Più si va avanti e più il caso Morisi puzza di trappola

Anche se i guardiani della privacy stavolta tacciono, il caso fa acqua da tutte le parti. Non si è mai visto un gigolò chiamare l’Arma. Né un politico aspettare di essere beccato. La verità deve ancora venire a galla.


(Maurizio Belpietro – laverita.info) – Anni fa, la Procura di Potenza intercettò la telefonata di un fotografo che parlava con Fabrizio Corona. I due si scambiavano informazioni circa alcuni scatti che ritraevano il portavoce di Romano Prodi, all’epoca presidente del Consiglio, mentre, di notte, con la sua macchina, si affiancava a un transessuale, abbassando il finestrino. I magistrati aprirono un fascicolo, ipotizzando che l’onorevole fosse destinatario di un potenziale ricatto. A quei tempi, era il marzo del 2007, dirigevo Il Giornale e ricevuta notizia dell’inchiesta la pubblicai. Apriti o cielo. Fui travolto da un’ondata di indignazione, perché avevo osato invadere la sfera privata di un politico. Alle indagini su Silvio Berlusconi e le Olgettine, appartenenti alla medesima sfera, non si era ancora arrivati e dunque per il Palazzo, la propria privacy era da considerarsi sacra e io, pubblicando le informazioni sulla deviazione del deputato, avevo commesso un sacrilegio. I più lesti a lapidarmi furono i colleghi, i quali nei tg e sui giornali presero le distanze da ciò che avevo scritto, mettendo in dubbio perfino che i famosi scatti incriminati esistessero. Ricordo bene gli indignati speciali che sputarono le loro sentenze in tv e sulla stampa: fra di loro in particolare si distinsero Enrico Mentana e Giuliano Ferrara, il quale sentito il richiamo della foresta mise in piedi una puntata di Otto e mezzo per processarmi. Gad Lerner disse che il mio comportamento era vomitevole, mentre il responsabile per l’informazione dei Ds chiese l’intervento della Fnsi e dell’Ordine, che ovviamente obbedirono all’istante. Quanto ai politici, Piero Fassino parlò di un «vergognoso scandalismo mediatico», Francesco Rutelli espresse tutto il suo «disgusto», Dario Franceschini commentò ricorrendo all’immagine del fango, il Garante della privacy, un prodiano doc, emanò un editto per impedire che pubblicassi la fotografia con il parlamentare fermo davanti al viado.

Se cito una vicenda di 14 anni fa, quando a finire nel «tritacarne mediatico» (la definizione fu di Gianfranco Fini, che già allora pendeva a sinistra) fu un onorevole dell’Ulivo che sedeva nella stanza dei bottoni a fianco del presidente del
Consiglio, è perché tutto il garantismo che all’epoca usarono i giornalisti e i politici non riesco a ritrovarlo nel caso Morisi. Costui è – anzi era – un collaboratore di Matteo Salvini, che pur senza sedere in Parlamento e neppure a Palazzo Chigi alimentava la macchina dell’informazione della Lega. Fino all’altro ieri era considerato un genio e da ieri è ritenuto sempre un genio ma del male. A Belfiore, paesotto veronese adagiato sulla sponda dell’Adige che in origine pare si chiamasse Porcile, pare facesse festini a base di droga, escort e pure immigrati. Il peggio del peggio per uno che milita in un partito tutto patria e famiglia. E così visto il caso, gli indignati speciali, quelli che la privacy va bene ma solo se nei guai ci finisce uno dei nostri, se invece è quella di Morisi si può passare ai raggi X, ci hanno inzuppato il biscotto. Mentre prima ficcare il naso fra le lenzuola, e anche svelare che un attore era morto per overdose (ricordate il caso Libero De Rienzo?), era ritenuto sconveniente e vomitevole, adesso è diventato interessante e profittevole, soprattutto se c’è aria di elezioni e di mezzo c’è l’avversario politico.

