Serbia, Bosnia e Montenegro: perché la Russia punta i Balcani occidentali

L’influenza russa nei Balcani occidentali potrebbe riaccendere conflitti mai del tutto spenti e riportare l’instabilità nel Mediterraneo. Dal sostegno di Belgrado a Mosca alla questione della Republika Srpska in Bosnia, il quadro della regione. […]

(Giovanni Sofia – tag43.it) – Manifestazioni a sostegno di Mosca, tricolori russi sventolati in piazza. Belgrado è stata l’unica capitale europea in cui i cittadini hanno mostrato sostegno aperto alla guerra ingaggiata da Putin in Ucraina. Per questo dagli analisti la Serbia è considerata una sorta di cavallo di Troia. Una porta attraverso cui trasferire il germe dell’instabilità ancora più vicino al cuore dell’Europa, in mezzo al Mediterraneo. Ma la polvere brucia sotto tutti i Balcani.

La Serbia candidata a entrare nell’Ue che acquista armi da Mosca e Pechino

Belgrado da tempo è candidata a entrare nell’Ue, una posizione che ultimamente si è fatta precaria. Specie da quando, lo scorso 25 febbraio, all’assemblea delle Nazioni Unite, si è astenuta dal condannare l’invasione. Nel Paese, intanto, prosegue la militarizzazione decisa dal presidente Aleksandar Vucic. Le armi sono acquistate prevalentemente dalla Russia, ma anche dalla Cina, come testimoniano gli aerei Y-20 e i sofisticati missili HQ-22 consegnati di recente da Pechino. Servono a rafforzare l’esercito o vengono cedute all’estero, tra gli altri in Myanmar. Contestualmente, il capo di Stato, secondo il think thank Gis Reports, avrebbe ordinato ai soldati di tenersi pronti e mobilitato i riservisti del Kosovo. Insomma, tra Mosca e Belgrado la linea da mesi è piuttosto calda. Lo dimostra su tutti il caso del ministro dell’Interno Aleksandar Vulin. Sarebbe stato lui a informare il Cremlino del contenuto degli incontri serbi tra i leader dell’opposizione putiniana, da cui a giugno è derivato l’arresto di Andrei Pivovarov, l’ex direttore dell’organizzazione non governativa Open Russia. Per Vucic, d’altronde, l’85 per cento della popolazione sosterrebbe le politiche di Mosca. Un atteggiamento che spiega perché il 3 aprile sia stato confermato alla guida del Paese con il 60 per cento delle preferenze. Ma anche sul fronte economico la dipendenza è forte, con la metà dell’industria petrolifera gestita dai giganti russi.

Dalla Serbia alla Bosnia Erzegovina passando per Montenegro e Kosovo: l'influenza russa nei Balcani occidentali
Una donna fa un selfie con la Zeta (Getty)

In Bosnia Erzegovina preoccupa la posizione della Republika Srpska

In Bosnia Erzegovina, dove i serbi sono oltre un milione – costituiscono un terzo della popolazione totale e la maggioranza nella Republika Srpska – il loro rappresentante Milorad Dodik ha posto il veto a eventuali sanzioni a Mosca, costringendo il Paese a dichiararsi ufficialmente neutrale. Per molti sarebbe il passo d’esordio di un progetto più ampio, finalizzato un domani a ottenere l’indipendenza da Sarajevo e beneficiare della protezione russa. Il modello sarebbero repubbliche separatiste ucraine di Donetsk e Luhansk. Per prevenirlo, l’Ue ha serrato le fila della missione Eufor, inviando altri 500 soldati.

