La carta di Berlusconi: se vado al Colle non ci saranno elezioni

(Paola Di Caro – Corriere della Sera) – Il problema di Silvio Berlusconi non è tanto il come (al momento, non sarebbe previsto alcun format per l’annuncio), semmai il quando: il vertice del centrodestra si farà, ma non c’è una data fissata se non un vago «dopo la Befana», che può voler dire fine di questa settimana come di quella successiva, quando si terrà la direzione del Pd. Meglio sciogliere subito la riserva o aspettare le mosse altrui e non scoprirsi, come gli consigliano i suoi? Perché dubbi sulla corsa il Cavaliere non ne ha, ma bisogna avere certezze sui numeri.

Quelli necessari per essere eletto al Quirinale alla quarta votazione, con la maggioranza assoluta di 505 voti su 1.009 aventi diritto. Per questo, raccontano, da Arcore è impegnatissimo in decine di telefonate. Ai suoi capigruppo, che tengono i conti, a tutto lo stato maggiore di FI per la scelta dei delegati regionali, agli alleati, a singoli parlamentari che si presentano «spontaneamente», giurano, per offrire i propri voti. Il borsino di Arcore fa segnare ad oggi «un centinaio» di voti in più di quelli su cui sulla carta potrebbero contare le sole FI, Lega e FdI, che sarebbero 414.

Un centinaio (praticamente quasi tutto il magmatico pezzo di Parlamento fatto di centristi organici al centrodestra, microsigle o deputati e senatori che non rispondono più a nessun gruppo) che ancora non comprenderebbero l’eventuale appoggio ufficiale del gruppo di Renzi, Italia viva. Con il quale l’obiettivo di Berlusconi diventerebbe davvero concreto. D’altra parte lui è convinto che il centrodestra non lo tradirà: «Anche Salvini- ha raccontato – ha detto in privato a Enrico Letta che la Lega mi voterà, senza tentennamenti».

E la carta decisiva che il Cavaliere sta spendendo è una: sapendo che ad oggi il suo avversario più accreditato è Draghi, e sapendo che per convincere i dubbiosi va loro assicurato che non si andrà alle urne prima della scadenza naturale del 2023, sta dicendo e facendo dire dai suoi che, se Draghi fosse eletto al Quirinale, FI «uscirebbe subito dal governo».

E il voto anticipato sarebbe quindi a un passo. Realistico o no, il messaggio sta avendo il suo effetto. Non a caso anche ministri come Mariastella Gelmini ripetono che «Draghi deve rimanere dov’è» ed eleggere Berlusconi sarebbe un grande segnale «di pacificazione nazionale».

Il dado è tratto insomma, nessuno può sottrarsi in questa fase. Anche una possibile candidata alternativa del centrodestra come la presidente del Senato Casellati avrebbe assicurato in cene riservate di essere indisponibile a manovre: «Il nostro candidato è Berlusconi».

A conferma che il «piano B» di FI oggi è solo l’iniziale del piano A, ovvero Berlusconi. Ma allora, se c’è un solo candidato in campo per il centrodestra (tanto più dopo che sia la Meloni che Salvini hanno escluso una rielezione di Mattarella), e se M5S, Pd e Leu hanno dichiarato di non poter mai votare Berlusconi, perché Salvini continua a lavorare a un tavolo «con tutti i leader per cercare una condivisione»?

Lo spiegano fonti azzurre qualificate: una cosa è eleggere Berlusconi in clima di scontro, altra è arrivarci dopo aver dato a chi non lo voterà «le giuste garanzie»: magari che alla presidenza il Cavaliere sarà attorniato da uomini graditi anche a sinistra, che non ci saranno forzature sulla giustizia, che si favorirà un cammino di conciliazione, e via discorrendo… Materie delicatissime, ma ormai sul tavolo. Perché arrivare al voto al buio è pericolosissimo.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

6 replies

  1. La degenerazione del sistema italia può essere definita completata: ora un candidato PdR può fare propaganda politica.

    "Mi piace"

  2. – Sei donne in corsa per il Colle (e non c’entrano le quote rosa) –
    di S. Cannavò FQ 03.01.”22

    È vero che la candidatura di una donna al Quirinale rischia sempre di essere un modo per fare melina e distrarre l’attenzione pubblica. Ma questo non vuol dire che le donne candidabili o candidate in pectore non ci siano e che potrebbero avere un consenso inaspettato.
    Ha fatto discutere, negativamente, l’uscita pubblica di Giuseppe Conte che la scorsa settimana ha sottolineato l’importanza di avere una candidata donna e le sue dichiarazioni sono state per lo più dileggiate.
    Solo Il Foglio, però, ha dato la notizia che una candidata possibile per il M5S sarebbe la giudice costituzionale Silvana Sciarra, 73 anni, prima donna a essere eletta nel 2014 in quella carica dal Parlamento, dopo essere stata professore di Diritto del lavoro e Diritto sociale europeo. Una giurista che ha il torto di non essere conosciuta ai più. Ma è un nome autorevole, gradito ai 5Stelle e della quale il Pd dovrebbe spiegare i demeriti.

