Che so’ Migliore, io?

Estratto dell’editoriale di Marco Travaglio sul Il Fatto Quotidiano del 03/09/2021 dal titolo ”Che so’ Migliore, io?” – Mario (il capocomico). “Ti racconto un esipodio che mi è capitato qualche giorno fa…”.

Sergio (la spalla). “Vorrai dire un episodio”.

M. “Appunto, un esipodio. Mi è venuto incontro un giovanotto barbuto, mi ha guardato fisso negli occhi e mi ha urlato ‘Pasquale!’. A me! Ahahah! ‘Era un pezzo che ti cercavo, figlio di un cane, finalmente t’ho trovato!’. Insultava la mia ministra dell’Interno e voleva cacciarla. Poi in Parlamento ha bocciato il Green Pass che aveva approvato in Consiglio dei ministri! Ahahah!”.

S. “Quindi è chiaro che ce l’aveva con te! E tu?”. […]

26 replies

  1. Che so’ Migliore, io?
    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Mario (il capocomico). “Ti racconto un esipodio che mi è capitato qualche giorno fa…”.
    Sergio (la spalla). “Vorrai dire un episodio”.
    M. “Appunto, un esipodio. Mi è venuto incontro un giovanotto barbuto, mi ha guardato fisso negli occhi e mi ha urlato ‘Pasquale!’. A me! Ahahah! ‘Era un pezzo che ti cercavo, figlio di un cane, finalmente t’ho trovato!’. Insultava la mia ministra dell’Interno e voleva cacciarla. Poi in Parlamento ha bocciato il Green Pass che aveva approvato in Consiglio dei ministri! Ahahah!”.
    S. “Quindi è chiaro che ce l’aveva con te! E tu?”.
    M. “Io pensavo tra me e me: chissà ’sto stupido dove vuole arrivare! L’ha raggiunto il suo compare Durigon, un tipaccio di 200 chili: mi ha preso per la giacca, mi sbatteva al muro e urlava ‘Pasquale, te possino ammazzatte! Sai che ti dico? Meglio Arnaldo Mussolini di Falcone e Borsellino!”. E pum, pam! Due schiaffi! Ahahahah, ’sta cosa mi scompiscia!”.
    S. “Mussolini? Due schiaffi? E tu?”.
    M. “Io pensavo: chissà ’sto stupido dove vuole arrivare! Una mia ministra mi ha detto: ‘Pasquale, ti ho preparato una riforma della giustizia che stermina tutti i processi d’appello!’. E m’ha fatto incazzare i 5Stelle, finché il loro capo le ha riscritto mezza riforma. Ahahahah!”.
    S. “Voleva sputtanarti e farti linciare coi forconi da vittime, magistrati e avvocati! E tu?”.
    M. “Io pensavo: chissà ’sta stupida dove vuole arrivare. Poi il mio ministro della Transizione ecologica insulta gli ambientalisti e inneggia al nucleare, rimettendomi contro il M5S. Ahahahah! Poi il capo degli industriali bombarda il mio ministro del Lavoro per le sanzioni alle imprese che prendono i soldi e scappano all’estero. Poi il mio groupie, quello senza voti che prende i soldi dai sauditi, appena dico che sono favorevole al Reddito di cittadinanza lancia un referendum per abolirlo. Poi il mio ministro dell’Istruzione si vanta di non aver fatto sanatorie, mentre ne ha fatte, e di aver assunto nella scuola 58mila persone grazie a un concorso da 6mila facendosi bello con quello da 33mila fatto da chi c’era prima. Poi i leghisti ansiosi di spedirmi al Colle strillano contro Green Pass e vaccini: ‘Pasquale, giù il cappello ché dobbiamo sfondarti il cranio. E giù cazzotti proprio qui, guarda, ci ho ancora la ficozza! Ahahaha le risate!”.
    S. “Pure i cazzotti in testa! Ma che figura ci fai? Questo non è un governo, è un troiaio. E tu?”.
    M. “Io pensavo: chissà ’sti stupidi dove vogliono arrivare! Ahahahahah!”.
    S. “Ma che ti ridi? Ma perché non reagisci mai?”.
    M. “E che me frega a me! Che so’ Pasquale, io?”.

