Rachele Mussolini e Gualtieri, due eredi sono, ma è il comunismo furbo che tiene famiglia a Roma

Anche Carlo Calenda, eroico portabandiera del libero mercato, il testimone della più intraprendente battaglia della modernità in una sfida in solitaria, adesso è già inghiottito dai comunisti 

(Pietrangelo Buttafuoco – quotidianodelsud.it) – Il fascismo di certo non c’è più ma il comunismo furbo del comparaggio di potere quello sì, altroché. Rachele Mussolini che prende tutti i voti a Roma – con buona pace del Corriere della Sera che se ne scandalizza – non sposta un bicchiere ma Gualtieri che arriva al Campidoglio, di una torta a doppio strato guarnita di Giubileo in arrivo e l’Expo da fare, sa che farsene, altroché.

Rachele può solo essere una nipote ma un Gualtieri cresciuto alla scuola di partito del Pci è un erede, e tutta quella furbizia della doppiezza ce l’ha nel suo corredo, altroché.

Il comunismo da temere non è certo quello genuino di Marco Rizzo ma quello furbo che comanda, quello dei magistrati compiacenti, sempre loro, ed è quello dei giornalisti di regime – sempre loro – nonché quello degli affaristi sempre pronti a farsi gli affari loro. Nella cupola loro, col comunismo furbo che sa sempre dove stare. Per stare al meglio a tavola.

E figurarsi cosa non stanno facendo per riconquistare Roma. Tiene famiglia il comunismo furbo del comparaggio e sa dove andare a prendersi il dovuto tributo. Il vero sondaggio è la sostanza di un calcolo facile.

Con tutti i dipendenti Rai che vivono a Roma, e coi loro parenti, con tutti quelli che lavorano nei ministeri, col parastato, con tutto il gregge di Santa Romana Chiesa, sempre grata al potere – e con tutti quelli che devono far carriera – altroché se non è solida la democrazia compiuta del comunismo implicito di tutto questo potere esplicito.

Una massa fabbricata in anni di egemonia stagna nell’automatismo. Con l’accorta assenza del popolo – presente solo nell’astensione sempre più forte – e nel riflesso condizionato poi, dei cosiddetti veri liberali, storicamente incapaci di alloggiare fuori dall’ombra rassicurante del comunismo fatto sistema.

Certo, non lo chiamano comunismo il loro comunismo, i comunisti.

Dicono sia progressismo, perfino riformismo, magari liberal-socialismo e di certo è la cuccia calda della sinistra, la botola in cui – e lo sanno benissimo – prima o poi andranno a rinchiudersi tutti, ma proprio tutti, senza eccezione alcuna. Come Carlo Calenda, eroico portabandiera del libero mercato, il testimone della più intraprendente battaglia della modernità in una sfida in solitaria, adesso già inghiottito dai comunisti in marcia verso il municipio, a confermare – nell’illusione di averli presi, i suoi nemici – il dettato di Vladimir Il’i Ul’janov: “Ci venderanno la corda con cui li impiccheremo”. Inghiottito, altroché. Preso al laccio.

5 replies

  1. “Volevano farci fuori? Figlia in Regione e nipote deputato”

