Ma dopo l’11 settembre non finì il mondo

(Marcello Veneziani) – 11 settembre 2001, la guerra che non venne. Fu un gigantesco e cruento falso allarme, possiamo dirlo con l’esperienza dei vent’anni trascorsi. Fu l’annuncio di un’Apocalisse, ma non seguì la fine del mondo. Quell’11 settembre di vent’anni fa si apriva in modo spettacolare e terribile il terzo millennio con la terza guerra mondiale alle porte. Non tra est e ovest ma tra nord e sud e tra due mondi venuti dalle religioni monoteiste: da una parte l’Islam e dall’altra quel che si definiva il giudeo-cristianesimo. L’America perse la sua invulnerabilità, fu violentata in casa sua, a New York; da allora entrammo in un’escalation di attentati e misure di sicurezza, guerriglie e ritorsioni, dichiarazioni di guerra agli stati canaglia e attacchi militari: tutto sembrava portare alla radicalizzazione dello scontro, all’allargamento dei due fronti e all’inevitabile conflitto mondiale, un po’ come era stato il 1939 o il 1914.

Per fortuna ci sbagliammo. Vent’anni dopo i problemi, i travagli, i pericoli sono altri, e il fanatismo islamico è solo uno tra questi. Negli anni seguenti la psicosi del terrore è stata alta, ma intermittente. Il terrorismo islamico all’epoca identificato con Al Quaeda si rianimò dieci anni dopo con l’Isis, non mancarono feroci attentati a Londra, a Madrid, a Parigi. Ma non abbiamo visto abbattere altre torri, non abbiamo visto orde di fanatici, come cantava Battiato, invadere le terre degli “infedeli”.

L’unica invasione è stata quella dei migranti. E il ritorno dei talebani alla guida di Kabul ci ha dato quasi l’impressione di un circolo vizioso: dopo vent’anni siamo tornati al punto di prima.

Certo, non sono mancati conflitti in questi due decenni: in Afghanistan e in Iraq, in Siria, in Libano e in Libia, la primavera araba, l’uccisione di bin Laden, gli scontri tra israeliani e palestinesi e l’avanzata degli integralisti islamici al potere un po’ ovunque, inclusi l’Egitto e la Turchia. Ma nulla in Occidente ha superato l’orrore per l’attentato dell’11 settembre o si è solo avvicinato all’entità di quella tragedia. E dall’altra parte, l’Islam non si è unificato, non ha superato le sue antiche e recenti divisioni, non si è compattato contro il “Satana” occidentale.

Non dirò allora che tutti, da Bush ai teocon fino ai nostri “atei devoti”, si siano sbagliati. Ma la guerra non c’è stata e chi diceva che l’Islam sarebbe stato il comunismo del XXI secolo, ribaltando una vecchia teoria, forse si è sbagliato, perché la Cina, semmai, è il nuovo comunismo, repressivo, invasivo e mercantile del XXI secolo. Non dirò che l’allarme suonato dopo l’11 settembre fosse un effetto propagandistico per tenere unito il mondo sotto l’America, dopo che aveva perso il suo antagonista sovietico; non dirò, come sostenevano gli stessi neocon, che l’Islam fanatico è stato utile all’America, per rinvigorire il suo primato; non dirò che dietro l’allarme ci fossero solo interessi commerciali, petroliferi, militari e strategici e tantomeno seguirò i complottisti che parlano dell’11 settembre come di un evento simulato e pilotato dalla stessa America più ambienti giudaici… Nelle trame dell’Islam si annida un vero pericolo, i fanatici sono tanti e disposti a morire per farci morire. Ma le aspettative tragiche dopo l’11 settembre non si sono avverate, l’allarme ha superato di gran lunga la realtà. La lezione ulteriore dell’11 settembre è che imporre con la forza una fede e un’osservanza o viceversa cancellare con la forza una religione e una tradizione, innesca un circuito di violenza e soprusi, terrore e fanatismo. I popoli hanno bisogno di trovare la loro strada, senza subire la dittatura interna dei fanatici o il totalitarismo esterna dei miscredenti.

Niente sarà più come prima. Siamo tutti americani. Furono questi i due commenti più diffusi che pervasero l’Occidente vent’anni fa all’indomani dell’11 settembre. Mai riflessioni parvero allora così appropriate e definitive; e invece mai si rivelarono così infondate. Nonostante le tensioni mondiali e i periodici sussulti del terrorismo, il mondo oggi è in preda alla pandemia, al primato cinese, agli effetti collaterali della globalizzazione, al declino occidentale.