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    • MT non sa più che dire e cosa scrivere nei confronti di una farsa di governo, dei migliori, dei loro reggicoda, della disinformazione, la barzelletta di Pasquale l’ha fritta e rifritta più volte.

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      • Adri,
        La barzelletta è letteralmente INCARNATA da questo governo, da questo pdc.
        Rende troppo bene l’idea dell’atteggiamento distaccato di Draghi, rispetto a tutto ciò che accade intorno a lui.
        Io, ieri, nel sentire Bianchi che si faceva bello con le assunzioni della Azzolina, saltavo per il soggiorno, non potendolo prendere per il colletto e togliergli il microfono… Gridavo: “Nooo, bugiardo! L’ha fatto Luciiiiaaaa!!! LUCIAAA, ladro!! ”
        Ma non riuscivo a togliergli il microfono e quell’aria tronfia, mentre si appropriava vigliaccamente del lavoro altrui.
        Non l’ha detto, non l’ha detto che era il lavoro di altri, bastava un accenno, un minimo di onestà, di correttezza, gli avrebbe fatto pure onore.
        Ma questi, onore non ne hanno.
        Non lo dicono di chi sono i meriti delle cose buone, mentre devastano tutto il resto.

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      • X Anail:

        Il dramma è che non c’erano giornalisti che lo contraddicevano, non spetta ai telespettatori telesudditi farlo, devono essere loro a fare le domande.

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  2. Per uno con lo stomaco del marchese del Draghi queste sono carezze, o volete che ad un banchiere ex presidente BCE gliene freghi qualcosa delle cagate che fanno e dicono i suoi servi? Lui aveva un compito chiaro, quello di restaurare la solita malapolitica italiota, spaccare i 5 stelle e polverizzarli, ridare potere ai veri padroni (e padrini) delinquenti ed incappucciati e spartire bene il malloppo del recovery. Ed il popolo? Scusate, ma io so io, e voi non siete un cazzo!

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    • Davide sono pienamente d’accordo con te e non avrei saputo trovare parole migliori per esprimere (con triste e rassegnata ironia ) il senso di questo teatrino chiamato governo dei migliori
      😷

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  3. “Quanto qui si intende prendere in esame è soprattutto lo stupefacente fenomeno di due testimoni oculari dello stesso accadimento che giungono a raccontarlo in maniera talmente diversa da indurre il dubbio che ognuno di loro parli d’altro. Mentre l’oggetto è sempre lo stesso”

    Se avete pazienza buona lettura , altrimenti “saltate ” e scusate per il disturbo.

    La maestrina Ue e il fantasma di Giuseppi

    Il Next Generation Ue e la fine del governo Conte raccontati da opposti punti di vista nei saggi “Recovery Italia” di Leonardo Panetta (Mimesis) e “I segreti del Conticidio” di Marco Travaglio (PaperFIRST).

    Pierfranco Pellizzetti 1 Settembre 2021

    L’Italia osservato speciale

    Quanto qui si intende prendere in esame è soprattutto lo stupefacente fenomeno di due testimoni oculari dello stesso accadimento che giungono a raccontarlo in maniera talmente diversa da indurre il dubbio che ognuno di loro parli d’altro. Mentre l’oggetto è sempre lo stesso: il cambio di linea politica dell’Unione europea che ha portato al varo del piano europeo di stampo marshalliano – denominato Next Generation – di cui il nostro Paese risulta essere il primo beneficiario.

    Una sorta di doppia narrazione pirandelliana – quella dei nostri due testi – che riporta alla mente il film capolavoro di Akira Kurosava – Rashomon (1950) – in cui sei personaggi espongono altrettante versioni differenti sullo stesso episodio di stupro. Con effetto estraniante per chi cercherebbe di capire cosa effettivamente sia successo.

