Rublo, crolla il valore degli investimenti: quanto perdono i risparmiatori italiani con la guerra in Ucraina

(Milena Gabanelli e Massimo Sideri – corriere.it) – Il default russo è stato scongiurato: i 117 milioni di dollari di cedole in scadenza mercoledì 16 marzo sono arrivati ai creditori del debito estero. Peraltro i pagamenti sono stati una deroga all’embargo da parte del Tesoro Usa visto che le riserve di Mosca in dollari ed euro erano nelle banche centrali occidentali. Ma mercoledì 31 marzo Mosca dovrà pagare altri interessi per 359 milioni di dollari su un bond con scadenza 2030, mentre lunedì 4 aprile dovrà rimborsare un’obbligazione da 2 miliardi di dollari. Ce n’è abbastanza per porsi una domanda: quanto sono esposti i risparmiatori italiani? Quanti soldi rischiano di perdere le famiglie italiane che hanno prestato denaro alla Russia acquistando il corrispettivo dei Buoni del Tesoro di Mosca?

La torta totale del debito

Molti esperti hanno minimizzato la questione. Analizziamo prima di tutto il totale del debito domiciliato nella Federazione Russa. Parliamo di 155 miliardi di dollari: la fetta più grossa, pari a 90 miliardi, è legata ad obbligazioni emesse dal governo russo come debito sovrano, la maggior parte delle quali sono state vendute, come accade in tutti i Paesi, agli stessi russi. Altri 35 miliardi riguardano le aziende (sono i cosiddetti bond corporate). Gli ultimi 30 sono legati alle agenzie governative e sovranazionali.

Ora chiedersi quanti sono i titoli di Stato russi e le obbligazioni di aziende o delle agenzie finite nei conti degli italiani è sostanzialmente come mettersi di fronte a una sfera di cristallo e fare delle domande. Però sappiamo che prima del 24 febbraio (inizio della guerra con l’Ucraina) risultavano in circolazione, cioè fuori dai confini russi, circa 20 miliardi di dollari dei 90 totali del debito sovrano. Tanti, ma non tantissimi se si considera che, potenzialmente, dovrebbero essere distribuiti tra tutti i Paesi occidentali. Per avere un confronto basterebbe ricordare che solo con il crac dell’Argentina del 2001 gli italiani (e solo gli italiani) persero 14 miliardi di euro in Tango Bond. Una finanziaria dello Stato italiano andata in fumo in un week end. Ma siamo sicuri che gli italiani abbiano acquistato solo in dollari o in euro? La struttura dei debiti tra Stati è come una cantina: più cerchi e più trovi.

Investimenti italiani in rubli

Prendiamo la terza famiglia di obbligazioni, quelle legate alle agenzie sovranazionali. In Italia, sui circuiti Tlx ed Euromot di Borsa Italiana, sono state piazzate emissioni sovranazionali (cioè attraverso istituzioni come la Bei, la Banca Europea degli Investimenti) direttamente in rubli.

Vuol dire che c’è chi ha comprato direttamente titoli nella valuta russa: la Bei ha due emissioni, con scadenza 17/7/2024 e 16/2/2026, rispettivamente da 5,5 miliardi di rubli e 3 miliardi di rubli: 77 milioni di euro se si considera la rivalutazione di venerdì dopo che il presidente russo, Vladimir Putin, ha sparigliato le carte chiedendo un improbabile pagamento del gas e del petrolio in rubli. Con il cambio di martedì valevano 60 milioni di euro. Poi ci sono i bond emessi, sempre in Italia e sempre in rubli, tramite la Banca Internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (Ibrd): tutti insieme valgono circa 50 miliardi di rubli. Al cambio attuale meno di mezzo miliardo di euro.

Quindi ecco i bond della International Finance Corporation (un ramo della Banca Mondiale), sempre in rubli, sempre venduti qui. Il conto sale già sopra i 100 miliardi di rubli, dunque poco sotto il miliardo di euro.

Infine ci sono le emissioni della Banca Europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Ebrd) che hanno investito il mercato italiano a partire dal 2016 per circa 80 miliardi di rubli.

La trappola del cambio

I titoli erano allettanti, con cedole anche dell’8%. E poi c’erano le buone relazioni Italia-Russia sbandierate dai diversi governi negli ultimi anni: hanno rassicurato il risparmiatore che, dal giorno successivo all’emissione, può comprare questi titoli sul mercato secondario. E che rischio c’è a comprare in rubli? Lo stiamo vedendo. Visto che questi bond sono quotati su Borsa Italiana è molto improbabile che siano passati di mano a investitori francesi, tedeschi o inglesi. Calcolare la perdita su questi titoli — senza considerare il default — è un disastro già oggi: il cambio negli ultimi anni, quando la maggior parte di queste obbligazioni sono state piazzate, è sempre stato di un euro per 70 rubli circa. Con la guerra il cambio è schizzato anche a 125.

