Chi controlla il controllore?

(Emiliano Bernardini e Flaminia Savelli – Il Messaggero) – A fare da deterrente c’è solo un cartello che avverte la clientela che è obbligatorio avere il Green pass. Nello stesso foglio appeso alle varie porte di bar e ristoranti c’è anche enunciato l’articolo del decreto legge che impone l’obbligatorietà della carta verde per sedersi all’interno ma nulla più. E già, perché poi nei fatti nessuno controlla. Al massimo c’è qualcuno che chiede: «Ce l’avete il Green pass?». «Sì» risposta di rito ed ecco un bel tavolo apparecchiato per sei al fresco del ponentino che esce da un bocchettone dell’aria condizionata. La linea comune sposata dai ristoratori è molto chiara: «Non chiediamo documenti a nessuno».

Tradotto: daranno al massimo una sbirciatina ai cellulari mostrati dai clienti ma non andranno oltre. Niente carta d’identità o passaporto per associare i nominativi: «Non siamo sceriffi», dichiarano anche perché non vogliono avere problemi. Sarà forse anche per questo che i tavoli sono pieni. Girando per la città è difficile incontrare locali vuoti. I turisti sono tornati a godersi il Bel Paese, le città non si sono completamente svuotate e così i tavoli si riempono.

TUTTI FUORI Il lavoro è facilitato anche dal fatto che, grazie ai nuovi dehors, tutti ormai posseggono uno spazio all’esterno dove il Green pass non è necessario. Quasi la metà dei ristoratori infatti adesso punta esclusivamente su quelli. Eppure ieri diverse disdette sono arrivate in particolare da tavolate miste ossia composte di gente vaccinata e non che aveva prenotato o trovato posto solo all’interno. Nella confusione del non saper bene cosa fare e della poca voglia di spendere soldi per un tampone meglio rinunciare al pranzo o alla cena in compagnia.

Altri invece hanno chiamato chiedendo di spostarsi all’esterno, magari posticipando anche la prenotazione. Parliamo comunque di una piccola percentuale. Discorso simile per i bar dove i controlli sono rarissimi. Tra l’altro qui la Carta verde non è necessaria né al bancone né all’esterno. Solo chi si siede all’interno ha l’obbligo. Ma anche in questo caso molti sono riusciti ad aggirare il problema: colazione ordinata al bancone e poi portata al tavolino dentro direttamente dal cliente.

I proprietari chiudono un occhio. «L’avvio dell’obbligo di Green pass si sta rivelando un disastro, tra malfunzionamenti dell’app deputata a scansionare il certificato, clienti che fanno resistenza e tavoli che in questa incertezza rimangono vuoti» attacca Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet, l’associazione di bar e ristoranti di Confesercenti, che chiede anche «chiarimenti sulle modalità e sulle responsabilità» e una sospensione delle sanzioni «in questa fase di avvio», come in Francia. Nella confusione c’è anche chi ha deciso di anticipare le vacanze perché convito che a settembre le regole saranno molto più chiare e meno stringenti.

GLI ALTRI Un discorso molto simile fatto da alcuni titolari di piscine e palestre che approfittando del mese estivo e del crollo degli iscritti ha abbassato la saracinesca. Chi è rimasto però controlla con rigore. All’Aventino Nuoto entrano tutti con borsa e cellulare in bella mostra. «Controlliamo tutti. Abbiamo scaricato l’applicazione e non abbiamo avuto problemi. Abbiamo rimandato a casa solo due clienti ma solo perché avevano dimenticato di portalo, hanno risolto facendoselo stampare in farmacia», ci racconta Elena della segreteria. Nelle palestre il problema è per gli abbonamenti annuali visto che il Green pass non ha una scadenza così lunga.

Qualche problema in più per i musei dove ieri mattina si sono presentati diversi turisti impreparati e si sono registrate code lunghissime. A Roma, la fila per il Colosseo è stata di circa 45 minuti nella prima parte della mattinata, ma è diventata di un’ora e mezza per quelli che si sono messi in fila alle 11.30, mentre alle 13 non era più calcolabile perché lunga 350 metri, su due corsie. Al Pantheon, fila di 40-45 minuti, idem a Pompei nelle prime ore della mattina.

Molto organizzato invece il servizio ai Musei Vaticani, dove le persone con prenotazione hanno fatto in tutto 10 minuti di fila. I parchi a tema, invece, dopo la pioggia di disdette delle settimane precedenti sono corsi ai ripari per non vedersi decimare la clientela: tamponi all’ingresso gratuiti per chi non è in regola. Altri ancora hanno optato per un braccialetto da consegnare solo a chi ha la Carta verde, gli altri possono entrare lo stesso ma con delle limitazioni.

