Bollette, tre miliardi per attenuare i rincari

Nei prossimi giorni il governo dovrebbe stanziare i fondi per smorzare l’aumento della luce (+40%) e del gas (+30%) previsto da ottobre. Si pensa anche a un intervento di più ampia portata per ridurre le fatture

(tg24.sky.it) – Circa tre miliardi di euro per attenuare la stangata in bolletta in arrivo da ottobre e poi una riforma per ridurre il peso di tutti quei costi che non sono legati direttamente al consumo di energia. Si muove in questa direzione il governo, che vuole limitare l’impatto dell’eccezionale rincaro delle tariffe di luce e gas che scatterà fra qualche settimana e che sta spingendo l’inflazione.

Si partirebbe, dunque, con uno stanziamento corposo, una cifra non indifferente per le casse pubbliche: oltre il doppio rispetto agli 1,2 miliardi che hanno smorzato a luglio la fiammata dell’elettricità. Con quei fondi si evitò, dimezzandolo, un rialzo del 20 per cento; adesso il rincaro atteso è del 40. Il paracadute riguarderà anche il prezzo del metano, per il quale è previsto un incremento del 30 per cento.

Gli aumenti ci saranno comunque, ma più contenuti rispetto a quanto accadrebbe se non si facesse nulla: senza interventi, si stima, ogni famiglia pagherebbe fino a 500 euro in più all’anno.

Per frenare l’impennata, che riguarda tutt’Europa ed è dovuta principalmente alle quotazioni del gas (la ripresa spinge la sete di energia), i soldi dovrebbero essere presi dai proventi dei permessi a inquinare versati dalle aziende: più un’impresa emette anidride carbonica più deve sborsare denari perché danneggia l’ambiente.

E’ un meccanismo comunitario che serve per combattere il cambiamento climatico ma contribuisce a far lievitare i costi. In un secondo tempo, forse con la legge di Bilancio, si dovrebbero poi rivedere una lunga serie di voci presenti in fattura che non riguardano quanta luce e gas si utilizza.

Spese che includono incentivi e sconti per alcuni settori specifici, che pesano molto sulle bollette e che potrebbero essere trasferiti alla fiscalità generale, cioè a carico di tutti in modo da alleggerire il conto di luce e gas.

