TRAVAGLIO, LA PRIMA INDAGINE COMMISSIONATA DA MINISTERO ERA PERIMETRATA IN ITALIA

(ANSA) – ROMA, 28 APR – “Non abbiamo mai parlato di adozione, è stata Minetti la prima a parlarne, mentre il Quirinale ha chiesto riserbo in base alla legge sulla privacy. Il problema dell’adozione è che il minore è stato presentato come un bambino abbandonato dai genitori, che invece hanno un nome e un cognome, anche se negli ultimi giorni la madre è scomparsa e l’avvocata del bambino è stata trovata morta carbonizzata insieme al marito nella loro casa.

Sono tutte notizie aperte, basta digitare sul web per trovare informazioni sulle attività ambigue della coppia Minetti e Cipriani in Uruguay. Si trovano, soprattutto, gli atti della causa che i due hanno fatto ai genitori del bambino per togliere loro la patria potestà, che confligge con la loro dichiarazione secondo cui il bambino era abbandonato”.

Così il direttore de Il Fatto Quotidiano Marco Travaglio a Otto e mezzo su La7. “Per ottenere la grazia hanno dovuto dire che bisognava curare il bambino all’estero, mentre ci sono strutture in Italia – ha aggiunto – che avrebbero curato la stessa patologia con la stessa efficienza.

Dicono di aver consultato queste strutture e di aver ottenuto rifiuti per quell’intervento e di essere dovuti andare a Boston, ma purtroppo sia l’ospedale di Padova sia il San Raffaele hanno detto di non aver mai avuto la possibilità di curare il bambino e di non conoscere questo caso. Sono questi i fatti gravi che, non io, ma la procura generale di Milano, che ora sta indagando seriamente, ha definito gravissimi”.   

“Va anche aggiunta una cosa: la prima indagine che il ministero ha commissionato alla procura generale – ha aggiunto – era perimetrata in Italia, non in Uruguay, dove avvenivano le cose peggiori. Adesso ha mandato un’altra indicazione grazie a cui la Procura può indagare anche in Uruguay. La Procura ha annunciato che se non otterrà collaborazione dalle autorità locali farà rogatorie per obbligarli a collaborare”.

RIMOSSO UNA SETTIMANA FA IL RESPONSABILE DELLE ADOZIONI IN URUGUAY

(ANSA) – ROMA, 28 APR – La dirigenza dell’Inau, l’ente pubblico incaricato di guidare le politiche per l’infanzia e l’adolescenza in Uruguay, ha rimosso una settimana fa dal suo incarico Dario Moreira, il responsabile del dipartimento delle adozioni. Il suo incarico sarebbe stato affidato all’educatore sociale Nair Ramos.

Lo riporta El Observador sottolineando che si è trattato di una decisione fondamentale per la gestione della divisione, “dopo mesi in cui sono emersi squilibri e decisioni errate prese durante i processi di adozione”.   

Una notizia alla quale non ha fatto cenno la presidente dell’INAU durante una cerimonia per la Giornata dell’adozione. Nel suo discorso ha sottolineato che i bambini devono essere veramente al centro dell’attenzione.     El Observador ha segnalato diverse incongruenze verificatesi negli ultimi anni nella divisione Adozioni sotto la guida di Moreira.

IL CASO MINETTI DIVIDE L’URUGUAY, TRA INDIGNAZIONE E SCETTICISMO

(ANSA) (dell’inviato Marcello Campo) – MONTEVIDEO, 28 APR – La polemica attorno all’adozione di Nicole Minetti e l’eco che rimbalza dall’Italia divide gli uruguaiani, scossi tra un moto di indignazione e una buona dose di scetticismo.

“Non è possibile che qui da noi ricchi e famosi facciano quello che vogliono, infrangendo ogni regola”, protesta un ragazzo che lavora al bar dell’aeroporto di Montevideo, commentando un servizio appena apparso in tv sulla vicenda.

Ma subito gli replica irritata una persona anziana, di origini italiane: “E’ una brutta storia e bisogna assolutamente fare chiarezza. Ma sinora ho letto solo accuse e sospetti. Aspetto le prove, non siamo una Repubblica delle Banane, siamo un Paese serio”, aggiunge con un moto di orgoglio.   

Ed è proprio questo il punto più dolente: l’Uruguay è un Paese piccolo, il suo territorio è poco più della metà dell’Italia, abitato da circa 3 milioni di persone, ma molto orgoglioso della propria storia. E del proprio stato di diritto. Per cui non piace l’idea che all’estero si sospetti che qui basti essere ricco e famoso per adottare un bambino. Detto questo le tv continuano a raccontare la vicenda soffermandosi soprattutto sull’identità della coppia al centro della storia, lei, bella, famosa, fedelissima di Berlusconi, già condannata.

Lui ricchissimo e famoso e soprattutto protagonista della vita mondana e grade investitore immobiliare a Punta del Este, l’arcinota località turistica frequentata dal jet set internazionale. Ed è proprio qui, in quella che mondialmente viene definita la Miami dell’America Latina, che si trova l’epicentro della parte uruguaiana della storia, a metà strada tra scandalo politico e inquietante intrigo internazionale.

Ad appena 4 chilometri da hotel e yacht di lusso, verso l’interno c’è Maldonado, un centro di centomila abitanti. Ed è qui che è stata vista l’ultima volta la presunta madre del piccolo. Sempre qui lavorava la legale dei genitori biologici con il marito, trovati carbonizzati nella loro casa di vacanze, in circostanze considerate dai loro amici e colleghi molto sospette.   

Un amico della coppia, anche lui avvocato, raggiunto telefonicamente, non vuole far sapere il suo nome, ma ci dice chiaramente che non crede minimamente alla versione dell’incidente casuale: “Il giudice ha parlato di normale incendio, ma da subito abbiamo tutti avuto grandi dubbi. Troppi i dettagli che non quadravano. Poi le indagini sono andate avanti in modo lentissimo, lungaggini assolutamente sospette. Noi da anni vogliamo la verità, temiamo che qualcosa ci sia sotto. E speriamo che questo scandalo tutto italiano possa aiutare a capire che è successo”.