Corsa per il Campidoglio: Calenda, ma a te, chi ti finanzia?

(Roberta Labonia) – Quello che finora abbiamo capito di Carlo Calenda è che nella sua lista per correre a Sindaco di Roma c’è la qualunque: giusto ieri ha fatto un nuovo acquisto. Non solo cascami degli altri partiti: ex renziani, ex boniniani, ex piddini, ora si è accattato anche certo Maico Cecconi, uno che fino a poco tempo fa bazzicava e idolatrava i capi bastone della destra nazionale Salvini e Meloni. Sul suo profilo social lo potete vedere, sorridente, abbracciato al fascio leghista Durigon, quello che vorrebbe intitolare un parco di Latina al fratello di Mussolini e rimuovere la targa in memoria di Falcone e Borsellino.

Questa è la bassa manovalanza del dandy pariolino Carlo Calenda che si candida a primo cittadino di Roma. Ci sono poi i piani alti della sua lista, popolati da imprenditori e professionisti, certo non da popolino, come quel tal Roman Pastore, un giovane di belle speranze uscito fresco fresco dalla scuola di formazione politica di Matteo Renzi in quel di Ponte Di Legno. Neanche candidato ha già fatto parlare di se: in una foto lo si è visto indossare un “misero” rolex del valore di qualche decina di migliaia di euro. Ma ciò che più ci strabilia della campagna elettorale di Calenda, è la sua sfarzosita’, e la prima domanda che si dovrebbe porre un cittadino elettore attento è: da dove provengono tanti soldi? Chi sta finanziando superbone Calenda? Escludendo a priori che possa aver ricalcato la linea della Sindaca uscente Virginia Raggi, che accetta solo microdonazioni degli iscritti al M5S e si autofinanzia tramite cene sostenute dai suoi elettori e simpatizzanti, gente del popolo, è giusto domandarsi come fa, il pupillo di Luca Cordero di Montezzemolo, a potersi permettere una così tanto dispendiosa campagna elettorale. Una campagna chiaramente sproporzionata rispetto al neo partitino che lui rappresenta, Azione, che a livello nazionale è quotato al 3/4%Lungo le strade romane sfilano da tempo decine di Ape/calessini con la sua foto opportunity elettorale (mica carretti ma cabrio con gli interni in pelle); sempre da mesi, ormai, il suo faccione troneggia su centinaia di spazi bus e parapedonali; nella Capitale sono quasi 500 i suoi banchetti elettorali e ha ingaggiato un piccolo esercito di 1500 “volontari” che vanno spiegando il suo programma “porta a porta”. Per non parlare poi delle sue mega cene elettorali in location di lusso, delle manifestazioni etc, etc. Non occorre essere un genio per capire che dietro tutto questo c’è più di un benefattore che bazzica i piani alti di Confindustria e, almeno in parte, qualche farfugliata ammissione in tal senso, pressato da più parti, Calenda l’ha fatta. Perciò, cittadini delle periferie, voi romani che mettete insieme a stento il pranzo e la cena, piccole partite Iva, micro imprenditori dell’urbe massacrati dalla pandemia, datevi una regolata quando, il prossimo ottobre, andrete a votare per il nuovo sindaco di Roma. Se a vincere fosse il dandy pariolino Carletto Calenda, non sarà a voi che dovrà rendere conto del suo operato una volta eletto, ma ai pescecani del capitalismo de noantri che lo stanno foraggiando. Sapevatelo.

(ndr: nella foto sotto Carlo Calenda e Carlo Bonomi, l’attuale Presidente di Confindustria)

19 replies

  1. Bianchi a rotelle

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Mercoledì Draghi ha esautorato Andrea De Pasquale, neo-sovrintendente dell’Archivio di Stato, dalla guida del comitato per la desecretazione degli atti sulle stragi. L’ha fatto dopo la campagna dei familiari delle vittime, di intellettuali come Tomaso Montanari e del Fatto, contro l’ex presiedente di quella Biblioteca nazionale che aveva tessuto le lodi del neofascista Pino Rauti. In due mesi è il terzo “impresentabile” segnalato dal nostro giornale, dopo Farina e Durigon, che perde il posto per indegnità. La decisione fa onore a Draghi, anche se queste improvvise sparizioni meriterebbero una parola di motivazione. Ma dimostra anche che una stampa libera e dunque critica aiuta i governi a sbagliare meno e, ogni tanto, a rimediare ai loro errori. Ai governi Conte la stampa non perdonava nulla (neppure i meriti), dunque i ministri si sentivano ogni minuto sotto esame. Al governo Draghi perdona tutto, dipingendolo apoditticamente come una covata di fenomeni, di cui peraltro sfuggono le imprese memorabili. Così i ministri, a furia di sbagliare senza l’ombra di una critica, si credono infallibili. E sbagliano ancor di più.
    Oltre agli imbarazzanti Cartabia, Cingolani e Brunetta, c’è il catastrofico Bianchi, l’ectoplasma che chiamiamo “ministro dell’Istruzione”. Quello che “la scuola sarà la prima a riaprire” (invece è la prima a richiudere). Quello che “l’anno scolastico durerà di più per recuperare” (invece è durato meno). Quello che “scuole aperte tutta l’estate” (sì, buonanotte). Quello che “non faremo sanatorie” (ha fatto quella dei precari). Quello che “ho immesso 59mila nuovi insegnanti” (ma 53mila sono merito della Azzolina). Quello che “nelle classi con tutti vaccinati si possono togliere le mascherine” (ma il vaccino non esclude il contagio). Quello che “abbiamo fatto un lavoro titanico per far ripartire la scuola in sicurezza”. E invece ha fatto poco o nulla: le aule sono più o meno le stesse di un anno fa, quando l’Azzolina in pochi mesi ne trovò 40mila in più e non bastavano ancora per evitare l’effetto “pollaio” e garantire il distanziamento di un metro. Ma la Azzolina, essendo 5Stelle, era pessima per definizione: una “ministra a rotelle” a causa dei 400mila banchi a seduta innovativa (su 2,4 milioni) ordinati non da lei, ma dai dirigenti scolastici. Ora si scopre che, dopo un anno, le classi-pollaio sono ancora una su dieci, anche se Bianchi le chiama “soprannumerarie” (non riuscendo a cambiare le cose, cambia i nomi). Infatti la sua inerzia ha costretto il Cts a imporre comicamente la “distanza interpersonale di almeno un metro” solo “qualora logisticamente possibile”. La scuola come la Casa delle Libertà di Corrado Guzzanti: “Fate un po’ come cazzo vi pare”.

