Tutti i passi indietro di Matteo Salvini

(Emanuele Lauria – la Repubblica) – L’ultimo passo indietro di un’inesorabile ritirata l’ha compiuto ieri mattina: «Il Green Pass? Ha senso per chi è a contatto con il pubblico. Se uno è chiuso nel suo ufficio che senso ha?». Messo all’angolo nel suo partito e isolato dal resto del centrodestra di governo (Forza Italia) che addirittura invoca l’obbligo vaccinale, Matteo Salvini si produce negli ultimi distinguo di una campagna estiva al fianco di no vax e no pass che non pochi, fra i compagni di viaggio, bollano senza mezzi termini come «fallimentare».

Perché oggi, in Consiglio dei ministri, la Lega voterà sì all’ennesimo allargamento dell’obbligo di quel lasciapassare sanitario che il segretario, due mesi fa, definiva «una cagata pazzesca».

La citazione fantozziana non ha portato fortuna al senatore milanese, la cui linea prudente sui provvedimenti anti-Covid è stata gradualmente rintuzzata dal pragmatismo del capodelegazione Giancarlo Giorgetti e dei governatori Zaia, Fedriga, Fontana, insomma di quell'”altra Lega” che non è, come dice Salvini con un altro riferimento naif, «una fantasia da Topolino», ma semplicemente una rappresentanza di big del partito sensibile alle richieste degli imprenditori del Nord con l’incubo chiusure.

Il numero uno di via Bellerio, alla fine, prova a consolarsi con qualche dividendo (i tamponi gratuiti invocati anche dai sindacati) ma siamo all’atto finale di una commedia cominciata il 4 luglio, quando Salvini giurava, al termine di un faccia a faccia con Draghi, che l’Italia mai avrebbe imitato il modello della “patente” alla francese: «Il premier non è per gli estremismi ». «Green Pass? Non scherziamo », diceva poi il 22 luglio, poche ore prima del via al certificato da parte del governo. «Il Green Pass è da cambiare», tuonava il leader il 26 luglio a provvedimento fatto (e avallato dai suoi ministri).

«Un lasciapassare per accedere agli istituti scolastici? Non scherziamo», il commento rilasciato il 27 luglio. Ma lo scherzo, di nuovo, l’esecutivo gliel’ha fatto il 9 settembre. Non pago, Salvini ha provato a mettere l’ultimo paletto sei giorni fa: «Qualcuno prevedeva l’obbligo del Green Pass anche per i dipendenti pubblici, grazie alla Lega non c’è».

Non c’era, forse, visto che è in arrivo l’estensione del certificato a tutti i lavoratori, atto peraltro annunciato per primo da Giancarlo Giorgetti, ormai punto di riferimento principale di Draghi e persino oggetto di riconoscenza da parte di Enrico Letta: «Sono grato al ministro, il suo è il modo corretto di stare al governo». Il segretario del Pd, d’altronde, ha gioco facile nel puntare il dito sulle divisioni del partito che ieri sono riemerse in commissione, alla Camera, e che al Senato solo la fiducia posta dal governo alla conversione del primo Green Pass ha mascherato.

Fra i dem c’è chi scommette addirittura su una scissione che lasci come alleata solo la Lega giorgettiana. Ma, almeno al momento, non ci sono i presupposti per una lacerazione di questo tipo. Di certo, però, sono sempre più forti i malumori verso la linea del segretario, si insinuano fra parlamentari ed esponenti di governo che si chiedono a cosa sia servita una fiera opposizione a «vincoli e obblighi», se poi alla fine il partito li ha approvati tutti. Peraltro pure col gradimento dell’elettorato, stando ai sondaggi.

Non bastano più temi identitari come sicurezza e immigrazione a tenere compatto il partito: gli attacchi alla ministra Luciana Lamorgese che ieri hanno animato l’aula parlamentare continuano a infrangersi sul muro del resto della maggioranza (inclusa Fi) e su Draghi, mentre il tentativo di scambiare gli ostaggi (le dimissioni della titolare del Viminale per quelle già avvenute del sottosegretario leghista Claudio Durigon) rientra fra le mission senza successo dell’estate salviniana.

«Se il motore di tutto è la competizione con Meloni, vediamo quali risultati porterà il 4 ottobre», sussurra un deputato leghista, convinto come tanti – che dopo le amministrative servirà un chiarimento.

Il fronte di chi chiede congressi locali e maggiore democrazia è guidato da Roberto Marcato, assessore di Luca Zaia, tradizionale rivale interno con cui pure Salvini in questi giorni ha cercato di fare sponda. E ieri, all’improvviso, qualcuno ha rimesso in circolo la notizia, rilanciata dalle agenzie, che la “Lega per Salvini premier” è in ritardo pure sul congresso federale, che si sarebbe dovuto celebrare a un anno dall’approvazione dello Statuto, avvenuta a fine 2018. Una minaccia anonima alla indebolita leadership del Capitano.

