Il “dente avvelenato” di Putin

(Andrea Marinelli,Guido Olimpio – il Corriere della Sera) – Le sostanze letali sono parte della lotta «coperta», in tempo di pace e in guerra. In attesa di conferme o smentite sull’avvelenamento della delegazione ucraina, possiamo ripercorrere la storia del «killer silenzioso»: un metodo – in teoria – più «pulito» del sicario con la pistola, anche se spesso gli agenti con licenza d’uccidere si sono fatti beccare. Molti servizi segreti hanno usato veleni per eliminare gli avversari, e i russi hanno una tradizione di attacchi portati con sistemi «non ortodossi».

Negli anni Venti l’intelligence sovietica aveva creato il Dipartimento 12, noto anche come «Kamera», con questo compito: una missione poi proseguita dal Kgb. Già negli anni Cinquanta, un paio di nazionalisti di estrema destra ucraini, protagonisti di gesti di resistenza anti-sovietica, vennero eliminati da Mosca ricorrendo a questi metodi.

I PRECEDENTI

La storia è proseguita per decenni. Nel 2004, il leader dell’opposizione ucraina Viktor Yushchenko venne avvelenato con la diossina: nel suo sangue c’era una concentrazione mille volte superiore rispetto ai livelli normali, una quantità facile da somministrare con una minestra. Yushchenko si salvò, a differenza dell’ex agente del Kgb Aleksandr Litvinenko, assassinato nel 2006 a Londra con un tè «corretto» con il polonio radioattivo. L’operazione, ha concluso nel 2016 un’inchiesta britannica, fu probabilmente autorizzata da Putin in persona.

Nel 2018, sempre in Gran Bretagna, un altro ex agente del Kgb viene ritrovato incosciente insieme alla figlia su una panchina di Salisbury: Sergey e Yulia Skripal vengono ricoverati per avvelenamento, un tentativo di omicidio con il gas nervino Novichok. Sopravvissero entrambi ma, qualche mese dopo, una donna trovò in un parco la fiala del veleno abbandonata, e morì. Come per le armi comuni, esistono gli effetti collaterali, dipende da circostanze e capacità del killer: c’è il rischio di contaminare innocenti o testimoni.

Due dei presunti colpevoli finiranno poi in un’indagine aperta in Bulgaria per il tentato omicidio – nel 2015 – di un mercante d’armi. Prima ancora, in piena Guerra fredda, gli 007 bulgari liquidarono l’esule Georgi Markov con una micro-pallina alla ricina sparata da un ombrello modificato in una via di Londra.

C’è poi il caso del dissidente Aleksej Navalny, il principale oppositore di Putin, avvelenato nell’agosto del 2020 in Siberia. Si salva grazie a un atterraggio di emergenza a Omsk, dove un’eliambulanza tedesca lo preleva per portarlo a Berlino: l’agente nervino che doveva ucciderlo, emerse successivamente, era stato nascosto nelle mutande. «Avevamo Alessandro il Liberatore e Jaroslav il Saggio», disse Navalny. «Ora avremo Vladimir, l’avvelenatore di mutande».

IL TERRORE

L’esperto Andrei Soldatov ha spiegato perché i russi «amano» questa tecnica. Non solo serve per spazzare via il target, ma la sua agonia avviene sotto gli occhi dei familiari: accresce l’impatto, la sofferenza, il terrore. È un messaggio di deterrenza, rivolto anche ad altri possibili avversari. A volte, per creare una cortina fumogena, sostengono che la vittima in realtà non sia stata contaminata: i problemi di salute deriverebbero invece da malattie, medicine, droghe, cibo avariato. Per questo spesso si parla di «sospetto di avvelenamento», ma è anche possibile negare e dirottare la responsabilità su colpevoli diversi.

Può anche diventare strumento di provocazione da parte di forze straniere o nemici interni, in una faida di potere. Il Mossad israeliano definisce questo modus operandi «la pozione di Dio», una soluzione che, in teoria, non deve lasciare traccia.