    La prima versione di una vicenda che abbiamo vissuto nell’ultimo biennio e che ancora stiamo vivendo – esposta dal giornalista Mediaset Leonardo Panetta – è largamente anticipata dall’introduzione di Carlo Alberto Carnevali Maffè; che non è un personaggio di fantasia alla Paolo Villaggio (tipo il conte Serbelloni Mazzanti vien Dal Mare) bensì il distinto membro della famiglia bocconiana, guardiana dell’ortodossia da pensiero unico mainstream: «quando la saggia Europa indica la luna delle riforme, la stolta politica nazionale guarda al dito della nuova spesa pubblica. Mentre i partiti si accapigliano sulla spartizione del tesoretto europeo […] il nucleo tecnico scelto personalmente da Mario Draghi sta riscrivendo, a tappe forzate, intere sequenze del cacofonico spartito istituzionale della Repubblica» (L.P. pag. 9).
    La prima versione di una vicenda che abbiamo vissuto nell’ultimo biennio e che ancora stiamo vivendo – esposta dal giornalista Mediaset Leonardo Panetta – è largamente anticipata dall’introduzione di Carlo Alberto Carnevali Maffè; che non è un personaggio di fantasia alla Paolo Villaggio (tipo il conte Serbelloni Mazzanti vien Dal Mare) bensì il distinto membro della famiglia bocconiana, guardiana dell’ortodossia da pensiero unico mainstream: «quando la saggia Europa indica la luna delle riforme, la stolta politica nazionale guarda al dito della nuova spesa pubblica. Mentre i partiti si accapigliano sulla spartizione del tesoretto europeo […] il nucleo tecnico scelto personalmente da Mario Draghi sta riscrivendo, a tappe forzate, intere sequenze del cacofonico spartito istituzionale della Repubblica» (L.P. pag. 9).

    Da qui parte una ricostruzione dei fatti che si muove su due piani: la contrapposizione tra un’Europa virtuosa e guardiana dei principi guida di una governance rigorosamente liberista, costretta a tenere a bada l’Italia irresponsabile e scialacquatrice come da copione (e da luogo comune); la cancellazione di qualsivoglia traccia del passaggio del premier italiano Giuseppe Conte in una vicenda – quella del ri– orientamento al sociale della politica comunitaria – a cui pareva avesse partecipato con qualche benemerenza.

    Il basso continuo della cantata di Panetta è quello dell’Italia osservata speciale in quanto “malato d’Europa”. Eppure è proprio il giornalista Mediaset a ricordarci che «negli anni di avvicinamento all’Euro era la Germania a essere il grande malato d’Europa», dopo l’immane salasso rappresentato dalla riunificazione tedesca (L.P. pag.92). Come mai questa singolare inversione di ruoli con il (l’ex) Bel Paese? Forse un minimo di approfondimento al riguardo non avrebbe guastato. Magari si sarebbe preso atto di quanto ci spiegano osservatori tedeschi del calibro di Claus Offe. Ossia che l’effetto della moneta unica, nel momento in cui andava a sostituire l’ultra “pesante” marco, «è consistito nel passaggio da una svalutazione esterna a una ‘interna’»[3], a tutto vantaggio delle esportazioni made in Germany. Mentre per l’Italia, Paese altrettanto esportatore, la stessa operazione ha significato un vincolo insuperabile: l’impossibilità di ricorrere a quelle sistematiche “svalutazioni competitive” con cui recuperare il vantaggio del prezzo a supporto delle proprie capacità esportative. Per quanto riguarda il caso italiano, una situazione che può farsi risalire persino agli anni Settanta. Diventata poi endemica già nel decennio successivo. Sempre si abbia un minimo di cognizioni socio– economiche, magari che ci trattengano dall’azzardare l’esistenza di una sorta di golden age per il nostro Mezzogiorno, tra il 1951 e il 1973, (L.P. pag.71); quando quel periodo fu totalmente sprecato dalle politiche meridionalistiche alla Pasquale Saraceno, nell’inseguimento di un’industrializzazione del Sud centrata sui settori di base (siderurgia in primo luogo), ovviamente rivelatasi non metabolizzabile dalla realtà socio– culturale di territorio.

