Non andrà di moda

(Giuseppe Di Maio) – E’ innegabile che io sia in guerra con i miei lettori: lo avverto da certi commenti a piè d’articolo che mi fanno dubitare dell’utilità di questo mio lavoro. Ma la mia è solo una proposta di lettura, poca roba rispetto a una proposta politica. Niente rispetto al lavoro di chi si confronta con i desideri della gente per selezionare la volontà generale: l’utile, il bene comune. Quella poveraccia di Virginia, che sì è dannata l’anima per 6/7 anni con i suoi concittadini, è stata sonoramente bocciata. La metà dei romani non è andata a votare, chi c’è andato ha votato per altri.

Lei è giovane, ha ancora fiducia nella gente; ce l’hanno ancora suo marito e la sua famiglia. Le hanno insegnato che amare Roma è un valore identitario, spirituale, che rispettare la volontà della gente è il senso della Democrazia, che fare il suo bene è il compito più alto a cui si possa aspirare. Lei crede nella rivoluzione morale a 5 stelle, nella missione di scovare il malaffare nei pubblici uffici; crede nella probità dell’amministrazione e della finanza. Confida nel fatto che lo Stato non sia una faccenda privata. Purtroppo il perno stesso della Democrazia consiste nell’inevitabile volontà collettiva. Non c’è alcun proposito che si possa allevare da soli, nessun progetto realizzabile in gruppi ristretti. Insomma, senza l’approvazione della gente i più nobili ideali non si realizzano. E non c’è altro modo che convincerla della bontà delle proprie intenzioni; oppure, ingannarla.

Considerando i quozienti intellettivi, la cultura individuale, le tradizioni locali, l’ottusità generata da un potere che non informa ma distorce, il senso della struttura sociale è sconosciuto ai più. Così gli obiettivi istintivi delle maggioranze possono severamente divergere dai “buoni propositi” dei rivoluzionari. L’onestà, quasi un passe-partout della nuova ideologia, potrebbe non essere condivisa dalla gente. Difatti, a naso, pare sia stato invece considerato un succedaneo dei requisiti fondamentali della funzione pubblica: la competenza. Una cosa che il popolo non può giudicare, ma che può essere suggerita dall’informazione del padrone. Una cosa che può agevolmente mascherare i propositi disonesti. Perciò, nel chiacchiericcio che segue le discussioni sui programmi, sulle strategie, e le capacità, sorge la convinzione già allevata dal più famoso degli illuministi, Voltaire: quando il popolo si cimenta nel ragionamento, allora, tutto è perduto. E perduti sono i sogni degli onesti. Le residue speranze radicali riempiono le piazze di Conte, ma le maggioranze italiche sono silenziose. E nemiche.

31 replies

  1. Non ho capito una cippa su cosa voglia dire l’articolista, provi a caldeggiare più chiaramente la leadership della Raggi a capo del Movimento e si veda la reazione del popolo che non ragiona. Conte ha riempito le piazze perchè è una star, si sono mossi da casa per andarlo a vedere ma non funziona, ah, persona eccezionale, dalle qualità fuori dal comune che andava benissimo come premier ma come capo del Movimento non funzionaaaaa, ah

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    • La Raggi è stata una brava e coraggiosa sindaca di Roma .Ha lottato contro tutti e tutto con onestà. Il risultato alle elezioni lo
      abbiamo visto .Fattevi una domanda del perchè ? Ah è colpa della stampa , TV ? Anche vero, ma è anche vero che la maggioranza
      che ha votato Gualtieri, Michetti , Calenda non la pensa come voi.
      “provi a caldeggiare più chiaramente la leadership della Raggi a capo del Movimento e si veda la reazione del popolo che non ragiona”
      Vuoi un’altra conferma il popolo non ragiona Roma? Mi auguro tanto che Lezzi, Morra , Di Batista, Casaleggio finalmente formalizzino
      un nuovo movimento politico , cosi sarete accontentati .“Siamo riusciti a sfogare la nostra “rabbia” contro il popolo che non ragiona”.

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  2. Spero che continui a scrivere invece , non si può mollare nella situazione disastrosa in cui stiamo vivendo. Cerchiamo le modalità migliori per coinvolgere le persone e per risvegliare l interesse per il bene comune, per gli altri.