Così ha fatto fuori nel 2010 a Dubai un alto dirigente di Hamas impegnato nell’approvvigionamento di armi. Nel 1997 aveva cercato invece di avvelenare ad Amman Khaled Meshal, sempre di Hamas. L’operazione fallì, trasformandosi in un fiasco diplomatico: furono costretti a fornire un antidoto e a liberare il padre storico del movimento integralista, lo sceicco Yassin. Il regime nordcoreano ha invece organizzato la trappola con il nervino contro il fratellastro di Kim Jong-un, sospettato di parlare con la Cia, all’aeroporto di Kuala Lumpur. Proprio la Cia, secondo molte ricostruzioni, aveva pensato di sopprimere Fidel Castro ricorrendo a un sigaro avvelenato.

Categorie:Cronaca, Inchieste, Mondo

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21 replies

  1. aiuto, qualcuno richiami John le Carré a scrivere le sceneggiature da passare ai giornali

    manca solo la sindrome dell’Avana

    r poi “Aleksej Navalny, il principale oppositore di Putin”
    manco fosse un Renzi, solo che a differenza di questo il rinascimento l’ha trovato
    nel mondo anglosassone e non negli emirati, e i conti, apparentemente se li faceva pagare
    dagli iscritti al suo inutile movimento (inutile perché come partito, che solo incidentalmente si chiama
    Partito Democratico del Progresso – Russia del Futuro, non è neppure riuscito ad entrare alla Duma, per colpa di Puti
    ovviamente che ne ha impedito la registrazione adducendo motivazioni che, per radio Radio Liberty
    -nome completo – Radio Free Europe/Radio Liberty organizzazione radiotelevisiva internazionale
    senza scopo di lucro finanziata dal governo degli Stati Uniti- erano pretesti)

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  2. Ma chi le scrive queste cose … il Corrierone! Mai uno straccio di prova sul mandante, mai, quindi è Putin senza dubbio… In realtà esiste anche una mafia russa, potentati russi, affaristi russi, pessima gente russa, certi russi non “i russi”. E Navalny, a quanto si legge, ne ha combinate

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      • Queste cose le so da tempo, in realtà molto più dettagliate e circostanziate. Ognuno pensi ai suoi studi. Grazie del contributo

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      • Ah ah ah!
        Questa fuffa dell’Antidiplomatico, che non dice praticamente NULLA, cosa dovrebbe fare intendere. Che Navalny doveva essere avvelenato e poi, non essendo riusciti a farlo fuori, arrestato con un processo farsa?
        Preferisco questa biografia, precedente al suo arresto (Luca Sofri, ma forse scritta dalla CIA):