    Sul fronte del centrosinistra c’è certamente Rosy Bindi, 70 anni. L’ex ministra della Salute, tra le fondatrici del Pd e dell’Ulivo non è ma stata così in vista negli ultimi anni con interviste, interventi nei talk show. Lei stessa non ha mai negato di poter far parte di una rosa di nomi, anche se non si è mai sbilanciata. Nel Pd probabilmente ha più nemici che amici, il M5S potrebbe anche gradirla, Renzi probabilmente la impallinerebbe al primo voto. Il nome esiste, ma non ha molte chance nemmeno per una candidatura di bandiera.
    Nel Pd, infatti, come riportato dal Fatto, una ipotesi possibile di bandiera è Anna Finocchiaro, 66 anni. La più volte ministra, oggi presidente della fondazione Italiadecide (presidente onorario Luciano Violante) gode di un’ampia rete di rapporti desumibile anche dalla struttura della fondazione stessa. Nel 2015 il suo nome circolò per la possibile successione a Napolitano ma fu stoppata da Renzi anche in virtù di quelle foto che la ritraevano a fare la spesa all’Ikea aiutata dagli uomini della scorta. Dovesse affermarsi come candidata di bandiera avrebbe per lo meno un risarcimento.

    Altro nome fatto sottovoce per non danneggiarla è quello della presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, 75 anni eletta sullo scranno più alto di palazzo Madama dalla congiunturale alleanza del M5S con il centrodestra (che in cambio votò Roberto Fico alla Camera) propedeutica poi al governo giallo-verde. Casellati fa di tutto per giungere a quella posizione e anche il 1 gennaio si è lanciata nel suo messaggio di auguri, subito dopo quello di Mattarella. La sua speranza è che tramontando la candidatura di Silvio Berlusconi il Pd possa accettare la sua. Solo che a decidere sarà proprio l’ex Cavaliere.
    Messa da parte l’ipotesi di una candidatura della senatrice a vita Liiana Segre, avanzata dal fondatore del Fatto, Antonio Padellaro, oggetto di una ampia petizione popolare, ma respinta cortesemente dall’interessata in ragione dell’età, sul fronte istituzionale resta attiva la candidatura della Guardasigilli

    Marta Cartabia, 58 anni, prima donna presidente della Corte Costituzionale, è probabilmente quella più in sintonia con il metodo e il patto che ha portato Mario Draghi a palazzo Chigi. Se non fosse per un limite strutturale: la sua riforma della Giustizia non piace al M5S contro cui sembra essersi mossa fin dall’insediamento a via Arenula. I numeri per una sua eventuale elezione ci sarebbero lo stesso se il resto dei partiti decidesse di convergere su di lei, ma è pensabile che il Parlamento voti il capo dello Stato contro il parere della forza politica più consistente?

    Tra le papabili quirinalizie c’è infine un nome che circola sottovoce, forse più delle altre: la ex ministra della Giustizia del governo Monti Paola Severino.
    Di lei non si contano particolari dichiarazioni se non la smentita, nel settembre 2020, di “aver mai fatto parte di alcuna loggia” in relazione alle accuse di Piero Amara sull’ipotetica “loggia Ungheria”. Avvocata di livello, ha un portafoglio clienti di grande prestigio: Romano Prodi, la Fininvest, Francesco Gaetano Caltagirone fino all’Unione delle comunità ebraiche per il caso Priebke. La rete di relazioni l’ha portata ad assumere la funzione di Rettrice dell’Università Luiss di Roma di cui è vicepresidente. Il governo Draghi l’ha poi nominata presidente della Scuola nazionale di amministrazione, incarico che svolge a titolo gratuito.
    Ha quindi rapporti consolidati con tutto l’arco politico e nel M5S potrebbe rappresentare un vantaggio che il suo nome sia legato alla legge che impedisce di ricoprire incarichi elettivi o di governo a chi è condannato per fatti di corruzione.
    Grazie alla sua legge, per capirci, Silvio Berlusconi è decaduto da senatore. E questo ne fa una candidata che può essere invisa proprio al fondatore di Forza Italia che conferma, anche qui, una sua rinnovata centralità.

    "Mi piace"

  3. E intanto il corriere (dei piccoli) continua proporcelo (non si sa mai!) in tutte le salse,magari fingendo un propria visione critica. Chi crede ancora oggi 2022 alle parole di un pagliaccio bugiardo e disonesto fino all’inverosimile? Appunto: Il Corriere in compagnia de La Stampa, La Repubblica e i giornali di sua proprietà.In fondo in fondo ,pensandoci bene, dando per certo che nostra patria come la repubblica delle banane,starci lui a capo non sarebbe poi così incomprensibile.

    "Mi piace"

  4. Abbiamo già dimenticato i bei tempi del bunga-bunga, dei cucù alla Merkel, della condanna in via definitiva per frode fiscale, del vergognoso baciamano ai dittatori arabi, del disastroso spread a 500 e passa.
    E allora non significa avere la memoria corta, significa che abbiamo una forte tendenza all’auto-flagellazione, al masochismo, all’appiattimento comportamentale verso l’indolenza colpevole: poveri noi, ma soprattutto poveri i nostri figli a cui trasmettiamo un messaggio devastante.

    "Mi piace"