La “riforma riformata”: tutti mugugnano, poi votano

CDM. L’AVVOCATO SORRIDE: “NON È UNA LEGGE NOSTRA MA L’ABBIAMO MIGLIORATA”. LA LEGA LO ATTACCA: “DICE FALSITÀ, IL M5S È A LUTTO”

(pressreader.com) – di Paola Zanca – Il Fatto Quotidiano – C’è Giuseppe Conte che festeggia: “Non è la nostra riforma, ma l’abbiamo migliorata”. Secondo la Lega sta mentendo: “È a lutto e inventa falsità”, come quella – sostengono – secondo cui sono stati i ministri di Matteo Salvini i più strenui oppositori della modifica che escludeva dalla riforma Cartabia i reati per mafia. Italia Viva sventola il re nudo: “Da stasera la riforma Bonafede non esiste più”. E lei, la ministra della Giustizia, fa scrivere nel comunicato finale del Cdm di ieri che è stata lei a proporre – anche alla luce dei rilievi degli “addetti ai lavori”, preciserà – le modifiche al testo che era già stato “approvato due volte all’unanimità dal governo”. Così, domenica il nuovo processo penale arriverà in aula alla Camera, probabilmente blindato con la fiducia: non piace del tutto a nessuno, ma lo voteranno tutti, inaugurando di fatto il semestre bianco come chiedeva Sergio Mattarella. Non è un caso che, a caldo, dal Quirinale filtri “soddisfazione” per l’accordo nella misura in cui “tiene insieme tutti i partiti e fa navigare Mario Draghi in acque tranquille”.

Ecco dunque la riforma Cartabia “riformata”, ovvero riscritta soprattutto nel punto più controverso, quell’improcedibilità che – secondo l’Associazione nazionale dei magistrati – avrebbe mandato in fumo 150 mila processi in un amen. Cede al pressing di Giuseppe Conte e dei 5 Stelle, allungando a 4 anni e 2 anni la finestra entro cui si potrà tenere il processo di appello e in Cassazione e rinviando al 2025 l’entrata in vigore della “tagliola” (3 anni per il secondo grado di giudizio, 18 mesi per il terzo) che dovrebbe velocizzare i processi, sempre che l’Osservatorio appositamente istituito per monitorare lo smaltimento degli arretrati dica che si è nelle condizioni per andare avanti. Fuori dalle nuove regole – come vi spieghiamo qui accanto – resteranno comunque i reati puniti con il 416 bis e ter, mentre per molti reati gravi (mafia, terrorismo, violenza sessuale, traffico di droga ma non per quelli contro la pubblica amministrazione) si fissa in 6 anni il termine entro cui deve chiudersi l’appello. Se funzionerà, resta tutto da vedere. Per ora ci sono le dichiarazioni di Luigi Di Maio, secondo il quale “non c’è più alcun rischio di impunità per mafia e terrorismo”. È stato lui, insieme ai colleghi 5 Stelle al governo, ad aggiornare Giuseppe Conte sull’andamento della trattativa, una volta iniziato il Consiglio dei ministri. Per tutto il giorno l’ex premier ha seguito la partita dal “quartier generale” allestito nella sala Siani di Montecitorio: i contatti diretti al mattino con Mario Draghi e Marta Cartabia, la sequela di proposte bollate come “irricevibili”, la mediazione condotta (e rivendicata) dal Partito democratico, fino all’inizio della riunione di governo cominciata alle 14 senza i ministri 5 Stelle e chiusa poco dopo le 18 con il via libera sull’accordo.

“Una durissima battaglia”, la racconta il leader M5S. Non solo per le resistenze della ministra e delle altre forze politiche: la Lega, dicevamo, ma anche Forza Italia e i renziani, per nulla favorevoli a cedere terreno alle richieste dei 5 Stelle, tanto che Draghi ha dovuto fare appello alla “responsabilità di tutti” per convincerli a deporre le armi.

Ma anche all’interno del Movimento, la faccenda è tutt’altro che filata liscia. Da una parte l’ala governista guidata da Luigi Di Maio, che in mattinata non nascondeva tutta la preoccupazione per la “corta tirata” da Conte e invitava tutti alla “ragionevolezza”. Dall’altra le truppe per le quali la legge Bonafede – bandiera del Movimento anti-prescrizione – andava difesa a costo di uscire dalla maggioranza. Li galvanizza, dalla Bolivia, Alessandro Di Batttista: “Non sarà più una legge salva-mafiosi ma resterà una legge salva-ladri, salva-colletti bianchi, salva-potenti e, soprattutto, salva-politici. Avallare questa porcata nonostante sia un po’ meno sudicia è un grande errore. Per essere chiari (e mi scuso per il turpiloquio ma a volte è necessario) se a 100 kg di merda vengono tolti 20 kg sempre 80 kg restano. E sempre merda è!”. Ieri mattina la senatrice Elena Botto ha già girato le spalle al nuovo M5S guidato da Conte. Lui è “fiducioso” ma lo sa: non è detto che resti la sola.

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8 replies

  1. Sì, Draghi ha assicurato a SaIvini che non farà passare le modifiche come un risultato di Conte, ma se le intesterà l’esecutivo. Spero che l’abbia fatto per ridurre il Capitone a più miti consigli, in ogni caso il livello è infimo.

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    • Che schifo.
      ” E lei, la ministra della Giustizia, fa scrivere nel comunicato finale del Cdm di ieri che è stata lei a proporre – anche alla luce dei rilievi degli “addetti ai lavori”, preciserà – le modifiche al testo che era già stato “approvato due volte all’unanimità dal governo””

      L’avevo scritto. Ma non credevo che arrivassero DAVVERO a questi livelli.
      Spero che l’Europa gliela cassi.
      Con TUTTO IL CUORE.
      Invece sfrutteranno L’IMBIANCATA per passarla liscia e se ne prenderanno pure il merito.
      Quando la vernice si scrosterà e verranno a galla le magagne, recupereranno le responsabilità di Conte, per attribuirgliene le colpe?
      Ormai, mi aspetto di tutto.

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      • Non so come funzionerebbe in caso di smantellamento nel prossimo esecutivo, ma se in quell’ipotetica finestra qualche bancarottiere di lusso o qualche stragista colposo dovessero farla franca, di sicuro daranno la colpa a Conte. Intanto ora la Meloni farà il suo show.

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  2. Pessima riforma anzi la peggiore degli ultimi anni. Ovviamente i colletti bianchi festeggiano. La corruzione aumenterà, i processi si allungheranno. Tutto il contrario di quello che ci chiede l’Europa. D’altronde con tessera 1816 era prevedibile.

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