Siamo sempre prigionieri di Speranza

Per Speranza siamo vicini alla soglia di vaccinati che potrebbe farci dire addio alle restrizioni. Ma, dati alla mano, il traguardo è stato praticamente già raggiunto. Il fatto è che il siero da solo non basta: servono anche terapie e tamponi. Che però vengono demonizzati.


(Maurizio Belpietro – laverita.info) – «Siamo vicini all’immunità vaccinale», ha annunciato con un certa enfasi sabato scorso il ministro della Salute, Roberto Speranza, lasciando intendere che presto potremo lasciarci alle spalle la pandemia, assieme a tutte le limitazioni che negli ultimi due anni ha portato con sé. In realtà, se dovessimo badare a ciò che gli esperti ci raccontavano fino a qualche settimana fa, quando la percentuale indicata per il raggiungimento dell’80 per cento di vaccinati era ancora lontana, l’ immunità di gregge dovremmo averla già conquistata e dunque la maggioranza della popolazione dovrebbe essere stata messa in sicurezza. Cito i dati che vengono diffusi dall’Istituto superiore di sanità e che vengono pubblicati quotidianamente sul sito del governo e dei principali organi d’informazione. Al momento, nella fascia degli ottuagenari, quella ritenuta più a rischio, ad aver ricevuto la prima e la seconda dose del siero è il 92,59 per cento della popolazione. Considerando chi si è sottoposto a una sola iniezione, all’appello manca dunque il 5,30 per cento della popolazione di ultra ottantenni. Se invece si tiene conto degli italiani che hanno più di settant’anni, la percentuale di vaccinati scende all’89,62 per cento e quella dei renitenti al vaccino all’8,39 per cento. Parlando poi di chi ha più di sessant’anni, il numero di persone che hanno completato il ciclo di immunizzazioni si assesta sopra l’85 per cento, mentre quello di chi punta i piedi e rifiuta di sottoporsi all’iniezione è al di sotto del 12 per cento. Nella fascia dei cinquantenni, le cifre si scostano di poco: la percentuale infatti oscilla intorno all’80 per cento, con un 16 per cento che al momento non ha ricevuto neppure la prima dose.

Dunque, guardando i dati si capisce che gli italiani sopra i 50 anni hanno già raggiunto quota 80 e, dando retta agli
esperti, dovremmo poter concludere che l’immunità di gregge nella fascia di popolazione a più alto rischio è già stata raggiunta. Speranza e compagni, ovviamente obiettano che sotto i 50 anni continuano a essere troppi gli italiani che rifiutano di offrire il braccio alla patria e dunque il virus continua a circolare e a infettare le persone. Ma anche in questo caso, bisogna dare un’occhiata alle percentuali prima di affrettarci a tirare le conclusioni. Fra i quarantenni, il 73 per cento è completamente vaccinato e solo il 21 non si è ancora affrettato a ricevere almeno una dose. L’area dei trentenni è quella più resistente, in quanto ad aver ottenuto prima e seconda iniezione è appena il 69,37 per cento, ma poco più del 20 per cento sono coloro che non hanno ricevuto neppure la prima iniezione. Considerando i ventenni, si scopre invece che il 73 per cento è già vaccinato, cifra che sale a poco meno dell’80 per cento se si considerano anche i giovanotti che si sono sottoposti a una sola dose.

A osservare le statistiche dell’Istituto superiore di sanità, si può concludere che la fascia che dai vent’anni in su è
stata vaccinata ha praticamente già conquistato la percentuale indicata per raggiungere l’immunità di gregge. Sotto
l’80 per cento, restano solo gli adolescenti, fra i quali ad aver completato il ciclo vaccinale è al momento uno su due,
anche se almeno una dose è stata iniettata a quasi il 70 per cento. Vi chiedete perché all’inizio della settimana io abbia
voluto scaricarvi addosso una valanga di numeri e percentuali che rischiano di farvi perdere la tramontana? Per
spiegare che quasi tutta la popolazione considerata a rischio, oggi in Italia è vaccinata e dunque non si capisce di che
cosa parli Roberto Speranza, a meno che, quando si avventura sugli specchi per spiegare l’immunità di gregge,
intenda raggiungere il 100 per cento dei vaccinati, ritenendo che non solo l’80 per cento non basti più, ma nemmeno
il 90 vada bene.

A completare il ragionamento aggiungo altri numeri e prego i lettori di avere pazienza. Premesso che i vaccini
aiutano a ridurre la mortalità (non la circolazione del virus), in base ai soliti dati dell’Istituto superiore di sanità, tra il
15 agosto e il 15 settembre hanno contratto il Covid oltre 150.000 persone, delle quali 95.000 non erano vaccinate,
ma oltre 58.000 avevano ricevuto il vaccino, un terzo delle quali senza aver avuto la seconda dose. In ospedale sono
finite 6.800 persone e di queste, circa un terzo erano vaccinate. Il rapporto non varia di molto se si guarda alle
terapie intensive, mentre se si confrontano i decessi fra gli ottantenni, le cifre purtroppo si pareggiano: 294 morti non
vaccinati, 288 fra coloro che si erano sottoposti all’intero ciclo vaccinale, a cui si aggiungono 20 morti fra chi aveva avuto una sola dose. Il rapporto si abbassa dai sessant’anni in su, con 131 decessi fra chi aveva offerto il braccio e 353
fra chi si era rifiutato. Lo so che c’è il paradosso di Simpson, che i non vaccinati sono meno dei vaccinati e dunque le
percentuali non vogliono dire che il vaccino non funzioni o funzioni solo a metà. Tuttavia, la lettura dei dati spiega
alcune cose e cioè che l’immunità di gregge è praticamente raggiunta, ma non basta e che i vaccini aiutano, ma non
sono sufficienti a garantire che non si becchi il Covid e che non si finisca in ospedale o, peggio, in terapia intensiva.
Dunque il green pass, spacciato come un lasciapassare contro l’epidemia, non è affatto ciò che si vuol far credere e
anche le promesse del ministro della Salute non corrispondono alla realtà. Per dirla tutta, certe semplificazioni e la
battaglia insensata contro le cure domiciliari, ma anche contro i tamponi, rischiano di fare più male che bene e di
allontanare nel tempo la vera immunità di gregge.

1 reply

  1. E così scopriamo l’acqua calda, ovvero che ANCHE i vaccinati si infettano e talvolta crepano. E questo senza considerare gli effetti ‘collaterali’ che purtroppo non beccano mai per bene i nostri intoccabili politici.

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