La smania di battere Putin può portarci alla guerra mondiale

Se finisse alle corde, Mosca sfiderebbe la Nato: perciò si deve trattare sul Donbass. Leonardo Tricarico: «Gli Usa cercano l’escalation».

(Alessandro Rico – laverita.info) – La lingua italiana ci inganna: una guerra mondiale non «scoppia»; è un abisso in cui ci si addentra poco a poco. Purtroppo, è il copione che stiamo seguendo nella crisi russo-ucraina.

L’ipocrisia che occulta la politica dietro la morale – noi agiamo perché è stato violato il diritto internazionale, o per punire i crimini contro l’umanità – complica l’identificazione dei nostri obiettivi. Ma pare di percepire un riposizionamento: la strategia occidentale è passata dal proposito di armare gli ucraini per portare al tavolo un Vladimir Putin indebolito, a quella di condurre Kiev fino alla vittoria definitiva. «È un disegno promosso soprattutto dagli americani e che ha preso piede in Ucraina, man mano che la resistenza ha maturato fiducia nelle proprie capacità», conferma alla Verità il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica. Quali
conseguenze possa comportare l’ambizione di annientare il nemico, l’ha illustrato Sergej Karaganov.

Il 2 aprile, l’ex consigliere dello zar ha dichiarato a The New Statesman: «La Russia non può permettersi di perdere, dunque abbiamo bisogno di un qualche genere di vittoria. E se avessimo l’impressione di star perdendo la guerra, allora credo ci sarebbe sicuramente la possibilità di un’escalation». Di che tipo? L’ha spiegato a Federico Fubini, ieri, sul Corriere: «Gli americani e i loro partner Nato continuano a inviare armi all’Ucraina. Se va avanti così, degli obiettivi
in Europa potrebbero essere colpiti o lo saranno per interrompere le linee di comunicazione». Magari è un’intimidazione verbale. E benché Karaganov snobbi l’impegno alla mutua assistenza in caso di attacco, sancito dall’articolo 5 del Patto atlantico («Non c’è garanzia automatica che l’Alleanza intervenga»), Mosca dovrebbe avere presenti i pericoli di allargare l’offensiva. «Non si può permettere una guerra alla Nato», liquida la minaccia Pietro
Batacchi, direttore della Rivista italiana difesa. Persino il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha gettato acqua sul fuoco, dichiarando che la Russia non considererebbe una minaccia esistenziale l’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia e che l’«operazione speciale» potrebbe concludersi presto.

Le grandi potenze, comunque, spesso si comportano proprio come descritto da Karaganov: quando avvertono che la sconfitta è vicina, usano le misure drastiche. Si pensi al Vietnam: a Richard Nixon era chiaro che la guerra fosse perduta, eppure la Casa Bianca ordinò di bombardare segretamente la Cambogia. Nei raid morirono tra 600.000 e 800.000 persone. D’altronde, gli unici ordigni atomici mai impiegati, a Hiroshima e Nagasaki, servirono agli Usa per forzare la resa del Giappone e dare un taglio al conflitto.

Germano Dottori, docente di studi strategici alla Luiss, è allarmato: «Certo che c’è il rischio di un’escalation. Per evitare la sconfitta, i russi faranno di tutto. Una situazione del genere non si verificava dai tempi della crisi di Cuba».

Non sappiamo se davvero Putin, preso dal panico per un’eventuale débâcle, o per sbloccare il pantano ucraino, si risolverà a impiegare le armi nucleari tattiche, come paventava, in un’intervista a Fanpage, l’analista russo Pavel Luzin. In ogni caso, una guerra convenzionale, che dal Donbass si estendesse, per esempio, alla Polonia e in seguito
agli altri Paesi Nato, sarebbe meno tragica e sanguinosa?

A fare la differenza sarà il modo in cui in cui il Cremlino percepirà gli scopi dell’intervento occidentale. È sembrato che la Russia si fosse rassegnata al nostro piano di contenimento e al naufragio delle mire di conquista su Kiev. Ma dai primi invii di tank in Ucraina, traspare la nostra intenzione di non consentire allo zar neanche una via d’uscita onorevole, con concessioni in Crimea e nel Donbass. È un ragionamento cinico? Sì. Ma sia chiara l’alternativa: senza una trattativa, la «guerra lunga» che annuncia, spavaldo, Luigi Di Maio potrebbe trasformarsi nella terza guerra mondiale.

«L’Europa», incalza il generale Tricarico, «deve far capire a Stati Uniti e Gran Bretagna che non ha più intenzione di seguirli nell’escalation. Putin non si vuol fermare? Può darsi, ma non glielo stiamo nemmeno più chiedendo». Invero, forse né Washington né Kiev sono dei monoliti. I furenti proclami di Joe Biden, inclusa la sortita sul regime change, sono stati più volte corretti, ora dai funzionari, ora da Anthony Blinken. E al militarismo del ministro Dmytro Kuleba hanno fatto da contraltare, almeno fino a pochi giorni fa, le aperture ai negoziati dello stesso Volodymyr Zelensky. Gli spiragli, tuttavia, si stanno chiudendo. E l’Europa è nel pallone. Da un lato, teme di spingersi oltre le sanzioni al caviale. Dall’altro, si lascia trascinare dal bellicismo per procura degli Usa, rinfocolato dal massacro di Bucha e dal missile di Kramatorsk. Che è caduto giusto in tempo per la visita in Ucraina di Ursula von der Leyen e Josep Borrell. Sono indegne macellerie, certo. Ma domandiamoci: per vendicare le vittime, siamo pronti a scatenare l’apocalisse?

