E poi c’è Luigi Di Maio

E poi c’è Luigi Di Maio. Il 5Stelle che sa stare ai tavoli, quello che già parlava con tutti e figurarsi ora in tempi di voto da Colle, il grillino che non è Giuseppe Conte e non deve agitarsi per dimostrarlo: “Gli basta stare fermo e lasciare spazio agli errori altrui” come sibila un big […]

(DI LUCA DE CAROLIS – Il Fatto Quotidiano) – E poi c’è Luigi Di Maio. Il 5Stelle che sa stare ai tavoli, quello che già parlava con tutti e figurarsi ora in tempi di voto da Colle, il grillino che non è Giuseppe Conte e non deve agitarsi per dimostrarlo: “Gli basta stare fermo e lasciare spazio agli errori altrui” come sibila un big. Da Di Maio si dovrà passare per provare a evitare che i gruppi parlamentari del M5S si sfaldino sul Quirinale. Ma a lui si potrebbero avvicinare anche per cercare un’alternativa a Mario Draghi, cioè un presidente del Consiglio politico, opzione che nella maggioranza è sempre più invocata “perché se Draghi va sette anni al Quirinale non si potrà avere un tecnico anche a Palazzo Chigi” è – in sintesi – il pensiero di politici di vario ordine e peso.

Ma non di Conte, raccontano, che in queste ore ha ufficiosamente aperto al trasloco del premier al Colle. Al suo posto però preferirebbe un altro tecnico: possibilmente Daniele Franco, attuale ministro dell’Economia. “Un governo guidato da un politico potrebbe essere un grande problema” dice tutto d’un fiato una fonte contiana. Anche se resta grande la confusione sotto al cielo del M5S. Ieri, per dire, sul Piccolo il contiano doc Stefano Patuanelli ha insistito sull’esigenza di eleggere “una donna”, mantra che dal M5S ripetono da giorni anche per placare i gruppi parlamentari, timorosi che l’elezione di Draghi implichi un voto anticipato. Non a caso, in serata, i senatori si sono riuniti e in diversi hanno evocato un bis di Sergio Mattarella. Alcuni no, dritti, a Draghi. Non solo. “Abbiamo chiesto che i capigruppo partecipino alla scelta del presidente della Repubblica” trapela. In sostanza, un altro rilievo al leader del M5S (che i capigruppo, va detto, li consulta). Vista l’aria, per tenere tutto e tutti assieme servirebbe un accordo tra i partiti sul Quirinale e sul Colle, tenendo fuori dalla partita Silvio Berlusconi, il primo problema per Conte come per Enrico Letta.

Lo ha ribadito ieri il Pd, con un secco no al tavolo di tutti i leader proposto da Matteo Salvini: “Finché il centrodestra ha una posizione ufficiale attorno a Berlusconi, il dibattito resta congelato”. Ma il dibattito sì, servirebbe, perché senza un patto su un nuovo governo, portare Draghi al Quirinale diventerebbe complicato (e sarebbe la migliore delle notizie per Berlusconi). Da qui si ritorna a Di Maio, ultimamente parco di dichiarazioni e uscite pubbliche. “Ora è troppo presto, i giochi si fanno negli ultimi giorni” ripete da settimane ai tanti peones che gli chiedono lumi su Quirinale e destino del governo. Tra il ministro e Conte c’è un educato gelo. Anche se entrambi ritengono che la candidatura di Berlusconi possa far sbandare il centrodestra. Tutti e due avrebbero preferito un nome alternativo a Draghi. Ma tutti e due sanno che “lì si sta precipitando”, come conferma un big. Così Di Maio sente quelli che contano nei partiti, spesso. Osserva la partita, e gioca anche di silenzio. Sa che sta montando la spinta trasversale per un governo guidato da un politico. E sa che il suo nome è inevitabilmente sul tavolo come alternativa a Draghi, se non altro perché il M5S resta il partito di maggioranza relativa in Parlamento. “In caso bisognerebbe partire da loro, dai 5Stelle” confermano varie fonti dem. Anche se Dario Franceschini è in lizza, e Giancarlo Giorgetti è un nome da non dimenticare. Poi c’è Di Maio: ormai in confidenza con molti dei maggiorenti del Pd, forte di ottimi contatti in Forza Italia.

