“Traditori, venduti”: un gruppo di manifestanti anti-green pass si scaglia contro gli attivisti del Movimento Cinque Stelle a Milano

(Francesco Loiacono – fanpage.it)

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Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza oggi a Milano, dove come in altre città d’Italia era in programma una nuova protesta contro il Green pass. Circa tremila le persone che si sono ritrovate in piazza Duomo e a Porta Genova, raggruppate in diverse associazioni come il movimento “3V”, l’associazione “Ancora Italia” e il “Fronte del dissenso”.

Come in altre occasioni la manifestazione è stata organizzata nelle diverse chat della galassia “No green pass”, tra cui la più famosa è quella “Basta dittatura” su Telegram.

Lo sfogo del deputato Buffagni (M5s): Episodio gravissimo

Una volta in piazza, i manifestanti hanno intonato slogan contro il presidente del Consiglio Mario Draghi, contro il Green pass e hanno più volte inneggiato alla libertà. Non sono mancati momenti di tensione: il primo si è registrato lungo via Torino, dove alcuni manifestanti hanno bloccato le auto in transito, suscitando le proteste dei passanti.

L’episodio più grave si è però verificato in zona Darsena e a darne notizia è stato il deputato lombardo dei Cinque stelle Stefano Buffagni: “Oggi pomeriggio il gazebo del M5S allestito in Darsena a Milano è stato assalito da alcuni manifestanti ‘No Green Pass’ – ha scritto Buffagni su Facebook -. Ci sono stati attimi di paura e di violenza inspiegabile. Tanto più inspiegabile perché gli autori sono quelli che inneggiano alla libertà, a partire da quella di scelta.

Si tratta di un episodio gravissimo – ha concluso Buffagni – Massima solidarietà ai nostri attivisti che non hanno risposto alla violenza e alle provocazioni. Mi auguro davvero di non dover più assistere a scene i questi tipo, cittadini contro cittadini. La violenza va sempre condannata”.

Mentre alcuni devastavano il gazebo del M5s, altri gridavano: “traditori”. Nel tardo pomeriggio i manifestanti si sono infine dispersi, senza ulteriori tensioni. La prossima manifestazione è in programma il primo settembre, quando il Green pass diventerà obbligatorio anche per salire sui mezzi di trasporto (esclusi i treni regionali): a Milano la protesta sarà alla stazione di Porta Garibaldi.

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22 replies

  1. Non voglio nemmeno pensare a quel che avrebbe dovuto fare la pula, sarebbe troppo “facilone”.

    Penso a quel che avrei fatto io.

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  2. “Traditori”:Buffagni concentrati su quella parola ti si apriranno porte di conoscenza.Vi meravigliate?Strano non sia successo prima.

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  3. Qualora ci fosse stato bisogno di altre ‘prove’ per capire l’infimo livello intellettuale ed etico di questa gente…
    Cianciano di libbbertà… la LORO, ovvio.

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    • Più che altro, ululano agli “altri” di essere dei pecoroni cerebrolesi pilotati dal sistema, mentre qui si intruppano filosofeggiando di cose incomprensibili! Tutti uniti per dire “No!” al Green Pass, ma non ricordo di aver visto mai nessuno dire anche solo “Pè!” quando il coglione di Rignano sull’Arabia creava il Jobs Act o disintegrava l’Articolo 18 (né, se è per questo, quando aumenta il costo del carburante alla pompa, o le tasse, o gli “oneri di sistema” sulle bollette). Si vede che erano a guardare qualche evento sportivo, o a fare la scampagnata fuori porta… o in vacanza. Chissà?

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  4. “Traditoreee!”. Ieri il capo politico del M5S Vito Crimi ha pubblicato su Facebook un post entusiasta sui primi vaccini anti Covid somministrati in Italia ed è stato ripagato, dalla corrente No Vax della base grillina, della stessa moneta che per tanti anni è stata la specialità della casa: una vagonata di insulti.