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    • L’articolo pone il problema se la democrazia sia ancora la forma politica più adatta per il bene della società . Gran bella domanda. 30 anni fa ne ero convinto poi pian piano vengono i dubbi . In realtà ne sono ancora convinto ma bisogna aggredire e riformare tutta la struttura dei media e dei social, perché quella che stiamo vivendo non è democrazia in quanto inquinata da una informazione parziale, corrotta e deviata. Per non parlare dell’astensionismo: ormai e’ ridicolo fare un ballottaggio tra chi ha avuto il 15% ed chi il 13% sull’elettorato totale

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      • Sullo scritto di Tracia ho capito anche meno… forse mi sarò persa la querelle pregressa ma che volete dire?
        Io mi soffermo per punti su dati di fatto:
        1. Gli elettori del Movimento sono incazzati e astenuti,
        2. Conte, in cui s’è sperato, purtroppo con la melina non funziona,
        3. Raggi ha perso a Roma ma ne esce da leader possibile di un Movimento agli sgoccioli, cosa è successo? semplicemente, in modo naturale, è venuto fuori che è l’unica, anche coi suoi difetti, che potrebbe ritrovare i temi e anche lo stile movimentista e sta condensando attorno a sè una discreta capacità di leadership politica
        Tutto il resto sono solo arzigogolii e parole

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  3. Basta piangersi addosso. Errori tanti. Infinite ingenuità. Opportunismo a livello nazionale e tanto trasformismo.
    È tempo di valutazione.

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  4. Giuseppe Di Maio, scrittore, ha sempre sostenuto che il Movimento dovesse diventare un soggetto politico.
    Beh…il risultato è sotto gli occhi di tutti e lui se la prende col popolo. 🤬

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    • Giuseppe Di Maio più scrive e più mi convinco che sia parente stretto di quello che porta il cognome uguale .Purtroppo per noi la gente ha capito che quello vero è quello che festeggia con De Luca .Non parlo dell’avvocato che non è mai stato iscritto al M5Stelle.

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      • Infatti sarebbe interessante capire finalmente chi è questo Giuseppe Di Maio. Anche secondo me è il fratello ancora più scemo di quell’altro 🙂 ma lui continua a mandare imperterrito i suoi articoli a Infosannio senza mai svelare chi sia realmente. Scorretto.

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  5. Certo, sentire parlare gente come Michetti (altra sera , tutto stravaccato, che tocca condonare per fare ripartire la macchina) o Calenda , con il suo arrogante disprezzo da vero competente , o vedere il sorriso mellifluo di Gualtieri, che tutto dice e niente afferma, ti fa sorgere il dubbio del perché una Raggi sia finita quarta. Ormai le persone non riflettono più : si spinge il tasto rosso, poi quello verde, e poi ancora altro colore per sperare che qualcosa cambi

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  6. Non tutti i suoi lettori sono in guerra con lei, io sono fra coloro che apprezza i suoi articoli quindi non si arrenda e continui a scrivere per chi, in silenzio, la legge. Come si sa, “fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce”.
    Da uno studio di Tullio de Mauro, che lei conoscerà, emerge un quadro sconcertante sulla capacità di comprensione della lingua parlata e scritta del popolo italiano; il 70% con punte fino all’80% degli italiani NON “possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”. Una situazione drammatica che si può constatare anche da alcuni dei commenti sotto i suoi articoli. Quante persone riescono ad elaborare e comprendere “informazioni” distorte ad arte per orientare il pensiero della massa?
    Bisogna fare i conti con questo stato di fatto e cercare di trovare mezzi e strumenti (vecchi e nuovi) più consoni per arrivare anche lì dove sembra non vi sia più alcuna speranza.
    Ad maiora!

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    • ALTAMAREA però quando abbiamo preso il 33%,allora la gente era intelligente vero, poi in poco tempo e diventata ignorante .

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  7. Altro articolo che fa cadere le braccia.

    Non è stato il popolino a fare delle promesse elettorali, e poi a rimangiarsele sedendosi tavola con l’avversario politico.

    Non è stato il popolino a promuovere acqua pubblica, connettività gratuita, trasporti sostenibili, beni comuni, e poi fare inversione ad U.

