Familismo umorale

(Felice Cavallaro – il Corriere della Sera) – Inevitabili le battute sul «trono ereditario» che sta per passare di mano da marito a moglie non in una illuminata monarchia sintonizzata sulle quote rosa, ma in Sicilia, in un sindacato. Alla Uil. Al vertice della segreteria regionale dove dopo vent’anni ininterrotti di «dominio», Claudio Barone, 65 anni, un passato fra i metalmeccanici, si accinge a lasciare il comando a Luisella Lionti, 53 anni, moglie e «compagna», come si diceva una volta anche dalle parti di questo pezzo della «triplice».

Sorride alle battute Barone perché, assicura, «arrivano solo dall’esterno del sindacato», cioè da chi non conosce «la storia di Luisella», in pole position per la successione, pronta alla conferma il 7 dicembre alla convention di Catania, «ma con voto democratico affidato a 200 delegati». La «storia» sta in 11 anni di impegno da parte di Luisella come segretario organizzativo della Uil siciliana, cioè come vice del marito.

Ecco perché la famiglia Barone-Lionti, «come è accaduto in passato», considera normale il passaggio da «vice» a condottiero. E se qualcuno continua a interrogarsi sull’opportunità della gestione domestica, allora Barone spiega che se non ci fosse stata Luisella il disastro di tre dirigenze sindacali ad Agrigento, Messina e Siracusa non lo avrebbe potuto tamponare: «Succede che qualche gruppo si avviti fra pasticci e rapporti opachi, come era accaduto nelle tre province. Ma Luisella».

Piglio da dirigente di ferro, una frequentazione professionale con i magistrati di Palermo perché impiegata in tribunale, anche se in distacco sindacale, sembra che effettivamente Luisella Lionti abbia messo le cose a posto. «Da commissario straordinario», spiega il marito che anche in questo caso s’è affidato alla moglie. «L’ho inviata per rimettere tutto a posto. Adesso va tutto a gonfie vele ed è merito di chi opera nel territorio, ma lo sanno tutti che senza Luisella…».

Pronta al nuovo ruolo, lei è in campagna elettorale in vista del voto di Catania, in una mega sala dove Barone è certo della «fumata bianca»: «Se avessi percezione di una “fumata nera” non rischierei la figuraccia. Anzi, mi chiamano tutti euforici. E io a calmarli: moderate l’entusiasmo, altrimenti sembra che non vedete l’ora di liberarvi di me». Scherzano entrambi anche con i loro due ragazzi, il grande in Medicina, il piccolo in Ingegneria, destinati quindi a vite fuori sindacato.

Mentre papà Barone comunque resterà dentro, nonostante la quiescenza: «A gennaio in pensione, prima di modifiche peggiorative. Ma resto ad occuparmi dei pensionati». Incarico che la moglie non gli negherà, spera. Piccolo do ut des che non scandalizza, assicura ancora Barone, sorpreso da curiosità che, dice, «nessuno mostrò per Gino Strada». E che c’entra Emergency? «Non vorrei paragonare la Uil all’associazione umanitaria, ma appena scomparso al suo posto è subentrata la figlia». E quindi? «I rapporti di parentela non devono diventare dati ostativi». Suo sigillo all’eredità.

Categorie:Cronaca, Interno, Sindacati

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8 replies

  1. Gli italiani guadagnano meno di 30 anni fa. Cooptazioni e cariche dinastiche rimangono garanzie i ossidabili in ogni comparto dello stato, centrale o periferico. Ma gli squilibrati protestano perché “la dittatura mi impone la museruola”.
    Popolo cialtrone.

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