L’Italia ha davvero bisogno del nucleare? Si, e non solo per motivi di dipendenza energetica

(Elisa Serafini – tpi.it) – Per molto tempo si è detto che l’Italia avesse una “moglie americana e un’amante araba”, uno slogan che rappresentava la strategia di un Paese che ha scelto di essere alleato di democrazie e regimi (anche rivali tra loro) a seconda delle necessità.

L’energia è stata al centro di molte di queste relazioni, e anche per questo motivo, a moglie americana e amante araba, poi, abbiamo aggiunto un’ulteriore relazione (non sempre consensuale con le altre parti) con la Russia, da cui oggi importiamo oltre il 28 per cento del nostro gas.

Potrebbe cambiare qualcosa con il nucleare? Probabilmente sì, ed è per questo che le dichiarazioni del ministro Cingolani non vanno sottovalutate, poiché, in ottica di scelta pro-nucleare non si tratta solo di considerare dati e scienza, ma anche di valutare le conseguenze geopolitiche.

LA DIPENDENZA ENERGETICA DELL’ITALIA: UN PROBLEMA NON ANCORA RISOLTO

L’Italia è costretta a importare oltre il 77 per cento dell’energia in uso nel Paese. Un dato che la colloca tra i più dipendenti di tutto il continente, in situazione analoga a Stati molto piccoli, come il Lussemburgo o Malta. Per fare un esempio opposto, la Francia genera oltre il 70 per cento della propria energia elettrica attraverso il nucleare.

I principi della scienza economica considerano un bene quando i Paesi commerciano e scambiano beni o servizi: come insegnava Adam Smith, è possibile ridurre i rischi di conflitti, sostenere lo sviluppo economico e le opportunità di lavoro. Tuttavia, commerciare con un Paese è molto diverso dal dipenderne, e commerciare con uno o più paesi democratici è molto diverso dal dipendere da uno o più regimi che con la democrazia hanno poco in comune.

NUCLEARE? PIÙ LIBERTÀ DI SCELTA PER LE RELAZIONI INTERNAZIONALI

La dipendenza energetica dell’Italia obbliga i nostri governi, ormai da decenni, ad avere poca possibilità di scelta nel campo delle relazioni diplomatiche e politiche internazionali. La storia del nostro Paese è costellata da episodi di scelte politiche che ricadono in questo ambito: un’azione di sostegno agli Stati Uniti, un piacere ai governi di Paesi arabi, terroristi compresi, e, quando possibile, un endorsement al Primo ministro Putin.

Non avere buoni rapporti con Paesi da cui dipendono l’operatività di imprese, ospedali e persone, non è infatti auspicabile considerando che la Russia ha spesso minacciato l’interruzione di trasferimento del gas, come “arma” di gestione politica.

Lo sviluppo di una strategia nucleare, così come avviene in altri Paesi nel mondo, insieme ad una efficiente (e realistica) transizione ecologica, potrebbe permettere all’Italia non solo di ridurre i costi dell’energia (tra i più alti in Europa), e combattere il riscaldamento globale sostituendo i combustibili fossili, ma anche di aumentare il proprio potere contrattuale nelle relazioni internazionali, avendo maggiori di scelta di partner e decisioni pubbliche.

Una libertà che questo Paese deve ancora del tutto conquistare.

19 replies

  1. Assurdo, chi scrive non ha ancora capito che il nucleare civile costa tanto, a meno che non ti serva per coltivare il nucleare militare. E lo stesso gas verrà progressivamente rimpiazzato dalle fonti di energia rinnovabile, fotovoltaico in primis: questa è la nuova tecnologia sulla quale investire. Fissione nuclare e combustibili fossili sono il passato e sarebbe inconcepibile e demente investirvi mentre chi già ce l’ha si accinge a dismetterli progressivamente. Chi scrive certi articoli insensati torni a studiare se è in buonafede e non è a libro paga delle imprese del settore.

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  2. Ma davvero dopo 2 referendum ancora stiamo qui a parlare di nucleare? E quel cog##one di Cingolani deve dimettersi. Invece di studiare una strategia di passaggio all’energia rinnovabile è lì a rivangare la me#da fossile e nucleare, pazzesco!

