È ora di finirla con gli anglicismi

(Francesco Erspamer) – Ma perché all’italianissima Scala per la prima di un’opera dell’italianissimo Verdi, il presidente della Repubblica italiana sarebbe stato accolto, secondo i titoli unanimi del «Corriere», del «Fatto», della «Repubblica» e di altri quotidiani, da una «standing ovation»? Cos’è che rende i giornalisti così pateticamente provinciali da dovere a ogni occasione ricorrere ad anglicismi spesso fraintesi, come il «green pass» che negli Stati Uniti scambiano per una forma di certificazione ambientalista? Immagino che se avessero scritto «ovazione» si sarebbero sentiti poco alla moda (scusate: poco cool), come chi per le vacanze restasse in patria invece di recarsi in località esotiche o addirittura fosse orgoglioso della propria cultura invece di scimmiottare malamente quelle altrui in una gara a chi è più internazionale. Già un secolo fa Gramsci accusò gli intellettuali italiani di ricorrere al cosmopolitismo per esentarsi dalle loro responsabilità nazionali e popolari, ossia per mascherare il loro servilismo e un’imbarazzante mancanza di idee e soprattutto di coraggio. Negli ultimi anni la patologia si è aggravata. È ora di finirla: il popolo italiano è migliore dei mediocri personaggi che, consapevoli di esserlo, vendendosi alle multinazionali hanno ottenuto i mezzi (i media) per dargli voce; una voce straniera, però, e anche quando italiana in contrasto con i reali interessi del paese. Purtroppo però l’immenso patrimonio culturale e sociale che abbiamo ereditato dalle precedenti generazioni e che finora ci ha salvati non durerà a lungo in queste desolanti condizioni di negligenza: o siamo capaci di un nuovo Risorgimento o diventeremo a tutti gli effetti e rapidamente una colonia e una brutta copia della peggiore America, che peraltro a me pare tale ma piace ai numerosi profeti del liberismo, del consumismo e della deregulation (inclusa quella della grammatica e del lessico).

8 replies

  1. Purtroppo , e mi spiace dirlo , niente è cambiato, nell’atteggiamento degli intellettuali

    italiani , dai tempi di Gramsci.

    Gianni

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  2. Ma la Casta affonda le sue radici
    nel vecchio Barocco,
    e ai sudditi italiani piace moltissimamenteassai
    assistere alla felicità di lor Signur!

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  3. Ho detto a mio nonno che deve recarsi presso l’hub per il vaccino; che se i contagio del virus cresce rischiamo un nuovo lockdown; che il lavoro è regolato dal job act. Mi ha guardato smarrito…

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  4. Veramente se ne parla a pagina 12 (senza alcun richiamo in prima) e si parla di lunghissimo applauso e qualcuno che grida “bis bis” che mi pare sia latino. Dove lo hai visto il titolone in inglese sul FQ?

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  5. E che dire della scomparsa della “i lunga” in favore del più simpatico “gei”? Della parola “junior” – latina – diventata improvvisamente” giunior”? Della parola, sempre latina, “plus”, diventata “plas”, all’inglese?
    Povera lingua italiana…

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    • Per chi non lo sapesse, le lingue ‘vive’ sono soggette a mutazioni.

      Per chi fosse interessato, ci sarebbe da dire che ogni mese 2 lingue scompaiono totalmente dal pianeta. Bella la globalizzazione, no?

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