A difesa del “fronte est”: l’Aeronautica Militare in Romania per l’Air Policing Nato

(Paolo Mauri – it.insideover.com) – Costanza è un importante centro industriale, commerciale e turistico rumeno sul Mar Nero. Il suo porto, il solo della Romania in quell’unico specchio d’acqua in cui si affaccia, non è molto lontano dal delta del Danubio e dal confine con l’Ucraina, che distano circa 120 chilometri. Poco più a nord della città portuale c’è Mihail Kogalniceanu, un piccolo ma vitale centro perché lì è situato l’omonimo aeroporto che normalmente serve Costanza, e soprattutto perché sul sedime dello scalo è presente una base aerea dell’aeronautica rumena, diventata avamposto chiave della Nato.

Lo scorso 14 aprile siamo stati in visita alla base, dove è presente un distaccamento di Eurofighter Typoon dell’Aeronautica Militare Italiana per effettuare il servizio di Air Policing della Nato.

La nostra forza aerea è presente a Mihail Kogalniceanu dallo scorso dicembre per effettuare il servizio di implementazione della difesa dello spazio aereo rumeno come richiesto da Bucarest in ottemperanza ai regolamenti dell’Alleanza Atlantica: come vedremo, infatti, i nostri Typhoon non sono gli unici assetti coinvolti in questa missione che l’Am effettua in Romania dal 2019.

L’Air Policing, in particolare, è una capacità di cui si è dotata la Nato a partire dalla metà degli anni Cinquanta e consiste nell’integrazione, in un unico sistema di difesa aerea e missilistico, dei rispettivi e analoghi sistemi nazionali messi a disposizione dai Paesi membri. L’attività di Air Policing è condotta in tempo di pace e consiste nella continua sorveglianza e identificazione di tutte le violazioni all’integrità dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica alle quali si fa fronte prendendo le appropriate azioni utili a contrastarle. Nel 2014, in occasione del vertice del Galles, la Nato ha deciso un potenziamento di tali attività – la cosiddetta enhanced Air Policing – a favore dei Paesi membri del fianco orientale che non dispongono di capacità di difesa aerea sufficienti per affrontare un’eventuale minaccia avversaria come appunto la Romania o i Paesi Baltici, questi ultimi totalmente privi di velivoli atti allo scopo.

La nostra Difesa, su richiesta degli Alleati, ha implementato il dispositivo di sicurezza area in Romania in concomitanza con l’acuirsi della crisi in Ucraina: i Typhoon presenti a Mihail Kogalniceanu sono infatti passati da quattro a otto. Parallelamente anche la missione è stata estesa sia temporalmente sia funzionalmente, e i nostri caccia, dopo aver passato le consegne agli inglesi – che operano col medesimo velivolo – per l’attività di Qra (Quick Reaction Alert), ora effettuano quella che si chiama Eva (Enhanced Vigilance Activity) vale a dire il pattugliamento pressoché costante dei cieli rumeni.

Alla base aerea, però, non sono solo presenti assetti aerei dei Paesi dell’Alleanza, ma ci sono anche i mezzi e gli uomini facenti parte del complesso sistema difensivo della Nato Response Force (Nrf) inquadrati nella Very high Readiness Joint Task Force (Vjtf). Queste forze, della consistenza di una brigata ridotta composta da soldati statunitensi, francesi, belgi, olandesi, sono suddivise tra alcune basi rumene e pronte a difendere il confine orientale dell’Alleanza.

Mihail Kogalniceanu, come detto, è un avamposto alleato “al fronte” – l’Ucraina dista poco più di un centinaio di chilometri – ma l’atmosfera che si respira è tutt’altro che tesa: il clima alla base è di vigile tranquillità. Anche tra la popolazione civile non si percepisce il timore per un conflitto relativamente vicino: a Costanza le attività scorrono nella loro quotidiana normalità e anche i (pochi) profughi ucraini visti potrebbero essere scambiati tranquillamente per semplici turisti. Durante la nostra visita alla Task Force Air Black Storm (così si chiama il distaccamento dell’Am presente in Romania), abbiamo avuto modo di intervistarne il comandate, il colonnello Morgan Lovisa.

