Conte: “Faticaccia enorme, non credo reggerò a lungo”

(adnkronos.com) – “Siccome non ritengo di essere infallibile, e nemmeno vedo davanti un orizzonte poi così lungo, ve lo dico francamente: questo è un impegno stressantissimo. Lavorare così per il bene comune è una faticaccia enorme, quindi non credo che la potrò reggere fisicamente a lungo. Spero, e faremo in modo, che ci sia qualcuno più bravo di me quando sarà il momento. Ma questo progetto è forte e dovete appoggiarlo, non lasciate che altri parlino con la vostra voce”. Così Giuseppe Conte, capo politico del M5S, intervenendo a Finale Emilia, tappa del suo tour elettorale.

“Lega ambigua? Non posso garantire per altre forze politiche, garantisco per il M5S -risponde l’ex premier-. Il Movimento ha una linearità di azione che ha assunto all’inizio della pandemia ed è coerente rispetto a questa assunzione di responsabilità. Mi auguro che le forze di governo, penso alla Lega, chiariscano subito la loro posizione”.

“Letta propone di rinviare a gennaio il dibattito sul Quirinale? Lo dico da tempo, questo toto-Quirinale fa male al governo e quindi al Paese. Si rischia creare una distrazione, noi dobbiamo sostenere il governo e assicurare che rimanga concentrato”, rimarca il presidente M5S. “La traiettoria politica è sempre quella: il dialogo col Pd è intenso, c’è molta affinità per quanto riguarda alcuni obiettivi di fondo. Dobbiamo rafforzare questo dialogo per presentare un progetto Paese, per condividere gli obiettivi e sfruttare questa sinergia”, dice Conte.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

Tagged as: , ,

29 replies

  1. Malloppo da padroni e palazzinari: Calenda è il candidato de’ Paperoni

    Finanziatori – 180mila euro per l’aspirante sindaco: in prima fila i suoi amici di Confindustria.
    (di Stefano Vergine – Il Fatto Quotidiano) – Per la comunicazione ha scelto una delle più potenti società al mondo: Publicis, multinazionale francese proprietaria di marchi come Saatchi&Saatchi e Leo Burnett.
    Carlo Calenda nel 2020 ha speso circa 400mila euro per comunicare al meglio le idee di Azione. Per un partito nato due anni fa, con quattro parlamentari all’attivo, è una cifra invidiabile.
    Ma d’altra parte Azione non ha problemi di soldi. La gestione – dati dell’ultimo bilancio – si è chiusa con un avanzo di 246mila euro. Molto meglio di buona parte dei concorrenti. L’ex dirigente di Confindustria può spendere tanto, perché riceve molte donazioni private: in proporzione al peso in Parlamento, più di tutti gli altri.
    L’anno scorso ha incassato 1,7 milioni, divisi quasi esclusivamente tra liquidità e 2×1000. Come già raccontato dal Fatto, la somma è costituita dalle regalie di alcuni dei più noti industriali e finanzieri italiani: dai Rocca ai Loro Piana, da Davide Serra a Patrizio Bertelli, da Carlo Pesenti ad Alberto Bombassei.
    Per finanziare la campagna di Roma è stato creato un comitato ad hoc. I documenti pubblici sulle donazioni sono aggiornati a fine luglio e dicono che l’ex ministro dello Sviluppo economico aveva già raccolto 180mila euro. Tra i donatori più generosi c’è Massimo Caputi: l’ex capo di Prelios, tra i nomi più noti nella finanza immobiliare italiana, ha regalato 20mila euro. La sua società principale, Feidos, controlla aziende in vari settori: energie rinnovabili, crediti deteriorati, turismo, ma soprattutto il mattone, sempre caro a Caputi, che tra i vari interessi immobiliari ne ha parecchi anche su Roma. A una richiesta di commento, l’imprenditore non ha risposto.
    Altri 20mila euro sono stati donati a Calenda dalla Italtronic, azienda padovana che produce contenitori di plastica per l’elettronica. Il numero uno, Alberto Baban, vice presidente di Confindustria, dice di averlo fatto perché “lui è l’unico candidato credibile per guidare la nostra amata Capitale”. Del Calenda ministro, Baban ricorda soprattutto “il suo piano Industria 4.0 (incentivi fiscali per comprare macchinari innovativi, ndr), che ha consentito a molte imprese come la mia di migliorare la propria competitività investendo e assumendo”.
    Tutte le altre donazioni sono di cifre più contenute, dai 1.000 ai 5.000 euro massimo, ma i nomi dei mittenti aiutano a capire chi punta ad accreditarsi con Calenda in vista del post elezioni. Nella lista ci sono ad esempio il manager Giuseppe Recchi, ex presidente di Eni e Telecom Italia; l’imprenditore Luciano Cimmino, patron dei marchi Carpisa e Yamamay; il giovane Giordano Riello, erede della famiglia veneta specializzata in impianti di climatizzazione. “L’ho conosciuto quando ero presidente dei giovani di Confindustria Veneto: ha progetti concreti e mette l’economia al centro del Paese”, dice Riello, 30 anni, presidente di una delle società società del gruppo Giordano Riello International.
    Tra i donors di Calenda c’è anche l’ex presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, e Diamara Parodi Delfino, moglie di Giancarlo Leone, già dirigente Rai e oggi presidente dell’Associazione produttori televisivi. Fanno parte del mondo della comunicazione anche altri due sponsor eccellenti: il produttore Pietro Valsecchi e l’editore Carlo Perrone. Valsecchi ha regalato 1.000 euro al comitato elettorale dell’ex assistente di Luca Cordero di Montezemolo.
    Più generoso – 5mila euro – è stato Perrone: già proprietario de Il Secolo XIX, oggi è vicepresidente di Gedi, il gruppo della famiglia Agnelli-Elkann che edita la Repubblica e La Stampa. Chiudono la lista dei sostenitori due renziani. Annalisa Renoldi, coordinatrice di Italia Viva in provincia di Varese (2mila euro), e Cesare Trevisani, vicepresidente del Gruppo Trevi (1.000 euro). Che c’entra Trevisani con Renzi? Fino a poco tempo l’imprenditore finanziava il senatore toscano: prima la Fondazione Open, poi il Comitato Leopolda 9 e 10. Ora ha scelto evidentemente di puntare su Calenda.