    Mentre il mito degli europeisti del tempo alla Ugo La Malfa – “ci salverà l’Europa” – ipotizzava l’esistenza di un soggetto continentale analogo a quello descritto dal nostro autore, quanto del tutto inesistente. Infatti, fino a quello che potrebbe essere lo “spartiacque– Covid 19”, l’Unione è stata per decenni ben altra cosa. Qualcuno parla di “Europa dei banchieri” oppure dei burocrati ossessionati dalla manie di regolamentare ogni anfratto della vita (che producono caricature di norme comunitarie come quelle per il formaggio francese senza batteri o la pizza napoletana in assenza di forno a legna), di certo il tempio di un fondamentalismo liberistico, arrivato al parossismo con la direttiva Bolkenstein del 2004, che pretendeva di inserire tratti di concorrenzialità in settori “altamente strategici” quali le vendite degli ambulanti e la balneazione in spiaggia. Forse la descrizione più veritiera al riguardo è quella di Manuel Castells: il cosiddetto “cartello di Bruxelles”. «La formazione dell’Unione Europea non è un processo di costruzione dello stato federale europeo del futuro, bensì la costruzione di un cartello politico in cui gli stati nazione europei potessero, collettivamente, recuperare un qualche grado di sovranità nel nuovo disordine globale, per poi distribuirne i benefici tra i propri membri sulla base di regole oggetto di negoziati senza fine»[4]. Uno scenario in cui non ci sono virtuose e severe maestrine dalla penna rossa che possano arrogarsi il diritto di bacchettare chicchessia.

    Cancellare Giuseppi

    In tutta la vicenda che ha portato a modificare radicalmente (temporaneamente?) la missione e il ruolo dell’Europa Unita – nella partita tra solidarietà e rigore (L.P. pag.131), in cui i top players hanno improvvisamente cambiato campo (forse folgorati sulla via di Damasco?) – secondo la ricostruzione degli accadimenti proposta da Panetta il presidente del consiglio italiano non c’era e se c’era dormiva.

    Quel premier sostanzialmente attendista, l’opportunista con «la capacità di assumere la forma dell’acqua» (L.P. pag.54), apostrofato a Strasburgo dal leader dei liberali europei Guy Verhofstadt “il burattino di Salvini”, il viaggiatore a sbafo che pernotta in hotel da 300€ senza colazione quando il simpatico frugale Rutte si accontenta di ostelli da 100€ colazione inclusa (L.P. pag.118). Insomma, la macchietta che il lookologo Panetta irride per «la pochette d’ordinanza» (e qui il Nostro commette un errore, sulla scia dell’altro noto lookologo Max Panerari, parrocchia GEDI, denigratore h24 del premier: Conte nel taschino esibisce il candido e sobrio fazzoletto a tre punte, talvolta ripiegato a rettangolo secondo la moda lanciata da Humphrey Bogart, non la pochette; che è a disegni fantasia e va indossata con nonchalance, facendola spuntare dalla giacca rigorosamente a sbuffo vaporoso). Soprattutto un’insignificante nullità: «quando si è trattato di discutere del Piano Marshall per l’Europa, tutti hanno aspettato di sapere prima cosa ne pensassero Francia e Germania e non l’Italia, interessata a ricevere gli aiuti ma non in grado di spostare gli equilibri in una partita così delicata» (L.P. pag.111). Dunque, «il Recovery Fund è senza dubbio un successo per l’Italia. Ma con altrettanta certezza possiamo affermare che nulla sarebbe stato possibile, né nemmeno immaginabile, senza una pre– intesa tra i due Stati più influenti d’Europa: Germania e Francia» (L.P. pag. 107).

    Davanti a cotanta certezza diventa inevitabile far entrare in partita Marco Travaglio, che racconta tutt’altra vicenda. La seconda versione.

    Infatti, secondo il direttore de il Fatto Quotidiano ben diverso è stato il ruolo del premier che gli italiani continuano a gratificare del massimo apprezzamento.