        “Il Guardian racconta la storia di Alexey Navalny, un avvocato russo di 34 anni diventato famoso per la sua battaglia contro la corruzione in Russia. Il Guardian lo paragona a Julian Assange ma forse è più sensato il paragone di Time, che lo accosta a Erin Brockovich. Il metodo di Navalny, infatti, è semplicissimo, legale e per questo complesso da ostacolare: non ci sono leggi violate o aggirate, non ci sono materiali trafugati, non ci sono pericolose inchieste e non è necessaria alcuna particolare segretezza. Ovviamente ci sono i rischi, visto che in Russia ogni anno vengono uccisi e minacciati molti giornalisti che si occupano della corruzione dei funzionari governativi.
        In sostanza, Navalny acquista piccole quote di società controllate dallo stato, molte delle quali hanno consiglieri di amministrazione di nomina governativa. In qualità di piccolo azionista, Navalny ha il diritto di ottenere informazioni sulla gestione del capitale: Navalny non esita a porre domande imbarazzanti sulla destinazione del denaro, sulle decisioni sui dividendi, su quali enti abbiano beneficiato di una donazione. Informazioni che dovrebbero essere pubbliche, stando alla legge, ma le aziende tendono a celare. Poi racconta tutto sul blog che gestisce su Live Journal, sul quale organizza campagne e petizioni. Navalny ha accusato più volte alcuni esponenti del governo di aver intascato in modo illecito denaro appartenente ad alcune aziende. In qualche caso, le sue inchieste si sono trasformate in processi.
        Nel 1998, dopo la laurea in legge, Navalny ha iniziato a lavorare in un’azienda di compravendita immobiliare ed è venuto in contatto con il mondo azionario. «Ho investito un po’ di soldi», ha raccontato al Guardian, «ma presto mi sono accorto che i consigli di amministrazione non pagavano i dividendi agli azionisti. Scorrendo la lista dei più ricchi, su Forbes, puoi capire facilmente dove vanno a finire i soldi». Successivamente Navalny ha conseguito un master in finanza e contemporaneamente si è iscritto a Yabloko, il principale partito di opposizione nella Russia post sovietica. Ha organizzato proteste e campagne elettorali ma alla fine ha lasciato il partito, disilluso sulla sua efficacia: e ha pensato che il modo migliore per combattere la corruzione non era occuparsi di politica ma occuparsi di finanza.
        Nel 2010 Navalny ha vinto delle cause contro Transneft e Rosneft, due grosse aziende controllate dallo stato, e le ha obbligate a fornire agli azionisti più piccoli l’accesso a tutti i documenti delle società. Grazie a lui, un’altra sentenza ha obbligato la polizia ha indagare su chi abbia beneficiato delle enormi donazioni fatte da Transneft tra il 2006 e il 2007. Il colpo più grosso di Navalny è stata la pubblicazione di un rapporto secondo cui il consiglio di amministrazione di Transneft avrebbe sottratto illecitamente quattro miliardi di dollari dalla costruzione di una conduttura che dovrebbe collegare la Russia al resto dell’Asia. Lo scorso novembre Navalny ha avviato un nuovo progetto. Si chiama Rospil ed è un sito internet in cui centinaia di volontari segnalano le irregolarità riscontrate nei documenti pubblici delle gare d’appalto. L’idea per questo sito gli è venuta a ottobre, quando era riuscito a dimostrare l’irregolarità di una gara d’appalto. Il concorso venne annullato e il funzionario incaricato di controllarne la correttezza fu costretto a dimettersi.
        Il quotidiano finanziario russo Vedomosti ha nominato Navalny “Persona dell’anno” nel 2009, scrivendo che l’attivista russo “dimostra che anche un semplice cittadino può difendere i suoi diritti. Mentre i grossi investitori pensano solo ai loro interessi, questo uomo comune – senza un particolare status o potere – sta cercando di combattere il sistema”. Lo scorso ottobre il quotidiano Kommersant ha messo sul suo sito un sondaggio in cui chiedeva ai lettori chi avrebbero votato come sindaco di Mosca: l’affidabilità di queste rilevazioni è molto discutibile, ma è degno di nota che il 45 per cento dei 50 mila votanti abbia scelto proprio Navalny. Navalny è anche un convinto nazionalista e ogni anno partecipa alla Giornata dell’unità nazionale, che conta soprattutto neo-nazisti e militanti di estrema che rifanno a idee razzisti incitano all’odio contro musulmani, immigrati ed ebrei.
        L’attivismo di Navalny gli porta anche alcune grane, ovviamente. Molti temono per la sua incolumità, e in questo momento Navanly sta facendo fronte ad alcune minacce legali. Questo però non lo arresta. La scorsa settimana, durante un’intervista radiofonica, ha definito i membri di Russia Unita – il partito di Putin e Medvedev – «ladri e imbroglioni». Alcuni esponenti di Russia Unita hanno dato incarico a un avvocato di valutare la possibilità di fare causa a Navalny, che ha ribadito di non avere paura. «Chiunque tenti di comportarsi in modo indipendente in Russia – sia nel mondo del giornalismo, che degli affari, in qualsiasi campo – si prende dei rischi. So che possono fare quel che vogliono ma non mi fermeranno»”.

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    • Con argomenti ed educazione scrivo quello che voglio, puoi non leggere, e stai alla larga con le tue scemenze, per usare i tuoi termini

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  3. Caro Corrierone, hai dimenticato l’avvelenato più famoso: Yasser Arafat ! Avvelenato, vedi tu, da Israele o dalla CIA. Quanto a Skripal & figlia, Putin (che se ne intende) disse che se si fosse davvero trattato di Novishok sarebbero morti entrambi in tre minuti, mentre l’unico morto fu il gatto: la polizia sprangò la casa degli Skripal e il povero gatto morì di fame. Chissà da dove proveniva la fiala ritrovata (vuota, presumibilmente) e che causò la morte dell’incauta che l’aveva toccata: a otto chilometri dalla panchina degli Skripal c’è il più famoso laboratorio biologico segreto del Regno Unito. Ma almeno rileggersi i quotidiani dell’epoca, no ? Alle volte….

