Altro che pace: è pronto il nuovo decreto per inviare armi pesanti

Compiti a casa. Appena tornato dagli Usa, Draghi dà il via alla terza fornitura (segreta) di cannoni e blindati per l’Ucraina. Il terzo decreto interministeriale per l’invio di artiglieria pesante è pronto. Sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni.[…]

(DI WANDA MARRA – Il Fatto Quotidiano) – Il terzo decreto interministeriale per l’invio di artiglieria pesante è pronto. Sarà pubblicato in Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni. La lista di armi è secretata, ma si parla di cannoni, obici e blindati, fermo restando la scarsa disponibilità di forniture dell’esercito italiano. Ma il punto è politico: appena tornato da Washington, Mario Draghi si appresta a inviare le armi che gli States stanno insistentemente chiedendo. Il provvedimento sarà varato da Farnesina, Mef e Difesa (come i primi due) e conterrà un salto di qualità nel tipo di armi. Senza voto del Parlamento.

Come ha ribadito Lorenzo Guerini nell’audizione alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, il Parlamento ha detto sì con le risoluzioni votate dalla Camera il 1º marzo che prevedono anche “la cessione di apparati e strumenti militari che consentano all’Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione”. Il governo mantiene questa linea, anche se si fa sempre più pressante la richiesta al premier di riferire in Parlamento con voto.

Draghi non ha alcuna intenzione di farlo. Sarà in Senato il 19 maggio, per un’informativa senza voto, dove ribadirà quanto detto in questi giorni, in particolare nella conferenza stampa a Washington, dopo il bilaterale con il presidente degli States. La ricerca della pace è stata al centro delle sue parole. Ma questo non gli ha fatto cambiare direzione rispetto alle richieste Usa, come l’invio di artiglieria pesante. Ieri in apertura del Cdm, comunque, parlando ai ministri dell’obiettivo della pace, il premier Mario Draghi ci ha tenuto a ribadire che lo sforzo iniziale è che tutti gli alleati, ma in particolare la Russia e gli Stati Uniti, si trovino seduti a un tavolo, in cui l’Ucraina sia l’attore principale. “Perché la guerra ha preso una fisionomia nuova. E il vero obiettivo è chiedersi in che modo si costruisce il futuro”. In questo contesto, ha riferito il premier, Biden deve chiamare Putin. I contatti, ha spiegato “devono essere riavviati, intensificati a tutti i livelli”.

Proprio il Cdm di ieri ha dato il via alla proroga dello stato di emergenza per intervento all’estero, per continuare a garantire le attività di soccorso e assistenza alla popolazione, nell’ambito del meccanismo di Protezione civile dell’Ue, sul territorio dell’Ucraina e dei Paesi limitrofi interessati dall’emergenza. Non è previsto un voto, ma in realtà di occasioni per votare sulla guerra ce ne sarà più d’una.

Tra poche settimane va in aula il decreto di rifinanziamento delle missioni militari: sarà inserito anche l’invio di soldati in Bulgaria e Ungheria. Un voto del Parlamento in quel caso ci sarà. E se le missioni sono ogni anno un momento di frizione con l’ala più pacifista delle Camere, quest’anno si tratterà anche di un voto sulle richieste di Biden (tra le quali c’era – appunto – anche la copertura del fianco Est dell’Alleanza). A breve il Parlamento si dovrà esprimere su Finlandia e Svezia nella Nato. Vista la decisione appena assunta dal governo della Finlandia di adesione alla Nato e quella analoga che sarà assunta a breve dalla Svezia, il Parlamento dovrà votare due leggi di ratifica ed esecuzione dei rispettivi Protocolli di adesione. “Dovrà farlo in tempi necessariamente brevi per non lasciare i due Paesi in un limbo”, come spiega il parlamentare dem, Stefano Ceccanti. Presumibilmente, dunque, prima dell’estate.

Anche qui, non si tratta di una decisione neutra per la maggioranza politica di Draghi, visto che la Russia ritiene una provocazione la scelta dei due Paesi di entrare nell’Alleanza atlantica. Non a caso ieri Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, sottolineava: “Ingresso nella Nato? Sono decisioni sovrane dei singoli Paesi, la Nato è un’alleanza difensiva. Ognuno è libero di decidere le proprie alleanze, questo i russi lo sanno bene. È il caso di evitare dichiarazioni non pertinenti che alimentano ulteriore tensione”.

Un voto direttamente sulle parole di Draghi potrebbe però esserci alla fine di maggio, in occasione del Consiglio europeo straordinario. Per adesso non è prevista un’informativa al Parlamento, ma la capigruppo può richiederla. E a quel punto si vota una risoluzione.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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4 replies

  1. “Ingresso nella Nato? Sono decisioni sovrane dei singoli Paesi, la Nato è un’alleanza difensiva. Ognuno è libero di decidere le proprie alleanze, questo i russi lo sanno bene. È il caso di evitare dichiarazioni non pertinenti che alimentano ulteriore tensione”.

    DOMANDA:

    Ma noi che abbiamo fatto di male, come popolo, per avere un simile CIALTRONE come ministro?

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  2. I cagnolini scodinzolano. La massa tace. I disoccupati aumentano. E il futuro diventa sempre più fosco. Con quale senso di responsabilità torneremo a votare questi quaraquaquà? Parlamentari: 960. Uomini con le palle: nessuno.

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