Una centralinista del Cuptel è stata licenziata per aver consigliato a una donna incinta di non vaccinarsi

(ansa.it) – Una centralista del Cuptel, dipendente di una cooperativa che gestisce il centro di prenotazioni per l’Usl della Romagna, è stata licenziata dopo che, durante una telefonata, ha consigliato a una donna incinta di non vaccinarsi. La donna, 51 anni, di Cattolica (Rimini) lavorava a Cesena per la cooperativa Asso. Ne dà notizia il Resto del Carlino.

Due mesi fa, una giovane donna di Faenza incinta ha chiamato il Cuptel per prenotare il vaccino ed ha espresso i propri timori alla centralinista. «Ricordo questa donna in gravidanza molto combattuta – ha raccontato la centralinista al giornale – che esprimeva il suo sfogo e le sue indecisioni sul vaccino, ed io, forse peccando di ingenuità, mi sono lasciata sfuggire le parole “io se fossi in lei non lo farei”. Ma alla fine le ho comunque prenotato la prima dose».

Il marito della giovane donna ha denunciato il caso all’Azienda Usl Romagna che lo ha segnalato alla cooperativa. Dopo le verifiche del caso la donna è stata licenziata per giusta causa. «La situazione è stata gestita dai nostri legali che hanno preso questo provvedimento – ha detto Cristina Gallinucci, presidente della cooperativa Asso – in un periodo complicato come quello vaccinale, nessuno può permettersi di dare consigli senza avere le competenze necessarie».

10 replies

  1. Le dosi sbagliate a migliaia di anziani: troppo vaccino

    (di L. Vend.- Il Fatto Quotidiano) – Meglio abbondare che scarseggiare. Lo dicevano i latini e la saggezza degli antichi ha quasi sempre ragione. Ma non quando si tratta di vaccini. Qui essere precisi è d’obbligo, si parla di dosaggi calibrati al millesimo per ottenere la giusta reazione immunitaria e ridurre al minimo il rischio di effetti avversi.
    Invece nella campagna vaccinale italiana, per due settimane a cavallo tra settembre e ottobre, i nostri anziani hanno ricevuto la quantità sbagliata di Moderna per colpa di un cortocircuito fra Aifa e Ministero della Salute: la dose intera invece della metà, come suggerito dalla stessa azienda e poi approvato da tutte le agenzie regolatorie. Lo ha scoperto Report, nel servizio sulla terza dose di Manuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale, che andrà in onda questa sera alle 21.20 su Rai3.
    Spikevax, il vaccino di Moderna, è ormai considerato il siero anti-Covid più efficace ma è anche il più “forte”, nel senso che utilizza la quantità maggiore: 100 microgrammi di mRNA, contro i 30 contenuti da Pfizer. Proprio per questo il tema del suo dosaggio è da tempo oggetto di discussione nell’eventualità di una somministrazione multipla. Non è un caso che, dove si somministra il cosiddetto “booster”, all’inizio lo si è fatto solo con Pfizer, in attesa di maggiori certezze su Moderna. Non in Italia.
    Nella smania di vaccinare e non farsi trovare impreparati da una nuova ondata, il nostro Paese ha anticipato anche le indicazioni dell’Ema, che a dire il vero ha fatto poco per mantenere una strategia comune nell’Ue, scaricando la scelta sugli Stati. Così, mentre tutto il mondo è incerto sul da farsi, l’Italia ha deciso di muoversi con prudenza in direzione della terza dose: via libera, ma per ora soltanto alle persone fragili e agli over 60. Ed è proprio in questa distinzione che si sono inceppate le istituzioni italiane.
    Il 9 settembre l’Aifa dà il suo parere favorevole alla terza dose. Indica per entrambe le categorie l’utilizzo di un vaccino mRNA, dunque sia Pfizer che Moderna, a dosaggio intero. Immunodepressi e anziani però non sono la stessa cosa. Per i primi tecnicamente si parla di “dose addizionale”, perché completa il normale ciclo vaccinale, e infatti può essere somministrata subito dopo le prime due. Per i secondi invece si chiama “booster”: un rinforzo dopo 6 mesi per ripristinare la protezione scesa nel tempo, e per questo nel caso di Moderna può avere un dosaggio minore. È stata la stessa azienda a suggerirlo e la ragione si trova nei documenti del farmaco: l’aumento degli anticorpi è praticamente identico, ma dimezzando la quantità si ottengono il doppio delle dosi. E, soprattutto, nelle ricerche “è stata osservata una tendenza verso una minore reattogenicità”. Tradotto: meno eventi avversi, meno rischi per i pazienti per un vaccino molto reattivo.
    Quando Aifa raccomanda entrambi i prodotti, scrive che “in base alle conoscenze attuali, il dosaggio raccomandato per la dose booster è uguale al dosaggio autorizzato per il ciclo primario”. Ma in realtà non è proprio così: in quel momento la questione è già nota. Il parere delle agenzie ancora non c’era, ma la richiesta di Moderna presentata a Fda e Ema per il booster “dimezzato” è datata al 3 settembre, 6 giorni prima. Aifa evidentemente non lo sa, o se ne dimentica: propone il dosaggio intero anche per gli anziani.
    Così quando il 27 settembre il Ministero della Salute avvia la campagna per il booster agli over 80, trasmette ai centri vaccinali l’ordine di somministrare Moderna in quantità errata, 100 invece dei sufficienti 50 microgrammi. Ma che qualcosa non quadra è evidente dopo pochi giorni, il 4 ottobre, quando Ema approva per il booster soltanto Pfizer. Di fatto, in Italia stiamo utilizzando sugli anziani un vaccino non raccomandato. Passa un altro po’ di tempo e al ministero corrono ai ripari: l’8 ottobre, nella circolare che estende il booster agli over 60, si specifica di utilizzare solo Pfizer.
    Ma ormai il pasticcio è fatto, e lo ha chiarito definitivamente il fatto che il richiamo di Spikevax è stato poi approvato solo a 50 microgrammi.
    In Italia per quasi due settimane gli anziani che hanno preso il booster Moderna hanno ricevuto una quantità di vaccino sbagliata. Nel migliore dei casi inutile, quindi uno spreco, nel peggiore potenzialmente dannosa. Quanti è difficile dirlo. In quei 13 giorni sono state somministrate circa 230mila terze dosi. Secondo i dati della struttura commissariale, complessivamente quelle Moderna sono in media il 15-20% del totale. Se questa proporzione fosse mantenuta anche per il booster, si tratterebbe di 30-40mila anziani.
    Dal Ministero della Salute fanno sapere di essersi attenuti alle indicazioni di Aifa. Aifa non commenta. È solo un po’ di vaccino di troppo.

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  2. Paese che vai “ad cienziati” che trovi. La figlia di una mia amica che vive ad Amsterdam ha tentato invano di farsi vaccinare per avere il green pass che le permettesse di passare il mese di Agosto in Italia con la famiglia. Nulla da fare, lassù, nessun vaccino alle donne incinte, è considerato non sicuro.
    Tutti terrapiattisti?

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