Cingolani annuncia che il suo lavoro al governo è finito, ma viene da chiedersi quando mai sia iniziato

(Luca Telese – tpi.it) – Il tecnico se ne va. Meno di un mese fa ci spiegava che avevamo bisogno di formare nuove figure professionali per cavalcare il nuovo millennio, e aggiungeva che bisognava smettere di studiare le guerre puniche a scuola. Oggi il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani annuncia che se ne vuole andare dal governo. E lo spiega con un’altra frase da antologia: «Abbiamo centrato gli obiettivi posti da Draghi prima del compimento dell’anno. Ora c’è un problema di implementazione. E questa fase non ha bisogno di uno con il mio profilo». Cult.

Dunque lui, Cingolani, ritiene di avere già compiuto la missione, impostando il lavoro. Adesso basta che arrivi qualcuno in grado di gestire “l’implementazione“ delle poderose riforme messe in campo (quali?) in materia energetica e ambientale, e tutto si risolverà da se.

Farà sicuramente discutere questa frase che il ministro ha pronunciato in un’intervista a Staffetta Quotidiana, una testata di settore specializzata sui temi dell’energia e della sostenibilità, che fra l’altro lo aveva appena incoronato uomo dell’anno. Ma nulla da fare: Cingolani spiazza, e non solo perché la sua sembra una parafrasi in lingua manageriale della celebre battuta di Gloria Swanson in “Viale del tramonto” di Billie Wilder: “Io sono ancora grande. È il cinema che è diventato piccolo per me”.

Farà discutere – la frase shock del ministro – perché sembra che il discorso di fine anno di Mario Draghi abbia innescato nella sua squadra degli effetti emulativi che il presidente del Consiglio non aveva previsto. Ma che sono inevitabili. Se infatti il premier tecnico che doveva salvare il Paese, può sostenere di non essere più indispensabile “una volta impostato il lavoro”, non è normale che anche gli altri tecnici posano subire la stessa tentazione? Ecco perché non è casuale che il ragionamento con cui Cingolani ha dichiarato compiuta la sua missione ed esaurito somigli così tanto a quello di Draghi.

Tuttavia, nel caso del ministro della Transizione ecologica è anche lecito chiedersi quale sia il lavoro così felicemente impostato “da implementare”. Le bollette, dopo i picchi di questa estate, hanno sfiorato qualsiasi record, senza che nessuno nel suo ministero abbia mostrato capacità previsionale o di intervento tempestivo.

L’Italia è costretta a considerare la riattivazione delle centrali a carbone. L’esplosione del costo dell’energia sta terremotando l’industria. Di quali mirabolanti risultati parla il ministro? Forse, di fronte a queste obiettive difficoltà, il fisico-manager arruolato da Leonardo un po’ rimpiange i bei tempi in cui faceva il dirigente di azienda (con retribuzioni di mercato, non certo i 4mila euro al mese da ministro) e non aveva il fiato dell’opinione pubblica sul collo. Così, dopo le parole di Draghi sul «mandato realizzato» e sul governo che «può andare avanti chiunque lo guidi» anche lui si sarà fatto i suoi conti.

Secondo Cingolani, i compiti assegnati dal presidente del Consiglio erano sostanzialmente tre, e nell’intervista a Staffetta lì riassume così: «Scrivere il Pnrr, o almeno contribuire pesantemente visto che la transizione ecologica è centrale per il successo del piano, per la sua approvazione, per il suo finanziamento e per la bella figura dell’Italia».

Questa missione, spiega il ministro, «credo sia andata bene. So come scrivere un programma tecnico e ho un’esperienza manageriale che mi è stata molto utile». Poi il secondo obiettivo: costruire una nuova struttura ministeriale. Anche in questo caso, assicura Cingolani «la capacità organizzativa e manageriale è stata utile. Quando sono arrivato il ministero aveva un bilancio annuale di 1,2-1,3 miliardi, quasi tutte spese fisse. Oggi, e per i prossimi 5 anni, il bilancio è da 16-17 miliardi. Siamo diventati più simili a una società quotata».

Terzo bersaglio raggiunto: le semplificazioni. «Abbiamo fatto tutto da febbraio a dicembre», osserva, «si poteva essere più veloci, ma come risultato non è male». Non c’è bisogno di fare i modesti. Perché subito dopo, nell’intervista, Cingolani ci ricorda sommessamente di aver portato a casa il G20 («un successo globale che ci è stato riconosciuto in tutto il mondo») e la Cop26. Un vero e proprio miracolo. E dire che non c’è ne eravamo accorti.

Forse il ministro, nel tratteggiare il suo idilliaco bilancio, non ha prestato attenzione a quello che, proprio ieri, spiegavano in un appello disperato la principali associazioni imprenditoriali italiane: “Stiamo fronteggiando il più drammatico aumento dei costi delle commodity energetiche della storia”, denunciano le associazioni. E subito dopo chiedono: “Serve un intervento urgente del governo”.

