E’ in arrivo l’euro digitale?

L’euro digitale potrebbe diventare realtà in pochi anni. Il messaggio lanciato il 14 luglio dalla Banca centrale europea è chiaro: nei prossimi due anni sarà condotta una “investigazione” accurata su questo progetto. Ma di che parliamo?

(pressreader.com) – di Alessandro Bonetti – Il Fatto Quotidiano – L’euro digitale potrebbe diventare realtà in pochi anni. Il messaggio lanciato il 14 luglio dalla Banca centrale europea è chiaro: nei prossimi due anni sarà condotta una “investigazione” accurata su questo progetto. Ma di che parliamo? L’espressione “moneta digitale” fa pensare i più ai bitcoin o all’app della nostra banca. I più informati potrebbero ricordarsi di Diem, il progetto di moneta di Facebook. I nerd potrebbero giustamente sottolineare che moneta digitale sono anche i “crediti” utilizzati come mezzo di pagamento nei videogiochi. L’euro digitale, però, è qualcosa di diverso: non è un “oggetto digitale” che viene “minato” attraverso potenti computer, come i bitcoin; non è nemmeno il debito di una banca commerciale o di un intermediario finanziario; è invece, come il contante e le riserve bancarie, una passività della banca centrale. Insomma, con l’euro digitale, ogni cittadino potrebbe fare acquisti usando una moneta pubblica – come fa oggi col cash – ma dematerializzata (la Bce ha già spiegato che non sostituirà le banconote, le affiancherà). La vera questione sul tavolo è un’altra: i rischi posti dalle soluzioni monetarie private, come le criptovalute e le stable coins (ad esempio Tether e Diem). Se queste monete si diffondessero nell’economia potrebbero mettere a repentaglio la sovranità monetaria e la capacità degli attori pubblici di vigilare sul sistema dei pagamenti: l’euro digitale è la risposta della Bce a queste sfide.

Come funzionerebbe concretamente? Le soluzioni tecnicamente possibili sono molte, ma la più probabile oggi sembra una partnership fra banca centrale e attori privati. La Bce emetterebbe l’euro digitale in forma “grezza” e sarebbero poi gli intermediari a metterlo in circolazione presso il pubblico, arricchendolo di servizi e funzionalità aggiuntive. Perciò, l’utente finale disporrebbe di un portafoglio digitale personalizzato, con il quale gestire pagamenti e altre operazioni finanziarie.

Mentre le soluzioni monetarie private sono ovviamente rivolte solo a chi se le può permettere, una moneta digitale pubblica è per natura e per missione accessibile a tutti. Inoltre, se opportunamente disegnata, può dischiudere possibilità inedite. Se tutti i cittadini avessero un conto presso la banca centrale, durante una crisi basterebbe un clic per dare a tutti integrazioni di reddito (realizzando la cosiddetta helicopter money o “quantitative easing per il popolo” di cui si è molto parlato in questi anni). Oppure si potrebbe iniettare denaro in modo mirato nei settori che hanno più bisogno di liquidità. La moneta digitale, infatti, è per sua natura programmabile: può essere fatta a scadenza o limitata a specifiche operazioni. Insomma, apre la porta a innovazioni monetarie adatte a una società complessa e frammentata come la nostra, cambiando potenzialmente il modo in cui la moneta funziona.

La Bce non è la prima a pensare a un progetto del genere. L’euro digitale è la versione europea delle cosiddette Cbdc, Central bank digital currencies (valute digitali di banca centrale). Una corsa in cui la Cina è già avanti, essendo la prima grande economia ad aver lanciato un progetto pilota: uno yuan digitale potrebbe aiutare il Dragone a diffondere la sua moneta in giro per il mondo, aumentando la sua proiezione globale. È forse il timore per la minaccia cinese al ruolo del dollaro ad aver spinto anche gli Usa nella mischia. La questione, dunque, è anche geopolitica: la moneta non è solo un mezzo di scambio, ma anche uno strumento di potere. Anzi, un asset strategico.

In questa sfida l’Ue non vuole rimanere indietro, dato che le altre sue armi nel contesto geopolitico sono spuntate. Una moneta digitale potrebbe non solo innescare innovazioni dentro i confini, ma anche aprire opportunità di internazionalizzazione per l’euro. I toni sono solenni: “Non esiteremo a scrivere questa nuova pagina del progresso europeo”, ha detto Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo della Bce.

Certo, i punti interrogativi non mancano. L’euro digitale potrebbe mettere in difficoltà la raccolta del risparmio da parte delle banche, dato che i cittadini potrebbero convertire molto più facilmente i loro depositi in moneta di banca centrale. Per prevenire tale rischio si potrebbe decidere un limite alla detenzione di euro digitale o operare rifinanziamenti mirati alle banche. Anche la privacy resta una questione aperta, come pure la crescita del potere delle banche centrali. Come al solito, un cambiamento non è mai solo tecnologico, ma anche sociale e politico: se avviene per un’istituzione fondamentale come la moneta va discusso apertamente con l’opinione pubblica e i corpi intermedi, non sperimentato e basta.

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