Chi aveva problemi s’aggrappava a Funiciello

(Giacomo Amadori e François De Tonquédec – La Verità) – Antonio Funiciello, il capo di gabinetto del premier Mario Draghi, a detta di un altro imprenditore indagato nell’inchiesta Open, avrebbe «lavorato ventre a terra» anche per il gruppo Toto. Ieri vi abbiamo raccontato i rapporti di Funiciello con Gianluca Ansalone, quarantaquattrenne di Torre del Greco, sino al 2018 responsabile dell’ufficio relazioni sterne della British American tobacco Italia.

Dalle carte dell’inchiesta Open, la cassaforte del Renzismo, emerge pure che nel 2017 Ansalone inviava gli screenshot delle sue chat con Funiciello, con l’ex sottosegretario Luca Lotti, e con Nicola Centrone (ex stretto collaboratore di Lotti) al vicepresidente della Bat, Alessandro Bertolini. Lotti si sarebbe «ripetutamente adoperato in relazione a disposizioni normative di interesse per la Spa British American tobacco Italia» e in cambio avrebbe ottenuto bonifici per la Fondazione Open da parte di Bat; per questo Lotti, Ansalone e il vicepresidente della multinazionale del tabacco Giovanni Carucci sono sotto inchiesta per corruzione a Firenze.

Funiciello, al contrario, è bene precisarlo, non risulta indagato: infatti, dalle investigazioni, non risulta che abbia ottenuto utilità in cambio del suo interessamento alla soluzione dei problemi degli imprenditori indagati. Usiamo il plurale, perché, come anticipato all’inizio dell’articolo, il numero di telefono di Funiciello non sarebbe stato solo sull’agenda di Ansalone, che a lui (e ad altri) si rivolgeva fiducioso per far saltare questo o quell’emendamento sfavorevole ai signori delle sigarette.

Anche un altro imprenditore accusato di corruzione avrebbe utilizzato il canale Funiciello per provare a ottenere norme favorevoli alla propria società. Stiamo parlando dell’abruzzese Alfonso Toto, titolare con la sua famiglia di una concessione autostradale, il quale in un messaggio avverte Lotti che sta per recarsi presso la segretaria di Funiciello, in quel momento capo staff del premier Paolo Gentiloni.

 Il tema del momento è l’approvazione in commissione Bilancio di un emendamento di fine 2017 firmato dalla piddina Paola Bragantini e favorevole alla holding chietina. Un’approvazione per cui «È stato determinante il parere positivo espresso dal ministro dei Trasporti, Graziano Delrio» annotano gli investigatori. L’emendamento incrementa di 58 milioni la spesa prevista per il 2018 destinata agli interventi di ripristino e messa in sicurezza sulla tratta autostradale abruzzese A24 e A25, spostandoli dal contributo già autorizzato di circa 250 milioni per gli anni 2021-2022.

Il senatore ed ex presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso prova a prendersi i meriti: «Di’ a Polifemo di tuo padre (Carlo Toto, Ndr) che la gazza ladra di tuo cugino (il deputato Daniele Toto, Ndr) non c’entra nulla». Alfonso Toto replica: «Ne è al corrente… sa che sono stato da Funiciello e dalla Canalini (la segretaria, Ndr) che hanno lavorato ventre a terra avendo compreso la drammaticità della nostra infrastruttura abruzzese».

Scrivono gli uomini della Guardia di finanza: «L’interessamento di Maria Elena Boschi, attivata da Luciano D’Alfonso, e del capo di gabinetto del Ministero delle infrastrutture e trasporti (sic, Ndr), Antonio Funiciello, hanno contribuito all’effettiva approvazione in commissione Bilancio alla Camera dei deputati in data 17 dicembre 2017 dell’emendamento 63.12 affidato a Paola Bragantini».

Torniamo adesso ai rapporti di Funiciello con Ansalone. Ieri abbiamo cercato quest’ ultimo per chiedere delucidazioni sui suoi rapporti con Funiciello e anche per ricevere alcuni chiarimenti sul suo curriculum, visto che in una nota degli investigatori viene indicato, oltre che docente presso la Scuola ufficiali dei carabinieri, anche come percettore di «redditi dalla Presidenza del Consiglio dei ministri (Dipartimento informazioni per la sicurezza)», ovvero l’ufficio di coordinamento dei nostri servizi segreti. Una notizia che regala un’atmosfera da spy-story a tutta la vicenda.

