Massimo Fini: “Avrei lasciato fare all’epidemia il suo corso: c’è un eccesso di popolazione”

(Alessandro Rico – La Verità) – «Un’intervista? Facciamola oggi. Domani ho la terza dose del maledetto vaccino, potrei finire all’altro mondo».

Massimo Fini, non esageri. Si vaccina suo malgrado?

«Mi vaccino perché, se no, non potrei andare da nessuna parte».

Lo vive come un ricatto?

«Diciamo che io avevo un’idea diversa sul Covid».

Che idea?

«Avrei lasciato fare all’epidemia il suo corso: c’è un eccesso di popolazione».

Scusi, allude a una «mietitura»?

«Preciso che io ho 78 anni – stramaledetti – e sono tra i candidati allo sfoltimento. Solo che, contrastandola, l’epidemia la rafforzi».

Va ammesso che ora in tanti spiegano che il Covid va gestito come una normale influenza, accettando un certo numero di ricoveri e vittime.

«Be’, una condizione come quella che abbiamo vissuto negli ultimi due anni non può essere protratta ancora a lungo. La gente si stressa e si ammala per altri motivi.

Gli ospedali pediatrici hanno denunciato, nella fascia 11-18 ani, un aumento di malattie psichiatriche pesanti. Non vedo perché sacrificare un’intera popolazione per qualche vecchio come me».

È più insidioso il Covid o la Covid-burocrazia?

«Io noto che se hai una malattia più grave, non puoi curarti. Ma ora basta Covid: uno dei suoi effetti collaterali è che non si parla d’altro».

Ecco, a proposito di effetti collaterali: uno dei tanti, è che è caduto il mito del governo dei migliori?

(Risata) «Certamente. C’è stata una iper sopravvalutazione di Mario Draghi, come se fosse un deus ex machina. Cos’ abbia fatto per essere santificato, non l’ho capito».

Pietrangelo Buttafuoco ha detto che Draghi è stato «ducizzato».

«È giusto, perché poi quest’ esaltazione non è tanto responsabilità sua. La stampa italiana, vile come sempre, l’ha innalzato a un livello divino. Comunque, tutti i leader che vengono troppo adulati fanno una brutta fine».

Quali?

«Ad esempio, Bettino Craxi: a furia di circondarsi di yes men, ha perso il contatto con la realtà. Anche Benito Mussolini commise lo stesso errore. E furono personaggi storici di ben altra levatura».

Draghi è meglio tenerlo a Palazzo Chigi, o eleggerlo al Quirinale?

«Io lo eleggerei al Quirinale, pur di impedire che ci vada Silvio Berlusconi».

Perché?

«È stato condannato per una colossale evasione fiscale, ha quattro processi in corso, otto prescrizioni, in alcune delle quali è stato accertato che i reati di cui era accusato li aveva commessi D’accordo che l’Italia è il povero Paese che è, ma meriterebbe un presidente della Repubblica almeno decente».

Perché usare il solito argomento giudiziario? Occupiamoci di politica, piuttosto.

«Lui ha fatto gaffe internazionali a ripetizione. Qualcuno di meglio si può trovare».

Chi ha in mente?

«Rosy Bindi».

Oddio. Come mai?

«In questo Paese in cui sono tutti femministi, lei è stata sempre ostracizzata perché non è avvenente».

Proprio Berlusconi la definì «più bella che intelligente».

«Una battuta ispirata da Vittorio Sgarbi, cui lei rispose: “E comunque non sono una donna a sua disposizione”».

Ne caldeggia l’ascesa al Colle anche per altre ragioni?

«I democristiani hanno sempre detto di concepire la politica come servizio per il Paese. In realtà non facevano affatto questo, ma tra quelli che lo facevano c’era la Bindi».

Se non la Bindi?

«L’altro che non mi dispiace – vi stupirà – è l’eterno Pierferdy, Pierferdinando Casini».

Altro ex dc. Un uomo molto di sistema, per i suoi standard

«È vero, ma è un moderato autentico – non come quell’altro – e ha una bella presenza. Una cosa che conta, perché ritrovarsi uno come Renato Brunetta».

