Via le virostar, ecco le geopopstar. Storia e teorici della geopolitica

Considerata per anni una scienza nazista o fascista, oggi la geopolitica viene sdoganata. E scopriamo che, da più di un secolo, essa vede nelle zone ora contese tra Ucraina e Russia un perno della storia mondiale.



(Adriano Scianca – laverita.info) – Dalle virostar alle geopopstar. Il repentino cambio di paradigma globale, con il passaggio dall’emergenza pandemica a quella bellica, ha modificato le agende ma non la necessità, per chi fa informazione, di venire incontro alle esigenze di un pubblico smarrito che cerca il parere rassicurante degli esperti sul tema caldo del momento. Via i Bassetti, i Galli, i Pregliasco, quindi, dentro i Caracciolo, i Margelletti, i Fabbri. Basta con le varianti, gli indici di contagio, le curve pandemiche, ora tocca ai missili ipersonici, alla storia dell’Urss, alla composizione etnica del Donbass. In un caso come nell’altro, alla fredda competenza e alla mera esposizione di numeri e fatti si accompagna la capacità di istituire una narrazione che fa la fortuna dell’esperto. Si pensi solo alla rapida ascesa di Dario Fabbri, divenuto volto iconico di Limes e poi passato, con quello che è apparso quasi un colpo di calciomercato, al gruppo editoriale Domani, per cui ha iniziato a curare Scenari. Un passaggio che solo qualche anno fa sarebbe stato notato solo dagli addetti ai lavori e che oggi invece fa discutere.

Ma che cos’è la geopolitica? E quando nasce? È vero che si tratta di una «scienza nazista»? La Treccani, pur avvertendo che non ne esiste una definizione univoca, parla di «una disciplina che studia i rapporti, le influenze, i condizionamenti e le limitazioni dei fattori geografici – fisici e umani – sulla politica, vale a dire su comportamenti, decisioni, percezioni e azioni dei vari attori geopolitici, siano essi gli Stati, le entità sovra- o sub-nazionali, o anche le grandi imprese industriali e commerciali». Si tratta, insomma, di una vera e propria «geografia politica», espressione peraltro spesso usata come sinonimo di geopolitica. La letteratura appare concorde nel ritenere che il termine geopolitica sia stato introdotto nel 1899 dallo svedese Rudolph Kjellen e l’espressione geografia politica si debba invece al tedesco Friedrich Ratzel, che ne parlò la prima volta nel 1897. In particolare, Kjellen considerava la geopolitica una delle cinque categorie necessarie per l’analisi politica degli Stati, le altre essendo la demopolitica, la sociopolitica, l’ecopolitica e la cratopolitica. Quanto a Ratzel, invece, bisogna ricordare che è a lui che dobbiamo il concetto di spazio vitale (Lebensraum), ossia la porzione di superficie terrestre occupata da una specie e in cui si trovano le condizioni ambientali ottimali che ne consentono la proliferazione. Come noto, il termine entrerà poi nel gergo nazionalsocialista per indicare il territorio di cui avrebbe avuto bisogno il popolo tedesco per svilupparsi pienamente, in particolar modo indicando nell’Est Europa il luogo in cui attingere lo spazio mancante.

Erede di Ratzel, e più direttamente coinvolto con la parabola del Terzo Reich, fu invece Karl Hausofer, fondatore, nel 1924, della Zeitschrift für Geopolitik. Amico personale di Rudolf Hess, Hausofer incontrò varie volte Adolf Hitler, ma il suo coinvolgimento nel nazionalsocialismo è stato largamente esagerato. Il teorico tedesco definiva la strategia delle potenze marittime come Anakondapolitik, ossia politica dell’anaconda, perché riteneva che esse accerchiassero e strozzassero i Paesi continentali. Per rompere tale assedio bisognava dar vita all’alleanza tra i Paesi eurasiatici, cioè soprattutto tra Germania e Russia. Per Hausofer, la proiezione tedesca verso Est avrebbe dovuto essere all’insegna della diplomazia, non della conquista.

Essendo un corollario della potenza, la geopolitica viene ovviamente studiata soprattutto nei Paesi potenti. Logico che essa dovesse avere un grande sviluppo nei Paesi anglosassoni. Uno dei pionieri della disciplina è considerato l’ammiraglio statunitense Alfred Thayer Mahan, il teorico del potere marittimo. Per Mahan, l’esercizio della potenza è efficace solo se consente il controllo delle vie acquatiche. Al britannico Halford John Mackinder dobbiamo invece un concetto ancora cruciale nell’attualità geopolitica, quella dell’Heartland, ovvero la zona centrale dell’Eurasia, detta l’«isola del mondo». Per Mackinder, l’Heartland è delimitato a Ovest dal Volga, a Est dal Fiume Azzurro, a Nord dall’Artico e a Sud dalle cime più occidentali dell’Himalaya. Famosa la sua frase: «Chi controlla l’Est Europa comanda l’Heartland: chi controlla l’Heartland comanda l’Isola-Mondo: chi controlla l’Isola-Mondo comanda il mondo». Da notare che, tra il 1919 e il 1920, Mackinder fu inviato a Odessa come alto commissario britannico per la Russia del Sud, il che la dice lunga sulla perdurante importanza delle zone oggi contese tra Russia e Ucraina. Tra i teorici anglosassoni della geopolitica non si può non citare, infine, Nicholas J. Spykman, secondo il quale, invece, l’equilibrio globale dipendeva dall’anello centrale peninsulare, o Rimland, ovvero la fascia marittima e costiera che circonda l’Eurasia.

E l’Italia? La geopolitica italiana è essenzialmente legata a due figure, quelle di Giorgio Roletto ed Ernesto Massi, fondatori negli anni Trenta della Scuola italiana di Geopolitica e della pubblicazione Geopolitica. Rassegna mensile di geografia politica, economica, sociale, coloniale, edita tra il 1939 e il 1942. Anche in questo caso, nell’immaginario italiano, il nome della geopolitica resterà quindi legato alla parabola del fascismo, per essere poi messo in soffitta nel 1945 come un ferro vecchio della scienza, intrinsecamente legato all’imperialismo aggressivo. Almeno fino al 1993, quando la rivista Limes sdoganerà la geopolitica a sinistra, di questi argomenti in Italia non si parlerà più. Peccato che la logica di potenza non abbia smesso di guidare il mondo solo perché noi abbiamo smesso di occuparcene.

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1 reply

  1. “considerata per anni una scienza nazista o fascista, oggi la geopolitica viene sdoganata.”

    considerata da chi?
    non certo dai Soros, dai Gates e da tutti gli attori che ne erano protagonisti a vario livello d’importanza
    e che l’hanno usata a piacimento, non ultima la Greta, che ha fatto della eco-geopolitica

    quindi ripeto, chi la considerava tale?

    certo che se i propri interessi erano i calciatori, le veline e i presenzialisti nel mondo
    delle d’Urso, non c’era tempo di accorgersi che esisteva ed era attivamente praticata

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