusconi e Salvini pensano a una lista unitaria per depotenziare Meloni, diventata la vera avversaria. E la nomina di Ronzulli in Lombardia lo conferma. Mentre Calenda lancia una scialuppa ai ministri azzurri sempre più isolati in Forza Italia.

(Stefano Iannaccone – tag43.it) – Parlare a Gelmini perché Meloni intenda. Un modo per mettere le cose in chiaro nel centrodestra, aprendo la strada alla lista unica tra Lega e Forza Italia alle prossime Politiche. Lo scopo è chiaro: ostacolare l’ascesa di Fratelli d’Italia e quindi la corsa della sua leader verso Palazzo Chigi. Una piega confermata dal vertice di ieri, organizzato ad Arcore dopo una sequenza di slittamenti. La brevità dell’incontro, durato meno di un’ora, dimostra che non sono stati sciolti i nodi principali – tra cui la ricandidatura di Nello Musumeci in Sicilia – e si è trattato di un appuntamento pro-forma. All’invito di Berlusconi di marciare uniti, Giorgia Meloni ha risposto con un comunicato gelido e inequivocabile: «È sicuramente positivo essersi incontrati ma l’unità della coalizione non basta declamarla. Occorre costruirla nei fatti». Insomma, le parole e le promesse non bastano più, ora contano i fatti. E quelli vedono collocato il duo Silvio&Matteo fianco a fianco. Non si spiega altrimenti l’irritazione fatta trapelare dai vertici azzurri.

I ministri azzurri e le sirene di Calenda

A tenere banco è sempre la tensione in Forza Italia, testimoniata dalle interviste di Mariastella Gelmini e Licia Ronzulli, entrambe ferme sulle loro posizioni: la ministra critica Berlusconi «che non capisce più» e la fedelissima del Cav. Che conferma di essere un «soldato» nelle mani del leader. Il grande caos tra gli azzurri ha però una duplice direzione. Non è solo una questione interna, ma abbraccia l’intero centrodestra. La nomina di Ronzulli come commissaria del partito in Lombardia, in sostituzione di Massimiliano Salini, è un segnale diretto a Matteo Salvini, che con la senatrice vanta un ottimo rapporto personale e un consolidato feeling politico. Ed è un rafforzamento del ruolo di Antonio Tajani, che dietro le dichiarazioni equilibrate vede l’intesa con la Lega come unico sbocco politico. L’incarico è poi la definitiva sentenza di rottura con Gelmini e la delegazione governativa, completa da Mara Carfagna e Renato Brunetta, che guarda immagina l’approdo ad altri lidi politici, in un contenitori centrista. Con le sirene di Carlo Calenda che riecheggiano per far seguire ai ministri la traiettoria di un altro ex berlusconiano doc, come Osvaldo Napoli, oggi deputato di Azione. La nomina di Ronzulli è un messaggio nella bottiglia sul futuro di Forza Italia, orientata verso la federazione con la Lega, che punta a mettere alle spalle, in termini di voti, la vera avversaria: Giorgia Meloni. Al Cavaliere non è andato giù il comportamento della numero uno di Fdi ed è intenzionato a fare di tutto per ridimensionare le sue ambizioni. E nella strategia rientra la garanzia data “all’amico Salvini”, in spregio alle reazioni nel suo partito, soprattutto tra i governisti. La linea è quella di Niccolò Ghedini, decisamente filoleghista, che mette all’angolo i consigli di Gianni Letta, schierato su una posizione pro-governista.

Forza Italia e Lega verso lista comune
I ministri Maria Stella Gelmini e Renato Brunetta (Getty Images).