Ma anche lo slogan “Siamo tutti americani” coglieva allora un diffuso sentimento; ma oggi non è più così, il mondo o l’occidente non si identifica con gli Stati Uniti. Per Bush padre, presidente Usa del tempo, l’unica via per la sicurezza planetaria oltre che americana era l’azione militare; ma l’interventismo si è arenato negli anni, e la ritirata dall’Afghanistan lo conferma vistosamente. La strategia americana di vent’anni fa che si dovesse intervenire ovunque – meno che nei territori occupati tra Israele e Palestina – trova sempre meno consensi in casa Usa e nel resto del mondo. Gli americani si sentivano i garanti e i gendarmi del diritto internazionale e dei diritti umani. Ora persino i presidenti democratici abdicano a quella missione e all’imperialismo del “bene”, e non è più possibile pensare il mondo in chiave unipolare. Lo stesso Draghi ha invocato per la crisi afghana il concorso decisionale di Russia, Cina e India, per non dire delle potenze d’area come la Turchia e, piaccia o meno l’Iran.

La linea di confine passa tra nord e sud del pianeta e il mondo ondeggia tra supremazie d’area; perfino la visione geopolitica di quel tempo, che disegnava un Grande Centro e Diverse Periferie, più o meno divergenti, appare superata da un quadro policentrico e mobile. In ogni caso la fine del mondo, con annesso giudizio universale, è stata rinviata a data da destinarsi.

Panorama

5 replies

  1. «War is a racket. It always has been.»
    Ovvero
    La guerra è una mafia. Lo è sempre stata

    Vediamo chi ha pronunciato questa frase

    Sarà stata una ONG?
    Un chirurgo di guerra?
    L’associazione dei pacifisti di tutto il mondo?
    Il Papa?

    La medaglia d’onore (del congresso) è la più alta decorazione militare che l’america assegna a chi si rende protagonista di un atto eroico contro un nemico degli stati uniti. È evidente che, data la natura del premio, quasi sempre viene assegnato postumo (..al di là e al di sopra del proprio dovere.. ).
    Dalla sua introduzione durante la guerra civile (1861-1865) la medaglia d’onore è stata assegnata 3508 volte ma, se si dovesse fare la spunta dei nomi, risulterebbero 3489 beneficiari, cioè 19 in meno. Un errore? No, semplicemente 19 soldati hanno ricevuto la medaglia 2 volte, per atti distinti.

    Uno di questi 19 fu Smedley Darlington Butler (30-07-1881 / 21-06-1940), un maggior generale dei marines (due stelle), e alla sua morte era il marines più decorato della storia (16 medaglie, 5 per eroismo).
    Dopo avere lasciato il servizio divenne critico esplicito della rischiosa politica militare usa e nel suo libro del 1935 descrive il funzionamento del complesso militare, industriale e politico americano.
    La frase “La guerra è una mafia. Lo è sempre stata” è sua.

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  2. Tutto bene, ok, ma mi pare di aver visto un errore. Ho forse (ci sta benissimo) letto e/o capito male, ma se si scrive:

    Per Bush padre, presidente Usa del tempo

    …in riferimento a fatti dell’11 settembre 2001, io penso che sia scritto male e/o che l’autore abbia sbagliato.
    Bush senior fu Presidente degli Stati Uniti dal 1989 al 1993, mentre – e lo sappiamo benissimo per la faccia da ebete che comunque aveva, ma che sicuramente mostrò mentre era a fare la sua “lezioncina” agli alunni di una scuola, quando gli annunciarono che le torri gemelle erano state attaccate – all’epoca il presidente USA in quel periodo era appunto suo figlio, Bush junior, la cui presidenza durò dal 2001 al 2009.

    Boh?

    Cfr. http://img.timeinc.net/time/daily/2011/1105/360_bush_sep_11_classroom_hfs_0502.jpg

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  3. DAL CAOS A UN SALTO EVOLUTIVO. Viviana Vivarelli.