    Non è stato il popolino a proporre la democrazia diretta e l’uno vale uno (nel senso che il mio voto vale quanto il tuo e quanto quello di De Benedetti), per arrivare ad uno statuto seicentesco, che azzera territori, attivisti, meetup e metta tutte le scelte politiche in mano ad una figura quasi papale, che si chiami Conte, Pluto o Paperino poco importa.

    Non è stato il popolino a gridare “l’onestà andrà di moda”, per poi sedersi con pregiudicati di ogni risma per contrattare le “modiche quantità” di mafia e corruzione.

    Non è stato il popolino a promettere e non risolvere (e neanche provarci) i giganteschi conflitti di interesse che ci sono in questo Paese, mediatici, bancari, infrastrutturali, politici.

    Non è stato il popolino ad espellere o cacciare chi credeva in tutto quanto sopra, ad abbandonare Virginia Raggi nell’ora più difficile, per poi correre a baciare la pantofola a Prodi, D’Alema e De Luca.

    L’unico errore del popolino è stato quello di credere in un sogno, ed ora che si è svegliato in un incubo ed è giustamente incazzato e/o sfiduciato, forse per sempre, per essere stato dolorosamente preso per il qlo, viene anche cornuto e mazziato dal Sig. Giuseppe Di Maio.

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  8. caro giuseppe,
    quale messaggio pensa abbia dato la foto che immortala il bibitaro e l’altro traditore festeggiare la “vittoria” a napoli con lo sceriffo?
    non pensi anche tu, molto semplicemente, che il tradimento abbia fatto perdere le elezioni alla meravigliosa Virginia?
    se ne faccia una ragione: il mov ha tradito milioni di elettori onesti e per questo, presto, scomparirà dall’agone politico!!!
    cari saluti giuseppe.
    senza rancore, ci mancherebbe pure!

    p.s.: non smetta di scrivere articoli. sono interessanti punti di vista utili per tenere vivo, nella parte onesta del paese, il desiderio di giustizia e democrazia. quel desiderio tradito dal bibitaro e dai suoi accoliti traditori farabutti!