    Pino Gentile. Tiene famiglia

    (di Lorenzo Giarelli – Il Fatto Quotidiano) – Quarantanove anni in politica, quasi trentacinque in Regione Calabria. Stavolta Pino Gentile, 77 anni, storico esponente di Forza Italia a Cosenza e dintorni, ha deciso di non candidarsi, ma siamo sicuri abbia comunque stappato la bottiglia buona, potendo esibire con orgoglio i risultati di una delle più longeve Dinasty politiche del Sud Italia: nel Consiglio regionale calabrese andrà la figlia Katya, eletta con FI, e al tempo stesso il nipote Andrea entrerà in Parlamento per sostituire Roberto Occhiuto, appena diventato governatore.
    Un capolavoro elettorale tutto in famiglia, se si pensa che anche il padre di Andrea – e fratello di Pino – è l’ex senatore forzista Antonio Gentile, già sottosegretario con Silvio Berlusconi, con Matteo Renzi e con Paolo Gentiloni.
    E se non basta la politica a dar l’idea del peso dei Gentile, basti ricordare quanto denunciò nel 2014 Luciano Regolo, allora direttore della testata L’Ora della Calabria, secondo cui sia l’editore sia lo stampatore cercarono invano di far sparire dal giornale il resoconto di un’indagine su Andrea Gentile (poi archiviata); al suo rifiuto, nella notte gli era stata data notizia di un irreparabile guasto alle rotative che aveva impedito la stampa del quotidiano. Ma questa è un’altra storia: adesso è solo tempo di festeggiare.
    *** Pino Gentile, la sua famiglia trionfa.
    È una grande soddisfazione, significa che per la famiglia Gentile c’era e c’è ancora grande apprezzamento in Calabria. Molti detrattori pensavano di averci fatto fuori e invece non ce l’hanno fatta neanche questa volta a seppellirci.
    *** Che effetto le fa vedere sua figlia in Regione?
    Intanto sono contento per il centrodestra e per Forza Italia, che ha stravinto perché ha composto delle liste con grandi personalità: abbiamo trainato tutta la coalizione. E poi certo che sono contento per Katya, perché è una grande dirigente, non è mica una improvvisata.
    *** Ha un buon maestro, lei è stato campione di preferenze.
    Mia figlia è stata vicesindaca a Cosenza e ha fatto tante battaglie, sa amministrare e sa come muoversi nelle istituzioni. Per me è un’enorme soddisfazione, ha raccolto più di 8.000 preferenze e abbiamo pure dovuto fare una battaglia serrata nel partito. La verità è che c’è pieno di invidiosi nella nostra società. E tante persone del malaffare ci remano contro.
    *** Anche suo nipote Andrea può brindare: era il primo dei non eletti alla Camera e diventerà deputato al posto di Occhiuto.
    Pure Andrea è un bravo ragazzo, è un docente universitario di quelli capaci, un grande studioso. Per la Calabria sarà un grande vantaggio avere uno così a Roma. Tre anni fa era stato sfortunato, aveva preso parecchi voti già allora.
    *** Mica passeranno per raccomandati, visto il curriculum suo e di Antonio?
    Ma quali raccomandati? La nostra famiglia è sulla breccia da decenni e chiunque può testimoniare che abbiamo sempre lavorato per il bene delle istituzioni e non ci siamo mai fatti inquinare. Questo è il risultato di tanta serietà e coerenza.
    *** Per la verità qualche guaio giudiziario lei l’ha passato ed è tuttora indagato per presunte irregolarità legate ad Aterp, la società delle case popolari.
    Tutte cose inesistenti, ho il casellario giudiziario immacolato. Eppure dopo tanti anni nelle istituzioni uno sarebbe pure potuto incappare in qualcosa di pericoloso, invece io non ho mai avuto problemi, perché ho lavorato con grande serietà.
    *** Con tutti questi parenti eletti, finirà che si ricandiderà anche lei?
    No, no, non mi candido più.
    — Dopo quasi 50 anni le è passata la voglia?
    Ma sì, l’esperienza è chiusa, è meglio lasciare spazio ai giovani.
    *** Meglio se sono figli e nipoti suoi.
    Sono molto bravi e preparati, speriamo facciano bene perché la Calabria ne ha bisogno. E poi la famiglia conta, ma guardi che Katya è una capace, è bravissima a tenere la piazza. Io questa volta me ne sto fuori: al massimo darò qualche consiglio.

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  2. Mangiafuoco, ti reitero il consiglio: scrivi poco.
    In 15 righe si nota meno e si sopporta di più, la sfilza di caxxate.

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  3. Con tutte le storie che si possono scrivere, se li sono votati i calabresi che hanno votato, con coscienza o insipienza se li tengono

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