Piero Ignazi: “Tempesta d’autunno: la scialuppa di Draghi va verso il Quirinale”

“In autunno si alzeranno onde alte ai fianchi del governo e la barca di Mario Draghi sarà investita dall’acqua che i partiti provocheranno. E gli scossoni saranno sempre più decisi”.

(pressreader.com) – di Antonello Caporale – Il Fatto Quotidiano – “In autunno si alzeranno onde alte ai fianchi del governo e la barca di Mario Draghi sarà investita dall’acqua che i partiti provocheranno. E gli scossoni saranno sempre più decisi”. Piero Ignazi, come vedetta appostata in cima al monte, annuncia perturbazione insistita e tempesta imminente sul governo dei migliori.

È un dato certo e persino fisiologico. Finora Draghi aveva potuto contare sull’assenza dal dibattito politico della forza più numerosa del Parlamento, annientata tra dissidi interni e mortali rese dei conti. Da domani non sarà più così, tanto più che il leader di questa forza è l’ex premier.

Significa che anche Draghi rischia?

Lui ha governato bene finora e se continuerà a farlo è in grado di reggere anche questo urto. Ma gli conviene proseguire?

Lei auspica che si candidi al Quirinale?

Assolutamente sì. Quel che doveva fare, completare e stabilizzare la campagna vaccinale e incardinare il Recovery è stato fatto. Un altro anno a palazzo Chigi non varrebbe il ruolo e la nuova funzione, l’accresciuto potere che il Colle va sommando. Non c’è paragone e soprattutto non vedo quale potrebbe essere il suo interesse a rinunciare a un ruolo così alto e parimenti pervasivo.

Potrebbe conservare palazzo Chigi e spingere Mattarella a trattenersi un altro po’ sul Colle, per poi procedere alla staffetta.

Penso tutto il male del mondo dell’allungamento del settennato. Lo sfregio alla Costituzione provocato dal bis di Napolitano è ancora così fresco e così doloroso da sopportare. Spero davvero che a nessuno venga in mente di ritentare questa brutta carta.

Draghi è visto come l’onnipotente. Può fare questo quello e quell’altro. Palazzo Chigi, andare a Bruxelles, puntare al Quirinale. Non è già questa sua condizione un problema per la democrazia?

Non la vedo affatto così.

Il Parlamento è divenuto un ornamento. La serenità con la quale si prende atto, in certi casi con gioiose punteggiature, del default della politica non rappresenta in sé il declino civile di un Paese che per andare avanti dev’essere commissariato?

Partiamo da Draghi: è una personalità eccezionale e non se ne vedono in giro altre. Resta una grande risorsa e lecitamente ambisce a diversi ruoli. Ma qual è il pericolo per la democrazia?

Che i partiti siano considerati tappezzeria, che la politica sia buona solo per coprire le sede degli studi televisivi.

Non ho la sua opinione. Da settembre in poi vedrà quanto si mostrerà la politica e come contesterà Draghi.

L’onda alta della campagna d’autunno.

È legittimo che sia così. È legittimo e persino auspicabile che i Cinquestelle ritrovino un ruolo e prospettino una linea. Così come il Pd. Il centrodestra poi era e resta solidissimo.

Se Draghi lascia a febbraio, Meloni e Salvini possono festeggiare in anticipo la conquista di palazzo Chigi.

Sarei meno sicuro di lei. La storia recente ha dato prova che basta un passo falso per rovinarsi carriera e reputazione. Salvini s’è perso in un bicchiere di mojito, ricorda?

A me sembra invece che i leader della destra non paghino mai pegno per le loro prese di posizioni. Altrimenti per quanto Salvini ha detto e poi contraddetto a quest’ora sarebbe dovuto rovinare nei bassifondi della classifica.

Vero, loro hanno questa speciale esenzione perché agli elettori della destra basta che siano contro la sinistra. Non frega nulla del resto.

Essere contro la sinistra? Questo il salvacondotto?

Esatto. L’odio verso la sinistra è tale che Salvini e anche la Meloni possono illustrare la realtà anche attraverso le più fantasiose interpretazioni. Non pagheranno pegno.

E allora perché dice che alle elezioni tutto può ancora succedere?

In politica sei mesi sono un tempo abbastanza lungo in grado di confutare certezze ora granitiche.

Letta e Conte che formano uno squadrone?

Anzitutto Pd e Cinquestelle che formalizzano un’alleanza non provvisoria né precaria nei ruoli e nei volti. Sembra poco ma è molto. E poi quel centro disordinato, che finora pareva guardare a destra, sicuro che finirà di là?

Più sicuro che Draghi saluti tutti a febbraio e si trasferisca al Quirinale.

Sarebbe la mossa perfetta.

4 replies

  1. “Lo sfregio alla Costituzione provocato dal bis di Napolitano è ancora così fresco e così doloroso da sopportare. ”
    Scusate, ma ho un vuoto di memoria. Chi fu il regista del suddetto sfregio?