Il fatto in sé è stato definito banale dal procuratore della Repubblica, ma si capisce che gli aspetti a luci rosse – con il
gigolò fatto arrivare apposta dalla Romania – ingolosiscono, al punto che perfino coloro che fino a ieri si strappavano le vesti se si ironizzava sui gay o se ne scandagliava la vita privata adesso vanno in sollucchero per i dettagli sulla camera da letto di Morisi. Ciò detto, e segnalata l’ipocrisia di chi vuole mettere il bavaglio ma solo ai fatti che non gli piacciono (Alessandro Zan, firmatario del disegno di legge sull’omotransfobia, poco c’è mancato che facesse nomi e cognomi dei parlamentari gay di centrodestra, alla faccia del divieto di parlare di tendenze sessuali), ci sono alcune domande che da ieri ci frullano in testa e riguardano i contorni poco chiari della faccenda. In principio si era detto che i carabinieri avevano fermato una macchina e perquisita la vettura vi avevano trovato della droga e da qui erano arrivati a suonare il campanello di casa Morisi. Ora però si scopre che a chiamare le forze dell’ordine è stato uno dei giovanotti che partecipava al festino, il quale avendo fatto indigestione di stupefacenti non si è rivolto all’ospedale ma alla caserma. Se c’è una cosa che chi si prostituisce evita di fare, a maggior ragione se è in un Paese straniero, è una telefonata agli agenti e tantomeno agitare le acque, perché gli amorazzi clandestini richiedono discrezione. Come mai allora il gigolò romeno al posto dell’ambulanza fa intervenire una gazzella dell’Arma? «Mi sono sentito male perché mi hanno fatto prendere della droga», ha spiegato il giovanotto concedendo interviste a destra e a manca quasi fosse in attesa di essere ingaggiato da un talent show. Può essere, ma possibile che dopo la chiamata al 112 Morisi sia rimasto impassibile ad aspettare, attendendo con comodo che la pattuglia intervenisse e poi perquisisse l’appartamento trovandovi due grammi di cocaina? Aggiungo di più. Su Dagospia, sito solitamente ben informato, un frequentatore delle notti milanesi e conoscitore dell’ambiente gaio ieri scriveva che i ragazzi di vita romeni sono soliti portarsi a presso il carburante per rendere la serata più vivace. Cioè gli appuntamenti sarebbero comprensivi di sostanze e per questo arriverebbero a costare anche 4.000 euro.

Ora, noi di questo genere di incontri al buio non siamo esperti e dunque non sapremmo dire come funzionino, ma di certo il racconto della presunta vittima di Morisi ci pare zoppicare un po’, al punto che perfino i cronisti più elettrizzati dall’intreccio di droga, sesso e politica cominciano a farsi domande e a manifestare qualche dubbio.

Al di là delle questioni che riguardano l’inventore della Bestia leghista, le sue frequentazioni, i suoi amori a pagamento e quelle che lui ha definito «fragilità esistenziali», con cui lui prima di tutto e poi il suo partito dovranno fare i conti, resta una domanda: ma non è che l’allegra serata di Belfiore in realtà fosse un’allegra e bella trappola?

18 replies

  1. Meloni e i candidati: tutti snobbano Salvini

    I GUAI DEL CARROCCIO

    (di Lorenzo Giarelli – Il Fatto Quotidiano) – Doveva essere l’occasione per dimostrare l’unità del centrodestra, riunito a Milano in sostegno del candidato sindaco Luca Bernardo. E invece l’evento di ieri mattina allo Starhotel Business Place si rivela un fallimento: Matteo Salvini e Giorgia Meloni non si incrociano nemmeno e Bernardo chiude la campagna elettorale senza una foto di coalizione. Pessimo segnale per Matteo, ieri deriso da Silvio Berlusconi alla Stampa (“L’incarico a Salvini o Meloni? Non scherziamo”, ha detto in una intervista da cui Forza Italia ha preso le distanze) e ultimamente snobbato pure da molti suoi candidati sindaci.
    Ieri Lega, FdI, Forza Italia, i Popolari di Maurizio Lupi e i Liberali di Francesco Patamia si erano messi d’accordo per una conferenza stampa fissata per le 10 e mezza. Il minimo sindacale per salvare le apparenze e concedere una photo opportunity a Bernardo e ai leader. In teoria.
    I primi ad arrivare sono Antonio Tajani, Lupi e La Russa. Poi, già in ritardo, ecco Salvini. Parla per un quarto d’ora ai giornalisti e, quando sono già le 11, si sposta dentro l’albergo per iniziare la conferenza. Problema: la Meloni ancora non c’è. I presenti si schierano per una foto ma domina l’imbarazzo. Lupi cerca con lo sguardo La Russa: “Ma Giorgia arriva?”. Lui però allarga le braccia: “L’aereo ha tardato, è atterrata adesso”. Salvini ha fretta: “Ragazzi, tra dieci minuti devo andare, ho il treno per Roma alle 11 e 26”.
    Si comincia così, con una sedia vuota accanto a Bernardo e con Salvini che condensa quattro o cinque spot e poi inizia a guardare l’orologio. Prende la parola Tajani, mago di comicità involontaria: “Questa è la dimostrazione plastica dell’unità del centrodestra”. La Russa cerca di tranquillizzare Matteo e assicura che “Giorgia arriverà tra un paio di minuti”. Ma è tardi: Salvini fa un cenno ai suoi e se ne va: “Ho già saltato due appuntamenti, non posso rimandare”. A provocare l’incidente diplomatico sono i comizi a Mentana (ore 15) e Frascati (ore 16), ritenuti irrinunciabili.
    Quando arriva, Meloni dà la colpa “ai problemi di Alitalia”. Solo questo? “Vi prego di non fare mistificazioni, perché se non avessimo voluto fare un evento insieme non l’avremmo organizzato. Il mio è un semplice ritardo, andate a vedere a che ora è arrivato il volo da Roma che mi avrebbe consentito di essere qui per le 11”. In effetti il volo AZ 2022 Fiumicino-Linate – quello della Meloni – accumula 20 minuti di ritardo, ma anche qualora fosse stato puntuale sarebbe atterrato alle 10.40. Difficile quindi immaginare grossi convenevoli tra i due leader, visto anche il tempo necessario per raggiungere l’hotel.
    Poche ore dopo il mancato saluto, comunque, Salvini e Meloni minimizzano: “Nessuna polemica e zero tensioni: non è stato possibile salutarci per banali imprevisti con gli orari di treno e aereo. Saremo insieme già domani (oggi, ndr) a Roma. Il centrodestra è compatto”.
    Sarà. Ma oltre ai guai con FdI Salvini ha pure un problema con parecchi dei suoi candidati. Negli ultimi giorni diversi aspiranti sindaci hanno preferito non farsi vedere accanto al leghista: a Bologna Fabio Battistini si è rifiutato di seguire Salvini al Pilastro – il quartiere della celebre “citofonata” a caccia di spacciatori – ; a Torino Paolo Damilano non si è presentato al comizio del fu “Capitano” e oggi chiuderà con Giancarlo Giorgetti; a Napoli Catello Maresca ha chiesto alla Lega di stare alla larga. Resta allora Roma, dove oggi la destra dovrebbe sostenere unita Enrico Michetti. A meno di nuovi imprevisti.