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  3. Quello che si finge ancora di non capire è che il nucleare NON è un’energia rinnovabile, uranio e plutonio NON sono gratis e soprattutto NON sono infiniti, e nei tempi biblici di realizzazione di ipotetici impianti chissà se ci saranno, quanto costeranno ed in che mani saranno

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  4. .
    Del nucleare ne avrebbe avuto bisogno ai tempi di Ippolito, fatto fuori assieme a Mattei e Marotta perché l’Italia non doveva crescere ma rimanere succuba degli US per quanto riguarda l’energia.
    Ora è tardi.

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  5. Nessun vantaggio. Se va male si rischia un’altra Fukushima. Se va bene costosi smantellamenti
    di Luca Mercalli | 5 SETTEMBRE 2021

    Il revival dell’energia nucleare ventilato dal ministro della transizione energetica, pardon, ecologica, di ecologico non ha nulla. Questa modalità di produzione di energia elettrica mostra da decenni i suoi problemi insolubili, di cui l’incidente di Fukushima a seguito dello tsunami del marzo 2011 è l’esempio lampante.
    Dennis Normile, corrispondente dal Giappone della rivista Science, nel numero di marzo 2021 ha pubblicato un pezzo dal titolo Endless cleanup, pulizia senza fine, che illustra come la gestione della bonifica dei quattro reattori della centrale Daiichi impiegherà più di trent’anni e costerà almeno 76 miliardi di dollari. Di Chernobyl 1986 sappiamo meno, trattandosi di dati che l’Unione Sovietica di allora non ha mai voluto rendere pubblici, ma il disastro fu epocale.
    Se volete una fonte più che affidabile sul costo del nucleare civile, basta attingere ai documenti governativi del paese che storicamente ha sviluppato una delle filiere più avanzate: la Francia. Scaricatevi il rapporto n. 1122 all’Assemblea Nazionale, redatto dalla commissione d’inchiesta sulla sicurezza delle installazioni nucleari del giugno 2018.

    Si legge che il costo complessivo dei danni prodotti dall’incidente di Fukushima, quindi estesi al territorio e non alla sola centrale, ammontano almeno a 170 miliardi di euro e che il costo di un incidente molto grave sarebbe dell’ordine di 400 miliardi di euro. Senza contare che i danni economici non indennizzano la sofferenza delle persone e l’abbandono perpetuo dei territori contaminati. Ci si augura che gli incidenti siano rari, ma non si possono purtroppo escludere.
    E se le centrali dovessero moltiplicarsi, statisticamente aumenterebbe anche la loro frequenza. Anche nel caso in cui tutto fili liscio, c’è il problema dei costi di decommissioning, lo smontaggio dei reattori arrivati a fine vita, la messa in sicurezza dei rottami radioattivi e la restituzione a green field del sito, cioè a prato verde. Sempre dal rapporto si evince che lo smantellamento dei 69 reattori dell’Esagono – i 58 in servizio più i già chiusi – costerà non meno di 75 miliardi, il che fa tremare i polsi alle casse dello Stato.
    In Italia lo smantellamento della centrale nucleare di Trino Vercellese, iniziato nel 1999, terminerà probabilmente soltanto attorno al 2029 ed è già costato 245 milioni di euro secondo quanto riporta il sito della Sogin. Se facessimo il bilancio energetico di quanto sta assorbendo lo smantellamento rispetto alla produzione effettiva, emergerebbero delle sorprese rispetto alla presunta riduzione delle emissioni dell’energia nucleare.
    Sì, perché mai si fa cenno alla filiera completa: prima della fase di esercizio bisogna estrarre l’uranio in miniera, poco diffuso e poco concentrato, poi bisogna costruire le centrali, decenni di lavoro, tonnellate di cemento, rame e acciaio. Infine smontarle e stoccare per millenni le scorie, altra energia per la costruzione di depositi geologici che al momento nessuno ha identificato come permanenti e sicuri. Insomma, questi problemi del nucleare a fissione, nonostante annunci pieni di condizionali, nessuno li ha risolti né si intravvedono soluzioni nel breve termine dei prossimi 10 anni nei quali bisogna intervenire con decisione per evitare la catastrofe climatica.
    L’idea poi di diffondere molti impianti nucleari di piccola taglia è quantomai rischiosa: se già è difficile controllare un settore fortemente centralizzato e sussidiato dai governi, pensate in un Paese come l’Italia dove non si riesce nemmeno a fare una decente raccolta dei rifiuti cosa significherebbe avere operatori disonesti e privi di scrupoli che alla prima difficoltà si sbarazzerebbero del giocattolo nucleare buttandolo a mare o scavando una buca.
    Nessuno piangerà mai i danni di un campo fotovoltaico dismesso, magari brutto da vedere, ma assolutamente inerte e privo di conseguenze sanitarie. Una potenziale proliferazione dell’inquinamento o del rischio di esplosione di impianti nucleari “puliti” solo a parole non avrebbe nulla di ecologico. Puliti davvero sono efficienza, risparmio e fonti rinnovabili.