Vuole dire che se avevo 125 rubli in bond, al momento dell’acquisto questi valevano 1,8 euro. Nei giorni peggiori come martedì scorso valevano un euro. Nei giorni migliori 1,2. Parliamo di perdite del valore di bond e interessi del 30-40%. Va ricordato che l’appetibilità di queste obbligazioni è legata anche al fatto che vengono tassate come se fossero statali (cioè al 12,5 per cento). Hanno dunque un vantaggio fiscale, ma a patto che si riesca a guadagnare. E adesso invece si perde, e parecchio, anche se il calcolo è tutto teorico perché nel frattempo la Borsa Italiana ha congelato le compravendite di questi titoli per rispettare le sanzioni. Vuol dire che i rubli non si possono cedere, ma solo lasciare nel cassetto, pregare e sperare. Le emissioni in valuta russa ad un certo punto erano diventate così diffuse che pure Intesa Sanpaolo le ha immesse sul mercato italiano: 139 milioni di rubli con scadenza marzo 2023, il cui prezzo era iniziato a scendere già prima del congelamento in Borsa.

I bond delle aziende

Con un tale appetito e fiducia nei confronti del rublo da parte del risparmiatore italiano si può ipotizzare che anche parte dei bond corporate siano finiti qui. Sul mercato europeo ci sono in circolazione circa 11 miliardi di euro di debito Gazprom. Quale percentuale è finita sul mercato italiano non è dato sapere: bisognerebbe andare a guardare nei conti titoli di tutti. Poi ci sono bond Rosneft, Lukoil e Sberbank, anche se in dollari.

Il rischio per il sistema Paese

Secondo la Banca dei regolamenti internazionali, le banche europee hanno crediti per oltre 84 miliardi di dollari, con Francia, Italia e Austria tra le più esposte, mentre le banche Usa hanno debiti per 14,7 miliardi. In Italia sono a rischio complessivamente 19 miliardi tra bond di tutte le tipologie, prestiti bancari e investimenti, secondo l’ultima analisi di Bankitalia (2020). In questa stima, visto che risale al 2020, non c’è il conto che i risparmiatori italiani stanno pagando sul rischio cambio con perdite che per ora vanno dal 30 al 40 per cento.

Cosa succede ora?

Se il 31 marzo o il 4 aprile la Russia non dovesse pagare una delle prossime scadenze partirebbe un cronometro molto speciale: quello che in trenta giorni porta al default, cioè al fallimento di uno Stato. E potrebbe farlo perché nulla impedisce agli Stati di non onorare il debito. Guarda caso, sia la Russia sia l’Argentina (che proprio in queste settimane sta discutendo con il Fmi) non sono nuove a queste manovre. Buenos Aires ha addirittura il record di crac, 12 volte nella propria storia. Mosca non ha pagato nel ’98 (è per questo motivo che oggi ha un debito relativamente basso con un Pil di circa 1.400 miliardi). In teoria il mercato dovrebbe poi ricordarsene a vita e non prestare più soldi. Luigi Einaudi ammoniva che il risparmiatore italiano ha «la memoria d’elefante, il cuore di coniglio e le gambe di lepre», ma negli ultimi anni questo strano animale si è fatto sempre più allettare dalle cedole ricche dei Paesi in crescita. Certo, in caso di crac la Banca Mondiale o la Bei pagherebbero lo stesso. Ma la storia insegna che i debiti funzionano come il domino: se non paga lo Stato, poi non pagano le società, a partire da quelle a partecipazione statale. A quel punto, con il rublo che si svaluta ancora di più, anche se il risparmiatore ha comprato un’emissione della banca Mondiale, in mano gli resta poco più che carta straccia.

dataroom@corriere.it

6 replies

  1. Chi non verrà rimborsato chieda a draghi, visto che il gravattaro ha bloccato i fondi della bcr.
    Il cretino si è sparato nei piedi e ha svuotato le tasche degli italiani con sanzioni assurde.

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  2. interessante inventario
    si strangola la Russia bloccandole i fondi, impedendole di pagare le cedole
    poi si piange perchè privati ed istituzioni perdono i loro soldi investiti su asset AFFIDABILE

    chi sono i colpevoli???????
    non ho letto niente su istituzioni nord-americane o UK

    e poi si lamentano se Putin pretende il pagamento in rubli delle forniture RUSSE di gas e petrolio
    il meraviglioso mondo unipolare USA
    chissà se ne faranno una serie tv su netflix

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    • hanno già detto che non pagheranno in rubli (il ministro dell’energia tedesco, forse a nome di tutti)
      visto che pure i russi hanno dichiarato che il gas, gratis, alla UE non lo daranno e visto
      che dal 31/03/2022 sarà chiaro il come chiederanno d’essere pagati, rimanendo la richiesta
      che il pagamento avvenga previo acquisto dei rubli, il risultato dovrebbe essere
      un progressivo blocco delle forniture ai paesi che si sono dimostrati, a loro, ostili
      man mano che i contratti in essere andranno a scadere

      la domanda è stata posta (cosa succederà poi) e la risposta del tedesco è stata
      “siamo pronti per tutti gli scenari”

      il che non mi è chiaro se intende che hanno già comprato le ginocchiere o cos’altro intende
      forse che la nuova fabbrica di Musk, appena inaugurata, lavorerà 4.5 giorni su sette (circa il 40% in meno)?
      e le auto dovranno andare rigorosamente ai 30 km/h, ma solo 6 ore su dieci
      (dato che pure il petrolio, se non sbaglio, dovrebbe seguire il gas come valuta di pagamento)

      comunque in Germania la Z è vietata, quindi niente zabaione Zabov, niente Caterina Zeta Jones, niente
      calzature Zalando, Don Alejandro de la Vega (alias Zorro) è considerato un russofono eventualmente da estradare
      e gli zozzoni (però non saprei se nel senso igienico o sessuale) sono dei fiancheggiatori