Sorvoliamo, se no ci accusano di body shaming. Abbiamo menzionato il sistema: il Movimento 5 stelle ne è stato l’utile idiota?

«Cito il Divo Giulio Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”. Purtroppo, il potere logora anche chi lo conquista, inclusi i 5 stelle. Però bisogna riconoscere che, ogni volta che in Italia si presenta un movimento antipartitico, viene ostracizzato in modo violentissimo. Accadde alla Lega di Umberto Bossi, quella vera: fu trattata peggio delle Brigate rosse».

I grillini, allora, sono vittime?

«Sono stati poco capaci nel selezionare la loro classe dirigente. Si poteva capire la prima volta che entrarono in Parlamento, perché erano nuovi. La seconda volta avrebbero potuto scegliere meglio».

Di Giuseppe Conte leader, che opinione ha?

«Buona. Il Recovery fund l’ha ottenuto lui, con l’appoggio di Angela Merkel, unica statista europea. Mi pare un uomo equilibrato. Certo, i 5 stelle si sono tutti democristianizzati. Anche Luigi Di Maio. Da un lato, era inevitabile: se no, in politica, almeno in Italia, non resisti».

Il campione di resistenza è il Pd

(Risata) «Eh sì Solo che non si capisce più cos’ è. Vale la frase di Nanni Moretti: “D’Alema, dì una cosa sinistra, dì qualcosa”. Insomma, è venuta a mancare una sinistra vera, dopo il crollo del Partito socialista».

Non la stupisce sentire Pier Luigi Bersani sostenere che un non vaccinato, se gli ospedali sono sotto pressione, non va curato?

«Ovvio. Il socialismo dovrebbe essere una versione della cristiana difesa degli umiliati e offesi, degli ultimi. Una posizione del genere contrasta totalmente con questo principio. In generale, però, il socialismo non esiste più nel mondo: nei pochi posti in cui c’è, dal Brasile, alla Bolivia, gli americani provano a farlo fuori. Eppure, coniugare una ragionevole eguaglianza sociale con i diritti civili credo sia ancora l’idea più bella».

Il suo ultimo libro, Il giornalismo fatto in pezzi, tramite una collezione di sue cronache e reportage, restituisce il ritratto di una professione quasi «di strada», che oggi non esiste più. Nella sua lunga carriera, l’aveva mai visti colleghi applaudire un presidente del Consiglio che entra in una sala stampa?

«Grazie a Dio non sono mai stato un giornalista parlamentare. Indubbiamente, dello svilimento del mestiere fa parte anche questa adorazione acritica di qualunque personaggio che emerge. Quando un qualsiasi leader politico rilascia una dichiarazione, intorno ha cento microfoni. Ma basta l’Ansa! Vai da qualche altra parte a vedere qualche altra cosa! È questo il giornalismo che non c’è più».

Quello che si consuma sui luoghi in cui accadono i fatti?

«Esatto: quello praticato sul campo, in presa diretta. Adesso ci si alimenta con i social Il maestro Nino Nutrizio diceva che questo mestiere si fa “prima con i piedi, poi con la testa”. Prima guardi, ascolti, annusi, dopo dai al materiale raccolto un senso. Questo giornalismo è largamente scomparso, tranne che tra qualche inviato di esteri».

Giornalista testimone oculare, giornalista condannato a stare davanti al Pc. Quale dei due fa più comodo al potere costituito?

«Si è già dato la risposta. Il giornalismo di oggi serve al potere, non al Paese».

L’ossessione per le fake news non è un altro paravento, utile a screditare le notizie scomode?

«Sa, il giornalismo di Internet permette di dire incredibili cazzate senza verifiche. Però, se fatto bene, permette di raccontare le verità che il sistema non accetta».

Nel libro, descrive i grandi protagonisti del capitalismo italiano del Novecento. Meglio quelli, o i nostri contemporanei?