6 replies

  1. Caro bollette, Enel & C. si tengono mega utili

    (di Nicola Borzi – Il Fatto Quotidiano) – Dopo un 2020 all’insegna delle difficoltà innescate dalla pandemia, a fine anno i maggiori produttori nazionali di energia idroelettrica potrebbero contare su un tesoretto di circa 5 miliardi di extra-profitti, grazie all’impennata dei prezzi dell’elettricità scatenata dal rincaro del gas.
    Una situazione simile si verifica in Spagna dove, contro il caro bolletta, Madrid ha varato un pacchetto di misure choc che, secondo alcuni esperti, potrebbero essere replicate anche da Roma. Ma la lobby europea dell’elettricità si è già messa di traverso. Le misure spagnole, subito operative per decreto legge, si aggiungono a quelle approvate a giugno e sono sia strutturali che temporanee, specie quelle fiscali.
    Il governo di Madrid ha approvato un prelievo di sei mesi sui “profitti eccessivi” realizzati grazie all’aumento dei prezzi elettrici dalle “centrali non emettitrici di CO2” (nucleari, idroelettriche ed eoliche), pari al 90% degli utili ottenuti con prezzi superiori ai 20 euro per megawattora (MWh). Per ammortizzare “una situazione eccezionale e senza precedenti” il governo di Pedro Sanchez prevede di recuperare 2,6 miliardi entro il prossimo 31 marzo.
    Secondo Goldman Sachs, le misure fiscali introdotte dalla Spagna ridurranno gli utili per azione dei produttori del 5% circa dal 2022 al 2025, del 10% per Iberdrola e del 15% per Endesa, i due campioni nazionali, ma “sembrano un passo verso una parziale ri-regolamentazione delle bollette energetiche” e “potrebbero violare la direttiva dell’Ue sull’energia”.
    Gli analisti di Barclays replicano però che i prezzi e le attese sugli utili di molte società elettriche non hanno ancora incorporato il rialzo del gas, specie per alcuni giganti come le francesi EdF ed Engie e la tedesca Rwe.
    Contro la manovra spagnola si è subito schierata la lobby continentale di settore Eurelectric. Secondo il segretario generale dell’associazione, Kristian Ruby, la legge di Madrid “ostacolerà la capacità dell’Europa di rispettare i suoi impegni climatici indebolendo la fiducia degli investitori. Le centrali elettriche colpite rispettano il principio “chi inquina paga” che riflette i costi del carbonio ed è il fondamento per realizza gli obiettivi climatici del Green deal. La proposta distorce gli incentivi di mercato per investire nelle future rinnovabili”, conclude Ruby.
    Se Madrid piange, Roma non ride. Secondo il ministro della Transizione ecologia Roberto Cingolani, le bollette a ottobre potrebbero rincarare del 40% a causa dell’aumento dei prezzi del gas e della CO2. Il governo già a luglio è intervenuto per prevenire un aumento del 20% delle bollette iniettando 1,2 miliardi di entrate dalla vendita di crediti di emissione di CO2. L’agenzia di regolazione del settore, Arera, continua a riproporre la sua soluzione di lungo termine: togliere dalle bollette gli “oneri generali di sistema”, che valgono circa 14 miliardi di cui 12 per il sostegno alle fonti rinnovabili, e spostarle a carico della fiscalità generale.
    Ma la proposta spagnola non piace nemmeno alle imprese italiane. Enel, con una produzione netta di 42,5 Terawattora (TWh), nel 2020 controllava circa il 16% della produzione nazionale e il 35,6% delle vendite totali. Altri cinque gruppi maggiori (Edison, A2A, Hera, Axpo ed Eni) detenevano il 24,2% della generazione netta e il 25,3% delle vendite totali. Secondo la banca dati Aida, dal 2016 al 2020 le sole capogruppo di Enel, Hera, A2A, Edison e Sorgenia hanno realizzato utili netti per 25,13 miliardi, 22,56 dei quali in capo all’ex monopolista di Stato. I conti 2020 sono stati difficili per il Covid: a livello consolidato Enel lo scorso anno ha realizzato utili netti di 5,1 miliardi (+9% su base annua), A2A per 364 milioni (-6%), Hera per 302,7 (+0,6%), Iren stabile a 235 ed Edison una perdita di 68 contro il “rosso” di 411 del 2019. Ma le semestrali hanno già segnato forti rialzi, tranne che per Enel (utile netto a 1,78 miliardi, -8,7%).
    Il motivo lo spiega l’economista Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia: “La situazione attuale è un caso di fallimento del mercato. Oggi (ieri per chi legge, ndr) un megawattora vale 183 euro sul mercato spot. Il prezzo medio ad agosto era di 112 euro, nei primi mesi del 2021 era sui 90 euro. Si era a 22 euro per megawattora a maggio 2020”. Nel giro di 17 mesi i prezzi si sono moltiplicati per otto volte. “Se pensiamo agli impianti idroelettrici costruiti decenni fa e già totalmente ammortizzati – continua Tabarelli – possiamo immaginare che i costi di produzione non superino i 10 euro. Dunque 173 euro sono extraprofitti. Ciò consente ad alcuni produttori di realizzare enormi profitti a fronte del salasso dei consumatori: eppure questi impianti sono in concessione ai produttori dallo Stato o dalle Regioni, dunque questo oro che cola, almeno in parte, appartiene a tutti gli italiani.
    Ciò a mio avviso obbliga a un intervento normativo. Poiché la produzione netta nazionale idroelettrica nel 2020 era di circa 48 terawattora (48 miliardi di kilowattora), a oggi sono stimabili 4,8 miliardi di extraprofitti. Direi che una metà di questi si potrebbe restituire ai clienti.
    Un discorso simile si potrebbe fare per altre fonti rinnovabili già ammortizzate, che hanno costi di produzione bassissimi e hanno già ottenuto grandi incentivi pubblici. Per i produttori non sarebbe una misura insopportabile, visto che l’idroelettrico vale 48 terawattora su 273 totali, il 18% circa, a fronte di 302 di domanda finale.
    Certo – continua Tabarelli – andrebbe in contrasto con la direttiva europea sulla tassazione energia. Ma ogni intervento già proposto è in contrasto: sia la riduzione dell’Iva che il trasferimento degli oneri di sistema, come vorrebbe Arera. Ma il sistema europeo dei prezzi di energia e gas è fuori controllo e questo giustifica ogni intervento.
    C’è un precedente, non di successo, ma anche quello giustificato dall’impennata dei mercati: è la Robin Hood tax introdotta dal ministro Tremonti del governo Berlusconi nel 2008 a carico dei petrolieri quando il prezzo del greggio schizzò a 140 dollari barile.
    La norma fu poi dichiarata incostituzionale ma allo Stato entrarono diversi miliardi di euro. D’altronde, quando i prezzi delle azioni aumentano troppo alla Borsa valori si fermano le negoziazioni, mentre sul mercato elettrico questo non succede. È una questione di dignità politica: va restituita ai clienti parte della super-redditività realizzata dai produttori, come cerca di fare la Spagna”.

