I “migliori” ci lasciano in mutande

Cresce il pressing per mollare il gas russo nonostante gli scenari siano devastanti. E il ministro Roberto Cingolani sembra chiudere tutte le alternative. Il carbone? No. I rigassificatori? Neanche. Ma è la transizione ecologica o la distruzione nazionale? Qui finisce male.

(Maurizio Belpietro – laverita.info) – So che le buone maniere imporrebbero, almeno a Pasqua, di mettere da parte le polemiche. Le festività sono sacre e dovrei mettere in secondo piano le cattive notizie per servirle, fredde, al rientro dal breve riposo offerto dalla Resurrezione. Purtroppo, visto il momento, non ne sono capace e dunque mi scuso in anticipo se farò andare di traverso la fetta di colomba zuccherata e pure il brindisi. Del resto, non sono un ipocrita e non mi riesce di nascondere quel che penso.

Fatta questa sgradevole premessa, vi devo confessare che siamo nei guai. Non parlo del Covid e di quel ministro senza Speranza che da quasi tre anni si occupa, malamente, della nostra salute. Né mi riferisco ai suoi consiglieri, che riescono a essere più menagrami del titolare. Neppure sono preoccupato dalla guerra: quella ormai c’è e, grazie a politici e opinionisti lungimiranti che si dicono pronti a imbracciare le armi, non c’è verso di fermarla. No, il guaio che più mi impensierisce in questo momento è quello dell’energia. Fino all’altroieri, cioè a prima che la Russia invadesse l’Ucraina, nessuno era preoccupato per il fatto che Mosca ci fornisse quasi la metà del metano di cui abbiamo bisogno. Anzi: quando Letta e Gentiloni baciavano la pantofola a Putin per ottenere più gas, tutti sembravano contenti, perché si faceva il pieno a prezzi convenienti. Già allora lo zar del Cremlino era quel che era, ossia uno che eliminava gli oppositori con il polonio, oppure ricorrendo a sicari per tappare la bocca ai giornalisti. Ma nessuno dei compagni sempre pronti a difendere i diritti degli omosessuali pareva turbarsi se la Russia votava una legge anti gay. Poi però il vento è cambiato e anche le ambizioni dei nostri leader e così, a causa di un conflitto che certo non abbiamo cercato, eccoci in prima linea a sostenere Volodymyr Zelensky, cioè uno di cui fino a tre mesi fa neppure conoscevamo l’esistenza. Ora siamo tutti ucraini e tutti anti russi, ma per esserlo davvero dovremmo staccarci dal tubo del gas che tiene in piedi la nostra economia. Tuttavia, rinunciare al metano dell’orso russo significa prepararsi a un inverno rigido, non tanto in casa, quanto nell’economia, perché senza i miliardi di metri cubi che alimentano la nostra industria, è destinata a crollare.

Nella scorsa settimana, di fronte all’insistenza con cui Zelensky ci invita a staccarci dalla canna del gas di Putin, Mario Draghi ha provato a stringere un accordo con l’Algeria, allo scopo di sostituire il metano siberiano con quello africano. Ma bene che vada riusciremo a rimpiazzare un terzo della produzione di qui a due anni, cioè quando la maggior parte delle città ucraine saranno rase al suolo. Nei prossimi giorni, il presidente del Consiglio andrà in missione anche in Angola e Congo, ma sempre bene che vada, alla fine dell’anno prossimo avremo due terzi di quel che ci serve. E il resto? Qui dovrebbe intervenire la produzione nazionale, ovvero le trivelle in mezzo all’Adriatico, le centrali a carbone che dovremmo riattivare e i rigassificatori che dovremmo costruire. Sì dà però il caso che il ministro della Transizione ecologica, colui a cui i grillini affidarono il compito di inseguire il sogno di un mondo con zero emissioni, si sia messo di traverso. Roberto Cingolani non vuole sentir parlare di trivelle neppure in alto mare, al solo pensiero di bruciare carbone s’infiamma e così pure per quanto riguarda i rigassificatori, ovvero i depositi di metano che consentirebbero di stoccare grandi quantità di gas. Finché ci sarò io, avrebbe detto secondo un’indiscrezione della Stampa, non se ne fa nulla. In pratica, più che verso la transizione ecologica, Cingolani pensa di traghettarci verso l’era glaciale, cioè in direzione di un periodo in cui dovremo prendere atto che il riscaldamento domestico non è per tutti e che, come l’acqua corrente, la luce non è un diritto. Più che il ministro dell’innovazione energetica e del futuro, Cingolani ci pare il principe delle tenebre, perché dicendo no a tutto rischia di farci precipitare nel Medioevo, quando il calore era garantito dal camino e l’illuminazione dalla candela. Già oggi l’Italia è uno dei Paesi occidentali meno autosufficienti in materia di energia, ma grazie alle posizioni di Cingolani si rischia di retrocedere ancora di più nella graduatoria. L’unica concessione del Greta Thunberg ministeriale consiste nei rigassificatori galleggianti, una soluzione che oltre a essere costosa, presenta almeno due problemi. Il primo è che non possedendo simili infrastrutture dovremmo noleggiarle e al momento non pare ne esistano di disponibili. Ma poi, anche se vi fossero e si potessero affittare a costi proibitivi, questi serbatoi in mezzo al mare dovrebbero essere ancorati a un porto, dal quale dovrebbe partire un gasdotto in grado di collegarsi alla rete nazionale. Come dicevo all’inizio, se questa è la linea del governo, siamo nei guai, perché se pensiamo di sostituire il gas russo che serve alla nostra industria con le idee strampalate di Cingolani, non può che finire male. Insomma, so che è Pasqua e che almeno il giorno della Resurrezione dovremmo avere speranza (con la s minuscola, mi raccomando), ma se le cose stanno così non ci resta che spegnere la luce, pronti a una crisi al buio.