Un vecchio articolo di Dagospia indicava Ansalone come «ex di Finmeccanica» ed «esperto di intelligence», tanto da aver fatto il collaboratore del Copasir ai tempi di Massimo D’Alema. Autore di articoli su temi militari, nel 2013, trentaseienne, sarebbe stato dirottato al Quirinale con l’incarico di «consulente per l’analisi internazionale e la sicurezza». Successivamente sarebbe diventato un esperto di tabacco ed emendamenti.

Ansalone non ha risposto alle nostre domande sul suo legame con Lotti e Funiciello, ma ha precisato di non essere a libro paga dei servizi: «Non percepisco alcun reddito dal Dis. Nel lontano passato sporadici emolumenti per occasionali docenze in geopolitica presso la scuola di formazione del dipartimento. Così come presso la Scuola ufficiali Carabinieri. I miei studi sono in Relazioni internazionali. Scrivo di geopolitica e strategia. Troverà i miei libri e le mie pubblicazioni online».

Quindi Funiciello avrebbe aiutato non uno 007, bensì un esperto di strategia e questioni militari. Il capo di gabinetto di Draghi compare negli atti dell’inchiesta anche per altri motivi. Prima di diventare collaboratore del governo dei migliori era stato un fedelissimo di Matteo Renzi, ai tempi del gabinetto dei Mille giorni. Nel novembre del 2013, per i tipi di Edizioni Dlm Europa, ha pubblicato il volume Un’agenda per Renzi scritto con Giorgio Tonini, Enrico Morando e Dario Perrini.

Lo stesso anno ottiene la delega «per la cultura e la comunicazione nella segretaria nazionale del Pd». La sua scheda sul sito di Palazzo Chigi ci informa che ha lavorato nell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio tra il 2014 e il 2016, gli anni in cui Renzi era al governo.

Ma è nell’infuocata campagna referendaria del 2016 che Funiciello gioca un ruolo strategico, visto che è stato lui a costituire insieme all’ex capo segreteria della Boschi, Marco Rivello, e all’ex assessora della giunta fiorentina di Renzi, Sandra Biagiotti, il «Comitato nazionale per il Sì al referendum costituzionale – Basta un sì», di cui era presidente.Gli investigatori indicano il ruolo di fondatori del comitato e di componenti del consiglio direttivo come «incarichi, da cui emerge un evidente collegamento con gli esponenti della Fondazione Open».

Un legame che, nel caso di Funiciello, è confermato dal contratto di mutuo infruttifero, sottoscritto il 9 novembre 2016 dal presidente della fondazione Alberto Bianchi e il comitato referendario, rappresentato da Funiciello. Con l’atto Bianchi concede, a titolo personale, un prestito di 200.000 euro (soldi provenienti da Toto e per cui viene contestato a Bianchi il finanziamento illecito oltre che il traffico di influenze) a sostegno della campagna «Basta un sì», da restituire entro il 31 agosto 2017.

Ma solo se nelle casse dei promotori ci sarà una cifra superiore a quella prestata. In caso di un avanzo più basso «il Comitato per il Sì sarà obbligato a restituire soltanto tale avanzo; conseguentemente, la somma residua assumerà, per il signor Alberto Bianchi, la natura di mero contributo/erogazione liberale».

La centralità di Funiciello si intuisce anche da uno scambio di mail in cui Bianchi fa sapere a Lorenzo Anichini, tesoriere del comitato (e, tra l’altro, membro del collegio sindacale di Bat) che «Matteo vuole denunciare i Cobas Ataf che hanno appiccicato sugli autobus un No sopra il Sì della propaganda regolarmente pagata».

Anichini comunica che «la denuncia la può firmare solo Funiciello che ha la legale rappresentanza del Comitato». Il nome di Funiciello compare anche nei bilanci di Open per alcuni rimborsi. Per esempio vengono messi a pie’ di lista 124 euro per una camera d’hotel in cui non è si è presentato. Il 2 maggio la segretaria particolare di Lotti, Eleonora Chierichetti, chiede al presidente di Open Bianchi e alla sua assistente di prenotare un biglietto del treno per Funiciello al seguito di Lotti. Inoltra anche il rimborso di una notte allo Starhotel di Napoli per i due.

Il 18 maggio la donna allega la prenotazione per tre camere doppie uso singola all’Airhotel di Linate, situato a 500 metri dall’aeroporto. Nel 2016 Funiciello era in forza all’ufficio stampa della Presidenza del consiglio e il Comitato per il Sì al referendum è stato fondato il 20 maggio, dopo lo scambio di mail sulle prenotazioni. Per quale motivo la fondazione Open pagava le spese di viaggio di un funzionario di Palazzo Chigi che accompagnava un sottosegretario alla Presidenza del Consiglio? Forse qualcuno lo considerava un membro ad honorem della famosa corrente renziana del Pd che, secondo gli inquirenti, veniva finanziata da Open.

