Finisce l’era di Luca Morisi ai social della Lega, ma non quella della “Bestia”

(Gianmichele Laino – giornalettismo.com) – Aveva inventato il nomignolo di “Capitano” per indicare Matteo Salvini, era entrato nelle stanze del Viminale insieme a un team di comunicazione ampio, non privo di costi e – soprattutto – giovane. Aveva inventato il mix di pastasciutte scotte, di pane e nutella, di ciuchini osservati in campagna che hanno consentito al leader della Lega di diventare sicuramente il numero uno della comunicazione politica in Italia sui social network. Ora, Luca Morisi – il capo della comunicazione social di Matteo Salvini – ha annunciato una sorta di pausa prolungata con una lettera ai parlamentari del Carroccio, come riportato dall’agenzia di stampa Adnkronos.

Luca Morisi lascia la comunicazione social della Lega

Luca Morisi, soprattutto, era stato l’inventore della “Bestia”, la macchina di comunicazione social del Carroccio che – attraverso video, card di dubbio gusto e post che mostravano Salvini nelle sue “attività quotidiane” di compagno, di papà, di politico invitato a eventi e sagre – aveva portato il leader della Lega ad avere 4,5 milioni di followers solo su Facebook e 2,2 milioni di followers su Instagram. Un flusso del genere non può non essere stato decisivo per l’ascesa politica – anche in termini di consenso reale e non soltanto virtuale – per Salvini diventato prima leader del centrodestra e poi asse portante di due governi, quello giallo-verde (dove era anche vicepremier) e quello attuale guidato da Mario Draghi.

Alcune testate, come NextQuotidiano, si interrogano sulle ragioni che hanno portato all’addio di Morisi, evidenziando anche un suo distacco progressivo dall’attività social della Lega già a partire dal mese di agosto. La certezza, al momento, sta soltanto nella motivazione ufficiale fornita da Morisi ai parlamentari del Carrocchio, in un messaggio abbastanza stringato:

«Cari amici – ha scritto -, mi avete contattato in tanti. Ringrazio tutti per l’interesse e l’amicizia: sto bene, non c’è alcun problema politico, in questo periodo ho solo la necessità di staccare per un po’ di tempo per questioni famigliari. Un abbraccio e ancora grazie».

Perché Luca Morisi ha sospeso le pubblicazioni per la Lega

Motivi familiari e non già – come ha ipotizzato qualcuno – divergenze politiche con l’ala interna della Lega più sovranista e più “dura e pura”, quella che – per intenderci – nell’ultimo periodo ha esposto luoghi comuni molto spesso utilizzati anche dal popolo dei no-vax e, sicuramente, dei no-green pass. Insomma, che qualcosa all’interno della Lega si stia muovendo (vi abbiamo parlato anche della defezione di Francesca Donato, eurodeputata sovranista) è ormai emerso alla luce del sole. Non è ben chiaro se questo provvisorio addio di Luca Morisi abbia qualcosa a che fare con il domino interno al Carroccio. Certo è che, ultimamente, il messaggio di Salvini sui social network non è più forte come una volta. In passato, non c’era tweet che non avesse uno spazio sulla stampa – online o cartacea -, non c’era iniziativa che non facesse discutere. Oggi, complice anche l’indebolimento del messaggio leghista (tenuto a bada dall’inserimento della Lega stessa nel governo), il calo nell’indice di gradimento dei leader di Matteo Salvini e anche la minore portata di Facebook come mezzo di comunicazione di massa (è lì che Salvini era più forte, ma è anche lì che ha dovuto scontare il cambiamento di abitudini social di gran parte degli italiani), la Lega penetra meno sui social network.

Certo, qualche passaggio a vuoto di Luca Morisi c’è stato: l’approdo su TikTok di Salvini non propriamente di successo, il fatto di non essere mai stato particolarmente amato su Twitter (si ricordano tantissime risposte, ad esempio, di Laura Boldrini che avevano molto più seguito rispetto al tweet originale di Salvini che, nella maggior parte dei casi, la chiamava in causa). Ma Luca Morisi ha sdoganato una comunicazione social totalizzante, la “Bestia” appunto, che ormai si autoalimenta quotidianamente, anche al di fuori delle stanze della politica. L’esposizione mediatica degli account “distanti” dalla propria linea, il commento a volte sguaiato, la caricatura degli errori, la diffusione di notizie al limite, con titoli preferibilmente urlati, sono diventati un modo di fare piuttosto diffuso sui social network. Luca Morisi avrà anche preso una pausa da queste sue attività social per la Lega, ma la Bestia difficilmente si prenderà una pausa da se stessa.

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2 replies

  1. La Bestia ovvero la comunicazione bestiale, animalesca, irragionevole, ululata, ferina. Nemmeno da ” untermenschen / sottouomini” come i nazisti definivano sprezzantemente i non tedeschi, bensì proprio “NON UMANA”.
    E se lo dicono da soli…

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  2. Q uando ieri mattina ho visto comparire nel titolo di Repub- blica.it la parola “incoronazio-ne prima ancora che Draghi tenesse il suo discorso agli industriali, ho capito l’antifona. Ormai in quegli ambienti devoti perfino la definizione di “De Gaulle italiano” viene ritenuta insuf- ficiente. Pensando al dopo, la sempi- terna vocazione italica al culto dell’uo- mo forte secerne umori monarchici pure fra tanti ex repubblicani.
    Se Mattarella eccezionalmente ha voluto insediare un governo “che non debba identificarsi con alcuna formu- la politica”, neanche questo a Confin- dustria basta più. Il panegirico di Bo- nomi e l’ovazione tributata a Draghi esplicitano una richiesta ulteriore: vogliono assicurarsi che l’unica for- mula politica ammissibile in futuro, prima del rinnovo del Parlamento ma anche dopo, sia un patto di sottomis- sione volontaria dei partiti al “ditta- tore benevolo” riservatoci dalla buona sorte. La parola “patto”, in effetti, è sta- ta adoperata più volte da Draghi, spe- cie nelle sue conclusioni, quando ha concentrato la sua attenzione sulle re- lazioni industriali. Non prima, però, di aver rassicurato sulle tasse i bene- stanti seduti di fronte a lui, ripetendo lo slogan demagogico che mal gli si ad- dice: “Questo è il momento di dare, non di prendere”. Con tanti saluti a una più equa ripartizione delle risorse, che non reputa compito del suo governo.
    Draghi lo ha fatto capire citando un “amico straniero” che attribuisce agli “infelici anni Settanta” l’incepparsi della crescita italiana. Il motivo? Le cattive relazioni industriali, cioè il conflitto sociale. Questo sarebbe l’erro- re da non ripetere. Peccato che gli sto- rici dell’economia ricordino proprio quel decennio come l’ultima stagione in cui porzioni significative di ric- chezza nazionale vennero dirottate dalle rendite e dai profitti al lavoro di- pendente.
    Gad Lerner

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