2 replies

  1. rigassificatori galleggianti?
    questi serbatoi in mezzo al mare…

    Non so perché ma ho la sensazione che l’estensore dell’articolo non abbia capito cosa sono i rigassificatori, galleggianti o statici che siano, e li confonde/unifica con i punti di stoccaggio che, generalmente per motivi di sicurezza, stanno sottoterra ma non sono i classici serbatoi, se non ricordo male in Germania sono ex miniere
    Quindi, se esistessero e li colleghi alla rete, dal punto di vista tecnico, stazioni di pompaggio a parte, sei a posto

    Ma non esistono

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    • mi devo correggere (ieri non avevo modo di verificare)

      esistono – tecnicamente e sono

      rigassificatori galleggianti
      navi cisterna GNL dotate di impianto di rigassificazione.

      che si dividono in:
      – navi di rigassificazione ( LNG re-gasification vessel o LNG RV in inglese).
      che trasportano il GNL e sono in grado di rigassificarlo autonomamente arrivate al punto di scarico.
      e
      – Floating rigassification units ( PRGU ) ( Floating storage and rigassification unit. FSRU – in inglese).
      note anche come “terminal stradali”, di norma anch’essi realizzati sulla base di navi cisterna per GNL,
      e hanno a bordo un’unità di rigassificazione ma generalmente i PRGU sono utilizzati come impianti stazionari.
      Si trovano sulle vie di collegamento navali o all’ormeggio, e sono collegati da un gasdotto alla riva,
      e il GNL viene loro consegnato da navi cisterna per GNL.

      mentre per i secondi dubito esita la possibilità di farceli prestare o vendere, a meno che non siano di disuso
      per i primi qualche possibilità di trovarne disponibili forse c’è, credo dipenda dal prezzo
      che si è disposti a pagare per il noleggio, o vendita
      ma se pure ci fossero, per sostituire le quantità che arrivano da un metanodotto, ne servono una flotta
      non una o due a mezzo servizio

      il rigassificatore con la maggior capacità che ho trovato è il South Hook GNL nel Regno Unito
      con capacità di 21.0 miliardi di m³

      da un articolo del 2019 del FQ trovo che l’Italia avrebbe importato 67.8 miliardi di m3
      di cui 8.8 miliardi di m3 di GLN e quindi via metanodotto grossomodo i restanti 59 miliardi
      di cui 22,8 miliardi di m3 (fonte russa del 2019)
      mentre di rigassificatori esistenti, o previsti, in Italia sarebbero
      (primo valore i m3 teorici nel 2016 il secondo quelli teorici previsti per il 2025)
      Panigaglia 3.5 – 8.0
      Porto Levante 8.0 – 8.0
      OLT Oshore LNG Toscana SpA – 3.75 – 3.75
      Gioia Tauro – 0 – 12.0
      Porto Empedocle – 0 – 8.0
      Trieste – 0 – 8.0
      Falconara Marittima – 0 – 4

      quindi quelli previsti potrebbero coprire 32 miliardi di m3
      se fossero operativi (non se quelli a 0 nel 2016, ovvero che erano previsti, siano poi stati
      realizzati) e se si trovasse pure chi ce lo vende
      ma ci si deve scordare il gas economico

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