La Lega si spacca su Durigon. E Draghi continua a stare zitto

Il sottosegretario che ama Mussolini. Fascismo – La fronda di Giorgetti e Zaia all’attacco: “Perché Rixi e Siri dimessi e lui no?”. Tace il Matteo di Italia Viva.

(pressreader.com) – di Giacomo Salvini – Il Fatto quotidiano – La pressione per le dimissioni del sottosegretario della Lega Claudio Durigon sale di ora in ora. Il fronte giallorosa – Pd, M5S e LeU – chiede il passo indietro immediato o che sia il premier Mario Draghi a ritirargli le deleghe, ma il centrodestra si chiude in un imbarazzato silenzio. E mentre la petizione lanciata ieri dal Fatto raggiunge le 25mila firme in meno di 24 ore, il premier Mario Draghi continua a tacere sulla vicenda: per il momento non intende intervenire sul sottosegretario – reo di aver proposto di reintitolare il parco di Latina ad Arnaldo Mussolini invece che a Falcone e Borsellino – per non provocare fratture all’interno del governo. Lo farà solo se la pressione politica diventerà tale da obbligarlo a una decisione. Così Pd, M5S e LeU hanno già annunciato che a settembre, quando riapriranno le Camere, voteranno una mozione di sfiducia per revocare le deleghe a Durigon. Dopo Luigi Di Maio e Stefano Patuanelli, nel governo ieri si è fatta sentire la voce di un altro ministro del M5S, Federico D’Incà: “Le parole di Durigon sono gravissime e spiace che a distanza di giorni, non si sia reso conto dell’inopportunità di quelle dichiarazioni – dice al Fatto – Sarebbe auspicabile un passo indietro, senza arrivare alla mozione di sfiducia, oltre che le sue pubbliche scuse”. L’unico leader degli ex giallorosa che non si è ancora esposto è invece Matteo Renzi che negli ultimi tempi ha più volte condiviso le posizioni di Matteo Salvini: per ora il capo di Italia Viva tace.Ma Durigon è accerchiato anche all’interno: di fronte al silenzio di Matteo Salvini che spera di far cadere la questione nel vuoto, nella Lega iniziano a emergere le prime voci critiche nei confronti del sottosegretario all’Economia. E il fronte “nordista” che fa riferimento a Luca Zaia e Giancarlo Giorgetti non vedrebbe di cattivo occhio la caduta di Durigon, fedelissimo di Salvini e diventato uno dei punti di riferimento nella Lega che si è estesa al centro-sud. E proprio nel giorno in cui viene ufficializzato l’annullamento delle feste leghiste di Pontida e di Alzano Lombardo (la Berghem Fest), non è passato inosservato il silenzio dei governatori di peso del Carroccio, da Massimiliano Fedriga allo stesso Zaia. Per non parlare di Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico, che con Durigon ha sempre avuto un pessimo rapporto. D’altronde a febbraio, quando era uscita la lista dei sottosegretari del governo Draghi, in molti tra i leghisti della prima ora erano rimasti stupiti da quella poltrona da sottosegretario al Tesoro andata a Durigon: “Come si fa a tutelare il mondo produttivo del Nord-Est con un sottosegretario del Lazio?” era la domanda ricorrente tra i leghisti sopra il Po che non hanno mai gradito l’ascesa di Durigon. Parlamentari di peso come Massimo Bitonci, Raffaele Volpi, Gianpaolo Vallardi, Stefano Candiani ed Edoardo Rixi erano rimasti tagliati fuori. E sono loro oggi quelli che, secondo i rumors interni, hanno storto la bocca di fronte all’uscita dell’ex sindacalista dell’Ugl di Latina. Ancor di più se si considera che durante il governo Conte 1 proprio gli allora sottosegretari Rixi e Armando Siri avevano dovuto lasciare la propria poltrona su pressione dell’esecutivo gialloverde: “Perché loro sì e invece Durigon è intoccabile?” chiede polemico un big leghista.

