Comunali, quanto costa la campagna elettorale?

(di Giampiero Rossi – milano.corriere.it) – Più di 850 mila euro per il centrodestra che sostiene Luca Bernardo, circa 230 mila il centrosinistra che vorrebbe far confermare il sindaco Giuseppe Sala, soltanto mille euro per il Movimento cinque stelle. Tanti o pochi che siano, dietro a ogni candidato ci sono dei soldi. Perché tra le migliori intenzioni e i voti necessari per portarle a Palazzo Marino ci sono di mezzo i voti. E per sperare di raccogliere quei voti bisogna organizzare una campagna elettorale in grado di raggiungere le persone. Convincerle è un’altra storia. E allora si apre una stagione di investimenti in volantini, manifesti, spot televisivi e radiofonici, sponsorizzazioni sui social media, cene, pranzi, aperitivi, automezzi con simboli, slogan e faccioni dei candidati. Tutto ha un costo e nei comuni con più di 50 mila abitanti queste spese devono essere rendicontate preventivamente al momento della presentazione delle liste per poi essere pubblicate (anche online) sull’albo pretorio del Comune. Le spese effettive, poi, possono essere anche superiori (raramente inferiori), e infatti entro trenta giorni dopo il voto devono essere presentati i bilanci consuntivi, quelli che raccontano (o almeno dovrebbero) la realtà.

Al momento di immergersi in questa tornata elettorale fuori stagione, il centrodestra ha previsto di spendere a sostegno del pediatra candidato sindaco 825.650 euro, suddiviso tra sei liste: Lega, Forza Italia, Lista civica Luca Bernardo, Milano popolare di Maurizio Lupi, Fratelli d’Italia e il Partito liberale europeo. Una somma quasi quattro volte superiore a quella stanziata dal centrosinistra per far rieleggere Sala. Anzi, confrontando le due liste che portano i nomi dei principali aspiranti a Palazzo Marino, la differenza di budget lievita fino a 40 volte: 350 mila euro per Bernardo, 8 mila per Sala. Nel campo del centrodestra, seguono Forza Italia, con un preventivo di 250 mila euro, la Lega con 110 mila , Milano Popolare dell’ex ministro Maurizio Lupi (74.600), Fratelli d’Italia (25 mila) e il Partito liberale europeo (15.250). È probabilmente all’interno di questo perimetro che si dovrebbero trovare le somme che lo stesso Bernardo lamentava (fino a ieri) di non aver ancora ricevuto dalle varie liste della sua colazione.

Dall’altra parte del fronte politico, il centrosinistra ha dichiarato un preventivo di 232.450 euro, la maggior parte dei quali garantiti dal Pd (125 mila), 20 mila dei quali già esplicitamente destinati alle «spese per ballottaggio». Nella stessa coalizione, i Riformisti-Lavoriamo per Milano hanno stanziato 52 mila euro, i giovani di Volt 20 mila, Europa Verde 9.050, Milano radicale 7 mila, Milano unita poco più di 6 mila e Milano in salute 5 mila.

Il Movimento cinque stelle conferma la propria tradizione e per la campagna a sostegno della candidatura a sindaco di Layla Pavone presenta un bilancio preventivo di soli mille euro da destinare alla stampa di volantini. Spendono decisamente di più gli altri candidati «minori». Giorgio Goggi, ex assessore ai trasporti della giunta Albertini, sostenuto dalle liste Milano liberale e I socialisti di Milano ha stanziato 38.800 euro. Gianluigi Paragone, senatore e leader di Italexit, ha messo in conto spese per oltre 37 mila euro suddivisi tra la lista Milano Paragone sindaco Italexit (26 mila euro, 5 mila dei quali per un «camion vela») e Grande Nord (11.250 euro). C’è poi la lista civica Milano inizia qui (candidato sindaco è Bryant Biavaschi), che ha depositato un preventivo da 40.250 euro, la somma più alta dopo centrodestra e centrosinistra. Al contrario si limita a 1.860 euro il budget dichiarato da Potere al popolo, per la campagna a sostegno della candidata sindaco Bianca Tedone.

Un discorso a parte riguarda gli investimenti che i vari candidati hanno scelto di indirizzare sul mondo digitale e, in particolare, sulla pubblicità nei social network, a partire da Facebook. Secondo un’analisi condotta dal sito Pagella politica, il più attivo, da tempo, è Gianluigi Paragone, il sindaco Sala ci ha messo sopra un migliaio di euro, Luca Bernardo zero. L’aspirante sindaco di centrodestra sembra credere di più in una campagna in versione più «hardware». Che però risulta, appunto, più costosa, perché per distribuire i suoi volantini ai mercati presidiati quotidianamente non sempre bastano le sole forze dei volontari e allora tocca mettere mano al portafogli e reclutare giovani che lo facciano a pagamento.