Cartabia: una riforma demenziale!

(Stefano Rossi) – Facciamo un esempio facile, facile. Barcellona Pozzo di Gotto, con una procura sotto organico, le indagini non sono mai facili in un territorio spolpato dalle cosche mafiose. Un giorno alcuni criminali “ordinari”, non affiliati ad alcuna famiglia mafiosa, decidono di taglieggiare alcuni commercianti per pagarsi le vacanze. Nella stessa via, altri criminali, questa volta mafiosi, decidono di riscuotere il pizzo a tutti i commercianti della zona. Alcuni pagano, altri resistono, altri denunciano.

Partono le indagini ma c’è un problema: c’è la riforma della luminare Cartabia. Tra le tante proposte inventate, atte solo a cancellare migliaia di fascicoli pendenti nelle procure, c’è anche la prodromica previsione se, quella indagine, porterà ad una ragionevole condanna con la precisazione che i c.d. “reati di mafia” non cadono nell’improcedibilità, come vuole sostenere il ministro Cartabia.

Ma in una giornata afosa, con un sole accecante, dopo il terzo caffè alle 10 del mattino, il sostituto procuratore e il maresciallo si guardano in faccia e devono decidere sul da farsi. Chi è mafioso? Chi no? E le indagini che sono solo all’inizio, dopo, porteranno ad una certa condanna? E se nel frattempo passano gli anni e sopraggiunge l’improcedibilità?

In genere le indagini partono sempre poi, dopo tre/quattro mesi, si tirano le somme e si vede cosa si ha in mano. Lì si capisce se vale la pena continuare o lasciar perdere. Il destino vuole che vengono subito indagati i mafiosi che hanno preteso il pizzo a tutti i commercianti. Ma tra questi ci sono pure i criminali “ordinari” che hanno fatto finta di essere mafiosi (come spesso accade per spaventare di più la vittima).

Mentre si tirano le somme, i carabinieri, si accorgono che alcuni di questi indagati non sono mafiosi e che le indagini rischiano di cadere nell’improcedibilità. Ancora devono scoprire che ci sono anche delle persone mafiose. Poi ci sarebbero pure quelle telefonate anonime che giungono a casa del maresciallo e del sostituto procuratore alle due del mattino con sospiri e risatine… Con tutto il lavoro che c’è da fare meglio concentrarsi su altri fascicoli che potrebbero, dico potrebbero, portare forse, forse, ad una condanna.

Ecco la riforma Cartabia! Più che a tecniche investigative mirano alla preveggenza!

Il mago Oronzo, ecco chi ci salverà. Chissà, con la sfera di cristallo viene meglio prevedere, oggi, ancora prima di cominciare l’indagine, se ci sarà in futuro una condanna certa dell’indagato.

ps. I c.d. “reati di mafia” NON ESISTONO. Nel codice penale italiano esiste l’associazione di stampo mafioso (art. 416, bis, c.p.). In nessun altro articolo si parla di mafia! Il concorso esterno ad una associazione mafiosa non è altro che una creazione giurisprudenziale del concorso “ordinario”, previsto dall’art. 110, c.p., e dell’art. 416, bis, c.p.). Le rapine, furti, danneggiamenti, omicidi, estorsioni, minacce, diventano reati di mafia quando chi li commette è mafioso ma per dimostrare questo, è bene saperlo, la prova è ardua, difficile, e non sempre dimostrabile e comunque sono necessarie indagini capillari, pericolose, spesso servono strumenti sofisticati per dimostrare l’intento o l’organizzazione mafiosa.
Non sempre ci si riesce.

6 replies

  1. mo’ ve l’avevo scritto

    devo pensare di cambiare il nik con questo motto…

    naa! sarei presuntuoso, però ve l’avevo scritto che dimostrare che un reato è
    attribuibile alla mafia è cosa complessa, e che fin tanto che non la si dipana,
    il reato resta contro il patrimonio o contro la persona e quindi può facilmente diventare improcedibile.

    a meno che non lascino un pizzino con su scritto ‘l’abbiamo fatto noi. firmato La Mafia’
    ma lo troverebbe l’ispettore Clouseau.

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    • Per giusto intendo dire le posizioni di Conte e di valenti magistrati.
      E ciò che è evidente è che la riforma cartabia è un pastrocchio vergognoso.

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  2. Semplice amplifichi la condanna per estorsione.Mafioso o meno…Deterrenza
    La deterrenza, nel diritto, è un provvedimento preso da parte del giudice nei confronti di un imputato per evitare che questi compia altri reati

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