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  4. Solo perché è un blog senza moderazione che ti puoi permettere, persino nei film di 007 si sono aggiornati, ma sul polonio l’associazione è talmente banalizzata che proprio per questo funziona come il cane di Pavlov

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  5. «Arsenico e vecchi giochetti

    Per fortuna che dentro questo marciume qualche volta ci si riesce anche a divertire. Basta leggere le spassose cronache che la stampa italiana riporta sul malore immediatamente trasformato in avvelenamento di Aleksej Navalny, avvenuto coram populo durante un viaggio aereo e attribuito in qualche modo a Putin il quale avrebbe scelto l’occasione in assoluto meno propizia e meno segreta possibile per l’operazione. Per giunta con una dose insufficiente di veleno a testimonianza di quanto siano pasticcioni i russi. E questo dopo 15 anni che Navalny scorrazza praticamente indisturbato attraverso la Russia campando della nomea di maggiore oppositore di Putin, non si sa bene con quali soldi (o forse lo si fin troppo bene) benché non si possa presentare direttamente alle elezioni a causa di vicende finanziarie truffaldine per le quali è stato condannato e nonostante che il suo sedicente “partito del progresso” non sia mai pervenuto a risultati di minimo rilievo alle elezioni politiche. Ma all’occidente piace, forse perché è un tipo istrionico che non si ferma davanti a nessuna commedia – come per esempio quella di violare sistematicamente gli accordi presi sulle percorso dei corteini di protesta che organizza, al fine di essere fermato per qualche ora e dare alla stampa occidentale l’occasione di sollevare l’ennesima canea facciatostara sul regime repressivo o perché può fare un giorno il libertario e quello seguente il fascista o il razzista insomma perché può essere usato e giocato in molti ruoli a seconda delle occasioni. E magari anche perché sa troppo di certi meccanismi per poter essere messo da parte in quanto nostro uomo a Mosca, a meno di non farlo fuori dando l’impressione che sia stato il leader russo a farlo. In effetti Navalny è molto più prezioso come potenziale bersaglio da colpire al momento giusto che come agitatore di mezza tacca. Infatti Putin non ha alcun interesse a sbarazzarsi di un avversario che non costituisce nessun pericolo e che di per sé sputtana l’opposizione: anzi se lo è conservato come un santino, perché rappresenta a pieno l’inconsistenza e la vacuità delle battaglie fasulle fatte in conto terzi e per gli interessi dei nemici della Russia. Cosa che emerge anche dalla storia di Navalny che riporto in nota alla fine del post.

    Qual è allora la ragione per la quale Putin avrebbe avvelenato Navalny: voi non ci crederete ma è a causa della contestazione contro il presidente bielorusso Lukashenko appena eletto con l’80 per cento dei voti e subito dopo messo sotto attacco dell’arancionismo. Putin avrebbe paura di essere in pericolo pure lui e perciò avrebbe fatto fuori il temibile Navalny. Questa la tesi sfornata calda calda dalla Repubblica degli Elkann la quale non perde occasione di dimostrare una sfiducia cieca nell’intelligenza dei propri lettori a cui vengono date in pasto tesi assurde e costruite con un semplicismo ottuso che denuncia un troppo stretto e subalterno contatto con l’intelligence atlantica: non a caso l’autore dell’articolo risiede a Londra da poco meno di vent’anni e per cominciare dà per certo l’avvelenamento di Sergej Skripal da parte dei russi cosa che si è dimostrato una totale fake, ma che viene comunque utilizzata per corroborarne un’altra. E’ facile capire che la vicenda interna Bielorussa non ha molto a che vedere con Putin che tra l’altro è sempre stato molto freddo nei confronti di Lukashenko e dei suoi giochini. Ma anche nel mondo di Alice in cui vivono Repubblica e il suo uomo a Londra, persino il cappellaio matto capirebbe che mettersi a far fuori oppositori in questo momento e per giunta in maniera eclatante sarebbe il miglior modo di farsi trascinare dentro la logica delle contestazioni di Minsk. Da questo punto di vista, se proprio vogliamo scatenarci in ipotesi e fantasie, è molto più logico e probabile che l’avvelenamento l’abbiano messo a segno gli avversari di Putin proprio per ottenere questo effetto. In realtà magari il malore di Navalny è dovuto ad altre cause visto che l’uomo ha spiccate e deleterie affinità con l’alcol e con la “neve” ed è probabile che i servizi occidentali abbiano afferrato l’occasione per liberarsi dell’inutile oppositore premendo su Mosca perché l’uomo sia portato a Berlino dove qualsiasi diagnosi o fantasia potrà essere raccontata a favore dei gonzi impauriti che ormai credono a qualsiasi cosa. Poi si vedrà cosa farne,