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  9. Così è e così è sempre stato. La massa popolare, per sua intrinseca definizione, è stupida e ignorante e si smuove sollecitata da istinti primari che possono più o meno accomunarla oppure solo dissociandosi nelle diversità degli egoismi che ne compongono le sue fazioni. Nel primo caso il corso della storia può sfociare nelle rivoluzioni, nel secondo si tende verso le democrazie elettive. Tante vie di mezzo possono esserci certamente, ma sempre accanto al potere precedentemente costituitosi si mettono in mostra i demagoghi, coloro che sanno bene interpretare gli istinti di quella massa o di una delle sue fazioni. E se una qualsivoglia rivoluzione si farà l’affannosa ricerca di un nuovo potere porterà all’affermazione di una oligarchia rigida più o meno rappresentata da un dittatore/monarca del momento, sostitutivo del precedente monarca (capo rappresentativo dell’oligarchia al potere) assoluto o più o meno costituzionale. E prima o poi al fallimento oppure al ridimensionamento anche drastico degli obiettivi idealizzati di quella rivoluzione. La gran massa ha bisogno di un uomo carismatico in cui riconoscersi e il carisma lo decide lei seppur sempre guidata dai suoi demagoghi e i personaggi senza carisma – anche i migliori – durano poco. Quindi niente di nuovo, gentile e prezioso signor/dottor Di Maio! La democrazia illuminata è una idealizzazione realisticamente monca poiché per un verso comporta un ossimoro – massa vs esigenze individuali che fin troppo diversificatamente la compongono – per altro verso esige una compiuta maturazione di ciascun individuo appartenente a quella massa, nessuno escluso, circa i propri doveri più alti di appartenenza. I poteri forti del momento che permettono o meno questo, innanzitutto per la necessità di auto-conservarsi, possono al meglio indirizzare verso un equilibrio (o un riequilibrio nei momenti di crisi) e già il pluralismo di opinione aggregativa, la piena espressione della libertà di voto, il bilanciamento tra i poteri dello stato con le sue forme di controllo … non è che siano cosette. Certo il loro buon funzionamento esige una coscienza forte, molto forte del bene collettivo e questa dovrebbe essere diffusa al massimo, fino a trasformare la massa in comunità attiva e ben funzionale anche alla propria autonomizzata crescita partecipativa. Se ciò non accade allora la democrazia formale (quella ideale ma solo in quanto rapportata agli strumenti utili per realizzarla, da intendersi in costante chiave migliorativa) non corrisponde alla democrazia sostanziale (quella realizzata, promanante da quella ideale ma in perpetua dialettica con le limitazioni espresse dalla fattuale realtà, in cui si agisce e che contrasta fin troppo notevolmente con le previsioni della democrazia formale). La democrazia, intesa come valore di civiltà, è solo … un’astrazione in progress di evoluzione ricognitiva! Ciascuno allora può solo fare bene la sua parte ed esisteranno sempre gli “eroi della civiltà umana” – anche per nulla decretati in quanto tali dalla storia ufficiale: che usa solo quelli che politicamente le servono al momento. Così va detto a chiare lettere, proprio in chiave anti-demagogica: la democrazia/civiltà ideale è stata sempre individuata da individui solitari più o meno riconoscibili appresso in un’élite colta e carismatica e ben contrapposti ai demagoghi di quella massa oppure, ma solo al meglio, loro ispiratori nell’azione politica di lotta per il potere. Nell’azione appresso dell’esercizio politico-governativo però è tutt’altra cosa. Se in genere prevalgono di buona norma i demagoghi migliori con carisma riconosciuto dalla massa o, meglio, dalle sue fazioni vincenti, sarà però ben più difficile nella realtà dei fatti realizzare un contemperamento di interessi così variegato, specie se molto conflittuale per l’eccessiva diversità degli attori in gioco. E allora il carisma va a ramengo. La Storia umana potrebbe anche interpretarsi in tal senso: una Storia di carismi più o meno falliti rispetto una idealizzata azione di civiltà umana … Altri sono, ahimè, i fondamenti che poi caratterizzano gli equilibri socio-economico-politici di ogni civiltà storicizzata! Lette queste in chiave progressiva (progressista?), nei fatti a partire dall’Illuminismo – momento fondativo di ogni modernità politico-culturale – il principio più vilipeso e frainteso delle moderne democrazie è quello supremo dell’uguaglianza di opportunità e di posizione sociale in quanto ben adeguate al merito partecipativo. Ma proprio la massa impedisce a monte, come caotica e casuale sommatoria di egoismi individuali, questo principio declinandolo altrimenti, appunto in chiave demagogica. E invece proprio senza questo principio ideale, chiaro e ben definito tanto nei suoi obiettivi costituzionali quanto nel loro costante e diuturno perseguimento, la democrazia si trasforma in un assemblaggio fortunoso di mere ritualità. Così nel marasma che precede e consegue alla lotta politica per il potere raramente c’è spazio ai vertici per chi non esprima un suo ben caratterizzato carisma demagogico, a meno che non sia ben surrogato alle spalle dai poteri forti: dal novecento, i mezzi di informazione trasformati in mezzi di persuasione di massa. Cosa certa è dunque che una migliore e più moderna democrazia non potrà sortire se non dalla migliore disciplina democratico-partecipativa degli stessi mezzi d’informazione. Qui c’è veramente molto lavoro da fare. E chi fa anche nel Suo piccolo come Lei – mi creda – fa veramente molto. E magari – piaccia o meno immaginarselo – si troverà, in un tutt’altro mondo, associato in qualche modo a quei piccoli e grandi eroi dell’umanità che a quei valori alti ci hanno creduto! Auguri e non smetta mai di crederci (io comunque sono convinto che così sarà).

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    • @ Musicaem…..già
      Su un punto sono completamente d’accordo; che il popolo sia bue (e questo lo dico io) anche perché, come le oche, va là dove lo parà la cosiddetta “nformatia”( notitia et comunicazionis . Lei dice: ” dal novecento, imezzi di informazione trasformati in mezzi i persuasione, di massa : cosa certa è dunque che una migliore e più moderna democrazia non potrà sortire se non da una migliore disciplina democratica- partecipativa dei mezzi d”informazione ” e di persuasione,aggiungo io ! C’est out !