Il comandante ci ha ricordato che la missione di Air Policing con attività di Qra svolta a partire da dicembre 2021, da aprile in poi, per le note questioni geopolitiche nell’area, è stata estesa quando il governo ha deciso di prolungarne il mandato presso la base rumena, per “fornire un ulteriore contributo al termine della rotazione Eapas (Enhanced Air Policing Area South), nell’ambito dell’attività di Eva a favore della Nato, quindi al momento la nostra presenza qui non si configura più come un servizio di sorveglianza dello spazio aereo così come normalmente viene inteso, ma un’attività pre-programmata di pattugliamento dei cieli che condividiamo con uno sforzo congiunto insieme ad altre nazioni”. In particolare a Costanza l’attività di Air Policing viene fornita, a rotazione, da assetti aerei canadesi e inglesi, che vanno ad aggiungersi a quelli italiani, e la nostra Aeronautica Militare ha effettuato questa missione nel 2019, 2021 e 2022.

Lovisa ci ha ricordato anche che L’Italia ha iniziato a partecipare alle missioni di Air Policing a partire dal 2013 e che “abbiamo solcato i cieli di tutte le nazioni che beneficiano di questo supporto da parte degli Stati partner (dell’Alleanza n.d.r.) e devo dire con orgoglio da parte dell’Italia e dell’Aeronautica che abbiamo anche un primato in tal senso perché siamo l’unica nazione Nato che ha svolto missioni di Air Policing in tutti i Paesi europei che le richiedono”. Infatti la nostra Aeronautica Militare ha effettuato Air Policing, ricorda ancora Lovisa, in Islanda, in Lituania in Estonia, in Romania due volte, ed effettua il servizio di sorveglianza dello spazio aereo dall’Italia a favore di alcune nazioni limitrofe, come Slovenia e Montenegro.

Il colonnello ci ha detto che per quanto riguarda la componente di volo e manutentiva, per queste missioni “si attinge ai quattro stormi Eurofighter dell’Am più altri enti di supporto sparsi su tutto il territorio nazionale. Il personale ha una rotazionalità nel tempo, per avvicendarlo e dare i congrui periodi di riposo. Nell’esecuzione di queste missioni di Air Policing uno stormo viene nominato leader per quanto riguarda l’organizzazione e per tutte le fasi di dispiegamento e redeployment in Patria degli assetti. Per questa missione specifica la leadership è affidata al 36esimo stormo di Gioia del Colle, però i velivoli sono del Quarto, 51esimo e 37esimo insieme al rispettivo personale di volo e di terra”.

Il comandante Lovisa ci ha anche ricordato che “da dicembre abbiamo accumulato più di 700 ore di volo e più di 400 sortite complessive, comprensive di sortite operative in termini di Alpha Scramble (decollo su allarme reale n.d.r.), di Tango Scramble, la versione simulata degli scramble reali con finalità addestrativa, e per attività di addestramento congiunta con assetti francesi, romeni e americani presenti nell’area, senza dimenticare l’opportunità di attività congiunta, in ottica di interoperability, con un contingente tedesco che si è rischierato qui a Costanza, nell’ambito dell’iniziativa plug and fight sponsorizzata dalle due forze aeree, italiana e tedesca, che ha visto di fatto il contingente tedesco operare fianco a fianco al nostro anche nell’ambito del servizio di sorveglianza dello spazio aereo, quindi, di fatto, anche in contesto operativo abbiamo operato ed effettuato il servizio di sorveglianza con assetti e personale misti sia in termini di equipaggi di volo e di terra”.

Proprio in merito alla collaborazione con il distaccamento tedesco, anch’esso utilizzante il caccia Typhoon, che è rimasto a Costanza per breve tempo a febbraio, Lovisa ci spiega come sia stato un vero e proprio punto di svolta non tanto per l’attività di volo in sé, perché gli equipaggi della Nato sono standardizzati e sono abituati ad operare in formazioni miste, non solo con lo stesso velivolo, ma anche con velivoli diversi, quanto perché sono state messe a fattor comune procedure manutentive, materiali, equipaggiamenti, e si è operato come un singolo rischieramento, se pur composto da nazioni diverse, a rappresentare quindi “un valore aggiunto” e “un piccolo passo”, verso l’integrazione europea. Sicuramente, ci ha spiegato ancora il comandante, c’è molto spazio per migliorare e l’Am coglierà l’opportunità per farlo alla prima occasione utile in modo da ampliare ulteriormente lo spazio di collaborazione.