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    • L’ineffabile Belpietro non ha partecipato nemmeno per una virgola alla lapidazione di V. Raggi? Con che faccia scrive oggi? Rassegnato 1962 ha inquadrato plasticamente il ” sentiment” provocato dal suo articolo.

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  2. Il collaboratore di Prodi, di cui parla l’articolo, all’epoca mise in atto un comportamento privato che nulla aveva a che fare con la sua attività politica salvo attribuirgli un senso moralistico, Morisi invece aveva gli stessi comportamenti privati su cui infieriva via social sugli altri, cioè Morisi era uno spalatore di m… la stessa che spalava nella vita privata, che fosse una trappola cambia poco, si è trattato solo di organizzare le prove di qualcosa che avveniva normalmente e si sapeva, non di qualcosa che è stato costruito apposta, ragion per cui oggi non ottiene nessuna solidarietà, anzi, qualcuno parla di giustizia divina. Belpietro ha fatto il suo compitino portando poca sostanza e nessuna verità

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  3. È più facile mettere in fila i fatti se l’intento è quello di fare chiarezza e non di fare ricorso a tutta la propria malafede nel disperato tentativo di trarre d’impaccio il proprio beniamino. Innanzitutto è un maldestro esercizio di disonestà intellettuale accostare il caso di uno che avvicina un trans per strada a quello di uno che organizza un’orgia con delle/ei prostitute/i annaffiata da parecchia droga. Il primo non è un reato, il secondo sì. In secondo luogo il romeno non è stato fatto venire apposta dal Paese suo, ma si prostituisce “regolarmente” a Milano ed è stato contattato dal “genio” in persona su una chat gay (visto che era una persona in vista ed è un genio, non sarebbe stato leggermente più geniale adoperare degli intermediari?). Terzo, sì è probabile che salendo con chi aveva a che fare e avendo ambizioni televisive- in teoria fa il modello- il romeno possa avere cercato di incastrarlo. Che l’abbia fatto in modo cretino sono affari suoi. Ma questo o i risvolti penali nulla aggiungono e nulla tolgono alla succulenza politica del caso: l’ideatore di continue gogne mediatiche a danno di drogati e omosessuali è stato tanto fesso da organizzare un coca-party a casa propria con dei ragazzi di vita. Perché la destra pretende che si usi nei suoi confronti, per fatti ammessi dal “genio” stesso, quella pietà che lui non si è mai fatto scrupolo di adoperare quando portava avanti i suoi shit storming?

