La Cartabia rivaluta Bonafede

(Gaetano Pedullà – lanotiziagiornale.it) – Chi si è messo le mani ai capelli per gli applausi a Mattarella alla Scala proprio mentre da presidente del Csm faceva lo spettatore muto all’ennesima porta girevole tra politica e magistratura, ieri gli stessi capelli se li è proprio scippati dalla testa.

Alla festa di Fratelli d’Italia, la ministra della Giustizia dei “migliori”, Marta Cartabia, ha promesso che non ci sarà mai più un caso Maresca, cioè il magistrato che per mezza giornata farà il giudice a Campobasso e per l’altra metà il consigliere comunale a Napoli, dove era il candidato sindaco del Centrodestra, e per quanto dica il contrario è considerato da tutti il leader dell’opposizione.

Sfidando il senso del ridicolo, la Guardasigilli ha fatto finta di dimenticare che è stata proprio lei a cambiare i connotati alla Riforma della Giustizia Bonafede, dove il conflitto d’interessi anche tra le stesse toghe e le correnti politicizzate era raso al suolo da limiti precisi, fino ad arrivare al sorteggio per selezionare i componenti dell’organo di autogoverno della magistratura.

Ora la povera Cartabia, che piace tanto alla gente che piace, e che a furia di essere strombazzata dai giornaloni è entrata nella short list del Quirinabili, annuncia che chiederà alle forze politiche di impedire nuove sovrapposizioni tra poteri dello Stato, e un sistema elettorale diverso per il Csm.

Meglio tardi che mai, sempre che gli stessi partiti che hanno candidato da Maresca (Lega) a Emiliano e Ferri (Pd), e tutti gli altri togati, accettino di buon grado di mollare la loro presa su Procure e tribunali. E a quel punto strapparsi i capelli toccherà alla Cartabia.

9 replies

  1. Draghi&Landini, lo spiraglio che ancora c’è

    (DI ANTONIO PADELLARO – Il Fatto Quotidiano) – Quando, nel febbraio scorso, Mario Draghi entrò a Palazzo Chigi aveva un timore tra i tanti: che il Paese già prostrato dalla pandemia si sfasciasse sotto i colpi di una crisi economica devastante.
    Il “buon rapporto” con Maurizio Landini di cui parlano i giornali furono in realtà i colloqui riservati tra il premier e il segretario della Cgil. Tema: come garantire un minimo di coesione sociale, altrimenti qui viene giù tutto. E quindi, ognuno faccia la sua parte e manteniamo un filo diretto e riservato tra di noi.
    Quando ci fu l’assalto fascista alla Cgil, Draghi che abbraccia Landini nella sede devastata del sindacato resta l’immagine icastica dello stretto rapporto tra i due: personale oltre che politico. In quelle ore fu Palazzo Chigi a sollecitare la più ampia solidarietà nei confronti della Confederazione rossa (Giorgia Meloni compresa).
    Quando Landini definisce inaccettabile che ai lavoratori e ai pensionati che versano oltre il 90% dell’Irpef la riforma fiscale contenuta nella legge di Bilancio tagli solo le briciole, pone un sacrosanto problema di equità. Inevitabile per chi ha la rappresentanza di milioni di persone. E in forza di ciò costretto, se inascoltato, all’annuncio dello sciopero generale.
    Quando, sempre i giornali, scrivono che Draghi davanti alla protesta del 16 settembre si è “innervosito”, quasi fosse stato colto di sorpresa, sbagliano espressione poiché Draghi sapeva che da Corso d’Italia sarebbe arrivato al governo un brusco segnale (e forse ne aveva calcolato costi e benefici).
    Infatti, quando Landini sostiene che sono i partiti ad aver bloccato la proposta del presidente del Consiglio di escludere per un anno dal beneficio fiscale i redditi oltre i 75mila euro, difende certamente Draghi. Ma, nello stesso tempo, gli chiede di non essere succube della destra salviniana e berlusconiana.
    Per questo, quando Landini dichiara di essere “disponibile a un dialogo prima di scendere in piazza ma servono cambiamenti”, lascia aperto più di uno spiraglio. A patto che, in Parlamento, alla legge di Bilancio vengano apportate le migliorie richieste in direzione equità.
    E che, dunque, Cgil e Uil possano annunciare un successo della linea della fermezza. Anche perché (chissà pensa Landini) se Draghi è un amico consentirà a Cgil e Uil (con la Cisl alla finestra) di fermarsi in tempo prima che uno sciopero dagli esiti imprevedibili produca danni vistosi al Paese e al sindacato tutto. Anche questa si chiama coesione sociale.

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  2. La Cartabia cerca possibili voti 5stelle per CL? Protetta dallo storytelling “finalmente una donna PdR o PdC”, tutto è possibile.
    Il politicamente corretto serve a questo. E da molti 5stelle orrmai abbiamo compreso che possiamo aspettarci di tutto. Purtroppo…

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    • Purtroppo, sono le distorsioni create da questo mito delle quote rosa, in forza del quale rischiamo dì trovarci al Colle la nana Pasionaria berlusconiana o la grande redentrice dei colletti bianchi corrotti . Insieme all’incubo del delinquente o di uno spregevole dinosauro politicante, tipo Amato o Casini, il panorama è nero, altro che rosa. Meglio Draghi

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  3. “Ora la povera Cartabia, che piace tanto alla gente che piace,”
    Si vede che io non piaccio proprio a nessuno, perché la Cartabia non mi è mai piaciuta! Nemmeno un secondo, nemmeno la prima volta che si fece il suo nome o quando si lodava la sua femminile presidenza della Corte Costituzionale. Anzi, mi piace così poco che ho un Brunello di Montalcino riserva 1997 da aprirsi quando scomparirà dalla scena pubblica italiana!

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    • CONDIVIDO in toto il tuo pensiero.
      Non ho mai capito quali pregi o meriti abbiano a questa donna rinsecchita consentito la carriera sfolgorante che ha vissuto e che continua a vivere visto che qualcuno la vedrebbe benissimo anche al Quirinale. Ormai ho smesso di sperare e aspetto di sapere come finirà quasi con indifferenza. Mi auguro che un giorno si arrivi a votare direttamente per il Presidente della Repubblica, così come avviene per i referendum. Ciao.

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      • Non si eleggerebbe la Signora, ma CL. Tra papa Francesco think tank dell’ intero Parlamento onnipresente come prima notizia di ogni TG, la pandemia gestita da “luminari” in forza al Vaticano e politici e giornaliste del servizio pubblico col rosario al collo, la teocrazia nei fatti servita.

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