3 replies

  1. “D’altronde, gli unici ordigni atomici mai impiegati, a Hiroshima e Nagasaki, servirono agli Usa per forzare la resa del Giappone e dare un taglio al conflitto.”

    Non è proprio così. Il Giappone aveva già deciso la resa. Hiroshima e Nagasaki erano la vetrina degli USA per mostrare la loro potenza all’URSS.

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    • Esattamente!
      L’America ha usato le bombe atomiche come deterrente a nuovi scontri con l’URSS, nonostante la guerra fosse già ufficialmente vinta.

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  2. “Mio nonno carabiniere partecipò a ben tre guerre (Libia, prima guerra mondiale, Etiopia). Mio padre a due (seconda guerra mondiale, Resistenza). Io a nessuna e non vorrei cominciare ora alla tenera età di sessantasei anni compiuti. Dico questo con buona pace dell’assatanato stratega yankee Luttwak, il quale ha dichiarato che l’Europa si è abituata a un lungo e strano (sic) periodo di pace e che sarebbe ora di tornare alla guerra che è bella e fa colpo sulle donne, le quali, a suo dire, amano i guerrieri. Scempiaggini, ma non si può certo dire che si tratti di posizioni isolate.

    Assistiamo infatti a un indubbio e inquietante revival del tema della guerra e sono in molti, da Macron alla NATO, a dire, irresponsabilmente, che dobbiamo prepararci a un conflitto colla Russia. Secondo il Wall Street Journal Biden si sarebbe convinto ad adottare la filosofia del first strike: usare armi nucleari non solo in difesa ma anche in attacco in casi estremi. Letta minaccia fuoco e fiamme per dimostrare a Putin che non siamo “rammolliti”. Sul piano sostanziale il Parlamento ha votato in pochi giorni l’invio di armi a un Paese belligerante, in chiara violazione dell’art. 11 della Costituzione e della normativa europea e nazionale applicabile, e uno spropositato e inutile piano di riarmo che fra l’altro distoglierà risorse da tempi di ben maggiore urgenza e importanza per le crescenti necessità del popolo italiano

    L’occasione per i guerrafondai che vorrebbero mettere a fine a un sacrosanto indirizzo costituzionale secondo il quale l’Italia ripudia la guerra senza se e senza ma è ovviamente fornito dalla sciagurata guerra in Ucraina col suo seguito di atrocità. In merito ho avuto più volte occasioni di pronunciarmi in questa sede ed altrove. Le gravi violazioni del diritto umanitario bellico avvenute a Bucha ed altrove vanno accertate, come richiesto dal segretario generale delle Nazioni Unite, con un’inchiesta internazionale dotata delle indispensabili garanzie di obiettività e imparzialità che va estesa a tutti i crimini compiuti in Ucraina, da tutte le parti belligeranti a partire dal 2014.

    Occorre arrivare al più presto al cessate il fuoco, e a una pace onorevole che salvaguardi gli interessi di tutti alla sicurezza senza trascurare l’esigenza di punire chiunque abbia commesso dei crimini. Le atrocità, sulle quali è in corso, come rilevava tempo fa Limes a proposito del Kosovo, una guerra di informazione che per certi versi è altrettanto pericolosa e nociva, non possono però servire per gettare ulteriore benzina sul fuoco e farci scivolare nell’abisso della Terza guerra mondiale, la cui posta in gioco non si limita certo al destino dell’Ucraina, che ha pienamente diritto alla pace, così come lo hanno le popolazioni del Donbass e quelle della Crimea.

    Nel suo editoriale di domenica scorsa, il direttore di Repubblica ha affermato con grande chiarezza quale sia questa posta in gioco. Si tratta, secondo Molinari, di respingere il tentativo di Cina, Russia, India ed altri di “creare una nuova architettura globale che ridimensioni il ruolo di Stati Uniti e Nato”. Questo, quindi, il vero obiettivo della guerra, per il momento guerreggiata in Ucraina, ed economica ed informativa sul piano globale, in cui i circoli dirigenti dell’ “Occidente”, nozione peraltro vaga, obsoleta e screditata per vari motivi, vorrebbero arruolarci.

    Ebbene, voglio affermare con altrettanta assoluta chiarezza, che ridimensionare il ruolo di Stati Uniti e Nato è cosa imprescindibile ed urgente, dato che è da tempo in gestazione un nuovo ordine internazionale che prevede una governance multipolare più che mai necessaria per mettere la guerra fuori dalla storia e rispondere in modo adeguato ai problemi globali che l’umanità sta affrontando, dalle pandemie al cambiamento climatico a molti altri ancora. Tale governance globale deve essere imperniata sulle Nazioni Unite, organizzazione che invece Zelensky, e non solo lui, vorrebbe mandare in pensione.

    Dichiaro quindi senza mezzi termini la mia intenzione di disertare da questa guerra nella consapevolezza che la grande maggioranza del popolo italiano, come dimostrato dai sondaggi sull’invio delle armi all’Ucraina e sull’incremento delle spese militari, condivide questo sentimento sacrosanto basato sulle ragioni della pace e del non allineamento. Sono peraltro convinto che una diserzione generalizzata di questo genere costituisca il miglior contributo a chi in Russia denuncia la guerra d’aggressione scatenata da Putin e ha bisogno di interlocutori attenti e non succubi delle volontà revansciste e belliciste di Nato e Stati Uniti, assecondati dall’attuale indegna classe dirigente italiana ed europea vergognosamente appiattita sugli interessi economici, politici, ideologici ed elettorali di Biden.”

    Di Fabio Marcelli dal FQ

    Diserto anch’io…..morire per Biden, Putin e Zelensky anche NO !

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