    Piace a 1 persona

  2. Questo è un uomo che si è fatto da solo ! Coi soldi di mamma e papà prima e con quelli della razza padrona adesso. Romani siate degni della storia della vostra città :mandateli affan…a sti figli di .

    Piace a 2 people

    • 𝙁𝘼𝘾𝘾𝙄𝘼𝙈𝙊 𝘾𝙃𝙄𝘼𝙍𝙀𝙕𝙕𝘼 𝙎𝙐𝙇𝙇𝙀 𝙋𝘼𝙍𝙊𝙇𝙀 𝘿𝙀𝙏𝙏𝙀 𝘿𝘼 𝘾𝙊𝙉𝙏𝙀

      I giornali riportano, Conte: “Lavorare così per il bene comune è una faticaccia, non reggerò fisicamente a lungo”

      Nella tappa di Cattolica, Giuseppe Conte ha chiarito le sue parole con una precisazione: “Ho detto, ed è la verità, che se si assume una responsabilità del genere, sia come premier che alla guida di una forza politica, e lo si fa con serietà, per i cittadini, per il bene comune, vi assicuro che è un impegno enorme che richiede un grande e costante sforza fisico”.

      “È questo quello che volevo dire, non che sono stanco. C’è tanto entusiasmo, voglia di lavorare per il paese e lo faremo a lungo. L’entusiasmo che c’è tra le gente ci dà la consapevolezza di un compito di responsabilità che vogliamo assolvere pienamente”.

      Piace a 4 people

      • Grazie, Fernanda. Questo chiarimento ci voleva!
        Mi associo al commento di Lucapas, sotto (o sopra: non so dove posizionerà il blog, qui), che ha esposto esattamente anche il mio pensiero. Grazie, quindi, anche a lui. 🙏🏻

        Piace a 1 persona

  3. ma che fine hannoi fatto i risultati degli “stati generali” del mov?
    ma conte l’ha capita che l’era dell’uomo solo al comando sta per tramontare?

    "Mi piace"

  4. Questo succede quando non vuoi usare le Parole (la cui appropriazione era il marchio di fabbrica del gruppo che ti ha generato, in molti sensi) e per dire una cosa semplice la devi infarcire di parole, ed il cervello si chiede: ma chi me lo fa fare? E ti stressi.