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  2. aumenti, non paghiamo noi, ma il governo. cioè noi.
    avete ancora dubbi?
    siamo entro una situazione , per usare un eufemismo, inquietante.

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  3. Solita manfrina ( ma quanto ci guadagnano, in tutti i sensi, lassù con questa pandemia! Se non ci fosse…ecc…). Prima si ventilano aumenti (ovviamente “buoni”, per un futuro green: non vorrai mica che paghino figli e nipoti!), poi il Governo “corre ai ripari”, con minimi sconti. Solo se rietri in certe “categorie”, ovviamente…
    Non è certo una novità. Ma i famosi soldi del Recovery, per spendere i quali è stato imposto Draghi perchè nessun altro ne sarebbe stato capace (sic.) a cosa cavolo servono? (Farsi la domanda e darsi la risposta. La solita.)

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  4. Non mettono le bombe per fare stragi, ma si comportano come terroristi. Terrorizzano le masse per poter nascondere il trasferimento di ricchezza dai poveri ai ricchi speculatori. Lo scritto che segue lo vado pubblicando da giorni, a commento dei posti di alcuni politicanti che invitavano il governo a intervenire. Quello che avrebbe fatto il governo era ipotizzato al punto E.

    Cingolani fa solo terrorismo? L’aumento del 40% del prezzo del gas non dovrebbe portare automaticamente ad aumentare tutte le voci in bolletta, ma solo la voce “spesa per la materia”. Anche se detta voce incidesse sul costo totale della bolletta del 50% l”aumento totale della bolletta dovrebbe essere del 20%. Questo accadrebbe solo se tutta l’energia elettrica fosse prodotta utilizzando come materia prima solo gas. Ipotizzando che solo il 50% venga prodotta utilizzando il gas l”aumento totale non superebbe il 10%. Però è cosa nota che qualunque bene viene prodotto se ci sono le fabbriche, il cui costo di costruzione è stato già sostenuto e incide sul costo finale in maniera fissa, quindi non soggetta al variare del prezzo di mercato della materia prima gas. Ipotizzando che nella produzione di energia elettrica i costi fissi ( le centrali di produzione) incidano per il 50% ( incidono molto di più) l’aumento totale della bolletta dovrebbe essere del 2,5%. L’energia elettrica immessa sul mercato è prodotta da un mix di fonti di produzione. Una di quelle fonti è l’idraulica la cui materia prima non costa niente e i costi fissi ormai dovrebbero essere stati ammortizzati, quindi viene prodotta quasi a costo zero.
    PERCHÉ QUESTO TERRORISMO? :
    A) VOGLIONO GIUSTIFICARE L’AUMENTO DEI PREZZI APPLICATI ALLE PICCOLISSIME IMPRESE ALLE QUALI È STATO ABOLITO IL SERVZIO DI MAGGIOR TUTELA E TRASFERITE PER LEGGE AL MERCATO LIBERO? ;
    B) VOGLIONO APPLICARE AGLI USI DOMESTICI, CHE GODONO DEL SERVIZIO DI MAGGIOR TUTELA, AUMENTI ELEVATISSIMI PER ADEGUARLI A QUELLI DEL METCATO LIBERO, NOTORIAMENTE SUPERIORI A QUELLI DEL MERCATO TUTELATO? ;
    C) VOGLIONO ANTICIPARE, CON LA PROSSIMA LEGGE SULLA CONCORRENZA, L’ABOLIZIONE MERCATO TUTELATO PRENDENDO A PRETESTO L’AUMENTO PROPOSITATO E NON GIUSTIFICATO DEL TOTALE BOLLETTA.?
    E) VOGLIONO SCARICARE SULLA FISCALITÀ GENERALE GLI ONERI DI SISTEMA PER CONSENTIRE AGLI SPCULATORI CHE INTERVENGONO SUI MERCATI DELLE MATERIA PRIMA (IL GAS)’ DELLA MATERIA DERIVATA ( L’ENERGIA ELETTRICA) E DEL FUMO INQUINANTE ( COMPRAVENDITA DI CO2) DI ARRICCHIRSI SENZA INDURRE I CITTADINI A PENSARE CHE LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ENERGIA ELETTRICA È SATA UNA BOIATA?
    F) SONO I MIGLIORI COME IMBROGLIONI?

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