Conte dovrebbe comunque appoggiarlo, ovvio, e il corpaccione del M5S lo voterebbe senza sforzarsi. Certo, poi ci sono gli ostacoli, di quelli grossi: buona parte della Lega, parte del Pd, la variabile Matteo Renzi. Ma tutto è fluido, tutto si muove. E Di Maio c’è.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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20 replies

      • Non si sta mettendo il dubbio la sua capacità di arrampicatore sociale, assolutamente no.
        Anzi, gli va dato atto che ha fatto strada.
        La questione riguarda semmai i metodi usati da Di Maio, perché sono quelli a determinare la qualità delle persone.
        Se valuti i politici in funzione del successo, potresti arrivare a votare Matteo Messina Denaro se si candidasse in politica.

        Sono sicuro che sei un grillino acquisito in una seconda fase, quando Grillo ha progressivamente aumentato (anzi palesato) il suo potere nel M5S e molti orfano di B., ormai in declino, hanno trovato in G. quello “che non le manda a dire”, qualsiasi cosa significhi.

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      • Vita nei palazzi auto blindate con scorta abiti su misura sipendio da favola .Nient’altro. Nel consiglio dei ministri assieme ai ministri di Berlusconi.

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    • Cagliostro mi raccomando, a sentire nominare Gigino il ,bibitaro, per carità non farti venire un colpo ! Noi Ci preoccupa perché, anche se tu non ci credi, Noi ti vogliamo bene e ci teniamo alla tua salute; se no dopo chi ci aggiorna sulle malefatte del Gigino nostro ? Un saluto!

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    • Ma quale errore: si sono rivelati una manica di traditori. Nomi: GRILLO, a seguire Di Maio, Taverna, Toninelli, Bonafede. Gente che ha votato per il governo Draghi che ha smontato tutte le loro riforme. Patuanelli è un caso a parte. Si è inventato il superbonus 110% che ha scatenato gli appetiti dei più camorristi/mafiosi tra i costruttori, a danno dell’Erario. Facendo, pertanto, nascere i peggiori sospetti.
      Masanielli

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  1. Ciò che Dimma ancora non capisce è che nel prossimo Parlamento, sempreché Conte decida di ricandidarlo per via dei due mandati (e da qui si vedrà lo spessore etico di Conte), varrà meno del 2 di picche.
    Faccia ora tutto quello che ritiene, che fra poco più di un anno potrà scordarsi le pizze con Giorgetti, i regali dalle quadrerie personali di B., gli inviti terrazzari di Franceschini.
    Sarà già tanto se gli risponderanno al telefono.

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  2. Abbiamo il nuovo Giulio Andreotti in erba ? No, Tartufello con velleità politiche.
    Quando veniva perseguitato, per la carriola e quattro mattoni forati lasciati nel terreno di famiglia da suo padre, aveva tutta la mia solidarietà. Oggi tutta la mia disistima.

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  3. Caro De Carolis,

    chi ha il corggio di dire che il Fatto quot. e’ vicino ai 5 Stelle ? La Redazione affida a te il ruolo di commentatore ufficiale del Movimento e sei il loro peggior avversario. Racconti sistematicamente menzogne per distruggerlo.
    C’e’ chi dice che sei sotto paga Pd ; io non ci voglio credere ma i fatti sono purtroppo eloquenti.
    Per tua responsabilita’ non compreremo piu’ il vostro quotidiano

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  4. Caro De Carolis,

    chi ha il coraggio di dire che il Fatto quot. e’ fiancheggiatore dei 5 Stelle ? La redazione affida a te il ruolo di commentatore ufficiale del Movimento e tu sei il suo peggior nemico. Non ti neghi nessuna menzogna per distruggerlo.

    C’è chi dice che sei a libro paga del Pd. Io non ci credo ma a leggerti puoi risultare tale.

    Per tua responsabilità abbandonero l’acquisto del vostro quotidiano

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  5. AKA Giggino ‘a Poltrona, quello che sta con tutti pur di mantenere il sedere al caldo. Quello che voleva l’impeachment di Mattarella e ora lo propone per un secondo mandato (che ai tempi di Napolitano era inaccettabile) Lui fa bene a fare come gli pare, gli allocchi che l’hanno votato dovrebbero guardarsi allo specchio in primis perche se uno steward qualsiasi è riuscito a fotterli, beh dice tanto sulla loro intelligenza

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