    Piace a 1 persona

  5. brutta cosa che ha detto Conte, siamo dunque alla sua resa (di Conte)? Come per Zingaretti?

    E chi lo rimpiazzerà. forse nuovamente Di Maio il liberale e moderato?

    Bella roba, sì.

    "Mi piace"

  6. Giusepoi, difficile fare il saltinbanco, un salto con la Raggi un salto con gualtieri, un salto con draghi, tutto questo saltare incoerentemente a destra e a sinistra stanca, soprattutto se poi non si guadagna niente e si è asfissiati dai miasmi emanati dalla peste nera.

    "Mi piace"

    • Giuseppi e i 5poltronari sono oramai parte del sistema, il processo di trasformazione si è concluso, basta ascoltare i loro discorsi,

      "Mi piace"

  7. Conte non dovrebbe andare in giro come un pirla qualsiasi, ormai il trend è combiato. Ormai le piazze sono per lo più “comprate” , bastano quattro contestatori e rimangono solo le offese ritrasmesse in TV. Quindi fatica inutile e non deleteria.
    Potendo dovrebbe piuttosto smarcarsi dal PD.
    Potendo, appunto. Ma non può. Da tempo si lavora allo smantellamento totale del m5stelle ed a spargere sale sulle rovine. Adesso è un continuo prendersela con i monopattini (ultime vestigia del governo gialloverde) che ci sono in tutto il mondo.
    Posso solo immaginare le minacce (personali) che i 5stelle (non vendutisi alla concorrenza) devono subire.
    Questi adesso servono per risollevare e portare voti al PD, quando non serviranno più neanche a questo, mi aspetto per Conte un bel servizio delle Jene riguardo uno “scandalo” (da molto o da niente è uguale: ormai bastano calzini azzurri o una “modella” che parla di molestie) oppure addirittura un … incidente. Non sarebbe certo il primo nè l’ ultimo.

    "Mi piace"

  8. Reggerà fino al 4 ottobre. Poi prenderà atto che la sua linea politica tendente a rivitalizzare il PD non piace agli elettori grillini e si dimetterà da liquidatore del movimento.

    "Mi piace"

  9. Palazzinari, candidati della Lega e pure Sebino Nela alla cena elettorale di Palamara. Tra borse Louis Vuitton e la musica di Franco Califano

    Alla Locanda del Gatto nero, periferia ovest della Capitale, l’ex pm, che è candidato alle suppletive per la Camera, ha raccolto i suoi sostenitori: c’era l’ex calciatore della Roma e Simone Montagna, che ha lasciato Casapound per candidarsi alle comunali del Carroccio, l’avvocato Ivan Marrapodi, il presidente di un’associazione che riunisce i calabresi nel mondo, e il segretario del sindacato di polizia Siulp, Maurizio Germanò. L’atmosfera sembra quella di certi film ambientati a Roma negli anni Novanta: menù a base di pesce, signore col collant di pizzo brillantinato, la musica da pianobar (ma senza pianoforte)i

    Luisa Monforte | 11 SETTEMBRE 2021

    Bisogna lasciarsi dietro la città con i suoi palazzi storici e le vetrine sfavillanti del centro storico. Andar su per una strada stretta, poco illuminata e dove se non parcheggi rasente al muro “poi il bus non passa”, grida il parcheggiatore. Pettorina arancione, fischietto al collo: i posteggiatori sono due alle 20:30 di giovedì 9 settembre in via di Palmarola. Per cenare a La Locanda del Gatto nero c’è la fila. Nei palazzi dei dintorni le finestre sono chiuse o spente. Risaltano meglio così, sul buio di una sera di fine estate, le lampadine gialle e blu dell’insegna. C’è ancora caldo, ma è tempo di coprire le spalle. L’atmosfera sembra quella di certi film ambientati a Roma negli anni Novanta: in realtà è semplicemente la scenografia scelta dalla borghesia romana per una cena elettorale.