    «17 luglio. La partita è aperta. L’Italia, grazie all’attivismo di Conte che ha messo insieme i Nove sugli Eurobond e poi ha visto spostarsi dalla loro parte persino la Merkel, se la può giocare» (M.T. pag.84). Cos’è successo? È successo che l’insignificante, irresoluto Giuseppe Conte (“Giuseppi”, nei tweet amichevoli del presidente degli Stati Uniti) – come scrive Travaglio – «era stato promotore del Recovery Fund, prima riunendo altri otto governi nella lettera dei Nove, poi convincendo i riottosi con interviste e vertici bilaterali, infine battendosi per quattro giorni (e notti) nel Consiglio Ue più lungo della storia (17– 21 luglio 2020). Un successo che gli riconobbero oltre a Mattarella, persino i suoi oppositori»[5]. Dunque il completamento di una frenetica strategia contiana iniziata costituendo un tesoretto di credibilità convincendo i Cinquestelle ad abbandonare le sterili posizioni aventinane nel parlamento europeo votando a favore della nomina a presidente della commissione Ursula von der Leyen, dunque politicamente predisposta ad appoggiare le iniziative a seguire: la sottoscrizione da parte di Francia, Spagna, Belgio, Lussemburgo, Grecia Irlanda, Portogallo e Slovenia del documento promosso da Conte per contrastare il rischio depressione che grava sulla zona Euro per il dilagare del Coronavirus. Lo strumento messo a punto è il Coronabond. Così «Macron si fa portavoce della proposta partita da Conte e sposata da altri sette governi Ue. Che, a furia di pressing da Roma, Parigi e Madrid ha fatto breccia a Berlino. La Merkel accetta per la prima volta l’idea che per finanziare il Recovery Fund la Commissione possa indebitarsi sui mercati per conto della Ue, nel pieno rispetto del trattato Ue, del quadro di bilancio e dei diritti dei Parlamenti nazionali» (M.T. pag.69). Era la prima apertura tedesca agli Eurobond chiesti dal governo italiano. Non solo: i fondi verranno concessi a fondo perduto, non in prestito. Questi i fatti nella narrazione di Marco Travaglio.

    Prendi i soldi e scappa

    L’apoteosi di quell’omino con la pochette, che già aveva dato eccellente prova di sé fronteggiando per primo in Europa la terribile minaccia del Coronavirus, tanto da meritare l’apprezzamento di un personaggio non propriamente condiscendente quale il premio Nobel Paul Krugman. Tanto da fargli scrivere sul New York Times un articolo la cui tesi sta già tutta nel titolo “Perché l’America di Trump non può essere come l’Italia?”. In cui si legge: «dopo una terribile partenza, l’Italia si è mossa rapidamente per fare ciò che era necessario per affrontare il Coronavirus. Ha imposto restrizioni molto severe e vi si è attenuta. Gli aiuti del governo hanno contribuito a sostenere i lavoratori e le imprese. La rete di sicurezza aveva dei buchi, ma alti funzionari hanno cercato di farla funzionare. In un caso estremo di ‘non trumpismo’ il primo ministro si è perfino scusato per i ritardi negli aiuti. E soprattutto l’Italia ha schiacciato la curva». Giudizio ripreso il 26 luglio dal madrileno El Pais: «Conte l’ex ‘sconosciuto e sottovalutato’, il ‘figlio dell’emergenza’ diventato ‘protagonista dell’Europa’» (M.T, pag.109).

    Allora perché questa insofferenza nei suoi confronti, ascesa ad assoluta insopportabilità da parte dell’establishment e canalizzata dalle testate del gruppo Gedi della famiglia Agnelli e dal Corriere della Sera di Urbano Cairo? La necessità fattasi sempre più impellente di togliere di mezzo l’homo novus di Voltura Appula con in tasca l’immaginetta di Padre Pio, il mediatore venuto dalla Puglia in cui sono riconoscibili i tratti di un suo conterraneo: Aldo Moro. Questo neo– moroteo che non è socio di nessun garden club e non dà segni di volercisi associare e che risultava la più concreta speranza di ricostruire quel “campo progressista” che ormai latita da tempo immemorabile.