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  10. 67 governi in 75 anni.
    Il primo, de gasperi 2, durò 6 mesi e 19 giorni circa e cadde per una scissione.
    L’ulivo è un inno a questa porcheria, basta guardare agli invitati.

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  11. Letta chiuda il cerchio e coinvolga prodi per inaugurare una nuova stagione ulivista. Il professore verrà di sicuro, sia pur con le chiappe impallinate dai suoi.

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  12. Così è e così è sempre stato. La massa popolare, per sua intrinseca definizione, è stupida e ignorante e si smuove sollecitata da istinti primari che possono più o meno accomunarla oppure solo dissociandosi nelle diversità degli egoismi che ne compongono le sue fazioni. Nel primo caso il corso della storia può sfociare nelle rivoluzioni, nel secondo si tende verso le democrazie elettive.

    Tante vie di mezzo possono esserci certamente, ma sempre accanto al potere precedentemente costituitosi si mettono in mostra i demagoghi, coloro che sanno bene interpretare gli istinti di quella massa o di una delle sue fazioni. E se una qualsivoglia rivoluzione si farà l’affannosa ricerca di un nuovo potere porterà all’affermazione di una oligarchia rigida più o meno rappresentata da un dittatore/monarca del momento, sostitutivo del precedente monarca (capo rappresentativo dell’oligarchia al potere) assoluto o più o meno costituzionale. E prima o poi al fallimento oppure al ridimensionamento anche drastico degli obiettivi idealizzati di quella rivoluzione.

    La gran massa ha bisogno di un uomo carismatico in cui riconoscersi e il carisma lo decide lei seppur sempre guidata dai suoi demagoghi e i personaggi senza carisma – anche i migliori – durano poco. Quindi niente di nuovo, gentile e prezioso signor/dottor (…)! La democrazia illuminata è una idealizzazione realisticamente monca poiché per un verso comporta un ossimoro – massa vs esigenze individuali che fin troppo diversificatamente la compongono – per altro verso esige una compiuta maturazione di ciascun individuo appartenente a quella massa, nessuno escluso, circa i propri doveri più alti di appartenenza.

    I poteri forti del momento che permettono o meno questo, innanzitutto per la necessità di auto-conservarsi, possono al meglio indirizzare verso un equilibrio (o un riequilibrio nei momenti di crisi) e già il pluralismo di opinione aggregativa, la piena espressione della libertà di voto, il bilanciamento tra i poteri dello stato con le sue forme di controllo … non è che siano cosette. Certo il loro buon funzionamento esige una coscienza forte, molto forte del bene collettivo e questa dovrebbe essere diffusa al massimo, fino a trasformare la massa in comunità attiva e ben funzionale anche alla propria autonomizzata crescita partecipativa. Se ciò non accade allora la democrazia formale (quella ideale ma solo in quanto rapportata agli strumenti utili per realizzarla, da intendersi in costante chiave migliorativa) non corrisponde alla democrazia sostanziale (quella realizzata, promanante da quella ideale ma in perpetua dialettica con le limitazioni espresse dalla fattuale realtà, in cui si agisce e che contrasta fin troppo notevolmente con le previsioni della democrazia formale).

    La democrazia, intesa come valore di civiltà, è solo … un’astrazione in progress di evoluzione ricognitiva! Ciascuno allora può solo fare bene la sua parte ed esisteranno sempre gli “eroi della civiltà umana” – anche per nulla decretati in quanto tali dalla storia ufficiale: che usa solo quelli che politicamente le servono al momento. Così va detto a chiare lettere, proprio in chiave anti-demagogica: la democrazia/civiltà ideale è stata sempre individuata da individui solitari più o meno riconoscibili appresso in un’élite colta e carismatica e ben contrapposti ai demagoghi di quella massa oppure, ma solo al meglio, loro ispiratori nell’azione politica di lotta per il potere.

