I tanti “forse” contro Putin lo rafforzano

Mercoledì sera abbiamo appreso da Lilli Gruber che in Russia la popolarità di Vladimir Putin è alle stelle (l’83% ) mentre il 69% del campione approva la guerra (anche se da quelle parti la parola è reato). […]

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – Mercoledì sera abbiamo appreso da Lilli Gruber che in Russia la popolarità di Vladimir Putin è alle stelle (l’83% ) mentre il 69% del campione approva la guerra (anche se da quelle parti la parola è reato). Non credo di essere stato l’unico ad aver pensato a un sondaggio di regime, ma quando Lucio Caracciolo ha definito l’istituto di ricerche Levada, fonte dei dati, come indipendente e non gradito al Cremlino, be’ ci sono rimasto male. Perché (come penso in molti) non passa giorno dall’inizio della guerra in cui non mi sia aggrappato speranzoso a giornali e tv esultando in cuor mio a ogni notizia (ma pure a indiscrezioni, previsioni, rumors, congetture) che preannunciasse l’inizio del tracollo del criminale, assassino nonché macellaio. Ero convinto che stampa e tv avrebbero parlato di Levada e analizzato le ragioni del sorprendente favore di cui gode a casa sua l’autocrate, ma devo aver cercato male, perché non ho trovato nulla. Poi mi sono abbastanza consolato quando ho letto questo titolo sul Corriere della Sera: “Un milione e 200 mila firme: la Russia è contro la guerra”. Anche se nel rendere omaggio agli appelli e alle petizioni di tanti coraggiosi “scienziati, attori, star dello spettacolo ma anche insegnanti, studenti, medici e comuni cittadini” non mi consolava affatto prendere atto della evidente sproporzione numerica tra chi si oppone al despota e chi, stando ai numeri, lo sostiene senza se e senza ma. Poi mi sono chiesto se questo continuo dare credito a ogni presunto scricchiolio nella mostruosa macchina dell’aggressione, in fondo, non faccia altro che rafforzare l’aggressore. E mi sono risposto di sì. Perché l’immagine continuamente propalata è quella di un Putin forse isolato, forse troppo gonfio, dunque forse malato, forse con metastasi al cervello, forse già morto, forse afflitto da patologie psichiatriche, forse bersaglio di un complotto permanente, un nano iracondo a cui i generali forse nascondono le cattive notizie dal fronte, forse (molto forse) inviso alla popolazione stremata dalle sanzioni e forse sull’orlo della rivolta. Tanti, troppi forse che finiscono per indebolire noi e la nostra percezione dei fatti. Per farci arretrare nell’illusione che tutto stia per finire, mentre tutto potrebbe ricominciare come prima e più di prima. Si chiama banalmente scambiare i desideri per la realtà e non capisco perché nell’insistere a descrivere un gigante dai piedi d’argilla le vigorose e intransigenti intelligence della libertà vogliano dare una mano al nemico.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

2 replies

  1. Forse, caro Padellaro,Putin è amato in patria perchè non è né un criminale, né un malato mentale, né tanto meno un macellaio, ma uno statista che ama il suo paese e lo difende dalla nostra aggressività occidentale. Poi che la propaganda di casa nostra,tanto eageratamente spudorata, finisca per essere controproducente per se stessa, sono d’accordo con lei.

    "Mi piace"