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  4. È più facile mettere in fila i fatti se l’intento è quello di fare chiarezza e non di fare ricorso a tutta la propria malafede nel disperato tentativo di trarre d’impaccio il proprio beniamino. Innanzitutto è un maldestro esercizio di disonestà intellettuale accostare il caso di uno che avvicina un trans per strada a quello di uno che organizza un’orgia con delle/ei prostitute/i annaffiata da parecchia droga. Il primo non è un reato, il secondo sì. In secondo luogo il romeno non è stato fatto venire apposta dal Paese suo, ma si prostituisce “regolarmente” a Milano ed è stato contattato dal “genio” in persona su una chat gay (visto che era una persona in vista ed è un genio, non sarebbe stato leggermente più geniale adoperare degli intermediari?). Terzo, sì è probabile che salendo con chi aveva a che fare e avendo ambizioni televisive- in teoria fa il modello- il romeno possa avere cercato di incastrarlo. Che l’abbia fatto in modo cretino sono affari suoi. O che sia una trappola architettata dai nemici interni. Questa è dietrologia rispetto a fatti peraltro ammessi dallo stesso “genio”. E questi, così come gli eventuali risvolti penali, nulla aggiungono e nulla tolgono alla succulenza politica del caso: l’ideatore di continue gogne mediatiche a danno di drogati e omosessuali è stato tanto fesso da organizzare un coca-party a casa propria con dei ragazzi di vita. Perché la destra pretende che gli altri usino nei confronti del “genio”, quella pietà che lui non si è mai fatto scrupolo di adoperare quando portava avanti i suoi ferocissimi shit storming?

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  5. “Costui è – anzi era – un collaboratore di Matteo Salvini, che pur senza sedere in Parlamento e neppure a Palazzo Chigi alimentava la macchina dell’informazione della Lega.”
    La macchina dell’INFORMAZIONE !!!
    😳🤣😂😆😆😆😂🤣

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  6. “ma possibile che dopo la chiamata al 112 Morisi sia rimasto impassibile ad aspettare”

    112 = numero telefonico unico per tutte le emergenze (non più solo CC)

    “Dagospia, sito solitamente ben informato,”

    ahahahahahaha muoro ahah

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  7. Signor Belpietro il suo ragionamento è interessante e plausibile.
    Ma manca (credo purtroppo volontariamente) di evidenziare che il portavoce di Prodi, a differenza di Morisi, non aveva costituito un sistema che ha colpito senza pietà sui nuovi media tanta gente che non aveva fatto nulla di male solo perchè di un certo colore, o di una certa attitudine sessuale, o vittima di quella parte del sistema che non vuole riconoscere mai i propri sbagli, o debole nei confronti di droghe di qualsiasi tipo e così via.
    Morisi potrebbe benissimo essere del tutto innocente e vittima di una trappola.
    Ma se ora viene colpito immeritatamente dipende moltissimo anche da come lui stesso ha contribuito nel recente passato a rendere normale colpire immeritatamente tanta altra gente. Povera gente innocente.

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  8. “ma non è che l’allegra serata di Belfiore in realtà fosse un’allegra e bella trappola?” A belpiè ,ma che domande fai? Datti una risposta da quel gran zerbino che sei.

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  9. Chi va al mulino s’infarina di cocaina….
    Trappola o no, il Morisi s’intratteneva con prostituti, drogandosi pesantemente. Essendo uomo della istituzioni e avendo avuto accesso al Ministero dell’Interno e a dossier riservati, le sue frequentazioni divengono importanti alla luce di ciò che ha potuto o potrà condividere: è chiaro o no???? La macchina Bestia è nulla! Il problema è tutto il resto. Se poi Salvini e Meloni (vedi fanpage) non sono capaci di selezionare collaboratori (anche al loro fianco da 20 anni) affidabili e morigerati, non sono capaci di tracciare finanziamenti (di rubli o di euro o di petrodollari) leciti o black, non sono in grado di controllare e guidare un partito, come possono candidarsi a guidare la nostra nazione?

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  10. Non erano prostituti, erano lavoratori del sesso appartenenti al popolo LGBT.
    Non bisogna essere politicamente corretti?

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  11. Ora, noi di questo genere di incontri al buio non siamo esperti e dunque non sapremmo dire come funzionino, ma…

    Ecco! A parte che devo sforzarmi di crederci, ma se non ne sai nulla avresti potuto benissimo star zitto, e invece no. Hai voluto continuare a scrivere idiozie.
    Peccato. Non che prima di questa frase tu ne avessi dette a josa, di cose intelligenti, eh? Sia chiaro! Però… hai perso un’occasione ghiotta per stare in silenzio. Una delle tante. Una delle infinite. Praticamente avresti potuto stare zitto sempre e fine. Anzi, avresti potuto, non dico non nascere, ma magari fare un altro mestiere. Che ne so? Ne dico uno a caso: lo stura-cessi? Non so se esista, ma avresti potuto facilmente inventarlo: con la merda in fondo ci hai a che fare comunque quotidianamente, sicché per te cambiava poco. Per noi invece cambiava assai, e sarebbe stato non dico un sollazzo, ma comunque marcatamente più gradevole.

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