    Nell’azione appresso dell’esercizio politico-governativo però è tutt’altra cosa. Se in genere prevalgono di buona norma i demagoghi migliori con carisma riconosciuto dalla massa o, meglio, dalle sue fazioni vincenti, sarà però ben più difficile nella realtà dei fatti realizzare un contemperamento di interessi così variegato, specie se molto conflittuale per l’eccessiva diversità degli attori in gioco. E allora il carisma va a ramengo. La Storia umana potrebbe anche interpretarsi in tal senso: una Storia di carismi più o meno falliti rispetto una idealizzata azione di civiltà umana …

    Altri sono, ahimè, i fondamenti che poi caratterizzano gli equilibri socio-economico-politici di ogni civiltà storicizzata! Lette queste in chiave progressiva (progressista?), nei fatti a partire dall’Illuminismo – momento fondativo di ogni modernità politico-culturale -, il principio più vilipeso e frainteso delle moderne democrazie è quello supremo dell’uguaglianza di opportunità e di posizione sociale in quanto ben adeguate al merito partecipativo. Ma proprio la massa impedisce a monte, come caotica e casuale sommatoria di egoismi individuali, questo principio declinandolo altrimenti, appunto in chiave demagogica.

    E invece proprio senza questo principio ideale, chiaro e ben definito tanto nei suoi obiettivi costituzionali quanto nel loro costante e diuturno perseguimento, la democrazia si trasforma in un assemblaggio fortunoso di mere ritualità. Così nel marasma che precede e consegue alla lotta politica per il potere raramente c’è spazio ai vertici per chi non esprima un suo ben caratterizzato carisma demagogico, a meno che non sia ben surrogato alle spalle dai poteri forti: dal novecento, i mezzi di informazione trasformati in mezzi di persuasione di massa. Cosa certa è dunque che una migliore e più moderna democrazia non potrà sortire se non dalla migliore disciplina democratico-partecipativa degli stessi mezzi d’informazione.

    Qui c’è veramente molto lavoro da fare. E chi fa anche nel Suo piccolo come Lei – mi creda – fa veramente molto. E magari – piaccia o meno immaginarselo – si troverà, in un tutt’altro mondo, associato in qualche modo a quei piccoli e grandi eroi dell’umanità che a quei valori alti ci hanno creduto! Auguri e non smetta mai di crederci (io comunque sono convinto che così sarà).

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  13. “Il suffragio universale è illegittimo, poiché la stupidità non ha il diritto di governare il mondo” (Ernest Renan).

    A supporto di tale tesi, il principale motivo scaturisce dal fatto che esso si regge sulla base di una finzione che dà per scontato che tutti gli elettori siano egualmente intelligenti o che, quantomeno, siano capaci di comprendere esattamente quali sono i fattori da considerare per esprimere una volontà politica matura; il che presuppone che siano tutti egualmente informati e responsabili e possiedano un grado equivalente di maturità e intelligenza e che l’informazione sia sostanzialmente veritiera, cioè che offra agli elettori un quadro veridico della situazione e di quali siano la natura e gli scopi dei diversi soggetti politici che chiedono la preferenza del cittadino. Non è così. E’ l’esatto contrario! Il suffragio universale è una sorta di dimensione irrazionale nella quale la stupidità, l’ignoranza, la malafede, la manipolazione psicologica e il controllo dell’informazione dei c.d. “poteri forti” la fanno da padrona.

    Ergo, il suffragio universale non vale nulla se non a certificare l’ostinata stupidità e il crescente imbarbarimento dei rapporti sociali delle monadi sempre più isolati, impauriti e impotenti che compongono le c.d. società democratiche.

    p.s. La democrazia rappresentativa (inversamente alla democrazia diretta, invisa come il diavolo l’acqua santa!) è il più perfido sistema di dominio della storia: un sistema dell’autorepressione.
    Giacché questo tipo di democrazia non organizza mai la libera autodeterminazione dei componenti della società riguardo alle risorse comuni, ma soltanto la forma giuridica che regola i rapporti fra le monadi lavoratrici, separate socialmente l’una dall’altra, che si devono vendere sui mercati del lavoro. La democrazia è il contrario della libertà. E così necessariamente i democratici uomini da lavoro finiscono per dividersi in amministratori e amministrati, in imprenditori e dipendenti, in élites funzionali e materiale umano. I partiti politici, anzi proprio i partiti dei lavoratori, rispecchiano fedelmente questa relazione nella loro struttura. Leader e militanti, vip e “Popolo Sovrano”, cordate e simpatizzanti, tutte queste suddivisioni rimandano a un rapporto che non ha niente a che fare con un dibattito aperto e la ricerca di soluzioni. E’ una parte integrale della logica del sistema il fatto che le stesse élites siano meri funzionari e esecutori delle sue cieche deliberazioni.