    Tra una ventina di giorni si vota nella Capitale, e non solo per il sindaco. In ballo, con le suppletive, c’è un seggio al Parlamento. Luca Palamara lo sa. Si è candidato e ora chiama gli amici: si va a cena in periferia. All’ingresso del locale le automobili transitano a passo d’uomo, qualcuno fuma una sigaretta sulla soglia, le signore imbracciano Louis Vuitton. Gli uomini si dividono tra chi sta in completo classico e chi si è presentato in jeans e camicia. Per le donne si va dal nero lungo con spacco, filo d’oro e tacco a spillo, al più kitsch collant di pizzo brillantinato, plateau imponente, top bianco aderente. I giovani stanno in maglietta e calzoncini. Sono figli, nipoti, quelli che se fossimo nei film anni ’90 stavano a sbuffare e lamentarsi. Lo fanno pure ora, ma oggi un po’ meno perché sono tutti muniti di cellulare.

    Palamara arriva in auto. L’autista fa una veloce sosta. Lui scende, accompagnato dalla moglie, Giovanna Remigi. In men che non si dica spunta l’assistente alla comunicazione, Monica Macchioni. È lei la “dea” ex machina della serata. Gestisce relazioni, controlla presenze. Impossibile non notarla nella folla con i capelli fucsia e l’abito verde acqua. Sta in disparte, ma c’è, anche Adele Attisani, amica di Palamara e finita con lui a processo: per la procura di Perugia è lei “l’istigatrice delle condotte delittuose e beneficiaria, in parte, delle utilità ricevute” dall’ex pm di Roma da parte dell’imprenditore Fabrizio Centofanti. Lui, il candidato, ha scelto un outfit sobrio: camicia bianca, calzoni grigio antracite. Sulla porta stringe mani, abbraccia persone. Le mascherine sui volti cascano facilmente, agli ospiti nessuno chiede il green pass. Il proprietario del locale, però, giacca gessata e cartelletta alla mano, a un certo punto sbotta: “Signori, dovete entra’, nun se po’ fa qua fuori ‘st’assembramento”, urla. L’uomo scarabocchia qualcosa su un foglio, controlla una prenotazione. “Basta, non c’è più posto! Non entra più nessuno”, grida ancora. “Ma questo è mio fratello”, protesta Palamara. Entra così l’ultimo avventore. Altri se ne tornano indietro, ma sembra sia prevista una replica della cena per sabato 11 settembre.

    Secondo i camerieri nelle due sale della locanda dedicate all’evento c’è il doppio della gente attesa: duecento persone invece che cento. C’è un tavolo, però, che è più importante di tutti. A chi chiede del bagno, i camerieri rispondono: “Dopo il tavolo imperiale a destra”. Lì siede il celebre Sebino Nela, ex calciatore. Ma anche Bruno, che si presenta come costruttore vicino ai Cavalieri di San Silvestro Papa e rimpiange quei tempi in cui “se ne facevano tante di queste cene, ora non c’è più niente”. Nela, invece, è insofferente. Si alza, va fuori a fumare. “C’è troppa gente e ancora non si mangia”, dice lo sportivo a un accompagnatore. Sembra se ne voglia andare, ma poi rientra. Sull’ingresso intanto spunta l’ex ministro del Pdl, Carlo Giovanardi. Già accomodato c’è anche il segretario del sindacato di polizia Siulp, Maurizio Germanò, l’avvocato Ivan Marrapodi, il presidente di un’associazione che riunisce i calabresi nel mondo. Tra gli altri sulla strada spunta anche Simone Montagna: la sua foto è finita sui giornali di recente, ha lasciato Casapound per candidarsi nelle fila della Lega del Municipio XIII. Tra i candidati leghisti del Municipio XIV c’è Mauro Ferri e a un certo punto, sulla porta, risuona il nome di Barbara Gamberini: qualcuno la chiama. Lei risponde. C’è una candidata di FdI nel Municipio XIV che porta questo nome. Il resto sono imprenditori, avvocati, ingegneri. “Molti costruttori”, racconta Bruno mentre fuma fuori dal locale. “Ao’, t’ho detto che devi sta’ dentro e seduto”, gli intima il proprietario. Lui spegne in fretta la sigaretta e rientra. Qui le maniere sono pratiche e sbrigative, non come in certi salotti del centro.