10 replies

  1. Articolo di dedica a Funiciello di Marco Travaglio del 16 febbraio.

    Cafone il Censore

    La stima che nutriamo per Draghi ci fa escludere che sia stato lui a scegliersi come capo di gabinetto Antonio Funiciello. Basta scorrere le biografie dei due per escludere che si siano mai incontrati neppure per sbaglio, in treno, in aereo, in ascensore. Né, nel Governo dei Migliori, possono esser bastati gli slurpissimi tweet del Funiciello all’avvento di Draghi: “DRAGONS. L’alba dei Nuovi Cavalieri”, “Poi parve a me che la terra s’aprisse tr’ambo le ruote, e vidi uscirne un #drago…” (Dante, Purgatorio), o i sobri retweet “Da pochi giorni Città della Pieve sembra Versailles” e “Grazie Presidente! #Mattarella” (by Gentiloni). No, qualcuno deve aver tirato un pacco a SuperMario, approfittando della confusione generale. Nato a Piedimonte Matese (Caserta) 45 anni fa, il nostro eroe è laureato in Filosofia e giornalista pubblicista, il che gli fa credere di essere un “intellettuale liberale”. Ha pubblicato alcuni libri all’insaputa dei più e collaborato con Riformista, Europa, Liberal (tutti falliti) e poi col Foglio e l’Espresso (auguri ai colleghi). Blairiano e clintoniano fuori tempo massimo e all’insaputa di Blair e Clinton, è un patito degli States, soprattutto del Texas, che sta a lui come il Kansas City stava a Nando Mericoni. Ma la sua vera vocazione è il consigliere dei principi o presunti tali. Per 10 anni portaborse di Morando e poi di Zanda, che sono già belle soddisfazioni, divenne veltroniano e napolitaniano, poi si avvicinò persino a Ichino e Tonini, che ne fecero il direttore di una cosa denominata “Libertà Eguale”. E aggiunsero la sua firma a un mitico “Appello per l’Agenda Monti”. Epifani lo promosse financo a “responsabile Cultura” del Pd: ma fu un attimo, poi lo riconobbero. Lui, deluso, passò al servizio dell’Innominabile, che lo elevò a direttore del comitato referendario BastaunSì e – riferivano le cronache, senza offesa – “braccio destro di Lotti”.

    Nel 2016 questo Anzaldi minore divenne l’occhiuto censore dei due-tre critici della schiforma Boschi- Verdini, “monitorando tutti i programmi tv” e presentando un “esposto all’Agcom” per disinfestare La7 dalla “persistente manifesta violazione della normativa” perpetrata invitando giornalisti del Fatto “che si sono espressi chiaramente per il No”, anziché far parlare a reti unificate il Sì. Molto liberale, ma soprattutto fine, Cafone il Censore definì Chiara Appendino in dolce stil novo “bocconiana come Sara Tommasi”. E divenne capostaff di Gentiloni. Ora siede alla destra di Draghi. Eppure ancora nel 2018 il peripatetico rampicante tuonava sul contro “i lacchè e piaggiatori che danneggiano le leadership e rovinano lo Stato con l’adulazione”. E lui, modestamente, lo nacque.

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  2. “Funiciello, al contrario, è bene precisarlo, non risulta indagato: infatti, dalle investigazioni, non risulta che abbia ottenuto utilità in cambio del suo interessamento alla soluzione dei problemi degli imprenditori indagati.”
    Cioè, fatemi capire, DEVE aver ottenuto utilità PER SÉ, come un privato, per essere perseguibile?
    Lui non rappresentava le istituzioni? Il governo? E non avevano ottenuto volgari SOLDI da queste imprese per sostenere tale governo (rigorosamente minuscolo)?
    E le leggi, indirizzate a favore di tali imprese, erano forse di PROPRIETÀ del governo o appannaggio della comunità?
    Sono basita.

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    • Infatti. I Figli di Berlusconi hanno piazzato questa regola espressamente per fottere la magistratura: solamente i soldi suggellano il patto della frode. Tutto il resto e’ solo frustrazione per gli inquirenti e puro piacere per i Brunetta.

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    • Gentile Anail, giornalisti scrivono senza passare dall’avvocato della loro pubblicazione. I reati che coinvolgono pubblici ufficiali si configurano, per quanto mi ricordo dall’Università, con la promessa/costrizione o la dazione/ottenimento di ” denaro o altra utilità, per sé o per altri”. Chissà cosa è davvero scritto in quelle carte o cosa avrà veramente detto o fatto il personaggio.
      Un saluto

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