Ucraina come Cuba, lo stesso rischio nucleare

(Roberta Labonia) – “è chiaro che l’Ucraina non è un membro della Nato, lo capiamo. Per anni abbiamo sentito parlare di presunte porte aperte, ma abbiamo anche sentito dire che non possiamo entrarci. Questo è vero e dobbiamo accettare la realtà”. Questa frase è stata pronunciata da Zelensky dopo neanche 3 settimane dall’inizio dell’invasione Russia in Ucraina. Sembrava la mossa in grado di porre fine alle ostilità o, quanto meno, a concretizzare un primo cessate il fuoco: si era avviato il tavolo dei negoziati. Ricorderete infatti che il motivo che ha spinto Putin ad iniziare questa orribile guerra è stato il nodo NATO: già da mesi nutriva il sospetto (fondato) che di li a poco tempo anche l’Ucraina, come gran parte degli altri stati ex URSS confinanti, sarebbe stata coptata nell’alleanza atlantica, il che avrebbe significato per un autocrate a capo di una superpotenza nucleare come lui, ritrovarsi quasi completamente accerchiato dai missili Nato.

Nel 1962, per aver piazzato missili balistici nell’isola di Cuba, a soli 90 km dalla Florida, l’ex URSS di Krusciov fu pesantemente minacciata dagli USA di Kennedy e per un soffio fu evitato un conflitto nucleare, conflitto che ci avrebbe coinvolto in prima persona, considerati i missili a testata nucleare che gli USA, nel frattempo, avevano piazzato in Italia puntati verso Mosca.

Ora le buone intenzioni iniziali del Presidente ucraino sono state vanificate, cancellate dalla cinica volontà americana di non porre fine al conflitto, anzi di alimentarlo (così come le vittime), con l’intento dichiarato di fiaccare l’esercito e l’economia russa per poi imporne un cambio di regime (la loro specialità). Ora, a 2 mesi dall’inizio del conflitto, le cose si vanno ulteriormente complicando: Svezia e Finlandia, rispettivamente dirimpettaie e confinanti di Putin, timorose di un invasione russa, vogliono ripararsi sotto l’ombrello Nato completando l’isolamento di Putin.

L’escalation bellica che gli USA hanno impresso a questo conflitto, in cui hanno trascinato tutti gli alleati, le deliranti provocazioni verbali di Biden, ci stanno esponendo ai rischi corsi, a parti invertite, alla crisi missilistica del 1962 fra le due superpotenze. Allora i russi desistettero e ritirarono i loro missili da Cuba dietro la promessa americana che non avrebbero tentato nuovamente di invaderla (vedi fallita invasione CIA della Baia dei Porci del 1961).

Sul fatto che Biden farà altrettanto, magari garantendo col sangue che l’Ucraina non entrerà a far parte della NATO, ho i miei dubbi.

(e i missili USA in Italia stanno ancora li dov’erano nel ’62: puntati verso Mosca).

3 replies

  1. No, i missili Jupiter non ci sono più.

    Le atomiche ad Aviano e Ghedi sì, ma sono per aerei.

    In ogni caso, Biden fa di tutto per provocare Putin e gli USA poi si arrabbiano se i cinesi fanno le basi alle Salomone…

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  2. Si racconta che Kennedy, durante la crisi di Cuba, avesse deciso di reagire ma l’ intervento dei suoi consiglieri lo fece desistere. Un ufficiale superiore del servizio informazioni prese una pianta di Cuba e la mise su una carta degli Us alla medesima scala: copriva uno spazio che andava dall’ isola di Manhattan fino a Chicago .
    Poi mise un pallino nero sulla cartina:
    “L’ Avana?” chiese il Presidente?
    “NO, Iwo Jima, che ci costò più di 20.000 soldati”.
    Il piano dell’ invasione fu accantonato.

    ( Da : David Stokton, “La democrazia ateniese” Rizzoli, pag. 11)

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