L’Europa ci stanga sulla casa

(Andrea Bassi – il Messaggero) – Mettere fuorilegge la classe energetica G in Italia, significherebbe bloccare la vendita e l’affitto di 16 milioni di immobili. Le prime simulazioni sull’impatto della nuova direttiva europea sull’efficientamento degli immobili sono pesantissime. In base alle stime dell’Enea, per migliorare il livello di emissioni degli immobili italiani servirebbero 12 miliardi all’anno per i prossimi 10 anni. Centoventi miliardi in tutto.

Ma questa mole di investimenti potrebbe non essere sufficiente a raggiungere in Italia gli standard che l’Europa vorrebbe richiedere agli Stati membri. La bozza di direttiva anticipata ieri da Il Messaggero, prevede che dal 2027 lo standard minimo energetico degli edifici sia «E». Dal 2030 poi, dovrebbe passare a «D», e dal 2033 a «C».

La sanzione prevista per chi non rispetta questi requisiti, sarebbe il divieto di vendita e di affitto degli immobili. Un divieto contro il quale si sono subito schierate le associazioni dei consumatori. Per il presidente del Codacons Carlo Rienzi si tratta di «una idea ridicola, che non potrebbe essere applicata in Italia». L’Unione nazionale consumatori si è detta pronta «alle barricate» contro la proposta europea. Paolo Borchia, europarlamentare della Lega ha parlato di una «ennesima eurofollia».

IL SILENZIO

Il governo italiano per adesso tace. Ma le diplomazie sono già al lavoro per provare a modificare la direttiva europea prima che venga pubblicata (si veda altro articolo a pagina 3). Tutti sono comunque d’accordo che una norma che introducesse un divieto di vendita o di affitto sarebbe difficilmente attuabile in Italia.

Secondo i dati dell’Agenzia delle entrate, nel Paese ci sono quasi 58 milioni di immobili residenziali. Quasi 20 milioni sono abitazioni principali, 6 milioni sono a disposizione, ossia ne locati e neppure abitati. Altri 6 milioni sono quelli dati in affitto. Se si escludono le pertinenze, il totale degli immobili è di circa 45 milioni.

Ma quanti di questi sarebbero fuorilegge con la nuova direttiva europea? L’Enea raccoglie i dati delle Ape, le attestazioni di prestazione energetica, all’interno di una banca dati che si chiama Siape, Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica. Il quadro non è però completo, perché per adesso nella banca dati ci sono all’incirca 2 milioni di Ape. Ma si tratta certamente di un’indicazione a campione importante.

Secondo i dati dell’Enea il 35 per cento delle abitazioni sono il classe G. Un dato, spiegano dall’ente, probabilmente sottostimato, visto che chi comunica l’Ape lo fa in occasione di una ristrutturazione, di una vendita o di una locazione. Ma se anche fosse questa la percentuale, significherebbe che 16 dei 45 milioni di immobili censiti dal Fisco, escluse le pertinenze, non rispetterebbero i requisiti minimi della Ue per la vendita o l’affitto.

Nel suo rapporto annuale sull’efficienza energetica, l’Enea effettua una serie di stime dei costi di riqualificazione del patrimonio. Costi che da qui al 2030 oscillano dai 9 ai 12 miliardi l’anno a seconda del tipo di ristrutturazione. Comunque, spiega l’Enea, in Italia solo lo 0,03 per cento degli immobili è a emissione nette vicine allo zero come richiesto dalla Ue.

In Italia il patrimonio immobiliare, soprattutto nei centri storici, è soggetto a molti vincoli. Inoltre anche ristrutturazioni profonde potrebbero non essere sufficienti ai salti di classe richiesti. E, infine, non va sottovalutata la difficoltà nei condomini di decidere lavori complessi e costosi. Problemi che rendono inattuabili le draconiane misure europee.

7 replies

    • X Guido:

      non mi fiderei di BUTAC, al posto tuo.

      Il combinato disposto è presto detto:

      1- vietano il Natale

      2-dicono che il vino è cancerogeno

      3-volevano far rottamare (qui in Italia) le auto fino a euro 3

      4-degradano le abitazioni come se fossero rottami da distruggere.

      E non venitemi a dire caxxate che non è vero, di recente ho visto demolire edifici in nome della ‘ristrutturazione’, come se fosse Antani.

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  1. Infatti.

    Letto l’articolo del vaccaro bufalaro, ecco quel che dice in fondo:

    ”’Anche quando l’UE introdusse le direttive che hanno portato all’obbligo delle valvole contacalorie nei condomini con il riscaldamento centralizzato, gli stessi che oggi gridano allo scandalo per questa nuova bozza si lamentarono, sostenendo che fosse un’imposizione vergognosa.

    Sono il responsabile per la suddivisione delle quote riscaldamento del condominio in cui vivo, e so che da quando tutti abbiamo i contacalorie stiamo risparmiando mediamente fino a un 30% di spesa rispetto a prima.

    Vedere le prese di posizione – contro un documento che probabilmente non hanno nemmeno letto – da parte di associazioni come Confedilizia e Codacons è deprimente. Specie in quanto di Confedilizia ricevo regolarmente le pubblicazioni, che sono sempre più politica e meno utilità per il piccolo proprietario immobiliare come sarei io.

    Non credo sia necessario aggiungere altro, chiunque voglia farsi un’idea della bozza ancora da presentare può leggerla qui sopra. Noi di BUTAC, perlomeno, a differenza dei giornalisti pagati per informare il lettore, lo sforzo di leggerla e linkarvela l’abbiamo fatto. Sarebbe bello sentire come mai tanti giornalisti italiani se ne siano bellamente infischiati.”’

    In sostanza, questi cialtroni cercano di negare una cosa, poi quando l’hanno letta e hanno dovuto ammettere che E’ in discussione, dicono che è cosa buona e giusta e accusano gli altri di non avere letto la ‘bozza’. Incredibbbbbile.

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  2. Ma siccome noi italiani siamo tutti brava gente, vedrete che come per magia tutti gli APE andranno in classe E, con grande scorno dell’Europa

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  3. “Sono il responsabile per la suddivisione delle quote riscaldamento del condominio in cui vivo”

    Nel senso che tua moglia t’ha chiuso nello sgabuzzino?

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