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    • Raf ciao, dico la mia: credo sarebbe meglio per il blog, nel senso che sarebbe propedeutico ad una discussione degli argomenti discussi nel blog da parte dei vari utenti,

      se il primo commento all’ articolo fosse in qualche “collegato” all’articolo stesso. Al contrario invece, mi duole dirlo, sembra diventato un blog confusionario con tutta una sequela di articoli con discussioni offtopic – o altre volte con doppie discussioni di chi discute l’articolo e chi il primo commento.
      Questo accade sotto (quasi) ogni articolo, dove viene difficile commentare al primo commento – proprio perché l’articolo del post parla d’altro, e dove viene difficile commentare l’articolo perché il primo commento e altri utenti parlano d’altro.

      Penso sia facile ovviare a quanto sopra inserendo i primi commenti sotto ad articoli che parlano dello stesso tema, così anche ampliando (magari) i diversi punti di vista della stessa questione.

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      • Sono d’accordo.
        C’è un po’ di confusione.
        Si dovrebbe studiare un modo per postare gli articoli di raf. e basta, per commentare solo quelli. Servirebbe una roba tipo il twitter quotidiano di Buttafuoco, una cosa di cui non frega niente a nessuno e sotto ci si mette l’articolo.

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      • Io non me ne sto “buona buona”, anche se, per motivi familiari, avevo giusto bisogno di consolazione.
        E certo Travaglio e Labonia NON hanno quell’intento.
        Sempre malfidata, eh? Anche nei loro confronti.
        Come fai a vivere, guardandoti alle spalle continuamente?
        Non t’invidio.

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  2. Giusto per informazione,l’orologio in questione del baldo giovine e’ un Audermans Piguet e non un Rolex,anche se la sostanza non cambia….

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  3. Qualcuno, potrebbe spiegarmi perché un imprenditore di Padova, o di qualsiasi altra città finanzia la campagna elettorale a sindaco di Roma del carletto nazionale? Cosa si aspettano in cambio? Cazzo!!

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  4. @ Anail
    Intervengo sempre in merito di ciò che scrive (come fanno tutti in ogni blog, che a questo servono). Mai mi sono permessa di dare giudizi personali ( “sempre malfidata”… “come fai a vivere”…): non è mia abitudine. Per lei invece è un continuo. Si rilegga e vedrà.
    E la chiudo qui.

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  5. Respingo in pieno le obiezioni di Rob Erto, mentalità evidentemente legalitaria e burocratica molto limitata e formalista
    Non siamo a scuola dove non si doveva andare fuori tema e il tema lo decideva la maestra
    Questo è un sito di informazione
    E, visto che gli articoli sono scelti da Infosannio e non sempre cum iudicio (vedi i brevissimi non-articoli di Buttafuoco e simili altre nullità), sono ben felice che nei commenti appaiano articoli migliori che ampliano solo la nostra informazione

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  6. Mi pare che sia chiaro chi lo finanzia: quelli che finanziano Renzi. Calenda è uno dei tanti che ha finto di smarcarsi da quando si è capito che Renzi è inviso agli elettori. Esattamente come Bonaccini, Schlein, ecc… hanno finto di “essere in disaccordo” fondando – si fa per dire – “nuovi” partiti che in realtà servono per raccattare, e portare, voti agli interessi di coloro che hanno “creato” Renzi . Non dimentichiamo che dietro l’ operazione Renzi ci sono gli US e la corazzata degli interessi Dem che ha creato dal nulla anche l’ ancora influentissimo Obama.
    I soldi ed il potere stanno lì. Quindi si cambia nome, si fingono distinguo, si dimenticano gli errori ( non se ne parla quindi non esistono) la propaganda si fa sempre più martellante, ed i cittadini abboccano.
    Tra l’ altro di famiglia Calenda fa Comencini: una delle tante famiglie del giro intellettuale “sinistro”.
    Di riffa o di raffa si finisce sempre lì…

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  7. Povero Comencini ” intellettuale sinistro” purè lui colpevole . Di riffa o di raffa si finisce sempre :

    a Tutti a casa

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