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  3. E chi se ne frega se gli speCulatori italiani perdessero tutto??? Che bello se falissero tutte le ditte italiane che Hanno traslocato con soldi dello stato italiano le loro produzioni in Russia.Sarebbe l’inizio della fine della globalizzazione dello sfruttamento.Ma no non è così , dicono,i grandi capitani,centinaia di milioni di persone hanno visto aumentare i loro redditti da un dollaro al giorno a un dollaro e mezzo.I loro guodagni invece sono aumentati di migliaia di miliardi di dollari.Ditemi voi se uno davanti a questo risultato anche se pacifista non avrebbe voglia di premere un grilletto

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  4. Speriamo non succeda, tanto sperare non costa nulla (a parte la disillusione). E speriamolo anche se dal punto di vista dei rapporti di forza che possono mettere in difficoltà Putin per indurlo a fermarsi, bisognerebbe augurarsi che invece accada (una guerra la si paga sempre: o coi morti o con l’economia).

    Ma, detto ciò, questi articoli scritti a babbo morto, sempre segnati da una vena di accusa verso chi colloca i titoli, sono controproducenti se mirano a richiamare l’attenzione dei “risparmiatori” (e sia detto senza voler scusare eventuali farabutti).

    Ai “risparmiatori” anziché raccontare che è sempre colpa di chi ti ha venduto questo o quel titolo bisognerebbe domandare come mai, da “risparmiatori”, non si sono contentati dello zero virgola che i bond più sicuri (Germania) davano perché la loro sicurezza gli consentiva di dare un interesse minimo. Non si sono contentati e sono andati a cercare, i “risparmiatori”, quei titoli che davano 10 volte tanto quel risicato interesse tedesco di riferimento. E per giunta con implicazioni di cambio valuta.

    Ai “risparmiatori” bisognerebbe chiedere come mai, secondo loro, quando il mezzo mondo sano ti dà lo zero virgola o poco più d’interesse c’è qualcuno che è disposto a darti, “per avere i tuoi soldi”, dieci volte tanto d’interesse.

    La butto là: forse perché alla peggio non te li darà indietro e pazienza? Un po’ come colui che non tratta mai sul prezzo, anche se alto, perché tanto sa che alla peggio non pagherà?

    Ai “risparmiatori” anziché dipingere le banche come le responsabili delle perdite per investimenti avventati, bisognerebbe ricordare che la firma il più delle volte non gliel’hanno estorta: sono corsi loro a mettercela, ben contenti di prendere di più d’interesse.

    Ai “risparmiatori” bisogna ribadire che quando il mondo sano ti dà lo zero virgola d’interessi, se si cerca di fare il colpaccio con qualche “titolo bazza” non si è affatto “risparmiatori”, bensì “speculatori”, con tutto quello che questo comporta e che viene ignorato sistematicamente fino a che il conto non va a zero.

    A quel punto, tutti in piazza ad inveire contro la mamma che non ti ha protetto dalla tua ingordigia e dalla tua ignoranza.

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  5. ricordo ai frequentatori del blog
    che la Russia fino al 2014 (anno dell’annessione della Crimea)
    L’Unione Europea era il principale partner commerciale della Russia con un interscambio pari a 267.5 miliardi di euro.
    Faceva parte del G8 e di altri importanti organismi bilaterali
    la Russia rappresentava il 10% delle esportazioni agroalimentari europee, ovvero 12 miliardi di euro all’anno. Nei principali supermercati russi, gli ortaggi e i frutti una volta originari dei Paesi europei sono stati piano piano sostituiti dai Paesi concorrenti: Turchia, Maghreb, Israele, Iran, America del sud o Cina
    Indovinate chi ha perso l’80% di quelle esportazioni agroalimentari (Salvini non aveva tutti i torti a lamentarsi)
    Circa 500 imprese italiane esportavano in Russia che non sono delle multinazionali, solo un mese prima dell’invasione c’è stata una riunione organizzata dalla Camera di commercio italo-russa comn la presenza di ministri russi e di PUTIN in persona.
    Insomma non ci sono solo BOND russi a cui viene impedito di pagare le cedole, ma interi settori economici con cui l’Italia aveva una stretto proficue intese.
    Rapporti economici che risalgono addirittura ai tempi degli zar e delle repubbliche marinare, che sono continuate nel tempo persino CON L’AVVENTO di STALIN.

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