    Nota Questo “agitatore politico – finanziario” come ambiguamente lo ha definito Time, è venuto alla ribalta dal nulla nel 2005, appena tornato in Russia dall’Università di Yale, dove era membro selezionato del «Greenberg World Fellows Program», un programma creato nel 2002 con il quale vengono selezionati ogni anno su scala mondiale 16 persone con caratteristiche tali da farne dei «leader globali» o in poche parole quinte colonne del Washington consensus. Non appena messo piede a Mosca Navalny fonda il gruppo giovanile Democrazia Alternativa, che riceve ingenti finanziamenti dalla National Endowment for Democracy, una famigerata ONG con sede a Washington finanziata principalmente dal Congresso degli Stati Uniti, la quale consiglia all’oppositore di acquistare qualche azione di grandi compagnie, in modo da trasformarsi in paladino dei cittadini contro le malefatte del potere: in questo modo Navalny si è costruito la fama di “attivista anticorruzione” pur facendosi travolgere egli per primo dalle tentazioni di denaro facile. Da notare che il metodo suggerito dai suoi tutor per diventare paladino contro la corruttela ed acquisire facilmente un qualche carisma da spendere poi politicamente, è lo stesso utilizzato a suo tempo da Beppe Grillo ed è anche quello genericamente applicato dovunque ci sia da creare un’opposizione di facciata.».

    «Novichok è il ballo della steppa

    Credo che per spiegare i fenomeni della credulità popolare che ci ha portato a questo stadio di degrado mentale, il caso Navalny sia l’ideale perché dobbiamo credere a una lunga serie di assurdità che non stanno né in cielo né in terra e a una altrettanto catena di bugie così sfacciate e infantili che nessuno potrebbe tollerare di sentirsi raccontare. Dobbiamo credere che il potente tiranno Putin che può persino determinare le elezioni americane ed è dietro a qualsiasi critica all’assetto oligarchico europeo per far fuori un temibile rivale politico che in alcune occasioni è stato capace di radunare anche mille persone, che è di fatto sconosciuto all’85 per cento dei russi, invece di inscenare un banale e semplicissimo incidente cerchi di usare un gas nervino come il Novichok scomparso già prima della fine dell’Urss e sul quale comunque c’è anche un brevetto occidentale, in un barocco e incerto tentativo di assassinio per il quale un semplice veleno per topi acquistabile su Amazon sarebbe stato di gran lunga più efficace. O magari quella decina di veleni che non lasciano traccia dopo il decesso. Ma dobbiamo credere anche che fallito il diabolico piano il tiranno non abbia ostacolato il trasferimento di Navalny in Germania ben sapendo che gli occidentali avrebbero cercato di sfruttare a fondo questa storia .

    E infatti i sevizi tedeschi hanno cercato di imbastire una storia sull’avvelenamento che tuttavia fa acqua da tutte le parti: i medici di Berlino, non se la sono sentita di mentire in maniera plateale e hanno parlato di “avvelenamento grave con un inibitore della colinesterasi mentre solo successivamente i medici militari hanno tirato fuori il mitico Novichok. Il fatto è però che Navalny oltre ad essere un noto ubriacone é anche bipolare e diabetico così che deve prendere regolarmente benzodiazepine, litio e metformina, questi ultimi forti inibitori della colinesterasi: basta il superamento delle dosi per avere un malore. Adesso che Navalny è voluto tornare in Russia sebbene su di lui penda un processo per frode e appropriazione indebita di 356 milioni di rubli, circa 4,8 milioni di euro, a danno delle sue organizzazioni no profit, compresa la più famosa “Anti-Corruption Fund”, questa assurda fesseria del Novichoc sarà usata per trasformare un nazista senza seguito in un vittima di Putin e per dire che il processo in realtà avviato da molto tempo è una farsa.