    “Ma lo sai che la Pfizer non si prenderà la responsabilità di eventuali danni collaterali alla nostra salute? Cosa hai da gioire?”. “Magari sarebbe gradito vedervi in prima linea voi tutti a vaccinarvi, ma ho paura che nessuno di voi lo farà, le cavie e l’80 per cento per l’immunità di gregge saremo solo noi a esserlo”. “Siete dei mentitori: un vaccino non sperimentato, la casa produttrice chiede l’immunità giudiziaria in caso di avversi effetti collaterali e l’Europa glielo concede”: ecco, fior da fiore, alcune delle decine di sanguinose critiche piovute sulla bacheca del povero Crimi.

    Ora sarà, come ha calcolato una volta l’immunologo Guido Silvestri, che i No Vax rappresentano per fortuna appena lo 0,7(illuso) della popolazione, una frazione che non sposta certo voti, ma la loro voce dentro la militanza Cinquestelle risuona ancora chiassosa. E ciò a dispetto della svolta pro vaccini siglata da Beppe Grillo nel gennaio del 2019, quando aderì al “Patto trasversale per la scienza”, promosso da Roberto Burioni e Guido Silvestri.

    Grillo (il caga sotto)firma il patto pro-vax di Burioni: “Io contro? Polemica da terrapiattisti”. E Di Maio prende le distanze
    10 Gennaio 2019

    Ma certe credenze sono dure da estirpare. Del resto per una vita i cinquestelle hanno lisciato il pelo ai No Vax. Demolire i vaccini era uno dei pezzi forti di Grillo nei suoi spettacoli alla fine degli anni Novanta. “Prendi un bambino sano di un anno gli inoculi un virusino e li rimane lì in circolo…”, diceva. E faceva ridere le platee quando urlava indignatissimo che “siamo l’unico Paese al mondo dove esistono dieci vaccini al mondo”, e giù bastonate alle case farmaceutiche che “pagano tangenti per rendere i loro vaccini obbligatori”. Ex grillini come il romano Davide Barillari e la veneta Sara Cunial sono stati il fronte politico più radicale di un Movimento che si ritrovò non poche volte a protestare davanti al Parlamento. Una senatrice come Paola Taverna, ancora nel 2015, sostenne in tv che “c’è una sentenza secondo la quale il vaccino può causare l’autismo”. Era un brodo di coltura nel quale si mescolavano complottismo, negazionismo, sfiducia nella scienza, ribellismo contro le élite, anarchismo, stupidità umana. In Puglia qualche grillino arrivò a sostenere che le noci curavano meglio dei sieri e in Lombardia si propose di ridurre l’obbligo dei vaccini pediatrici. Si affermò la tesi, persino in Parlamento, che potesse esserci una relazione anche con la leucemia

    Agli inizi della sua ascesa Beppe Grillo paragonava il suo Movimento a un virus. “Teneteci controllo, siamo un virus che si sta espandendo”. Non bisogna mai scherzare troppo con le parole, perché poi il virus, quello vero, un giorno è arrivato per davvero. E in Italia ha provocato una catastrofe – 70mila morti – e nel frattempo i Crimi e i Di Maio hanno fatto i conti con il principio di realtà. Solo che si sono dimenticati di comunicarlo alla loro base.

    “Finalmente è arrivato il nostro primo passo sulla via della normalità perduta, una luce che da oggi, con l’avvio del piano nazionale di vaccinazione, è un po’ più vicina”(A chè?) scrive Crimi. “Finalmente per voi è arrivato l’accredito day”(accredito day?), gli risponde Salvatore M. “Ci avete imposto restrizioni vergognose solo per arrivare a farci un vaccino sperimentale di cui vedremo gli effetti tra qualche tempo. Spero che arrivi il giorno in cui sarete chiamati a rispondere di tutto questo: aver messo in ginocchio un intero Paese ed avere causato decessi evitabili. Il lockdown ci è costato il 12 per cento del Pil, cioè 210 miliardi. Sistemare la sanità e le terapie intensive ci sarebbe costato 10-15 miliardi. Solo uno stupido può ancora pensare che siano pensate per motivi di salute, solo stolti ignoranti possono pensare che un vaccino sia la soluzione a tutti i problemi volutamente creati”, è l’invettiva di un altro No Vax. Sembrava il Vaccine day invece era un Vaffa Day

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