    Alle 22, finalmente, sono tutti seduti. Il proprietario si guarda attorno soddisfatto. Sui tavoli arriva il vino, una Falanghina campana. Poco dopo la cena. Il menu non tradisce l’atmosfera retrò: insalata di polipi e calamari, salmone, patè di tonno e burrata, risotto alla pescatora, cavatelli all’astice, scampi, sfoglie di patate, sorbetto al limone, tiramisù. La colonna sonora ricorda il pianobar ma in versione 4.0. Il pianoforte non c’è, la musica è un soundtrack su chiavetta, la voce quella di un cantante in carne e ossa. Si va da Il Carrozzone di Renato Zero alla Maledetta Primavera di Loretta Goggi, e passando per Ricordati di me di Antonello Venditti si arriva a La mia libertà di Franco Califano. “Chi mi vuole prigioniero non lo sa che non c’è muro che mi stacchi dalla libertà”, risuona dalle casse. E vengono in mente le immagini del celebre Romanzo criminale, mentre Palamara tra gli applausi e le grida (“Lu-ca, Lu-ca”) sancisce il suo impegno: “Mi candido per portare all’attenzione di tutti il tema della giustizia che spesso si trasforma in ingiustizia”. Il momento musicale più alto e più vintage lo offre però Giulio Todani, 78enne padre della più famosa Giorgia. Intona My Way di Frank Sinatra. “La voglio dedicare a Luca”, spiega. E a Luca Palamara e al suo libro è dedicato pure lo spettacolo teatrale che pubblicizza un uomo tra i tavoli: “Vi aspetto alla Sala Umberto dal 25 al 29 settembre”.

    Palamara prende la parola intorno alla mezzanotte. È l’ora di dir qualcosa. “Parliamo a tutti, non guardiamo né a destra né a sinistra”, dice Palamara. Lo aveva ribadito anche qualche minuto prima a un tavolo. Qualcuno lo aveva avvisato, a metà della cena, che in sala c’erano dei giornalisti. Lui così si è fatto avanti e a chi gli hanno fatto notare che c’erano molti esponenti di destra tra i tavoli, ha risposto scherzando: “C’è anche la sinistra ma sta nascosta”. Con i giornalisti ha parlato dei problemi del territorio, dagli ascensori che non ci sono a Corviale, alle case popolari di Primavalle. “Sto girando tutto il giorno per i quartieri”, ha tenuto a sottolineare. Ma i cronisti insistono: chiedono del ritiro dell’ex ministra alla difesa, Elisabetta Trenta. L’ex grillina ha fatto sapere di non aver raggiunto le 300 firme necessarie alla sua candidatura. Palamara conferma: “Le avevo detto che in estate la gente sta al mare, doveva andare a Ladispoli a raccogliere le firme”. Difficile credere che un’ex ministra non abbia trenta amici che raccolgano per lei dieci firme ciascuno. Palamara, però, assicura: “Mi è dispiaciuto”.

    Ecco godetevi questo e poi sbeffeggiate Conte perchè dice :” questo è un impegno stressantissimo. Lavorare così per il bene comune è una faticaccia enorme, quindi non credo che la potrò reggere fisicamente a lungo.

    “mentre Palamara tra gli applausi e le grida (“Lu-ca, Lu-ca”) sancisce il suo impegno: “Mi candido per portare all’attenzione di tutti il tema della giustizia che spesso si trasforma in ingiustizia”. Il momento musicale più alto e più vintage lo offre però Giulio Todani, 78enne padre della più famosa Giorgia. Intona My Way di Frank Sinatra. “La voglio dedicare a Luca”, spiega. E a Luca Palamara e al suo libro è dedicato pure lo spettacolo teatrale che pubblicizza un uomo tra i tavoli: “Vi aspetto alla Sala Umberto dal 25 al 29 settembre”.

    Un uomo tra i tavoli! Ma quando mai Italia diventerà UN PAESE NORMALE.

    "Mi piace"

    • Questo sfigato e corrotto deve solo ringraziare che Conte non si sia candidato a quel seggio, sennò manco Sebino (che sono certa non capisca la differenza tra il pallone e il tostapane, semicit.) lo voterebbe.
      Il riferimento alla Trenta non l’ho capito. Che si vuole dire secondo te tra le righe?

      "Mi piace"

      • Prenderla in giro secondo me

        La Trenta vuole la poltrona: si candida a Roma contro Palamara
        16 Agosto 2021 – 11:20
        L’ex ministro Elisabetta Trenta si candiderà a Primavalle per l’Italia dei Valori.