Nel fare questo le imprese ricordano alcuni numeri che danno il senso della tempesta tariffaria in atto: “Il costo dell’elettricità sul mercato è salito del 280% dal gennaio 2021 e del 650% dal gennaio 2020, mentre il costo del gas naturale ha toccato solo una settimana fa il suo record storico, con una corsa del 670% negli ultimi dodici mesi”.

Il fatto che nell’ultima settimana il prezzo del gas sul mercato europeo sia sceso di oltre il 40% non tranquillizza gli imprenditori, “perché gli analisti prevedono un ritorno a livelli più vicini alla fase pre-covid solo a inizio del 2023”. Non è un caso che l’allarme sia stato lanciato ieri: fra due giorni verranno annunciate le nuove tariffe di luce e gas da parte dell’Authority per il primo trimestre dell’anno, dove si prevedono aumenti tra il 40 e il 50% solo in minima parte “sterilizzati” dai 3,8 miliardi già stanziati dal governo.

Le imprese manifatturiere sostengono che gli aiuti sono stati, per ora, rivolti soprattutto «agli utenti domestici, mentre ora occorrono interventi immediati per le imprese, per mitigare gli effetti devastanti del costo impazzito del gas naturale”. A firmare l’appello ieri, erano un gruppo di imprenditori autoconvocati, che si sono sono dati apputtamento, simbolicamente presso la fonderia di Torbole, in provincia di Brescia. Tra i sottoscrittori c’erano i rappresentanti di Anfia (filiera dell’industria automobilistica), di Assocarta, di Confidustria ceramica, di Assovetro e Assomet (metalli non ferrosi), oltre ad Assofond, padrona di casa.

Un conglomerato di imprese che oggi dà lavoro a 350mila persone, il doppio con l’indotto, per 88 miliardi di valore aggiunto e 55% di export. E l’ultimo paradosso è questo: si tratta di aziende che sono tutte in piena produzione, proprio quelle che stanno trainando il rilancio del nostro prodotto interno lordo.

Ma evidentemente, dopo i grandi successi del ministro manager, per risolvere problemini di questa portata, dopotutto, può bastare solo un buon “implementatore”.

18 replies

  1. Se ne va quando gli pare, fa quello che gli pare e dice quello che gli pare, non e’ sottoposto allo scrutinio di nessuno a parte la stampa.

    Proprio un bel mestiere ben pagato. Voglia di .357 SIG, ma per Beppe Grillo.

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  2. Telese chiami Grillo, ci penserà lui a spiegargli il valore di Cingolani.
    Che culo che abbiamo avuto ad averlo come ministro!

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  3. Dunque tirando le somme dopo solo circa 12 mesi di C. ministro:
    – carburante da 1.3 a 1.7 euro al litro.
    – costo energia elettrica +280% annuo
    (fonte articolo)
    – costo metano + 670% in un anno(fonte
    articolo)
    – nuovi incentivi a fotovoltaico eolico idrico
    geotermia non pervenuti. In compenso si è
    tornati a parlare di nucleare.
    – Bonifiche aree contaminate (terre dei
    fuochi del Sud e del Nord) non pervenute
    – Proroga trivellazioni.
    – Sbeffeggio e ridicolizzazione dei giovani
    ambientalisti.
    Visti i brillanti risultati ci è andata bene se ritiene terminato il suo compito dopo solo un anno , un altro anno così non credo lo reggeremmo.

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  4. hahahhaha…se ne vanno tutti.
    Lavoro finito :Conticidio fatto!
    Il Drago ha finito può andare al Quirinale.
    Chiunque arrivi trova tutto già a posto!
    Azz, ma il malloppo è sparito… chi è stato a farlo sparire!
    Brunetta pure sparito.
    Mattarella se ne va ,,,,
    Cartabia ha messo i migliori al ministero…
    Insomma non c’è più nulla da fare …il disastro è stato fatto in modo perfetto!
    Bianchi ha reso le scuole inservibili,scuole pollaio,con mascherine FPP2… belllissimo il rinascimento moderno!
    A chi aspetterà raccogliere i cocci ?

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  5. Gestire autorevolmente un ministero, che si ripropone di adeguare il paese a uno standard ecologista e contrasti in modo cocreto l’effetto serra e i drammatici cambiamenti climatici, è impresa ardua che impegnerebbe per decenni centinaia di uomini dotati intellettivalmente,culturalmente e determinati nella lotta idealmente. Quindi di cosa stiamo parlando ? Di un Cingolani o di un Calenda qualsiasi abituati a reggere la coda ai loro padroni portando risultati aziendali farlocchi di cui vantarsi in sede di assemblea ? Ci vogliono persone con idee rivoluzionarie per la testa e forza di volontà ferrea per combattere contro i poteri nascosti idolatori del pil e della difesa dello status quo.

