Il j’accuse di Monti a Draghi, ma il disastro era prevedibile

L’EX PREMIER ACCUSA IL BANCHIERE PER LA LETTERA DEL 2011 E LE MISURE RECESSIVE IMPOSTE MA TACE SUL SUO RUOLO. DALLA LORO “CURA” L’ITALIA NON SI È MAI COMPLETAMENTE RIPRESA

(pressreader.com) – di Ugo Arrigo – Il Fatto Quotidiano – Sul Corriere il senatore MMario Monti ha ricordato nei giorni scorsi le drammatiche vicende dell’estate 2011. Quando il Paese, sotto la precaria guida di Silvio Berlusconi e del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, rischiava di affondare nella tempesta dello spread, l’allora governatore uscente della Bce Trichet e quello entrante Draghi scrissero al governo italiano una controversa lettera che Monti, senza averlo fatto all’epoca, critica ora radicalmente. “Sotto il profilo del riequilibrio di bilancio — o dell’austerità, che per anni avrebbe reso più difficile la vita degli italiani e avvelenato il dibattito politico — la Bce peccò decisamente per eccesso… Nei confronti dell’Italia, quando nella lettera di agosto Trichet e il suo successore imposero, e il governo Berlusconi accettò, che per il nostro Paese, e solo per esso, l’impegno ad azzerare il disavanzo venisse anticipato dal 2014 al 2013. Il governo successivo (quello guidato da Monti dopo le dimissioni di Berlusconi) chiese che, a fronte della robusta manovra subito programmata, venisse consentita un’attuazione meno brusca, con l’obiettivo del pareggio riportato al 2014. I presidenti della Commissione europea e del Consiglio, consultati in via riservata, risposero di no: l’annuncio di un rientro meno veloce di quello imposto dalla Bce sarebbe stato preso malissimo dai mercati, il rischio di default si sarebbe ripresentato”.

Monti ci sta dicendo che il suo governo fece, in continuità col precedente, tutto quello che l’Europa, intesa come Bce e Commissione, ci chiedeva, tuttavia non credendoci completamente allora e per nulla ora. Si trattava di politiche fiscali fortemente restrittive, principalmente attraverso grandi aumenti di tassazione. Scrive ora Monti: “Guardando indietro a quella stagione, vi è oggi un consenso sul fatto che le politiche di bilancio volute dall’Ue e dal Fondo monetario internazionale siano state troppo restrittive e pro-cicliche, abbiano cioè aggravato la recessione in corso in quegli anni”. Ma non ci voleva molto a comprendere gli effetti nefasti di quelle politiche, del tutto prevedibili. Il 6 dicembre 2011 Il Fatto diede questa valutazione della prima manovra del governo Monti: “Centrata ancor più di quelle di Tremonti su aumenti di entrate rispetto a riforme in grado di risparmiare sulla spesa, ha conseguenze depressive pericolose, accentuate dall’essere rientrati in una fase recessiva”.

L’economia italiana, la sua capacità produttiva e la sua finanza pubblica non si sono mai completamente riprese e non hanno mai colmato il gap generato con quelle tragiche decisioni. Il disavanzo pubblico non è stato eliminato nel 2013 né in seguito e il suo valore più basso in rapporto al Pil è stato conseguito dal governo Conte nel 2019. Le manovre sconsiderate del 2011, dettate da una miope Europa, ne hanno rallentato la discesa anziché accelerarla. Nel 2010, grazie a un ritorno alla crescita, il deficit/Pil era migliorato di nove decimi e l’anno seguente di sei. Nel triennio 2012-14, in cui si sono manifestati gli effetti delle manovre del 2011, il miglioramento è stato in totale di soli sei decimi.

Quelle manovre avrebbero dovuto mettere in sicurezza la finanza pubblica, ma l’hanno peggiorata. Il rapporto debito/Pil, che avrebbe dovuto migliorare se si fosse arrestata la crescita nominale del debito col pareggio di bilancio, non solo nel 2012-14 ha continuato a crescere ma lo ha fatto a una velocità molto più elevata. Dopo la recessione del 2008-09, che aveva fatto salire il rapporto di 13 punti di Pil, la successiva ripresa, ancorché debole, aveva permesso nel 2009-11 di contenerne l’aumento in soli tre punti. Invece dal 2011 al 2015 è peggiorato di altri 16 punti. Le manovre del 2011 hanno prodotto una recessione auto-indotta quasi identica alla recessione causata dalla crisi finanziaria del 2008-09: nella prima il calo del Pil reale fu del 7,5% e in gran parte era inevitabile; nella seconda crisi il calo fu del 5,3% ed era evitabile. La seconda crisi è stata peggiore per le ripercussioni di lungo periodo. L’economia italiana non si è mai completamente ripresa e il Pil reale non è mai riuscito a tornare al livello del 1° trimestre 2011.E se nel 2011 non si fosse fatto nulla? Un’ipotesi, prudente, è una crescita economica pari alla metà di quella tedesca, come si era verificato tra la fine della recessione e la metà del 2011. Se questa condizione si fosse protratta sino al 2019, avremmo avuto nell’anno pre-pandemia un Pil nominale più elevato di 130 miliardi e un gettito fiscale maggiore di almeno 50 miliardi. Gran parte dei problemi dell’economia italiana esistenti all’arrivo del Covid derivano dalle cattive scelte del 2011, che non sembrano essere state adeguatamente imputate a chi le decise.

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3 replies

  1. Quest’articolo parla di una persona con NOME E COGNOME.

    Supermario Monti,infatti è chiaro che si riferisce a SuperMario Draghi.

    Ora, è mai possibile che lo sfascio dell’Italia non sia imputato a Draghi? Chi altri ha deciso il pareggio di bilancio in costituzione?

    e le altre porcherie come quella della ‘fornero’.

    Draghi adesso lo vorrebbero pure al quirinale? Ma scherziamo?

    Con che faccia chi ha aumentato il debito del 16% adesso vorrebbe portare questo bankster a fare pure il presidentissimo?

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