6 replies

  1. «Non siamo sceriffi», dichiarano anche perché non vogliono avere problemi.

    Ma anche e soprattutto perché il Decreto non gliene conferisce il potere (e ci mancherebbe). Si dà il caso che solo un Pubblico Ufficiale (e solo durante l’esercizio delle proprie funzioni) abbia il potere di pretendere l’identificazione personale tramite documento (infatti, nel caso non lo si abbia con sè, di norma andrebbe compilato un verbale nel quale si dichiarano le proprie sedicenti generalità, che vengono poi accertate in un secondo momento, tipicamente presentandosi al comando con un documento valido).
    Un gestore qualunque non possiede né la capacità, né la formazione e neppure il potere necessari per fare niente del genere, e si pretende che si sostituisca allo Stato, oltretutto col fine ultimo di andare contro il proprio interesse (perdere un cliente in un momento in cui, più che mai, c’è bisogno di lavorare). Certo che è davvero una bella pretesa, mi rifiuterei anch’io.

    Tutti ormai posseggono uno spazio all’esterno dove il Green pass non è necessario.

    Forse tutti quelli in centro, ma secondo le stime delle associazioni di categoria sono solo circa la metà quelli che hanno avuto la possibilità di adeguarsi, ovvero la maggioranza di quelli nelle periferie, dove magari c’è poco marciapiede o strada a raso (per non parlare del costo, un investimento non indifferente da compiere dopo due anni di magra, cosa non proprio alla portata di tutti)

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    • Jonny, permettimi… come si concilia quello che hai scritto col fatto che i gestori dei locali sarebbero tenuti a controllare se la titolarità dell’eventuale carta di credito corrisponda alle generalità del cliente che la sta usando?
      Tra l’altro, in quel caso, è una sicurezza in caso di smarrimento.
      Non mi sembra affatto un’operazione diversa.

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      • Si concilia perfettamente, perchè i gestori di locali e negozi non sono affatto tenuti a farlo.

        In particolare, dal 2016 (Legge di Stabilità, Governo Renzi) non possono più rifiutare il pagamento con moneta elettronica nemmeno in assenza di un documento. Anche prima, comunque, potevano al massimo pretendere un’altra forma di pagamento, nell’impossibilità di identificare con certezza se il cliente fosse anche il titolare della carta, ma il potere di identificare un soggetto non l’hanno mai avuto, dato che questo potere è regolato dal TULPS (ovvero il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che né la Legge di Stabilità del 2016, né il Dpcm del 17 giugno 2021 hanno modificato in alcun modo, e che identifica nei Pubblici Ufficiali i soli soggetti autorizzati all’accertamento dell’identità del cittadino; ti ricordo che, oltre alle forze dell’ordine, sono considerati Pubblici Ufficiali anche figure come insegnanti, capotreni e controllori dei mezzi di trasporto, ma i gestori di attività non lo sono mai stati).

        Detto questo, non ci sono solo le leggi, c’è anche la cortese richiesta di collaborazione, che infatti viene applicata nella stragrande maggioranza dei casi, però bisogna anche sapere che, nel caso in cui la collaborazione non ci sia e ci si voglia impuntare, dal punto di vista giuridico le cose stanno così.

        Qua è spiegato meglio:
        https://www.leggioggi.it/2016/01/03/pagamenti-carta-credito-bancomat-esibire-carta-didentita-non/

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    • Jonny,
      Ho letto il dpcm del 23 luglio, che nella parte dell’esibizione all’esercente rimanda al dpr di aprile, dove c’è l’identificazione che all’epoca era pensata solo in aeroporto e strutture sanitarie, e poco altro.
      Quindi al momento loro dovrebbero verificare. Che poi possano rifiutarsi di farlo non essendo pubblici ufficiali, e qualunque giudice gli darebbe ragione, è altra storia.
      Stando alla norma dovrebbero farlo, infatti correggeranno sicuramente. Sarebbe stato interessante vedere questa norma scritta coi piedi all’epoca del conte II. Con quale sdegno avrebbero commentato?

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  2. Considero il green pass solo una trovata per costingerci a vaccinarci senza prendersi la responsabilità delle eventuali conseguenze (ti sei “voluto” vaccinare per continuare a lavorare e non morire di fame? Hai firmato? Cavoli tuoi!), ricordo comunque che nei negozi della qualunque molti negozianti che non ti conoscono ti chiedono un documento quando paghi con Carta di Credito, E a quanto pare non si sentono “sceriffi” nè tu ti ribelli.
    Infatti preferisco esibire la patente ed ogni volta che rinnovo la Carta di Identità devo litigare con l’ addetta perchè non voglio che compaiano la professione e lo stato civile. Che la cassiera del supermercato almeno non sappia questo (magra consolazione, comunque…)

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