E dunque, di fronte al silenzio di Salvini, emergono le prime voci critiche. Nessuno chiede apertamente le dimissioni di Durigon ma diversi parlamentari ed esponenti di peso stanno iniziando a prendere le distanze. Il primo è il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni che, sebbene molto vicino al segretario, ha spiegato: “Io un parco a Mussolini non lo intitolerei, a Borsellino e Falcone sì”. Il ligure Rixi, invece, che nel 2019 si dimise dopo una condanna in primo grado a 3 anni e 5 mesi per le “spese pazze” in Liguria e poi è stato assolto, spiega che Durigon non si dovrebbe dimettere perché “esiste la libertà di pensiero” e “siamo in campagna elettorale” ma poi attacca il suo compagno di partito: “Ciò detto io non condivido l’uscita di Durigon ed è anche incomprensibile – spiega al Fatto il deputato del Carroccio – io non farei mai una battaglia su questo e tra il ‘parco Mussolini’ e il ‘parco Falcone e Borsellino’ scelgo senza dubbio Falcone e Borsellino”.Nell’inner circle di Salvini, invece, la posizione è chiara: “Polemica strumentale e ridicola”. Insomma, si difende il sottosegretario sperando che la polemica si sgonfi in pochi giorni. Ma anche tra i fedelissimi del segretario l’imbarazzo e l’irritazione ci sono: Durigon, dopo il primo scandalo di maggio (parlando dei 49 milioni della Lega disse: “Quello che indaga lo abbiamo messo noi”), adesso sta diventando ingombrante. Tant’è che a via Bellerio si fa già un nome per sostituirlo: quel Bitonci che al Mef era già stato da sottosegretario durante il Conte 1. Un modo per placare i brusii interni.

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2 replies

  1. Onestamente che la Lega abbia delle fronde e si divida ora sulle parole di Durigon o tra la scelta d’intitolare il parco al fratello di Mussolini o a Falcone e Borsellino, è una barzelletta, che differenza vuoi che faccia quando propone Berlusconi presidente della Repubblica ed in parlamento dentro e fuori picconano la giustizia.
    Salvini girava con la mascherina con su l’immagine di borsellino, quindi il suo peggio lo ha dato e lo darà ancora, il che non significa che Salvini sia un fascista. semplicemente è un grande opportunista (come la Meloni) e pure quei nostalgici, malinconici, confusi che collezionano oggetti del regime, sono i primi a farsi prendere in giro da chi direbbe qualunque cosa per razzolare voti, così come lo è stato tardare a farsi il vaccino per irretire i novax. Non si combatte il pericolo di veder meno la nostra democrazia, e non si combatte la mafia intitolando o meno una strada a chi è morto nell’ipocrisia di un paese che vive di vizi. Quando il parlamento si rimescola e ricompone ad uso e consumo dei politici e dei loro interessi, calpestando così il concetto di rappresentanza, è il momento di gridare allo scandalo, ma dato che questo fa comodo a destra e sinistra, allora si sposta la battaglia su un parco, il cui esito comunque non disturba i manovratori. Intendiamoci Durigon doveva essere mandato via molto tempo fa, andava torchiato a dovere, e certamente se il parco è stato rinominato, è demenziale tornarci su, ma la mancanza di libertà è propagandata in tv e nella maggior parte dei giornali senza che la gente se ne renda conto. Anzi spesso diventa complice e così abbiamo signori che hanno vissuto in un’altra Italia di un’altra epoca, vedere l’oggi con gli occhi di allora e abboccare alle vaccate sull’RDC, dette da coloro che realmente sono pagati per stare sul divano, senatori che calpestano la vita di chiunque pur di tornare in Parlamento a bivaccare. Molti dei miei compatrioti erano convinti che l’intercettazione fosse un pericolo imminente, quando nessuno li ha mai intercettati e che i magistrati fossero tutti colpevoli, anche senza aver mai avuto un problema con la legge. Che un politico faccia dei suoi problemi un problema della comunità non è il rovesciamento del principiuo di rappresentanza? Non è questo che ci porta più vicini ad un regime? Quando indagheranno il prossimo potente prepariamoci a disquisire sull’ennesima via e a chi intitolarla, mentre loro nascondono le mazzette e i legami con la mafia.

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  2. Sai quanto gliene frega a Draghi del “caso Durigon”!
    Quello è stato montato ad arte per distrarci riguardo… al nulla. Tutto calcolato.

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