    La risposta di Travaglio è molto esplicita: «resta il movente più classico: il denaro. ‘Follow the money’ è il tormentone di Tutti gli uomini del presidente, il thriller politico sul Watergate. Seguiamo i soldi, gli schei, i dané» (M.T. pag.486). L’enorme malloppo del Recovery in arrivo dall’Ue, abbinato alla popolarità di un Presidente del Consiglio manifestamente non cooptabile nei cosiddetti “salotti buoni” padronali.

    Una miscela altamente sovversiva (populista?) che impone la necessità di assicurarsi che i duecento miliardi di Bruxelles vengano affidati alla gestione di mani più sicure. Quelle di un algido banchiere, il cui repertorio di scheletri che conserva nel proprio armadio ne garantisce l’assoluta consapevolezza di dove il potere sta. E l’affidabilità, da santificare a mezzo stampa. Il cui inciso tutto sommato sibillino – whatever it takes – veniva elevato ai livelli di epicità delle grandi dichiarazioni iscritte nella storia. Dal “io vi prometto lacrime e sangue” di Winston Churchill al “qui si fa l’Italia o si muore” di Giuseppe Garibaldi.

    Concludendo, i due testi in esame sono le immagini alternative di una vicenda recentissima che – come da italico copione – è stata oggetto di una doppia lettura assolutamente pirandelliana. In cui – comunque – il libro di Panetta costituisce il più palese esempio possibile dell’operazione mediatica che ha condotto a quanto Travaglio sintetizza nel titolo del suo giallo estivo: “Il Conticidio”.

    E in questo clima da stadio, a cui si è ridotto il dibattito pubblico nostrano, ogni tifoseria si scelga l’esecrazione che più le garba.

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    • Grazie, Tracia.
      Il tuo post, come scrivi, sarà anche lungo, ma vale ben la pena di essere letto.
      Peraltro, de Il Conticidio di Travaglio mi sono ingozzato avidamente qualche settimana fa, con grandissima soddisfazione. Panetta non so chi sia: per me non pervenuto proprio.

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      • Leonardo Panetta è un giornalista italiano. Dal 2006 lavora in Mediaset, prima in qualità di inviato di cronaca, poi come anchorman del canale All News

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  4. Anail
    Bianchi ha sempre fatto così anche quando era rettore della UNIFE.
    Diventato rettore per antiche e nuove relazioni, ha sempre incaricato altri assumendosi i meriti, la sua carriera si è svolta sempre in un compromesso tra DC, PCI, e ora PD, a Ferrara lo conoscono bene, la UNIFE è il suo feudo, il comune e la regione Emilia-Romagna il suo il suo contado. Chi pensi l’abbia indicato come ministro?

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  5. “spaccare i 5 stelle e polverizzarli,”

    Però non è mica una maledizione divina quella di farsi spaccare e polverizzare. Se non vuoi ci puoi riuscire benissimo. Basta che rimani fedele a te stesso. Io mi ricordo gli spettacoli di Grillo in cui se la prendeva con OMS e Big Pharma, per dirne una. Diverse telefonate con Mario-Pasquale fa.

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    • Gentile, concordo con lei. Evidentemente gli interessi personali (tra poltrone, cariche istituzionali, stipendi da parlamentari e senatori, o desideri da Wanda Osiris e figli smutandati) sono più importanti degli ideali, i valori e le idee per cui la gente ti ha dato fiducia dandoti il voto. Cordialità.

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  6. Questo Pasquale ricorda tanto “qualcosa”.Solo una differenza questo le dà e non le prende.Siete “confusi”.Confusione cattolica?Meglio una sana e consapevole “libidine” che il nulla.

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  7. chi non deve rispondere ad elettori può incassare tutti i cazzotti del mondo.il voto è prima una indicazione di tipo politico e poi diventa una legittimazione o meno del governo…quando vengono a mancare tali prerogative, perchè non si ha bisogno nè dell’uno nè dell’altra,siamo in un regime

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    • Gentile, non so se ce ne siano altri. Non ho certo la presunzione di essere l’unico Davide in circolazione. Detto questo, la ringrazio e porgo cordialità.

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