    Ormai, dopo che è stata tradita ogni promessa e ogni bandiera, non possiamo più sperare negli uomini che vanno al potere.
    E la democrazia diretta che doveva essere l’antesignana delle democrazie mondiale, con gli ultimi eventi e i recenti tradimenti, si è sbiadita in una misera fotocopia del Pd perdendo la sua grande e meravigliosa unicità.
    Quella che doveva essere la grande rivoluzione della politica, la nuova ideologia dei popoli, si è ‘normalizzata’, rientrando nelle similcopie partitiche e nel vecchiume delle antidemocratiche piramidi del potere. La democrazia dal basso è scaduta in una diarchia ambigua quanto pericolosa, mentre l’unica attenzione è stata data a un organigramma seicentesco che più vecchio di così non si può. Morta l’ideologia, è rimasta la nomenclatura, cioè l’ompalcatura di amministrazione interna che discende dalla scelte del capo, amzi di due capi.
    A questo punto, non potendo più fidarmi delle persone, posso solo sperare che in politica vincano leggi più grandi che appartengono alle ere, leggi simili a quelle della fisica.
    La fisica moderna ha due grandi leggi dell’universo: l’entropia e la sintropia.
    La prima risale a Carnot (1824), la seconda a Prigogine; un vecchio fisico francese e uno straordinario premio Nobel russo che viene 150 anni dopo.
    Entrambi partono dallo studio della termodinamica per postulare una grande concezione dell’universo.
    Carnot osserva che un motore termico perde calore, e allarga questa osservazione affermando (2a legge della termodinamica) che ogni sistema chiuso tende nel tempo a un maggiore disordine. Estende questo assunto a tutto il creato.
    Non gli importa che per le creature viventi ciò non sia propriamente vero, e anche ai fisici successivi sembra sfuggire che la vita organica ha altre modalità. Omologare l’uomo alla macchina non è mai stato un buon servizio per l’umanità ma siamo in un’epoca fortemente materialista e tanti positivisti hanno repulsione per l’uomo che pensa o per l’uomo spirituale, forse perché lo spirito è libertà e alcuni non capiscono nemmeno cosa sia.
    Ma lo splendido fisico russo Ilya Prigogine era un idealista e ha rivoluzionato non solo la termodinamica ma la visione intera del mondo, dicendo: Non è vero che andiamo verso il caos anzi, al contrario la vita si evolve dal caos.
    I sistemi (viventi e non) sono ‘aperti’, cioè scambiano continuamente energia e informazioni con l’ambiente …come vortici nella corrente di un fiume, fluttuanti e instabili, vortici energetici, che sono raggiunti continuamente da informazioni, ne danno e ne prendono, trasformandosi per il meglio, ma (e questo è il bello) quando il sistema diventa troppo instabile si modifica di colpo, ristrutturandosi A UN ORDINE SUPERIORE !
    E anche noi, che siamo vortici di energia modificati continuamente dalle informazioni, arriviamo a punti della nostra vita in cui lo squilibrio è tale da spingerci a un salto evolutivo.
    Quando la fisica e la filosofia si incontrano producono cose bellissime.
    Partendo da Prigogine si può dire che: quando il sistema vivente arriva a un punto critico, si raccoglie in sé come un sol tutto (molecola con molecola, informazione con informazione), sprigionando forze di autorganizzazione superiore, come se ogni sua parte, ogni sua più piccola parte, fosse informata dello stato complessivo del sistema stesso e intercomunicasse fattivamente.
    Dunque l’evoluzione del sistema passa per mutamenti successivi, causati da continue informazioni, fino a un punto critico di non ritorno, dopo cui il sistema può perire o può saltare a un ordine superiore più complesso.
    Il caos non è più il fine dell’universo, ma uno stato progenitore dell’ordine.
    Dal Caos la vita, perché l’informazione/coscienza ha tendenza a creare strutture sempre più coerenti, belle ed armoniche.
    Ordine e disordine creano il mondo.
    Le culture antiche lo hanno sempre saputo. In Egitto Horus e Seth rappresentano appunto Ordine e Disordine, come il Kaos e Logos greci, o il Brahma e Shiva indù. Come dice Bergson: “Tutto avviene come se un’ampia corrente di coscienza esistesse nella materia”.
    Questo è spiritualismo, non una visione coatta e chiesastica, ma la fiducia di evolvere a sistemi superiori. E il tutto si può applicarlo ad ogni settore del reale, anche alla politica.
    Questo io spero.
    Che i popoli possano evolvere per spinte collettive naturali, visto che non potranno farlo con le vecchie ideologie che stanno per distruggere il pianeta.

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  4. A futura memoria occorrerebbe ricordare sempre, e per sempre, la fialetta di antrace sventolata da Powell al Concresso come “prova”. E tutti i nostri media hanno fatto finta di crederci, guai non avere fede.
    Meditate, gente…

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