Restituzioni M5S, rischio class action degli ex: fondo da 50-150mila euro per tutelarsi

(di Antonio Atte – adnkronos.com) – Ancora una volta, è una questione di soldi. L’ennesima svolta M5S passa per un voto degli iscritti, che oggi e domani sono chiamati a decidere se il Movimento 5 Stelle dovrà o meno iscriversi al registro dei partiti per ottenere i fondi del 2×1000, facendo così cadere uno degli ultimi tabu, ovvero il rifiuto netto e categorico di qualsiasi forma di finanziamento pubblico. Ma la base pentastellata dovrà anche selezionare i progetti ai quali destinare 4 milioni di euro frutto delle “restituzioni” dei parlamentari: altri 3 milioni e mezzo di euro, ha spiegato il leader Giuseppe Conte in un post su Facebook, andranno invece a progetti di “portata territoriale” da scegliere con una nuova votazione. Ed è proprio il tema delle restituzioni, raccontano, a creare fermento all’interno del Movimento 5 Stelle.

I vertici si starebbero preparando all’ipotesi di una class action da parte degli espulsi per riottenere i soldi versati negli ultimi tre anni sul conto del Comitato rendicontazioni e rimborsi del M5S, la ‘cassaforte’ creata nel 2018 dal Movimento per gestire e monitorare le restituzioni dei parlamentari e che a breve – una volta selezionati gli ultimi progetti benefici – sarà definitivamente liquidata. Uno scenario per ora non all’orizzonte, ma dal quale ci si vuole tutelare. Ed è per questa ragione che – spiegano fonti vicine ai vertici del Movimento – nel Comitato restituzioni sarebbe stata individuata una “quota precauzionale” compresa tra i 50 e i 150mila euro per fronteggiare le eventuali spese legali. Una previsione ottimistica, se si tiene conto dell’unico precedente: come ricorda ‘La Repubblica’, l’anno scorso solo due consiglieri regionali in Liguria riebbero indietro circa 50mila euro donati grazie a un accordo.

Al momento, stando a quanto viene riferito, sarebbero pochi i parlamentari espulsi ad aver presentato formalmente ricorso (si parla di tre eletti). L’auspicio è che la ‘palla di neve’ non diventi una valanga rotolando dalla montagna. “Nella quota precauzionale”, sottolineano le stesse fonti, “rientrano anche i costi tecnici per la futura chiusura del conto, spese notarili, bancarie. E’ normale che una quota venga ‘congelata’ a scopo cautelativo anche perché i membri del Comitato – il presidente e i due capigruppo – hanno una responsabilità personale e non possono rispondere del loro patrimonio privato. Si tratta di una scelta di buonsenso”.

Ad ogni modo nella ‘pancia’ del Comitato non rimarrà un centesimo: “Tutto sarà restituito, come prevede l’atto costitutivo del Comitato. L’obiettivo di questo organismo sono le donazioni e se allo scioglimento dovessero restare fondi a disposizione, questi verranno devoluti al Fondo per il Microcredito”.

Intanto il voto sul 2×1000 continua ad alimentare il dibattito interno al Movimento. “Nel caso in cui prevarrà il no, non cambierà nulla”, puntualizza Conte sui social. Non dovrebbe intervenire sul tema il garante Beppe Grillo, che negli anni scorsi – quelli del Movimento di ‘lotta’ e non di governo – ha sempre manifestato la sua contrarietà allo strumento del 2×1000.

Sui social il fronte del ‘No’, da Primo Di Nicola a Danilo Toninelli, fa sentire la propria voce: “Per accedere al 2×1000 dobbiamo iscriverci al registro nazionale dei partiti e siamo obbligati a strutturarci di conseguenza. Il M5S deve evolversi, lo sappiamo tutti. Ma non è detto che lo debba fare diventando come gli altri partiti”, attacca l’ex ministro delle Infrastrutture. Ma c’è anche chi ricorda come in occasione dell’ultima assemblea congiunta, quella del 24 novembre, la stragrande maggioranza degli eletti si sia dichiarata a favore del voto sul 2×1000. Ora non resta che attendere il responso della base.