Bezos ora vuole l’immortalità. E la Silicon Valley lo insegue per trovare l’elisir di lunga vita

(Ilaria Betti – huffpost) – È uno dei sogni più antichi dell’uomo: conquistare l’immortalità, avere la certezza di non dover lasciare per forza questo mondo. Anche solo ad immaginarla, un’ipotesi simile appare un’utopia. Non a Jeff Bezos, però. Il fondatore e presidente esecutivo di Amazon, non si arrende neanche di fronte ai limiti dell’umana natura. Anzi, ora è deciso a superarli. Dopo aver conquistato lo spazio, ha infatti investito migliaia di dollari in una startup che si prefigge l’obiettivo di invertire l’invecchiamento umano attraverso la riprogrammazione cellulare. E non è l’unico a sognare in grande: già da qualche tempo i ricchi del pianeta, da Peter Thiel, fondatore di PayPal, a Sergey Brin e Larry Page, fondatori di Google, inseguono la chimera dell’immortalità sganciando fior di quattrini per la ricerca.

La startup sulla quale ha investito Bezos si chiama Altos Labs ed è giovanissima: registrata nel Delaware appena lo scorso aprile, la società sarebbe frutto di un meeting scientifico tenuto a ottobre 2020 dall’imprenditore e fisico russo-israeliano Yuri Milner nella sua lussuosa villa sulle colline di Los Altos, in California. Argomento: come la biotecnologia potrebbe essere utilizzata per rendere le persone più giovani. Milner, già ideatore dei ricchissimi Breakthrough Prizes, ha pensato proprio a tutto: tra i professionisti che dovrebbero unirsi a vario titolo al progetto figurano infatti scienziati del calibro di Juan Carlos Izpisúa Belmonte del Salk Institute (struttura nota per i suoi esperimenti sugli organismi chimera), Jennifer Doudna, vincitrice del Nobel per la Chimica 2020 per lo sviluppo del metodo di «taglia e cuci del Dna» Crispr-Cas9, e l’ex direttore del National Cancer Institute degli Stati Uniti Richard Klausner, che dovrebbe ricoprire il ruolo di amministratore delegato. Un altro Nobel come Shinya Yamanaka, premiato nel 2012 per la scoperta delle cellule staminali riprogrammate, siederà invece (gratuitamente) alla guida del comitato consultivo scientifico della company. Altri nomi illustri potrebbero poi aggiungersi nell’immediato futuro: sempre secondo il Mit Technology Review, Altos Labs avrebbe già raccolto investimenti per 270 milioni di dollari (pari a poco meno di 230 milioni di euro), perciò starebbe offrendo ai suoi potenziali ricercatori stipendi da un milione di dollari all’anno con l’aggiunta di una partecipazione alle quote aziendali.

La posta in gioco è altissima: tentare un’impresa mai realizzata dall’uomo. E lo sanno bene altri imprenditori che da tempo si misurano sullo stesso tema. Sergey Brin e Larry Page, fondatori di Google, dal 2013 hanno la loro factory dell’immortalità: Calico Labs, sulla quale hanno investito 1,5 miliardi di dollari. Calico lavora per provare ad invertire il processo di invecchiamento, ma non solo: la società è entrata in collaborazione con Peter Walter e il suo laboratorio all’UCSF per sviluppare la loro tecnologia per modulare la Risposta Integrata allo Stress (ISR), ovvero un insieme di percorsi biochimici attivati in risposta allo stress. Se dovesse dare ottimi frutti, si potrebbero scoprire le cause ed eventualmente “togliere di mezzo” il declino cognitivo dovuto all’età.

Tra i sognatori c’è anche Peter Thiel, fondatore di Paypal, che da anni insegue l’elisir di lunga vita finanziando con la sua non-profit Breakout Labs diversi progetti per combattere l’invecchiamento. Nel 2013 – al grido di “la più grande disuguaglianza è quella tra i vivi e i morti” – aveva finanziato un progetto di ricerca per rallentare l’invecchiamento condotto dallo scienziato di Cambridge Aubrey de Grey. Nel 2010 aveva invece investito mezzo milione di dollari nella Halcyon Molecular, una società fondata da un 28enne mossa dall’obiettivo di arrivare ad un trattamento per rallentare l’invecchiamento e combattere il cancro.

Intervistato nel 2015 dal Washington Post, Thiel diceva: “Ho sempre pensato che la morte sia una cosa terribile. Praticamente ogni malattia è collegata all’invecchiamento. Una persona su mille si ammala di cancro dopo aver compiuto 30 anni. Un terzo delle persone over 85 è ammalata di Alzheimer o di demenza. Non sono nemmeno un fan di chi parla della morte come un processo naturale. Che i denti cadano è un processo naturale, significa che dovremmo smettere di curare le carie? Nel diciannovesimo secolo si pensava che il dolore fosse una parte naturale del parto, dunque le donne non dovevano ricevere palliativi. Penso che l’argomentazione di seguire la natura spesso tenda a portare ad esiti molto sbagliati. Io personalmente credo che non combattere la morte andrebbe contro la natura dell’essere umano”.