Il Montenegro, paradiso degli oligarchi russi che guarda a Occidente

Ma nella penisola, storico coacervo di etnie e religioni, ovviamente c’è anche chi guarda a Occidente, fotografando un quadro altamente frammentato e per questo altrettanto esplosivo. Il Montenegro è membro della Nato, candidato a entrare nell’Ue, ma l’appoggio alla causa atlantista costa. La principale voce dell’economia è il turismo, a lungo alimentato dagli oligarchi del Cremlino. La possibilità di entrare nel Paese senza visti particolari e di sfruttare leggi in materia fiscale abbastanza blande ha permesso ai paperoni di trasferire grossi capitali e speculare fortemente sugli investimenti immobiliari. C’è poi la questione dei passaporti d’oro: per ottenerli basta versare nel paese 450 mila dollari. Il presidente Milo Dukanovic vorrebbe esplicitamente condannare l’invasione russa, ma incontra l’opposizione feroce dei partiti pro Belgrado e della Chiesa ortodossa serba, il cui legame con Mosca ha radici antiche e nel tempo si è rivelato strumento chiave per diffondere nei Balcani valori e principi della Federazione. Veicolati anche attraverso l’ampia diffusione di Sputnik, oggi con Russia Today bandito in Kosovo e Macedonia del Nord, perché conclamato strumento di propaganda filo-Cremlino. Che comunque attecchisce, almeno stando a sentire il presidente macedone Stevo Pendarovski, preoccupato per il crescente sostegno alla causa russa di una parte cospicua della popolazione.

Dalla Serbia alla Bosnia Erzegovina passando per Montenegro e Kosovo: l'influenza russa nei Balcani occidentali
Sarajevo, manifestazioni a sostegno dell’Ucraina (Getty)

Kosovo, la complicata procedura per entrare nell’Ue e nella Nato

Più netta la condanna di Kosovo Albania, la cui adesione alle sanzioni non è mai stata in discussione. Come il sostegno al mantenimento dell’integrità territoriale ucraina. Qui le proteste sono state di altro tenore, organizzate dai cittadini davanti alle ambasciate russe. Eppure sul vento delle spaccature Mosca continuerà a soffiare, sfruttando le numerose comunità russofone e di religione slavo ortodossa. Proverà così ad allontanare i Paesi dalla galassia occidentale e a risvegliare il sentimento antisistema delle minoranze. Per impedirlo servirà lo sforzo condiviso di Ue e Nato, a cui il ministro della Difesa del Kosovo, Rrustem Berisha, ha di recente chiesto di installare sul territorio una base militare permanente, primo passo per un’eventuale adesione all’alleanza atlantica. Un percorso possibile nonostante il piccolo Stato non faccia attualmente parte dell’Onu, a patto di contribuire alla sicurezza dei Paesi vicini e aderire ai principi del trattato Nord Atlantico del 1949. Qualora ciò si concretizzasse, la Nato potrebbe rafforzare la presenza in una zona delicata e dall’altra parte garantire l’integrità al Kosovo, in virtù della clausola di mutua difesa sancita dall’articolo 5. A sostegno di Pristina si sono schierate, tra le altre Turchia, Croazia e Stati Uniti. Il Paese, inoltre, dopo la sospensione della Russia dal Consiglio d’Europa, ha presentato formale richiesta di adesione all’istituzione, e spera di diventare nel medio periodo un membro dell’Unione europea. Nel mirino insomma c’è un posto nell’Occidente.

Dalla Serbia alla Bosnia Erzegovina passando per Montenegro e Kosovo: l'influenza russa nei Balcani occidentali
Il primo ministro del Kosovo Albin Kurti (Getty)

Perché i Balcani potrebbero rappresentare il prossimo obiettivo della Russia

Argomento che naturalmente non piace a Putin. Per Ivana Strander dell’American Enterprise Institute i Balcani rappresenterebbero «la naturale e prossima estensione del conflitto, attraverso lo strumento della guerra ibrida o per procura». Un allarme lanciato già l’anno scorso, quando avvertiva della pericolosità della presenza russa nella zona. Preoccupazioni rilanciate il 4 marzo dal segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, per il quale dopo l’Ucraina nel mirino di Putin ci sarebbero Georgia e Bosnia-Erzegovina. Un elenco di Paesi da tenere d’occhio, a cui l’Alto rappresentante per gli affari esteri Josep Borrell ha aggiunto la Moldavia. Il timore, spiega il primo ministro del Kosovo Albin Kurti è l’innesco di incidenti con il pretesto di proteggere la minoranza serba delle regioni. «I Balcani occidentali sono ancora più in pericolo dei Paesi baltici e della Moldova, perché lì la Russia ha stanziato parte della sua forza militare», ha detto. Con riferimento specifico al Kosovo l’obiettivo potrebbe essere l’introduzione di un modello simile alla repubblica Srpska, attraverso lo strumento della Zajednica, associazione di comuni serbi definita incostituzionale da Pristina. Tensioni a cui Bruxelles dovrà guardare rapidamente, anche a costo di venire meno a quanto sancito nel vertice di Versailles dell’11 e 12 marzo, in cui non è stato programmato alcun allargamento. Ma neppure un’accelerazione sulle procedure di adesione in esame.