        "Mi piace"

    • Sì sì certo che fosse candidata ok.
      Mi riferisco al motivo per cui avrebbe ritirato la candidatura: siccome è impossibile che non abbia raccolto le firme, quale sarebbe la ragione vera del ritiro che non dicono esplicitamente? Sembra che si faccia un’allusione, come se lei avesse convenuto con lui di ritirarsi??

      "Mi piace"

      • Sono sicura che nel ricordo dell’italiano medio (e mediocre) il peccato della Trenta è ben più vivido e grave di quello di Palamara. Questo perché di lei si parlò per settimane anche grazie allo stesso m5s che la scaricò. Palamara pare quasi un martire.

        "Mi piace"

  10. Se il messaggio che si porta in giro è debole, sarà tutta fatica sprecata.
    Erano altri i tempi, in cui si attraversava lo Stretto di Messina a nuoto, o l’intero Paese in camper o in Vespa, con messaggi fortissimi, mai uditi prima, e vincenti.

    "Mi piace"

  11. Conte accolto da un’ovazione alla Festa del Pd di Bologna: “È una richiesta di alleanza?”. I militanti dem: “Può essere il leader del centrosinistra”

    Alla Festa dell’Unità di Bologna, ieri sera Giuseppe Conte è stato accolto da una standing ovation. Canta “Bella Ciao” con i volontari dem dell’Osteria Partigiana, dal palco cita Enrico Berlinguer e riceve in dono da un volontario un libro sui partigiani. “Lo apprezzo come uomo politico – racconta Giusy, elettrice Pd e volontaria in cucina – e mi fa rabbia che all’interno del Pd ci chiamino le ‘bimbe di Conte’, ma io l’ho apprezzato per aver ottenuto un finanziamento straordinario in Europa”. Rispetto a un anno fa, il giudizio sul M5s sembra essere cambiato. “Ci fidiamo di più del M5s di Conte rispetto a quello di Grillo” spiega un altro volontario. E quando lo stesso Conte chiede alla platea se quest’affetto sia un segno per una richiesta di alleanza sul campo, i 500 sotto il tendone rispondo con un sì corale. “Fra due o tre anni, però, adesso non la vedrei bene”, profetizza Agostino mentre controlla il brodo per i tortellini. Un suggerimento che sembra essere condiviso da Conte che dal palco spiega: “Non è il momento di tuffarci in un’alleanza strutturale, dobbiamo prima costruirla. Non servono fusioni a freddo perché se no i cittadini non ci vengono dietro e non le capiscono. Non abbiamo l’ambizione di essere una squadra elettorale che funziona, quello è l’obiettivo finale, ma vogliamo arrivarci con un progetto di società condiviso”.

    Sono gli elettori PD che contano alla faccia dei vari Marcucci, Guerrini, Fiano, Lotti, Fassino, Orfini ” il giovane turco” e anche le
    varie “madame ” piddine. Se non si danno una calmata “non alleanza con M5S” tra Conte e Bersani avranno solo chi scegliere gli
    elettori piddini ancora confusi che il PD è tutto e di più , tranne sinistra progressista

    "Mi piace"

  12. puo’sempre cercarsi un posto da operaio, così si rilassa. provi dove lavorava adil, morto nel piazzale lidl.
    oltretutto nessuno lo obbliga.forse è un avvocato e puo’ esercitare. il posto da insegnante, sarebbe congruo in un alunno meritevole.

    "Mi piace"

  13. Ja già fatto gaffes incredibili…Ci sarebbe da chiedersi se è perfettamente lucido o se con un leader del PD debole come Letta non voglia usare il Movimento come trampolino di lancio per fare più il leader del PD che dei 5 stelle! Ma visto il plateale fallimento di averlo come leader del Movimento capace di risollevarne le sorti, ci sarà da divertirsi vedere lui, Grillo e Travaglio, resosi sempre più ridicolo e meno attendibile per fargli da scendiletto finire nella polvere per rimanere lì dove meritano di stare…

    "Mi piace"

  14. C’è Bonaccini, il “predestinato” che scalpita. Letta è stato solo un piccolo inciampo: il posto spetta a lui ed alla sua Schlein la presidenza della Regione. Renzi lo ha deciso da tempo.
    E quando Bonaccini ( cioè Renzi) avrà in mano tutto il partito… e magari Prodi ( o Cartabia) al Quirinale… Il cerchio sarà chiuso. Come previsto.
    Per Conte nulla da fare.

    "Mi piace"