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8 replies

  1. si sapeva già, era solo il perfetto cavallo di troia per sputtanare le posizioni dei critici al vaccino. paragonati a lui, erano equiparati a dei buffoni. tanto per spiegare come manipolano le masse, ma purtroppo per loro, son giochetti vecchi, innocui e cretini. quando sai cosa rappresenta salvini, puoi giusto riderne.

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  2. Il paradosso è che saremo costretti a rimpiangere la lega salviniana. Voglio dire, cosa farà la lega giorgettiana? La replica del PD e di sForza itaglia.

    Altri paesi europei stanno allentando le misure e noi con molti meno casi di UK le aumentiamo? Ma che senso ha che nessuno si opponga a parte la Meloni?

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  3. Giorgetti se ne sta rigorosamente nascosto. Sa benissimo che i suoi elettori mal sopportano questo governo, benedetto da Confindustria.
    Si manda avanti Salvini, ma ben tenuto al guinzaglio: di quelli a strozzo, ed ogni tanto gli si dà uno strattone.
    La Meloni non impensierisce più di tanto: una parvenza di opposizione ci vuole, e se dovesse allargare troppo il suo consenso ci sono sempre pronte le Sardine e le pasionarie “accoglienti” a spese altrui a cantare Bella Ciao.

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  4. Tutti i passi indietro di Matteo Salvini

    -La Padania e il tricolore al cesso? Dimenticati
    -Gli insulti ai meridionali? Salvini è pappa e ciccia con la ‘ndrangheta, mentre Berlusconi è sempre andato a braccetto con la mafia (ma la camorra non la vuole nessuno?)
    -L’ideologo Miglio? E chi è costui? Comunque voleva l’Italia divisa in 3, e la parte di sotto amministrata dalla mafia.
    -La secessione? Meglio il patriottismo!
    -La religione celtica? Sventoliamo rosari e ci affidiamo alla Madonna di Medgogorje.
    -Il dio Po? Meglio il Dio Denaro.
    -L’elmo con le corna? dopotutto non era neanche dei Galli Boi.
    -Il no ai migranti? Però sì solo noi ai migranti col Patto di Dublino
    – Il vaccino? Sì-no. No- Sì. A seconda.
    – Green pass? Meglio non parlarne.
    A questo punto del programma della Lega non è avanzato proprio nulla, e di quel poco si vergognano anche gli alieni della costellazione di Orione.
    Ora ci manca solo che ripudino anche le magliette verdi e la transizione a partitucolo ridicolo del Bagaglino è completata.
    Color marrone sarebbe più indicato.

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  5. I PAGLIACCI
    Tutti i passi indietro di Matteo Salvini:
    -La Padania e il tricolore al cesso? Dimenticati.
    -Gli insulti ai meridionali? Salvini è pappa e ciccia con la ‘ndrangheta, mentre Berlusconi è sempre andato a braccetto con la mafia (ma la camorra non la vuole nessuno?).
    -L’ideologo Miglio? E chi era costui? Comunque voleva l’Italia divisa in 3, e la parte di sotto amministrata dalla mafia.
    -La secessione? Meglio il patriottismo!
    -La religione celtica? Sventoliamo rosari e ci affidiamo alla Madonna di Medgogorje.
    -Il dio Po? Meglio il Dio Denaro.
    -L’elmo con le corna? Dopotutto non era neanche dei Galli Boi.
    -Il no ai migranti? Però ‘sì solo noi’ ai migranti col Patto di Dublino.
    – Il vaccino? Sì-no. No- Sì. A seconda.
    – Green pass? Meglio non parlarne.
    A questo punto del programma della Lega non è avanzato proprio nulla, e di quel poco si vergognano anche gli alieni della costellazione di Orione.
    Ora ci manca solo che ripudino anche le magliette verdi e la transizione a partitucolo ridicolo del Bagaglino è completata.
    Color marrone sarebbe più indicato.

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  6. “- Dean: So che cosa stai pensando, perché proprio un clown?
    – Sam: No, ma piantala!
    – Dean: Pensavi non me ne ricordassi? Andiamo… ancora ti metti a piangere quando vedi un clown in televisione!
    – Sam: E la tua paura di volare?
    – Dean: Gli aerei si schiantano!
    – Sam: E a quanto pare i clown uccidono!” Senza note.

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  7. Un clown è quella persona che fa ridere le persone, come quell’individuo con il naso rosso e la cravatta gigante a pois. Talvolta può essere un insulto – un buffone volgare può essere chiamato clown.
    I clown che si incontrano di solito nei circhi e alle feste di compleanno per bambini hanno la faccia dipinta e truccata e di solito indossano scarpe enormi, ma ci sono pagliacci anche intorno a te, senza che siano vestiti di tutto punto! Per esempio può esserci il pagliaccio della politica, quello che fa ridere tutti, racconta le barzellette, e si comporta in modo goffo.

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