«All’epoca, un qualche umanesimo industrialista esisteva. Oggi, il cosiddetto manager non manovra nemmeno soldi suoi. Perciò è cambiato tutto. Me ne resi conto quando ero in Rizzoli: sparirono i proprietari, arrivarono i manager ed era gente che neanche ti salutava. Non c’era alcuna affezione nei confronti del dipendente».

La pandemia finirà. Vogliamo una sua profezia: come sarà l’Occidente tra dieci anni?

«Se il Novecento è stato il secolo americano, questo sarà molto probabilmente il secolo cinese. A meno che non diventi il secolo Isis».

Addirittura?

«Il modello occidentale è destinato a cadere, perché è basato sulla crescita esponenziale. Si ripeterà una situazione simile a quella che portò al crollo dell’Impero romano e diede origine al feudalesimo europeo. Con una differenza».

Quale?

«L’Impero romano, pur importante, era uno spunto nel vasto mondo di allora. Invece, nel mondo globalizzato, se crolla il sistema crolla tutto. Una volta credevo fosse una prospettiva a lunghissimo termine; adesso, alla velocità a cui viaggiamo, non dico che accadrà tra dieci anni, ma è molto più vicina di quanto pensassi».

Aiuto. Che si fa?

«Le do due consigli. Primo: insieme ad amici, compri un casale, un campo e una mucca. Secondo: si procuri un kalashnikov».Per farci cosa?«Per respingere quelli di città: quando capiranno che non possono mangiare asfalto e bere kerosene, verranno verso le campagne».

Apocalittico.

«Due gruppi di giovani del mio Movimento zero hanno già fatto questo esperimento: uno in Puglia e non è riuscito; uno ad Asti ed è riuscito».

Parla del kalashnikov?

«No, del casale in campagna. Trenta ragazzi e ragazze, che da cinque anni vivono del loro: autoproduzione e autoconsumo. Tuttavia, c’è una cosa che a loro non si può rivelare».

Che cosa?

«Non è mica sicuro che, dopo il crollo, possa esserci una rinascita. Ma non puoi dire a dei ragazzi che non ci sono speranze».

10 replies

  1. Discorsi da vecchio che vuole portare con sé, nell’ultimo viaggio, uomini e cose. Discorsi da Bartali . ” l’é tutto sbagliato, l’é tutto da rifare”. Discorsi apocalittici e senza speranza: appunto da vecchio. ( Però, la pubblicità al suo libro la gradisce).

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    • Ce lo sapremo ridire tra 4-5 anni cosa c’é di vero.

      Per adesso non vedo dove stia la verità ‘altra’ che secondo te doveva esprimere.

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  2. mah! non so che pensare di uno che millanta l’eccesso di popolazione,
    da vecchio vivente,
    guardandosi ben dal contribuire in ciò di cui straparla

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  3. Dall’: aiuto che si fa, subentra il profeta, rientrato in sè. L’ideologia, è ormai una scoria bruciata, separata .
    Oltretutto, fra le righe, ha scritto un’altra realtà che non si puo’ svelare. Non è possibile, in questo posto fatto paese come fosse un patchwork.

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  4. E’ 78 anni è ancora un bambino: troppo presto per candidarsi a PdR. Tutta la vita davanti a sè.
    Ma anche atteggiarsi a “vecchio” porta i suoi benefici. Magari ti intervistano…
    Basta “atteggiarsi” a qualcosa – cioè diventare maschera – e subito divieni qualcuno perchè ti viene attaccata una etichetta: “il vecchio”.
    E ovviamente devi dire cose da vecchio, altrimenti non funziona. Quali? Il ritorno alla vita felice dei campi, la nostalgia della comunità contadina, le “radici”… E, ovviamente, “o tempora o mores”.
    Every Man in His Humour.

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  5. Continuo a non capire l’antimodernismo di Fini, uno che ha il conto in banca, gira su mezzi di trasporto a motore, che ha scritto articoli sul PC, che ha viaggiato su aerei, che gode del servizio sanitario nazionale, ecc. Mi sembra molto facile criticare ciò che ti torna molto utile per vivere in modo dignitoso e civile.

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