Al termine del colloquio abbiamo chiesto al colonnello se le operazioni fossero aumentate in corrispondenza dell’attuale crisi ucraina, e Lovisa ci ha spiegato che “l’attività di volo da parte nostra è sensibilmente aumentata, soprattutto per quanto riguarda l’Alpha Scramble, ovviamente, data la delicatezza della circostanza, si richiede una presenza continua in cielo dei velivoli, pertanto le attivazioni degli assetti di Qra, ma anche di quelli che sono stati implementati sotto l’Enanched Vigilance Activity, rientra in un contesto un po’ più ampio di deterrenza, assicurazione e prontezza per dimostrare di fatto che la Nato, così com’è nella propria natura, è pronta a difendersi”.

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6 replies

  1. e devo dire con orgoglio da parte dell’Italia e dell’Aeronautica che abbiamo anche un primato in tal senso perché siamo l’unica nazione Nato che ha svolto missioni di Air Policing in tutti i Paesi europei che le richiedono

    ORGOGLIONE, proprio.

    Significa che l’Itaglia, guarda un pò dal 2013 (crisi ucraina) non ha fatto altro che dire SISSIGNORE alla NATO, ovvero agli USA.

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  2. E con la nave son 4 in pochi giorni. Dal F.Q,:

    Un incendio di vaste dimensione è avvenuto nel polo industriale di Korolyov, alle porte di Mosca, che ospita numerosi stabilimenti legati alla produzione di energia e componentistica aerospaziale, tra cui TsNIIMash-NII-88, centro scientifico russo dedicato allo sviluppo di razzi e veicoli spaziali, e RKK Energija, società che si occupa di attività correlate al volo spaziale. Le immagini dell’incendio sono state diffuse su diversi canali social ucraini, insieme all’ipotesi che si possa trattare di azioni di sabotaggio anti-russe. Quello di Korolyov non è infatti un caso isolato. Ieri altri due incendi sono scoppiati in Russia, uno all’Istituto di ricerca per la difesa aerospaziale a Tver e un altro all’impianto chimico Dmitrievsky a Kineshma
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    A me è tornato in mente quello che accadeva a Canneto di Caronia.
    So che poi hanno arrestato due persone per gli ultimi incendi nel paese, scoperti dalle telecamere, ma ciò non dimostra affatto che TUTTI gli incendi siano opera dei due. Io ho sempre pensato ad effetti collaterali di esperimenti militari.
    http://www.extremamente.it/2015/03/06/risolto-il-mistero-di-caronia/

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    • ”L’ipotesi ritenuta più probabile sembrerebbe collegata ad un fenomeno fisico prodotto da più fattori naturali come i p-holes ( energia positiva intrappolata nella crosta terrestre) e le emissioni di plasma solare. Combinati insieme sarrebbero in grado di innescare il fuoco, alla presenza di elementi metallici..”

      La cosa divertente di queste spiegazioni è che sono ancora più arzigogolate dei misteri che si prefiggono di risolvere.

      Ci spiegassero questi premi Nobel come si combina la presunta energia ‘positiva’ con il plasma solare e perché solo a Caronia.

      E come si rapporta il tutto con gli UFO avvistati in zona.

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    • un po’ come i ripetuti incendi in discariche per il riciclo di materiali
      plastici, o materiali problematici, che ogni 3 o 4 mesi s’accendono in Italia

      sono gli oppositori di legambiente e i filmanti sono stati diffusi sui social, notiziona eh!
      vengono generalmente battute dai filmati sui gatti

      degli incendi nei mercati e centri commerciali in Russia? si sa nulla sull’origine?

      dicono che pure gli incidenti stradali siano una forma di protesta per la guerra
      specie quelli sugli anelli (qui le chiamiamo tangenziali) che portano le allerte
      traffico al massimo livello

      però ieri sul ramo autostradale di Bologna c’era traffico molto rallentato da mattina
      sino al tardo pomeriggio, protesta pure qui o sabotaggio del Venerdì?

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  3. Nel frattempo i russi ringraziano sentitamente per le forniture militari lasciate sul campo dalle truppe ucraine e fornite dall’occidente

    “Le truppe russe hanno sequestrato un grande arsenale ucraino
    Le forze armate russe hanno preso possesso dell’arsenale ucraino nella regione di Kharkov con migliaia di tonnellate di munizioni”

    Articolo completo 👇
    https://ria.ru/20220422/ukraina-1784997441.html

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    • quelle straniere erano poche, in confronto a quelle locali
      un numero marginale
      le più ‘fiche’ le mandano subito dove servono, mica le immagazzinano a lungo termine

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