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  14. Nell’era di internet i “mezzi di informazione”, intesi come giornali e televisioni al soldo dei ladri industriali e pollitici, disinformano chi si vuol lasciare disinformare.

    Chi si perita di cercare qualsivoglia dibattuto argomento su Google, trovera’ tutte le posizioni possibili e immaginabili, dai complottisti agli psicopatici semplici ai ragionevoli agli esperti: si prenda ad esempio la vexata quaestio dei vaccini.

    Se poi nel mare magnum delle possibilita’ informative, a prevalere sono le opinioni piu’ idiote, i pollitici piu’ ladri, i pennivendoli piu’ servili, la causa non e’ l’esistenza del propagandista, del pollitico o del pennivendolo, ma dei beoti che se li ciucciano a bocca aperta.

    Se gli itagliani sono minus habens e ladrucci piccoli, si beccano la pescivendola e Salvoini e Berluscone Scilvio da Arcore perche’ quelli sono e quelli si meritano punto e basta.

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  15. starsene zitta, levarsi dai riflettori e tornarsene a casa, al suo orticello e tre oche, quattro galline , no?
    imparare da cincinnato che qualcosa di più grande, in fondo, l’ha pur fatto?
    hai voglia, la setta 5s lava il cervello…

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  16. Oppure la si può prendere con filosofia

    ER MARITO FILOSOFO
    Trilussa (Carlo Alberto Salustri)

    Se pô sapé che diavolo j’ho fatto?
    Fra mi’ moje, mi’ socera e mi’ fija,
    ciò contro tutta quanta la famija:
    forse ce l’ha co’ me perfino er gatto!

    Se a cena, Dio ne guardi, faccio l’atto
    de protestà, succede un parapija;
    come me movo, vola una bottija;
    appena ch’apro bocca, vola un piatto.

    Poi, tutt’e tre d’accordo, vanno via:
    allora resto solo e piano piano
    scopo li cocci e faccio pulizzia.

    Finché arivato all’urtimo pezzetto
    m’accènno mezzo sighero toscano,
    strillo: Viva l’Italia!… e vado a letto.

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  17. Sostenitori di Virginia, al Voto!

    Duecentomila voti per la sciagura michetti.

    Risultato:
    – sfanculare di brutto il pd, ovvero, sputargli in faccia.
    – assicurare il cetriolo, che statene certi arriverà, anche per i veri sostenitori di michetti.

    Andate a votare che l’occasione è ghiotta. Pure te Virgì, mi raccomando eh!

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  18. Lessi tempo fa un libro a più mani che riguardava femministe ante litteram, signore della prima parte del ‘900 che si erano spese per il voto alle donne. Una di loro fu ad un certo punto presa da un dubbio: considerando le donne del primissimo dopoguerra, la maggioranza della quali provenienti dalla campagna, con una scarsissima istruzione e politicamente dipendenti dalle idee del marito ed ancora di più da quelle del prete, era il caso che votassero tutte? Non si sarebbero tradotti, gran parte di quei voti, in un effettivo “,raddoppio” dei voti maschili e/o vaticani?
    Fortunatamente, dopo un primo periodo in cui sicuramente è andata così, la stragrande maggioranza delle donne italiane ora ragiona con la propria testa.
    O meglio, con quella dei media di “appartenenza”.
    Dato che sappiamo solo quello che ci dicono e quello che viviamo sulla nostra pelle sono solo “percezioni” ora la sudditanza è raddoppiata: non solo le donne ma anche gli uomini votano “plagiati”dai media di riferimento.
    Che fare allora? Non ci resta che tenere duro e aspettare che l’ubriacatura mediatica che ci trattiene ogni giorno schiavi dei Tweet di Salvini, Letta,Grillo, Travaglio o Giannini si dissipi a poco a poco, e che “tornare a vivere” non significhi più consumare ( perché alla fine questo è: non ci dicono andate in gruppo a passeggiare al mare, ma nei bar, nei ristoratori, nei negozi…) ma trovare gusto nel proprio lavoro e avere il tempo per un ozio intellettualmente operoso.

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