Reddito, l’indice dei posti vacanti è stabile: nei dati Istat l’effetto divano non esiste

REDDITO DI CITTADINANZA – SMENTITI RENZI, SALVINI&C. LO STUDIO DELLA TOSCANA: CHI PERCEPISCE IL REDDITO LAVORA PIÙ GIORNI DI PRIMA

(pressreader.com) – di Roberto Rotunno – Il Fatto Quotidiano – Ancora una volta, la realtà che emerge dai dati si premura di fare a pezzi la narrazione dei titolari di alberghi e ristoranti per cui i sussidi avrebbero reso impossibile reperire persone disposte a lavorare. Una narrazione, spesso ripresa da politici che non sanno di cosa parlano, che diventa un pretesto per rendere ancor più precari e semplificati i contratti di lavoro: non a caso la scorsa settimana, proprio per favorire una presunta ondata di assunzioni bloccata da norme e burocrazia, il Parlamento ha reso meno stringenti i vincoli del decreto Dignità del 2018 sul lavoro a termine.

Torniamo ai dati. Mentre i due Matteo, Salvini e Renzi, cantano in nutrita e prestigiosa compagnia la canzone dei camerieri introvabili, l’Istat venerdì ha diffuso la sua stima sui posti vacanti nelle imprese. Sarà dunque vero, come ha detto ieri il capo leghista, che “in tutta Italia imprenditori di ogni tipo lamentano la difficoltà a trovare manodopera anche per colpa del Rdc, che invece di creare nuove opportunità di lavoro sta ottenendo il risultato opposto, creando lavoro nero e disoccupazione”?

La risposta è no: nel secondo trimestre 2021 – periodo da cui le lamentele padronali si sono particolarmente acuite – l’indice dei posti vacanti non ha registrato significativi aumenti rispetto al pre-Covid, né rispetto ai tempi precedenti all’arrivo del Reddito di cittadinanza. Nella primavera di quest’anno sembra essersi ristabilita la “normalità” che conoscevamo quando ancora non era arrivata la pandemia, con una sola anomalia data dall’aumento di posizioni non coperte nei servizi non di mercato, forse dovuta alla richiesta di operatori sanitari. Almeno per il momento, invece, non appare un peggioramento nell’altro gruppo, di cui fa parte il turismo.

Il tasso di posti vacanti misura le ricerche di personale iniziate da parte delle imprese e non ancora concluse, cioè le opportunità che il mercato del lavoro non ha ancora coperto: più è alto questo tasso, più significa che si fa fatica a incrociare domanda e offerta. Se fosse vero che il Reddito di cittadinanza spinge le persone all’inattività, avremmo dovuto vedere un costante aumento nell’ultimo biennio e un’esplosione ora che si sono aggiunti i sussidi Covid. Invece siamo solo tornati alla situazione del 2019 e – come detto – l’aggravamento è solo nei servizi non di mercato.

Nel periodo tra aprile e giugno 2021, il tasso generale si è attestato all’1,3%: vale a dire che i posti vacanti sono l’1,3% della somma tra gli stessi posti vacanti e tutte le posizioni lavorative esistenti in Italia: nel secondo trimestre 2019 era persino più alto (1,4%). Scindendo il dato, abbiamo un tasso dell’1,4% nell’industria e dell’1,6% nei servizi.

A far notare come questi numeri si pongano in contrapposizione con quello che da mesi urlano i datori del turismo è Andrea Garnero, economista del lavoro dell’Ocse: “Settimane a intervistare Gianna la barista e Pippo il bagnino – ha scritto su Twitter –, a dire che non si trovano lavoratori, che i giovani sono pigri, che il reddito di cittadinanza… poi finalmente arrivano i dati Istat sui posti vacanti (non proprio in linea con la narrativa dominante) e nessuno se li fila”.

C’è un altro dato molto recente che ha smentito il luogo comune sul “reddito di nullafacenza” caro a politici e imprenditori. Lo contiene uno studio dell’Irpet, cioè l’Istituto per la programmazione economica della Regione Toscana: i beneficiari del Reddito, ora che prendono il sussidio, lavorano più di quando non lo prendevano. Il numero di giornate lavorate è aumentato di 0,6 giorni al mese: un incremento contenuto, ma comunque positivo. “Una attenta analisi di valutazione condotta sui beneficiari del Reddito di cittadinanza in Toscana – conclude il report – ovviamente per la sola porzione di quelli inseriti in un percorso di attivazione tramite i centri per l’impiego, rileva l’inesistenza di un effetto divano”.

Questo se interessano i dati, sennò c’è Teresa Bellanova: “Per sconfiggere la povertà non serve il Reddito di cittadinanza ma un nuovo modello di welfare”. S’è visto.

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