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  6. Ma io mi chiedo: proprio ora che si è fatto il primo piccolissimo passo verso la FUSIONE, col pareggio dell’energia utilizzata e di quella prodotta, stiamo a riparlare di nucleare a FISSIONE?
    Ma basta, ché da qui che facciamo programmazione e installazione di centrali a vecchia tecnologia(per quanto considerata nuova da questo fisico ad “ecologia improbabile”!), bocciata da ben 2 referendum, come minimo hanno inventato la macchina del tempo!

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    • Ma io mi chiedo: proprio ora che si è fatto il primo piccolissimo passo verso la FUSIONE…”: la scienziatina da Vogue, di cui la Capua ne è il paradigma più illustre, ignora che la FUSIONE è già bell’è pronta da parecchi decenni, solo che quello che passa in proposito è proporzionale al QI dei dilettanti apprendisti stregoni del suo calibro, il quale, finché è del valore della poraccia, gli affari andranno sempre a gonfie vele per gli incantatori di serpenti.

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  7. Porsi il problema delle scorie e dei residui nucleari da smaltire è controproducente. Ha costi troppo alti e nessuno li vuole nel proprio territorio. Di questo nessuno, che è favorevole al nucleare, ne parla mai.

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  8. Che cosa comporta disporre di nuove energie a basso costo? Meno costa l’energia e più se ne consuma, a danno dell’entropia del pianeta.

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  9. La sig.ra Serafini non deve convincere i lettori. Quando riuscirà a convincere le ASSICURAZIONI a coprire il rischio nucleare, allora le darò retta. Se no: NISBA.

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  10. La Serafini rimane per me quella cialtroncella lanciata da Santoro nella sua trasmissione quando, da giovane forzamafiosa Berlusconide, attaccava Travaglio per guadagnare denaro dalla vendita dei libri che scriveva.
    SURREALE.

    Resta il fatto che un altro nucleare è possibile.
    È quello proposto dal premio Nobel Carlo Rubbia, attraverso centrali alimentate a Torino, elemento molto più economico e più diffudell’Uranio, soprattutto infinitamente più sicuro.

    Cercatevi su wikipedia RUBBIATRON.
    Non allego il link che mi impedirebbe la pubblicazione del mio post.

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      • L’ultima volta che ho controllato è stato 10 anni fa. Un’arrubbiata, niente di più e niente di meno.

        Each reactor needs its own facility (particle accelerator) to generate the high energy proton beam, which is very costly. Apart from linear particle accelerators, which are very expensive, no proton accelerator of sufficient power and energy (> ~12 MW at 1 GeV) has ever been built. Currently, the Spallation Neutron Source utilizes a 1.44 MW proton beam to produce its neutrons, with upgrades envisioned to 5 MW.[7] Its 1.1 billion USD cost included research equipment not needed for a commercial reactor.

        SE lo trasformeranno in qualcosa di utile si vedrà.

        Per ora potremmo sempre provare a rintracciare la macchinetta di Rossi-Focardi o addirittura quella di Majorana-Pellizza, recentemente arrubbata ad un giovine sghenziado che l’aveva appena costruita.

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  11. Come al solito analfabeti che scrivono articoli in cui ci spiegano perché dovremmo pensare le cose più stupide di questo mondo..
    Il nucleare non è conveniente, non è rinnovabile, non è sicuro.. E come spiegava il compianto Emilio del Giudice, serve solo per fabbricare armi… Armi nucleari..

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