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  6. “perché sembra che il discorso di fine anno di Mario Draghi abbia innescato nella sua squadra degli effetti emulativi che il presidente del Consiglio non aveva previsto”

    Dici? Mi sembra più che previsto.

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  7. Che bella notizia!
    Speriamo non si faccia più vedere.
    Ed il fustigatore genovese che perculava tutti i politici per molto meno, neanche un mese culpa da fare per questo assurdo ministro, un raccontaballe pro fossile? Un tizio che trattava le soluzioni più progredite in campo energetico come capricci di ambientalisti chic in cerca di visibilità? Neanche un Belpietro sarebbe riuscito a superarlo il Supremo.

    Beppe in cerca di voti proponeva le smart grid e la produzione decentralizzata dell’energia, il suo ministro ci ha proposto l’opposto, col nucleare.

    È veramente una zavorra Beppe Grillo per il M5S di Conte.

    Lasciategli il “marchio”, oramai totalmente sputtanato, ci si pulirà il culo.

    Il marchio ve lo disegno io, con SketchUp, a gratis!

    Anche un cerchio con un puntino al centro potrebbe essere più seducente.

    Cacciatelo o lasciatelo!

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  8. E’ il problema dei millantati “tecnici” al governo.
    Abituati a fare e disfare a piacimento nelle Aziende, e se non va andarsene da qualche altra parte con uno stipendio maggiore, appena si accorgono del casino che c’è nella cosa pubblica dove tra l’ altro tutti ti fanno le pulci, le responsabilità sono immense , non puoi licenziare o demansionare i burocrati che nei fatti tengono in mano i Ministeri ( i Ministri cambiano ma loro restano, quindi sono quelli che “sanno”…) ed occorre mediare, mediare… si chiedono: e chi me lo fa fare?
    Insomma, lo sputtanamento è pressochè certo e sarà più difficile “vendersi” nuovamente sul “libero mercato” poi… Meglio scappare prima che sia tardi, quinbdi.

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  9. Ecco alcune perle del Governo dei migliori:
    azzerato il lavoro di Ministri, Parlamento, Magistatura e Corte dei Conti
    nessun emendamento parlamentare ma 26 decreti imposti alla fiducia e altri 34 in arrivo
    legge di bilancio presentata l’ultimo giorno per cui non ci sarà tempo nemmeno di leggerla, alla fiducia anche quella!
    trattati internazionali fantasma noti solo a Draghi
    controlli alle aziende concordati in anticipo, menzionando anche su cosa consiste il controllo
    lotta all’evasione non pervenuta
    riforma Cartabia che regala impunità = prescrizione ad libitum
    bavaglio ai pm
    regali a Confindustria
    fisco a favore dei più ricchi
    regali fiscali alle multinazionali
    condoni e sanatorie
    concorsi pubblici snaturati o aboliti
    allargamento di inceneritori, trivelle e nucleare
    lavoratori trattati come stracci e abbandonati al proprio destino (vedi Whirlpool)
    consulenti eccelsi sul genere della Fornero
    stipendi raddoppiati a sindaci e assessori
    regali (incostituzionali) alle scuole private
    sblocco dei licenziamenti
    rimando di due anni del taglio dei finanziamenti pubblici ai media
    6 miliardi tagliati alla sanità ma aumentata la spesa in armi
    aumento delle bollette e dunque del carovita e danno dei consumatori e delle competitività delle aziende
    zero investimenti nella sanità territoriale già falcidiata dai precedenti tagli
    zero investimenti per ambiente, scuola e trasporti pubblici
    zero lavoro a casa per i dipendenti della PA
    regali a stabilimenti balneari e lobby varie
    prossima privatizzazione dell’acqua
    M5S tagliato fuori dalla RAI per imporre il pensiero unico
    gestione della pandemia passata dalla tolleranza per i caroselli della partite degli europei al divieto di manifestare anche di uno solo (vd Puzzer con foglio di via per un anno) con stato di emergenza perenne, tanto che il Washington Post parla di situazione inedita per una “democrazia occidentale”
    aumento della censura sui social. E’ vietato anche ridere, come in Corea. Chi dissente è sospeso,
    eliminazione del cashback e zero controlli sull’evasione fiscale
    Poi si sono inventati il supergreenpass ma i contagi continuano a salire nonostante i non vaccinati siano tagliati fuori dalla vita sociale.
    Un successone sto nonno Draghi…!!

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  10. Mi pare che ormai da tempo ci sia un robusto “adeguamento” della Costituzione senza bisogno di referendum.
    Che, come si sa, non portano bene, quindi si bypassano nei fatti… E siamo tutti contenti.

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