Categorie:Cronaca, Inchieste, Mondo

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7 replies

  1. LA regina Elena di MONTENEGRO, moglie di Vittorio Emanuele 3^ era stata cresciuta ed educata alla corte degli Zar.
    Dov’è la novità che la Russia abbia sempre guardato con interesse ai Balcani? Se in America si studiasse un po’ più la Storia sarebbe meglio per tutti.

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  2. La Bulgaria sotto il dominio ottomano per 500 anni !

    Anche 150 anni fa le grandi potenze occidentali decidevano

    LA GUERRA DI LIBERAZIONE RUSSO-TURCA (1877-1878)

    La giusta causa dei bulgari viene appoggiata dai più eminenti scienziati, scrittori, esponenti della vita pubblica, uomini famosi di tutto il mondo come Victor Hugo, Tolstoi, Dostoievski, Giuseppe Garibaldi, Darwin, Mendeleev, Mac-Galian, Girardin, che esprimono di fronte al mondo intero il loro sdegno per le crudeltà degli ottomani e difendono la necessità e il diritto del popolo bulgaro a ottenere la propria libertà. L’opinione pubblica in molti Paesi europei era decisamente alla parte dei bulgari, ma solo in Russia si sviluppa un vero e proprio movimento delle masse per la liberazione dei fratelli bulgari.

    Dopo il rifiuto del governo ottomano di concedere alla Bulgaria l’autonomia, secondo quanto era stato stabilito, nel 1876, a Costantinopoli dalle grandi potenze, la Russia il 24 aprile 1877, dichiara guerra alla Turchia.

    Nei combattimenti sanguinosi presso Svishtov, Nikopol, Pleven, Shipka, Sceinovo, Stara Zagora, Assenovgrad, l’esercito ottomano viene completamente distrutto. Il 3 marzo 1878 la Turchia firma a S.Stefano la capitolazione, riconoscendo l’indipendenza della Bulgaria, nella quale vengono incluse la Bulgaria settentrionale e meridionale e quasi tutta la Macedonia.

    Ma le grandi potenze occidentali e specialmente il governo conservatore inglese di Biconsfield, non potendo conciliarsi con i successi riportati dall’esercito russo, impongono la convocazione del Congresso di Berlino, dove la Bulgaria viene divisa in tre parti

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    • Gli occidentali, anche in Africa, hanno fatto parecchi danni con i righelli… le divisioni territoriali imposte sono state foriere di grandi massacri…..molti ancora in atto.

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  3. Intanto sembra che la Cina armi la Serbia!!!
    Così… perché non sanno cosa fare! Sembra…
    Anche il più pirla dei cosiddetti esperti capirebbe che si mette male, ma solo svelare o parlare della plateale ed evidente alleanza russo cinese è vietato perché fa venire i brividi freddi ai telespettatori!!
    Vi rendete conto in che delirio siamo entrati?? questa volta potrebbe anche essere l ultimo??

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    • Non dica così!
      Rischia di finire bruciato come eretico!
      Ripeta con me:

      Putin è un pazzo

      La Cina è neutrale

      La resistenza popolare ucraina vince

      Zelensky è un democratico servitore del popolo

      Noi siamo atlantisti e fedeli membri NATO

      e soprattutto

      Noi siamo i buoni, Dio è con noi, trionferemo!

      (Ripeta la cura tre volte al giorni in applicazioni da 10 volte a frase…..possibilmente, mentre recita il mantra, si fustighi con dei ramoscelli giovani di salice).

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  4. Grazie per il consiglio!! Una buona idea di questi tempi… specialmente la fustigazione con giovani ramoscelli d ulivo!

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