Durigon: dopo Conte e Letta, Di Maio e Patuanelli chiedono che si faccia da parte

Ora Claudio Durigon diventa un caso per il governo Draghi. Con la maggioranza che si spacca a metà: i giallorosa – Pd, M5S e LeU – chiedono le dimissioni immediate del sottosegretario leghista all’Economia minacciando di votare una mozione di sfiducia a settembre, mentre il centrodestra sceglie il silenzio.

(pressreader.com) – di Giacomo Salvini – Il Fatto Quotidiano – Ora Claudio Durigon diventa un caso per il governo Draghi. Con la maggioranza che si spacca a metà: i giallorosa – Pd, M5S e LeU – chiedono le dimissioni immediate del sottosegretario leghista all’Economia minacciando di votare una mozione di sfiducia a settembre, mentre il centrodestra sceglie il silenzio. Nel mezzo c’è il presidente del Consiglio Draghi che, dalle vacanze a Città della Pieve, preferisce tacere. Da Palazzo Chigi la risposta è lapidaria: “No comment”. Matteo Salvini invece, sempre loquace su tutto, non ha detto una parola sulla questione e ha imposto il silenzio ai suoi: “Nessuno parli”. Il Fatto da oggi lancia una petizione sul suo sito per far dimettere il sottosegretario leghista.

Dopo le richieste di dimissioni di Giuseppe Conte e di Enrico Letta al Fatto, ieri intanto è stato il giorno degli attacchi dei ministri che hanno messo nel mirino l’esponente della Lega, reo di aver proposto di intitolare il parco di Latina ad Arnaldo Mussolini (fratello del duce) invece che a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In linea con le parole del leader Conte, il più duro è il ministro dell’Agricoltura e capodelegazione del M5S Stefano Patuanelli: “Ciò che ha detto Durigon è intollerabile e non è compatibile con la sua permanenza al governo”. Anche il ministro degli Esteri del M5S Luigi Di Maio all’Ansa attacca: “Le parole di Durigon sono molto gravi, deve fare un passo di lato”. La renziana Teresa Bellanova, viceministra alle Infrastrutture, parla di proposta “irricevibile”: “L’apologia di fascismo nel nostro Paese è reato – twitta – Bruttissima pagina di politica”.

La pressione per le dimissioni del sottosegretario leghista diventa un problema politico per Draghi: se il premier deciderà di far cadere la cosa e Durigon di non dimettersi spontaneamente, il fronte giallorosa minaccia di calendarizzare e di votare a settembre la mozione di sfiducia già presentata dal M5S. Posizione ribadita ieri dal segretario Pd Letta secondo cui Durigon “è incompatibile con il suo ruolo di rappresentante delle istituzioni che ha giurato sulla Costituzione” e quindi “starebbe a lui fare un passo indietro”. “Per quanto ci riguarda – ha concluso Letta – faremo il possibile perché questo avvenga”. Dal Nazareno confermano l’intenzione di votare la mozione del M5S, anche se Patuanelli spera che non ci si arrivi nemmeno: “Durigon faccia un passo indietro prima” dice il ministro. Stessa posizione di LeU e SI che si schierano contro il leghista: il senatore Francesco Laforgia parla di “totale inadeguatezza”, mentre Nicola Fratoianni spinge la mozione per “ridare un minimo di dignità”. Il senatore del Misto Sandro Ruotolo invece attacca: “Anche oggi non è successo nulla. Il silenzio del presidente Draghi è inspiegabile: gli tolga subito le deleghe da sottosegretario”.

Imbarazzi e silenzi invece dal centrodestra, di governo (Lega e Forza Italia) e di opposizione (Fratelli d’Italia). L’unica voce fuori dal coro è quella del deputato di FI Elio Vito, ormai battitore libero nel partito, che annuncia il suo voto favorevole alla mozione del M5S perché “l’antifascismo è un valore fondante della Repubblica e perché non possiamo pubblicare foto di Falcone e Borsellino e poi restare indifferenti. Spero di non essere il solo in FI”. Nella Lega, invece, Salvini ha imposto il silenzio sperando che il caso si sgonfi a breve. Dal suo staff difendono Durigon parlando di “polemica ridicola e strumentale” ma l’imbarazzo c’è perché nel Carroccio in molti ricordano di quando, solo poche settimane fa, Salvini si era presentato in tribunale a Palermo con la mascherina di Falcone e Borsellino. Il segretario però preferisce spostare l’attenzione alzando i toni contro la ministra Luciana Lamorgese sui migranti. Ma nella Lega emergono le prime voci critiche: “Io un parco a Mussolini non lo intitolerei, a Borsellino e Falcone sì” dice il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. Che il caso Durigon sia un problema per la maggioranza lo dice anche Osvaldo Napoli di “Coraggio Italia” secondo cui la vicenda potrebbe avere ricadute sul governo: “Letta e Salvini scambiano l’esecutivo per l’asilo Mariuccia.

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4 replies

  1. questo ciurla nel manico, con la scusa del fratello, è troppo sporco benito, il loro cognome viene ricordato, evocato e pure osannato, in raduni fognari attigui. Che intitoli il corridoio di casa che conduce al suo luogo deputato, cioè quel loco dove va tutto il saper del cuoco. Senza nessun pudore e ritegno, togliendo quel residuo di memoria ipocrita annuale dai politici, che con il muso, grugno, da paracarro, avente quattro facce, fingono contrizione sotto le loro lapidi. Draghi fai il tuo dovere, altrimenti sei connivente

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  2. Attenzione, quel paraculo di Di Maio, dopo che tutti hanno giá preso una posizione, propone un passo “di lato”… che leader!

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  3. Eh, certo, il Capitone fa finta di niente: Durigon porta con sé i voti della Camera dei fasci e delle corporaz… ehm… volevo dire del sindacato UGL(y).

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