Anche gli scienziati si interrogano da tempo sul tema dell’immortalità. “Quando si parla di immortalità, non credo che le persone pensino alla vera immortalità, a meno che non credano in qualcosa come l’anima. Se fosse possibile fare un ‘upgrade’ del cervello e del corpo per vivere a lungo, non riuscirebbero comunque a vivere fino alla fine dell’universo”, spiega Susan Schneider, filosofa e fondatrice del Center for the Future Mind al Florida Atlantic University.

Gli esseri umani crescono e muoiono. Per vivere all’infinito, dovremmo far sì che il corpo smetta di invecchiare. C’è un animale, scrive Live Science, che già ha trovato il modo di risolvere il problema: si tratta dell’idra, che, come il mostro mitologico dalle molte teste, è nota per la sua capacità di rigenerarsi. La maggior parte delle sue cellule sono infatti di tipo staminale, cioè capaci di continue suddivisioni e differenziazioni per diventare qualunque cellula del corpo. Nell’uomo questo tipo di cellule (cellule staminali totipotenti) è presente solamente nei primi giorni dello sviluppo embrionale. L’idra, invece, può continuamente rinnovare il suo corpo con cellule “fresche”. Uno studio pubblicato dalla National Academy of Sciences ha, infatti, scoperto che l’idra può vivere apparentemente per sempre, senza invecchiare. I ricercatori – in 9 anni di sperimentazione – non hanno rilevato nell’idra alcuna evidenza di decadimento. Sebbene studiare questa specie possa aiutarci a capire i misteri dell’invecchiamento cellulare, è anche importante rimanere con i piedi per terra: l’idra non ha organi interni, “i nostri corpi, invece, sono super complessi, sarebbe impossibile”, afferma Daniel Martinez, professore di biologia del Pomona College in Claremont, in California, che ha condotto studi su questo animale. Inoltre non possiamo semplicemente sostituire le vecchie cellule con le nuove, come fa l’idra. Ad esempio, i neuroni nel nostro cervello trasmettono informazioni. “Non possiamo sostituirli, altrimenti non ricorderemmo nulla”, aggiunge Martinez.

L’essere umano che ha vissuto più a lungo (finora) è Jeanne Calment, morta all’età di 122 anni nel 1997. In uno studio del 2021 pubblicato sulla rivista Nature Communications, i ricercatori scrivono che, stando alle analisi effettuale, gli umani potrebbero vivere al massimo 120-150 anni. Superata questa soglia il corpo perderebbe la sua abilità di recupero. L’unica soluzione per spingersi oltre questo limite è fermare l’invecchiamento cellulare e prevenire le malattie. In questo, sicuramente la tecnologia potrà aiutarci, in un futuro più o meno lontano. La nanotecnologia, ad esempio, potrebbe fare passi da gigante e inserendo delle macchine minuscole nel sangue andare a riparare le cellule danneggiate. Sempre grazie alla nanotech potremmo forse un giorno essere in grado di rimuovere alcune cellule danneggiate dai tumori, stando a quanto riporta la University of Melbourne in Australia.

Malgrado gli sforzi dei ricercatori e dei miliardari si concentrino sull’“invertire” il processo di invecchiamento, è bene ricordare che gli esseri umani non muoiono soltanto per l’età, ma sono soggetti ad infinità di altri rischi. Siamo esposti agli incidenti e ad eventi atmosferici potenzialmente fatali, ad esempio, così come a quelli dovuti al cambiamento climatico. D’altronde anche l’idra muore, sebbene abbia la capacità di rigenerarsi: viene mangiata da altri predatori e passa a miglior vita se le condizioni ambientali in cui vive si modificano. L’immortalità, dunque, resta ancora un sogno. E se tale dovesse restare, allora tanto vale citare la “frecciatina” di Elon Musk, pubblicata su Twitter: “Bezos farà causa alla morte”.

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3 replies

  1. “Dopo aver conquistato lo spazio”
    oddio, il giro che ha fatto era ad un’altitudine di 100 km sopra la Terra e si chiama spazio suborbitale.

    Secondo la classificazione della Federazione Internazionale dell’Aeronautica (FAI),
    il volo spaziale è considerato un volo la cui altitudine supera i 100 km ( linea di Karman )

    per cui non ha fatto un volo spaziale e lo spazio l’ha conquistato?

    se s’attiene allo schema forse la sua immortalità saranno un qualche decennio in più
    (rimane da vedere in che condizioni)

    odio i giornalisti lecchini

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  2. A me non interessa l’immortalità, ma qui si parla di invecchiamento e la morte, come finalmente viene chiarito a fine articolo, non è necessariamente legata ad esso.
    È quello il problema dell’essere umano: il decadimento, in particolare quello cognitivo.
    Ben venga la ricerca in questo campo.
    Non importa la meta, ma tutto ciò che di buono si potrà conseguire lungo il viaggio.
    E questa frase si può applicare sia alla ricerca, che alla nostra stessa vita.

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  3. Infatti: un giretto a 100 km…

    E in quanto all’immortalità basta rivolgersi a qualsivoglia religione…

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