    E adesso si capisce bene per quale motivo l’uomo abbia voluto tornare proprio dove dice essere stato avvelenato: standosene fuori della Russia il sospetto di una messinscena per sottrarsi al processo per truffa sarebbe stato inevitabile e inoltre non avrebbe contato più nulla e non avrebbe potuto fare la bella vita con i soldi degli amici occidentali che fanno finta di non vedere che razza di uomo sia. Così invece da imputato–vittima può sperare che il can can che l’informazione occidentale non mancherà di fare indurrà i giudici a mitigare la pena consentendogli nello stesso tempo di rimanere il riferimento occidentale dell’opposizione sebbene in termini di voti conti meno di zero.

    Sarà bene a questo punto rifare la storia di questo oscuro personaggio, anzi di questo “agitatore politico – finanziario” misteriosa e ambigua definizione data da Time. E’ venuto fuori praticamente dal nulla nel 2005, appena tornato in Russia, guarda caso, dall’Università di Yale, dove era membro selezionato del «Greenberg World Fellows Program», un programma creato nel 2002 per il quale vengono selezionati ogni anno su scala mondiale 16 persone con caratteristiche tali da farne dei «leader globali» o in poche parole quinte colonne di Washington. Fin da subito il solerte “fellow” ha organizzando una sorta di dispendiosa campagna anti corruzione per la quale non ha nessun titolo visto che nel 2013 è stato arrestato per appropriazione indebita di mezzo milione di dollari finendo ai domiciliari, cosa davvero insolita in Russia, mentre l’anno dopo ha subito una condanna per truffa e riciclaggio, assieme al fratello. E chissà se di questo “agitatore finanziario” non si ricordano anche alcune aziende italiane a cui l’incorrotto ha chiesto “regali”. Probabilmente il furbacchione con la scusa della corruzione ha tentato di ricattare gli oligarchi del petrolio (che per chi non lo sapesse non sono un’invenzione di Putin, ma dell’occidente dopo la caduta dell’Urss) tentando contemporaneamente di condizionare in qualche modo la gestione delle risorse energetiche russe, fatto sta che nel 2005 fonda il gruppo politico Democrazia alternativa, altra definizione elusiva, con i soldi della Ong americana Ned – Endowment for Democracy – a sua volta finanziata dal Congresso Usa, come viene ufficialmente dichiarato e proclamato nel suo sito, presente in 90 Paesi e particolarmente attiva in Ucraina, insomma una succursale nemmeno così segreta della Cia . Diventa così per i media occidentali irrimediabilmente e automaticamente “il maggiore oppositore di Putin” sebbene un sondaggio del 2015 abbia rivelato che solo il 10 per cento provi vaghe simpatie per lui che tuttavia non si sono mai tradotto in voto. Privo di una qualsiasi linea o proposta politica trova nella provocazione scientemente attutata delle autorità la sua vetrina: quasi sempre indice manifestazioni con non più di mille o duemila seguaci che non tiene nei luoghi concordati, ma in altri, facendosi quindi arrestare per qualche ora.

    Tutto questo naturalmente, sebbene in un certo senso sia di dominio pubblico, non lo apprenderete mai dall’informazione mainstream e men che meno il fatto che l’uomo sia privo di qualsiasi coerenza: nel 2006, da perfetto democratico, diede il suo appoggio alla marcia degli ultra nazionalisti russi, nonostante il partito da lui fondato bollasse la manifestazione come “fascista e xenofoba”. Forse perché Navalny lavora comunque e senza pregiudiziali per indebolire Mosca o forse anche perché tra quegli ultra nazionalisti, in una sorta di internazionale nazista, figuravano anche i referenti del nazionalismo ucraino che daranno qualche anno dopo vita al massacro di Piazza Maidan e che ancora adesso determinano gli atti della disperazione di Kiev. Che i punti di contatto anche organizzativi ci fossero lo dimostra il fatto che nel 2015 una manifestazione organizzata da Settore destro, battaglione Azov e Assemblea nazional-socialista chiese la liberazione dei prigionieri russi di fede ultra nazionalista. Anche questo non è mai venuto alla luce in occidente, per l’impossibilità di conciliarla con la narrazione globalista occidentale e per evitare la sensazione che anche in Russia si punti sul nazismo per minare dall’interno un potere che non può essere più apertamente sfidato né sul piano politico, né su quello militare.».