La lista unica per arginare la débâcle nei sondaggi di Lega e Fi

Ma l’unione di Lega e Forza Italia, come spiegano a Tag43, è una “coalizione degli sconfitti”. Perché mette insieme due debolezze, quella salviniana e l’altra berlusconiana. I sondaggi, infatti, non sono portatori di buone notizie: il Carroccio è inchiodato intorno dal 15 per cento e i forzisti sono ancora più in basso, tra il 6 e il 7 per cento. «Questa è una polizza vita sul cammino del governo Draghi. Anche il partito di Salvini teme di perdere eletti, tanti sono preoccupati di non tornare in Parlamento», è il ragionamento raccolto tra i corridoi della Camera. Un problema che in Forza Italia è noto da tempo: degli oltre 130 parlamentari berlusconiani, a malapena un terzo, circa 40, ha qualche speranza di rielezione. Per questo non viene disdegnata l’opzione della lista unica, e quindi della federazione, con la Lega. L’unica certezza, comunque, è che nessuno si azzarderebbe ad aprire una crisi nei prossimi mesi nel timore dello showdown elettorale.

Caos in Forza Italia, Salvini e Berlusconi uniti per ostacolare Meloni
Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo (da Fb).

La convention di Napoli potrebbe trasformarsi in un redde rationem

All’interno di Forza Italia resta il problema: a frotte meditano l’addio. Secondo quanto apprende Tag43, addirittura la presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, sarebbe tentata dall’adesione a Fratelli d’Italia. La seconda carica dello Stato non ha dimenticato lo smacco della bocciatura per il Quirinale, arrivata per una faida interna al partito. E non ha ottenuto alcuna vendetta nemmeno sulla sua nemica, la capogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Anna Maria Bernini. L’addio di Casellati per il partito di Meloni sarebbe però un colpo d’immagine troppo duro, per questo Berlusconi ha dato mandato a Ghedini per convincerla a non lasciare, dietro la garanzia di una ricandidatura blindata. L’agitazione, tuttavia, non riguarda solo chi guarda a destra nel partito. I governisti si sentono esautorati. Gelmini non ha gradito il benservito rifilato all’eurodeputato Salini, suo uomo di fiducia, per fare spazio a Ronzulli, che ha superato al fotofinish la candidatura del deputato, Alessandro Cattaneo. Nel partito la dottrina-Gelmini è isolata, per Berlusconi è solo inaffidabile. Così la cerchia intorno a lei è sempre più stretta, si fatica ad arrivare a 7-8 parlamentari. «Solo adesso viene criticato il metodo di Berlusconi, che è quello di ascoltare ma di decidere personalmente», attacca a microfoni spenti una fonte interna di Forza Italia. «Ronzulli è una fedelissima del presidente, mentre Salini per anni ha militato nel Ncd (il partito di Angelino Alfano, ndr)». Il clima è questo. Così la convention del partito a Napoli più che un momento di rilancio assomiglia a un redde rationem. E c’è chi scommette nella fuga di un drappello verso Azione. «Qualcuno potrebbe arrivare», ammettono fonti del partito di Calenda, a cui piacerebbe accogliere Carfagna più che Gelmini. Solo che la ministra del Sud preferisce tenere aperte più opzioni. Quella più improbabile, a oggi, è la permanenza in una Forza Italia leghizzata.

Caos in Forza Italia, Salvini e Berlusconi uniti per ostacolare Meloni

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

5 replies

  1. La fascio-coatta vuole dettare le regole
    o con me o contro di me
    cosicchè si farà un bel LEGA-FI-PD
    come era nelle intenzioni del patto del Nazareno per le elzioni 2018

    Piace a 2 people

  2. Se questi tre mettessero come primo punto programmatico la lotta spietata alla evasione fiscale finirebbero al 5%.
    Come somma dei loro partiti.

    "Mi piace"

    • giansenio, se vendi le tue ragioni diventi ricco, mi prenoto qualora tu decida. Leggo sempre i tuoi post e li faccio miei, non sapendo far di meglio, ti nomino mio rappresentante. Basta elogi, non so suonar il violino,

      Piace a 1 persona

  3. Gelmini, Carfagna, Bernini, Ronzulli.

    Se ci aggiungiamo anche Brunetta abbiamo gli ingradienti per un film porno.

    Nient’altro.

    "Mi piace"