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  2. «Visto quanto disposto dalle vigenti istruzioni di vigilanza, tenuto conto degli esiti dell’istruttoria, considerate le finalità e le caratteristiche delle operazioni e avuti presenti gli impegni assunti al fine di sostenere l’onere sotto il profilo patrimoniale, finanziario ed economico, si rilascia a banca Monte dei Paschi di Siena l’autorizzazione all’acquisizione di banca Antonveneta». Si tratta della delibera 154 firmata da Draghi il 17 marzo del 2008. E nel 2008 Draghi, oltre ad essere il governatore di Bankitalia, era a capo del Financial Stability Forum, l’organismo che aveva l’obbligo di monitorare la stabilità del sistema finanziario mondiale.

    L’acquisto di Antonveneta segnò l’inizio delle fine per la gloriosa banca senese. I dirigenti per coprire i debiti prodotti avallarono ulteriori operazioni scellerate come l’acquisto dei derivati Alexandria e Santorini. Nel 2019, l’intera dirigenza di MPS che si era interfacciata con Draghi ed i suoi uomini per ottenere il via libera all’acquisto di Antonveneta, venne condannata dal Tribunale di Milano. Mussari, l’uomo al quale telefonava Amato e che aveva agganci in tutti i partiti italiani (nelle settimane precedenti alla sua nomina a capo dell’ABI aveva incontrato Fini, Bersani, Tajani, Crosetto, Gianni ed Enrico Letta, la Santanchè, Napolitano e D’Alema) è stato condannato a 7 anni e sei mesi di carcere.

    Mussari riteneva che comprare Antonveneta fosse un affare e, evidentemente, convinse gli uomini di Draghi da lui incaricati a studiare l’operazione. Operazione avallata nonostante non fosse stata fatta una due diligence, ovvero uno studio approfondito dei costi/benefici. E a chi, all’interno di MPS, chiedeva conto di tale mancanza, Mussari rispondeva che Draghi aveva dato l’assenso, quindi potevano stare tranquilli. Oltre a Draghi l’ok lo diedero due importanti dirigenti di Bankitalia: Anna Maria Tarantola, all’epoca responsabile dell’ufficio di Vigilanza e Fabrizio Saccomanni, direttore generale di Banca d’Italia, ruolo che poi venne occupato da Daniele Franco, l’attuale ministro dell’Economia che si sta occupando della vendita della parte buona di MPS ad Unicredit.

    La Tarantola e Saccomanni dissero alla procura di Siena di essersi raccomandati con Mussari di fare l’acquisto per bene. Dovevano vigilare, controllare, studiare a fondo le carte ma diedero semplici raccomandazioni. In un paese normale la loro negligenza gli avrebbe stroncato la carriera ma siamo in Italia. La Tarantola, nel 2012, divenne, grazie a Monti, presidente della RAI mentre poche settimane fa è stata scelta da Mario Draghi come consigliere a Palazzo Chigi. Saccomanni (scomparso due anni fa) nel 2013 lasciò Bankitalia per fare il ministro dell’Economia nel governo Letta. Nel 2018 Saccomanni divenne, tra l’altro, presidente di Unicredit, ruolo oggi occupato da un altro ex-ministro dell’Economia, quel Pier Carlo Padoan che nel dicembre del 2016, con una nuova misura salva-banche, mise a disposizione del sistema finanziario italiano 20 miliardi di euro. Di questi 5 finirono nelle casse di MPS per tenerla in vita ancora per un po’. E proprio nel collegio di Siena Padoan, salvatore della banca con denaro pubblico, venne eletto nel 2018 alla Camera dei Deputati. Padoan, alcuni mesi fa, ha lasciato il Parlamento per approdare proprio in Unicredit, banca della quale, ripeto, oggi è presidente, la banca che sta trattando con lo Stato l’acquisto di MPS pretendendo, ovviamente, che il marcio resti in mano a noi cittadini.

    Nel silenzio generale (anche dei sedicenti dirigenti del M5S) denunciai tutto questo mesi fa proprio su questo giornale. MPS, come, forse, David Rossi, non si è suicidata. E gli assassini sono al potere, e gestiscono, di fatto, i nostri soldi, mentre siamo sul materassino. Il tutto senza che dalla politica si alzi una reale voce in dissenso. Enrico Letta balbetta ma lo fa per interesse, non per convinzione. È rimasto in silenzio per anni sull’omicidio di MPS, oggi parla perché si è presentato alle prossime elezioni suppletive proprio nel collegio di Siena e proprio per prendere il posto di Padoan. La politica è totalmente succube del capitalismo finanziario (come si evince dal comportamento dei politici nel governo Draghi). «I partiti hanno occupato le banche», disse Enrico Berlinguer. In realtà è accaduto il contrario.

    (Alessandro Di Battista).

    E QUESTO SAREBBE IL FUTURO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

    Ma ci rendiamo conto cosa sia ridotta ad essere la ‘democrazia’?

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    • Tranquillo, non farà il Presidente della Repubblica: continuerà a fare il Presidente del Consiglio, per due anni almeno, e magari anche nella prossima legislatura (quando peraltro Conte, bene che gli vada, prenderà il 10-12%). Ignazi sta fresco.

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