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    • Chiunque avesse voglia di informarsi sulla vicenda Navalny trova sul web un sacco di informazioni. Basta districarsi un po’ tra il negazionismo cronico di ilsimplicissimus e inchieste più obiettive. Con un po’ di onestà intellettuale ognuno si può fare un’idea sulla vicenda.

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    • Ok, Gatto, spassoso report, manca tuttavia la parte delle truffe, quella ai danni della multinazionale per cui lavorava e che lo ha denunciato per gli ammanchi registrati, e anche dei soldi della sua Onlus che si è intascato per uso privato.

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      • Ehhhhh ma Carmen! Come sei intransigente!
        Navalny pure tiene famigghia e l’ha da’ campà!
        Eh mo’ va bene martiri ma no’ cojoni!
        Mica è Cristo redentore!

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      • Forse non hai letto bene:

        «… Fin da subito il solerte “fellow” ha organizzando una sorta di dispendiosa campagna anti corruzione per la quale non ha nessun titolo visto che nel 2013 è stato arrestato per appropriazione indebita di mezzo milione di dollari finendo ai domiciliari, cosa davvero insolita in Russia, mentre l’anno dopo ha subito una condanna per truffa e riciclaggio, assieme al fratello. E chissà se di questo “agitatore finanziario” non si ricordano anche alcune aziende italiane a cui l’incorrotto ha chiesto “regali” …»

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  6. Navalny é figlio della Russia post comunista-imperialista, come Putin.

    Sicuramente appoggiato da potere politico e finanziario in Patria e fuori, non sempre limpido e democratico (intendo il Potere che lo appoggia e finanzia e di conseguenza lo determina).

    Sicuramente oppositore di Putin (se cadrà il dittatore, potrebbe essere il papabile successore di gradimento all’occidente).

    Sicuramente avvelenato (molto probabilmente per ordine o con l’avallo di Putin, non nuovo a omicidi politici, anche su suolo straniero, anche a “suicidare” in modo appositamente assurdo.)

    Detto ciò, di omicidi o suicidi assurdi si è macchiata ogni superpotenza, anche “democratica”, ogni dittatore, molti politici importanti.

    E con questo:
    Putin è un assassino;
    Biden è un …..
    Trump …….
    Obama ……..
    I Bush ….
    Re Salman ….
    Erdogan….
    Alivey….

    Merkel …..
    Macron….

    E i nostri cinghialetti nazionali vogliamo dimenticarli?

    eh….. la lista è lunga!

    Detto questo: solidarietà la mia solidarietà a Navalny, per tutto ciò che gli è successo, sicuramente c’è.

    Assange, come anche Snowden e Daphne Caruana Galizia, ma come tutti coloro che si sono battuti per la libertà di stampa e per la democrazia, in Paesi che professano democrazia e libertà di stampa, sono ancor più vittime inaccettabili del Sistema.

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  7. Se conoscete qualche russo – vero- fate un sondaggio: Navalny non è “il maggiore oppositore di Putin”.
    Moltissimi anche sono i dubbi riguardo il suo “avvelenamento”.
    Ricapitolando: il famigerato ex KGB “avvelena” il Nostro, bello, biondo come il sole e straricco – manco i soldi gli levano – che è in partenza. Sbagliano la dose ( ma guarda un po’…) e che fanno? Si precipitano a curarlo. Non solo, permettono a moglie, famigli ed avvocati di imperversare sui media gridando all’assassinio. Non solo, facilitano il suo trasferimento in una clinica privata tedesca dove il bel biondo si riprende in quattro e quattr’otto ( non ci sono più i veleni di una volta che ti facevano secco con i sintomi di un infarto) e se ne torna bello a tranquillo in Patria ( non tanto spaventato, quindi) da dove continua, attraverso moglie ed avvocati che indisturbati convocano una conferenza stampa dopo l’altra, a supportare gli interessi US di destabilizzazione del Governo Putin.
    Non ci sono più i dittatori di una volta…

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